Aldo Palazzeschi

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Aldo Palazzeschi

Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani (1885 – 1974), scrittore italiano.

  • Anche in un fazzoletto da naso può esserci un firmamento, basta sapercelo vedere. (da Scherzi di gioventù, Ricciardi, 1956)
  • Coloro che furono avanguardisti cinquant’anni fa, saranno i più acerrimi nemici degli avanguardisti d’oggi, giacché la loro avanguardia è passata alla storia senza che se ne siano accorti, e a quella come ostriche sono rimasti attaccati. E dunque, caro Sanguineti, che cos’è mai questa avanguardia?. (da Corriere della Sera, 22 ottobre 1966)
  • Due volte s'incontran, le bianche e le nere, | sul ponte, sul ponte che unisce i conventi, | li unisce da tanto per vecchia amicizia, | le piccole torri si guardan ridenti | una bianca una nera, | le suore s'incontran la sera | la sera al crepuscolo. (da Il passo delle Nazarene, in Poesie: 1904-1914, Vallecchi)
  • Il riso fa buon sangue, ed è il profumo della vita in un popolo civile. (da Stampe dell'800, Vallecchi)
  • Io metto una lente | davanti al mio cuore | per farlo vedere alla gente. (da Chi sono?, in Poesie)
  • Ironia: estrema punta della politica dello spirito. (da Scherzi di gioventù)
  • La vita è come l'acqua, deve correre, guai se si ferma, baca. (da Vita, in Tutti i romanzi, vol. II, a cura di Gino Tellini, Mondadori)
  • Microscopico paese, è vero | paese da nulla, ma però... | c'è sempre di sopra una stella, una grande, magnifica stella, | che a un dipresso... | occhieggia con la punta del cipresso | di Rio Bo. (da Rio Bo, in Poesie)
  • Vita, | orrenda cosa che mi piaci tanto. (da Cuor mio, Mondadori, Milano, 1968)
  • Vorrei essere amato dalle creature semplici e non discusso dai sapienti di letteratura. (dalla lettera ad Arnoldo Mondadori, Venezia, 21 settembre 1958, in Arnoldo Mondadori, Alberto Mondadori, Aldo Palazzeschi, Carteggio. 1938-1974, a cura di Laura Diafani, Ed. di Storia e Letteratura, 2007)
  • Vivo la situazione spirituale degli uomini del nostro tempo. Non sono cristiano alla cieca, come forse lo si era un secolo fa. Ma le dirò che è la guerra che riattizza il cristianesimo. Ho scritto Due imperi... mancati nel 1920 e Tre imperi... mancati nel 1945. Sono libri che non amo e non vorrei averli scritti, soprattutto il secondo. Comunque in essi c'è un fondo cristiano: la guerra riavvicina a Dio. (Ennio Cavalli, Palazzeschi vuol divertirsi, in La Fiera Letteraria, XLVIII, 40, 1 ottobre 1972, pp. 10-11)
  • Realismo e surrealismo, hanno dichiarato credendo di muovermi un rimprovero. Ma la nostra vita non è proprio così? Realismo e surrealismo. Poveri coloro che hanno soltanto del realismo nella loro esistenza. E surrealista io lo fui fin dal mio primo vagito. (Mario Picchi, Sono nato poeta muoio prosatore, in La Fiera Letteraria, IV, 46, 13 novembre 1949, pp. 1-2)
  • I fratelli Cuccoli racchiudono la massima parte e il punto più elevato della gioiosa e insieme dolorosa poesia della mia anima. Quel protagonista, davanti al quale i critici si sentirono disorientati giudicandolo un troppo audace miscuglio di realtà e di surrealismo, è il personaggio che più mi assomiglia. Si vede che io stesso fui un'audace mescolanza di surreale e di realtà. Ed è scopo evidente di quel lavoro il superamento della ricerca psicologica. (Aldo Palazzeschi, in Ritratti su misura di scrittori italiani, a cura di Elio Filippo Accrocca, Venezia, Sodalizio del libro, 1960, pp. 312-314)
  • Le bellezze naturali mi incantano, ma la bellezza creata dall'uomo mi esalta, ragione per cui adesso io amo tanto Venezia, perché lì è soltanto l'uomo che opera, è soltatno l'uomo che ha agito, che ha creato e da una pozzanghera ha tirato fuori questo grande miracolo. (Incontro con Aldo Palazzeschi, intervista televisiva a cura di Carlo Mazzarella, 2 marzo 1965)
  • Il romanzo [Roma] lo immaginai vedendo tanti di quegli uomini cattolici integrali, sentendo una certa atmosfera nella quale giganteggiavano, sempre più isolate, talune figure di nobili, Alla fin fine, si vede che il Principe, attorno al quale ruota tutto un ambiente nuovo, tutto un mondo nuovo, spregiudicato, vano, falso, è sullo stesso piano del servitore. Che cosa hanno in comune Filippo di Santo Stefano e il sor Checco? Ma la fede, la comunanza di virtù, di ideali, di religione, insomma! Il cristianesimo è l'elevazione degli umili. Quell'uomo, il sor Checco, è come il Principe e il Principe è come lui. Una affinità molto difficile da comprendere, coi tempi che corrono. Ma è una realtà; è così. (Giovanni Lugaresi, Il romanzo di Palazzeschi sui teleschermi. Roma in Tv, in Il Gazzettino, 22 febbraio 1974)

