Achille Starace

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Achille Starace

Achille Starace (1889 – 1945), militare, politico e dirigente sportivo italiano.

  • Alla parola «comizio» d'ora innanzi prego di sostituire la parola «raduno di propaganda». Il comizio ci ricorda tempi ormai superati e per sempre. (da Foglio di disposizioni, 15 aprile 1932)[1]
  • Chissà perchè ci si attarda ancora a considerare la fine dell'anno al metro del 31 dicembre piuttosto che a quello del 28 ottobre.[2] Il 31 dicembre esercita tuttora una particolare attrazione sugli specialisti nei convenevoli augurali che non sanno ancora rendersi conto della necessità di disturbare il vecchio calendario e di ammettere l'esistenza dell'anno fascista: la stessa attrazione che esercitano la stretta di mano, l'uso del lei, la scappellata con relativa riverenza, e le altre raffinatezze del genere. L'attaccamento a queste consuetudini, scrupolosamente osservate anche quando l'abbandonarle non presenterebbe inconvenienti, è l'indice di una mentalità conservatrice, tipicamente borghese e quindi non fascista. (da Foglio di disposizioni, n. 1183, 8 novembre 1938)[3]
  • Con la creazione dell'Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze; deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. (citato in Edmondo Aroldi, È «Scientifico»: Gli ebrei non sono degli italiani, Historia, n. 245, luglio 1978, Cino del Duca)
  • Fate ginnastica e non medicina. Abbandonate i libri e datevi all'ippica.[4]
  • Quanto agli ebrei, essi si considerano da millenni, dovunque e anche in Italia, come una razza diversa e superiore alle altre, ed è notorio che nonostante la politica tollerante del Regime gli ebrei hanno costituito, coi loro uomini lo stato maggiore dell'antifascismo in ogni nazione. (citato in Edmondo Aroldi, È «Scientifico»: Gli ebrei non sono degli italiani, Historia, n. 245, luglio 1978, Cino del Duca)

Note[modifica]

  1. Citato in Carlo Galeotti, Mussolini ha sempre ragione. I decaloghi del fascismo, Garzanti, 2000.
  2. Marcia su Roma.
  3. Documento originale.
  4. Citato in Antonello Capurso, Le frasi celebri nella storia d'Italia, Mondadori, 2012.

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