Agostino Gallo

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Agostino Gallo (1790 – 1872), poeta, scrittore, storico e antiquario.

Vita di Angelo di Costanzo[modifica]

Incipit[modifica]

A pochi è dato di elevarsi sulla folla, nata a far numero ed ombra, e di segnalarsi con pregiate opere d'ingegno o con inclite geste; a pochissimi trarne onori, rinomanza, agiatezza e vita tranquilla.
I più eccelsi intelletti son bersaglio della maligna fortuna, dell'invidia, e di sfrenati ribaldi. E che rimane allora all'illustre sventurato? Altro che calcar le proprie sciagure con altezza d'animo, soffrirlo con dignità, e confortarsi al raggio di futura speranza. Il tempo amico della virtù conculcata ne vendica i torti, e provoca la penna de' posteri, più tremenda della spada, a renderle omaggio fin entro le tenebro del sepolcro, e a condannare ad eterna esacrazione i nomi degl'ingiusti oppressori.
Ciò appunto avvenne al grand'epico italiano; ma non cosi ad Angelo di Costanzo, leggiadrissimo ingegno, il quale comune ebbe con lui la nazione, il secolo, l'alloro poetico, e le sciagure.

Citazioni[modifica]

  • Era ben altro il moral carattere dell'Italia nel secolo XVI ove ogni cosa spirava generosi e magnanimi sentimenti. Generoso era nello scopo lo stesso esecrando parteggiare; perocché per rie diverso tendeva, sebben con riprovevoli mezzi, al bene della patria comune. Generoso era l'amor per le donne, generose le armi, guidate dall'onore a pro della terra natia, generose le lettere, dirette ad accrescerne la gloria, e generose le arti che lasciavan monumenti de' fatti illustri di ogni municipio. Abborrivansi allora con nobile orgoglio ogni straniera usanza ed imitazione. La bella penisola, opinava ciascuno, esser dovea al tutto italiana, aver una peculiare letteratura, un proprio sentire, una propria imaginativa, un linguaggio e un modo di colorire i pensieri in prosa e in versi, o di rappresentarli col pennello c collo scarpello o in lince architettoniche, tutto nazionale. Né Carlo V potentissimo di regni, di eserciti e di dovizie poté deviar l'impulso del secolo in Italia, né mai renderla spagnuola o germanica, e non contento di possederne gran parte ne agognava l'intera conquista per aggiungere la più fulgida gemina alla sua ricca corona. (p. XXIX)
  • Se altro non avesse scritto il Costanzo, di più circonstanziato, e se mai tra tutte le sue rime non si fosse lasciato sfuggir di penna il nome o cognome della sua amante, chiunque che conoscesse l'istoria de' tempi, e le celebri donne che allor levavano grido in Napoli, si sarebbe indotto a credere che costei fosse la famosa Vittoria Colonna, marchesa di Pescara. (p. XXXIII)
  • Bellissima della persona, e figlia di bella madre, e di somma onestà, e d'altre rari doti dell'animo pregiata, oltre ogni dire, qual la dipinse il Costanzo, fu Vittoria Colonna. La quale, vedovando fresca ancor di bellezza, sebbene a 35 anni, sfuggì non solo ogni amoroso adescamento; ma rifiutò benanco la mano d'illustri personaggi, immersa sempre nel dolore per la morte del suo adorato consorte. (p. XXX)
  • Spargiamo qualche lacrima sull'illustre sventurato, e dalle mie dimesse parole sorga una viva scintilla ch'ecciti i suoi concittadini ad innalzargli un pubblico monumento, come fu eretto al Tasso; perocché gli onori resi a' famosi trapassati servono a viventi di nobile stimolo ad emularli, e il vanto inconcusso delle nazioni sta ne' fasti delle lettere e delle arti. E di questi è ricca per vero l'una e l'altra Sicilia; però han mestieri d'esser posti in più vivido lume, affinché splendan perennemente agli occhi di tutti, e confondano la tracotanza degli stranieri che fingon d'ignorarli per insultarci col disprezzo. (LII)
  • Il Costanzo dipinge l'anima sua delicata ne' versi che ci ha lasciati; talché di lui potrebbe dirsi senz'altro, che sentito avendo cosi squisitamente l'amore e il bello, esser non potea altrimenti che un uom virtuoso. (p. LII)

Bibliografia[modifica]

  • Agostino Gallo, Vita di Angelo di Costanzo, in Poesie italiane e latine e prose di Angelo di Costanzo a cura di Agostino Gallo, Tipografia Francesco Lao, Palermo 1843.