Sorelle Materassi[modifica]

Incipit[modifica]

Per coloro che non conoscono Firenze o la conoscono poco, alla sfuggita e di passaggio, dirò com'ella sia una città molto graziosa e bella circondata strettamente da colline armoniosissime. Questo strettamente non lasci supporre che il povero cittadino debba rizzare il naso per vedere il cielo come di fondo a un pozzo, bene il contrario, e vi aggiungerò un dolcemente che mi pare tanto appropriato, giacché le colline vi scendono digradando, dalle più alte che si chiamano monti addirittura e si avvicinano ai mille metri d'altezza, fino a quelle lievi e bizzarre di cento metri o cinquanta. Dirò anzi che da un lato soltanto e per un tratto breve, la collina rasentando la città la sovrasta a picco, formandoci un verone al quale con impareggiabile gusto ci possiamo affacciare.

Citazioni[modifica]

  • Non bisogna credere che tante coppie fossero formate tutte da creature giovani e belle, o almeno fresche, che portavano in giro lo straripante rigoglio dei bei vent'anni, così ricco di gioia che ne dona e ne semina sui propri passi senza avvedersene, ma ve n'erano d'ogni specie e colore, d'ogni età, e qualche volta di tale sagoma o sproporzione da seminare soltanto un po' di tolleranza e molta allegria giacché l'amore, di qualunque specie, non è mai triste.
  • La banda municipale di Compiobbi intonò la marcia trionfale dell'Aida, quindi ebbe principio la Messa accompagnata dal mistico coro della Norma. Sia la banda che la fanfara prestavono il loro servizio in piazza e non in collegamento con la funzione religiosa, per quanto suonassero durante quella. I prestigiatori fotografici avevano trasportato i loro bussolotti ai lati del'altare, e ora l'uno ora l'altro facevano partire dei lampi: "pflam!" che sbalordivano e davano un sussulto al tempo medesimo che venivano eseguiti i loro prodigi: "pflam! pflam!".
    Fra tante sorprese e stonature, una sola persona aveva saputo mantenersi irreprensibile. Remo. Disinvolto, corretto, elegante nel bellissimo tight che ne esaltava la figura a pieno, non aveva un attimo di goffaggine o di incertezza, di monelleria, di volgarità; premuroso e cortese camminava al fianco della sua sposa per condurla all'altare, e rimanendole vicino con grande dignità. E all'atto supremo della celebrazione dolcemente compreso dalla santità del rito senza esternarne il turbamento. A differenza degli altri tutta la sua figura era in perfetta armonia con l'ora e con l'ambiente.
  • Non vi è sposa fedele [...] che almeno con gli occhi non abbia tradito il coniuge parecchie volte.
  • Per essere un ragazzo di quattordici anni, Remo era tanto bene e così armoniosamente sviluppato da dimostrare sedici anni; sia per la figura come per l'espressione del viso e per la compostezza che non appariva momentanea o di soggezione. Nulla era in lui della forza disordinata che fa muovere il ragazzo senza armonia, inconsultamente, seguendo l'impeto del sangue e non la ragione ancora informe; dimostrava in ogni atto una vigilanza nativa, e il portamento era quello del giovane che sentendo incipiente la dignità virile già sa contenersi fra gli adulti, per poi sfrenarsi, magari, con quelli della propria età senza riserve.

Spazzatura[modifica]

  • Correre incontro al pericolo è una forma della vigliaccheria.
  • Il vero poeta moderno dovrebbe scrivere sui muri, per le vie, le proprie sensazioni e impressioni, fra l'indifferenza o l'attenzione dei passanti.
  • Io sono un uomo che soffre di vertigini scritte.

[Aldo Palazzeschi, Spazzatura, Lacerba, 28 febbraio 1915, ora in Gino Ruozzi, Scrittori italiani di aforismi, Arnoldo Mondadori Editore, 1994.]

Incipit di alcune opere[modifica]

I fratelli Cuccoli[modifica]

Il signor Celestino Cuccoli compiva quel giorno il cinquantesimo anno di età.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il codice di Perelà[modifica]

Pena! Rete! Lama! Pena! Rete! Lama! Pe... re... là...
— Voi siete un uomo, forse?
— No, signore, io sono una povera vecchia.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Lo zio e il nipote[modifica]

Scrivere che il signor Luigi aveva una bottega di santi è cosa che dà alla penna una inesplicabile incertezza nello scriverla; eppure è proprio così, il signor Luigi aveva una bottega di santi. Di santi e santini. [...] Questa antichissima bottega era rimasta di un colore d'altri tempi in una strada dove le altre avevano seguito o preso i colori del tempo loro.
[Da Il palio dei buffi, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Stampe dell'Ottocento[modifica]

Viveva la mia famiglia in una vecchia casa fiorentina d'Oltrarno. Queste case un po' tetre se le guardi di fuori, dalle finestre magnifiche nella nudità, che appena lasciano scorgere la testa di chi vi resti affacciato. Le porte si aprono maestose nelle mura massicce.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Roma[modifica]

Incipit[modifica]

Dal fianco di Palazzo Farnese fino a Santa Lucia si snoda in movimento di biscia una via povera e augusta da cui la ricchezza è fuggita. I suoi palazzi mostrano nella faccia l'austerità malinconica della nobiltà decaduta. Oscuri durante il giorno quasi fossero divenuti insensibili al sole di Roma i loro androni, dove pende una lanterna, vengono rischiarati la sera da una luce così fioca che aggela.

Citazioni[modifica]

  • Quando agli uomini si è tolta la fede e s’è insegnato a odiare il lavoro e considerarlo un peso intollerabile, una pena della quale turpi sfruttatori godono illecitamente il frutto spensieratamente, non possono che andare in piazza a gridare il vuoto interiore che li divora, fino a dar loro aspetto di dannati. L’uomo ridotto a un transito di cibo, quando il cibo sia divenuto scarso o di cattiva qualità non ha davanti a sé che la disperazione. […] Essi vogliono giustizia, e ne hanno pieno diritto, ma sono gli altri che devono muoversi e andar incontro a loro, sono gli altri che devono comprendere questo senso umano di giustizia.
  • In quello spirito che non gli faceva sentire la fatica di salire. Quella scala non gli era sembrata mai così leggera, nemmeno quando la saliva da giovane. La Santa Chiesa Cattolica... La chiesa era lassù, la porta era aperta e lo chiamava col suono delle campane che riempivano l'aria a sfiorargli la fronte. La comunione dei Santi. Questo popolo celeste i cui atti e gesti rimangono quale tramite per arrivare fino ad essi [...]. Aveva salito i 124 scalini senza fermarsi, senza voltarsi. Ma giunto sul Sagrato, prima di entrare nella porta si volse. Il sole irradiava cielo e terra producendo scintillio di diamanti tra il verde degli alberi. La città palpitava nella luce frizzante: palpitava nei suoi ruderi millenari che danno al pensiero il senso di vertigine come gli abissi. Girò intorno lo sguardo, l'ultimo sguardo nel mondo, un passo dentro quella porta e Checco non sarebbe stato più. [...] Le cupole di Roma inondate del sole apparivano d'oro. Da quella di San Pietro, più lontana, a quella del Gesù che aveva difronte, e le altre dalle quali si sentiva circondato: Sant'Andrea della Valle, Sant'Agnese, San Carlo ai Catinari e San Carlo al Corso, Santa Maria in Vallicella, Santa Maria della Pace [...] Da ognuna le campane elevavano un grido di speranza.

Versi[modifica]

  • Io metto una lente | davanti al mio cuore | per farlo vedere alla gente. | Chi sono? | Il saltimbanco dell'anima mia. (da Chi sono?, Poemi)
  • È in fondo alle scale | l'enorme lanterna | di ferro battuto | dalla luce eterna | che tutto il suo fuoco à spremuto. | Lanterna dalla luce eterna, | non potresti rischiarare, | per un poco, per un poco, | la via d'un sopravvissuto? | Io son breve, | tu sei eterna, | mia lanterna | un po' di foco! (da La lanterna, Poemi)
  • Sfondano il cielo d'ovatta, | da morbide fessure, | (come dev'esser caldo il cielo!) | e cadono a piombo sulla terra | tante losanghe nere. | Ogni fessura si dilata e si riserra. | (Come dev'esser nera la terra!) | non ho la forza di pensare. | Un mazzo di candidi gigli è sbocciato | dal nero calamaio. | Non ho il coraggio di tuffare. (da Ghiacciato, Poesie)
  • Trieste | non sei più una città della terra | non son di pietra le tue case | i tuoi cittadini non son di carne | per ognuno di essi | due italiani hanno versato il sangue | sublime riscatto | per essi ancora | i cittadini d'Italia vogliono morire. Il tuo dolore | turba sul guanciale | la testa folta dell'adolescente | e fa pesare | la testa insonne del vecchio. | Come una città del sogno | sei permeata d'amore | e come una città del Paradiso | sei fabbricata di luce. | La prepotena teutone | non ti piegò | né la torbida invadenza slava | giunse a lambirti la fronte | un tenero sorrise inglese | non vi affinerà le penne. (da Una città del sogno, in Cuor mio)
  • Quanti pensano al passato | e quanti pensano all'avvenire, | al presente non pensa nessuno: | perché? | Perché il presente | ci pensa da sé. (Vita dei tempi, in Via delle cento stelle)
  • Che cosa pretende d'essere | Che cosa vuol sembrare? | Dove vuole arrivare? | La risposta è molto semplice: | alla parità con l'uomo | in tutte le cose, | trattare con lui | e sopra uno stesso piano | i problemi | che interessano tutti e due, | non esistere più | fra l'uno e l'altro | segno di distinzione. | E un'altra cosa forse | stuzzica la fierezza del suo procedere | pure essendo una realtà apparente: | non appena il pancino | incomincia a gonfiare | vedere un uomo gravido finalmente! | Questo è il punto più elevato | a cui la donna vuole giungere. (La donna coi pantaloni, in Via delle cento stelle)
  • Sono nulla | dice il primo con durezza | e nulla varrà | a farmi diventar qualcosa. | Son qualcosa | dice il secondo con tristezza | ma tutto varrà | a farmi diventare nulla. | Dice un terzo | dalla voce appiccicosa: | sono una faccenda assai bruttina | ma sarò di una fulgida bellezza | quando non mi vedrete più. | Sorge dal fondo una voce misteriosa | che non è di persona: | quello che siete | lo so soltanto io | e vi risopondo: cuccù! (Gara fra amici, in Via delle cento stelle)

Citazioni su Aldo Palazzeschi[modifica]

  • L'impressione di chi lo ascolta resta quella di un uomo che, pur sorvolando il tempo, non si è lasciato sfuggire in una vita tanto lunga nulla di ciò che lo interessava. (Giacinto Spagnoletti)
  • Un poeta al quale la lunghissima età non ha regalato saggezza in senso spicciolo, patriarcale, ma che si è creato, fin dai tempi della giovinezza, un bilico tutto proprio fra saggezza e follia: follia come espressione di libertà e quindi premio intrinseco della saggezza. (Giacinto Spagnoletti)
  • Dunque è la poesia ad inaugurare e a chiudere un itinerario che annovera, per la parte del narratore, titoli gloriosi: dalle Sorelle Materassi (1934) a I fratelli Cuccoli (1948); opere alle quali il fatto di venir costruite ormai ben al di là dei termini cronologici dell'Avanguardia non impedisce trame e soluzioni estermistiche, elementi paradossali e "inverosimili" che rendono Palazzeschi esempio ineguagliato e forse impossibile da imitare. (Silvio Ramat, Palazzeschi. Quell'irresistibile "Codice" di Aldo, in Il Giornale, 25 novembre 2002)
  • Dalla gioventù alla vecchiaia, l'età della follia per lui non finisce mai. (Renato Bertacchini)
  • Conservatore, lontano anni luce da qualsiasi ipotesi di militanza politica, Palazzeschi è sempre stato a suo modo un incendiario. In gioventù, con l'adesione al Futurismo. E negli anni a seguire fino alla vecchiaia, anche quando si è avvicinato a uno stile più tradizionale. La sua caratteristica più evidente è la leggerezza. Le sferzate sono nascoste dal tono lieve, quasi da favola. Per questo fanno ancora più male e incidono la carne in profondità. (Alessandro Gnocchi, Aldo Palazzeschi. I graffi impietosi di un falso mite, in Libero, 4 agosto 2006)

Bibliografia[modifica]

  • Aldo Palazzeschi, Sorelle Materassi, Oscar Mondadori, 1968.

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