Aldous Huxley

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Aldous Huxley

Aldous Leonard Huxley (1894 – 1963), scrittore britannico.

Citazioni di Aldous Huxley[modifica]

  • Ci sono tre tipi d'intelligenza: l'intelligenza umana, l'intelligenza animale e l'intelligenza militare. (da Punto contro punto; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
  • Coloro che combattono, non per Dio in se stessi, ma contro il diavolo negli altri, non riescono mai a migliorare il mondo, ma lo lasciano com'era, o qualche volta peggiore di com'era prima che cominciasse la crociata. (da I diavoli di Loudun)
  • Datemi genitori migliori e vi darò un mondo migliore. (citato da Onorato Orsini in La Fiera Letteraria, 23 febbraio 1967, pag. 19)
  • [Sull'alfabeto Braille] È un gran vantaggio, poter leggere in questo modo: quando fa freddo, si può farlo anche sotto le coperte! (citato in Leggendo qua e là... in La Settimana Enigmistica, anno 2007, n. 3925)
  • Forse la terra è l'inferno di un altro pianeta. (citato in Laurence J. Peter, Peter's Quotations: Ideas for Our Time, 1979, p. 239)
  • I fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo. (da Proper Studies)
Facts do not cease to exist because they are ignored.
  • Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna. (da "Case of Voluntary Ignorance", in Collected Essays)
That men do not learn very much from the lessons of history is the most important of all the lessons that history has to teach.
  • La cosa più dolorosa che possa accadere a un profeta è che qualcuno dimostri che ha torto. Al di là di questo, il peggio che possa capitargli è che qualcuno dimostri che ha ragione. (citato in Focus N.113, pag. 129)
  • La costanza è contraria alla natura, contraria alla vita. Le uniche persone assolutamente costanti sono i morti. (da Do What you Will)
  • Le parodie e le caricature sono le critiche più acute. (da Point Counter Point, 28)
  • Le religioni le cui teologie sono meno proccupate con gli eventi locali e più interessate all'eternità, sono state considerevolmente meno violente e più umane nella pratica della politica. A differenza del primo Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo (tutte ossessionate dal tempo), l'Induismo e il Buddismo non hanno mai perseguitato le fedi, non hanno predicato quasi nessuna guerra santa, e si sono astenute dal proselitismo per un imperialismo religioso, quello che è andato di pari passo con l'oppressione politica ed economica dei popoli di colore. (da The Perennial philosophy, p. 194 – 204; citato in A Tribute to Hinduism)
The religions whose theology is least preoccupied with events in time and most concerned with eternity, have been consistently less violent and more humane in political practice. Unlike early Judaism, Christianity and Mohammedanism (all obsessed with time) Hinduism and Buddhism have never been persecuting faiths, have preached almost no holy wars and have refrained from that proselytizing religious imperialism which has gone hand in hand with political and economic oppression of colored people.
  • Morte... è l'unica cosa che non siamo riusciti a volgarizzare del tutto. (da Eyeless in Gaza)
Death is the only thing we haven't succeeded in completely vulgarizing.
  • L'esperienza non è ciò che accade a un uomo: è cio che un uomo fa con quel che gli accade. (citato in Focus n. 108, p. 204)
  • L'uomo che vuole essere sempre coerente nel suo pensiero e nelle sue decisioni morali, o è una mummia ambulante, o, se non è riuscito a soffocare tutta la sua vitalità, un monomaniaco fanatico. (Citato in Focus n. 95, p. 154)
  • Non i filosofi ma coloro che si dedicano agli intagli in legno o alle collezioni di francobolli costituiscono l'ossatura della società. (citato in Focus n. 81, p. 144)
  • Ovuli biologicamente superiori, fertilizzati da spermatozoi biologicamente superiori, si decantavano nelle categorie alfa, beta e alfa+. (da Ritorno al mondo nuovo)
  • Posso provare simpatia per i dolori delle persone, ma non per i loro piaceri: c'è qualcosa di curiosamente noioso nella felicità di qualcun altro. (da Limbo)
I can sympathize with people's pains, but not with their pleasures. There is something curiously boring about somebody else's happiness.
  • Quella secondo la quale tutti gli uomini sono eguali è un'affermazione alla quale, in tempi ordinari, nessun essere umano sano di mente ha mai dato il suo assenso. (da Proper Studies)
That all men are equal is a proposition which at ordinary times no sane individual has ever given his assent.

Foglie secche[modifica]

Incipit[modifica]

La piccola città di Vezza sorge alla confluenza di due torrenti che dalle Alpi Apuane scendono in due profonde vallate. Turbolenti, come se ricordassero ancora la loro sorgente alpina, i due corsi d'acqua riuniti attraversano tutta la città, e il silenzio a Vezza è il sussurrare continuo di acque correnti. Poi, poco a poco il fiumiciattolo muta carattere; la valle si allarga e, lasciati indietro i monti, le acque, ora placide come un canale olandese, scorrono lentamente attraverso i prati della pianura costiera fino a mescolarsi con quelle del Mediterraneo. Un promontorio ardito si leva come un cuneo tra le due valli e domina Vezza. Quasi sulla cima della collina, circondata da lecci e alti cipressi che sorgono neri dagli olivi vaporosi, c'è una grande casa. Una facciata solenne e regolare, con una fila di venti finestre, guarda sulla città al di sopra degli olivi e dei cipressi disposti a terrazze. Dietro e sopra la facciata si vedono masse irregolari di costruzioni che scalano il pendio, e il tutto è dominato da una torre alta e sottile che s'allarga in cima nelle caditoie a strapiombo alla maniera di torri italiane. È il palazzo estivo dei Cybo Malaspina, un tempo principi di Massa Carrara, duchi di Vezza e marchesi, conti e baroni di vari altri paesi delle immediate vicinanze.

Citazioni[modifica]

  • E poi, signor Chelifer, disse, non piace troppo, ai miei colleghi del consiglio e a me, non piace troppo quello che dite nel vostro articolo 'La coniglicoltura e la sua lezione all'umanità. Può essere vero che gli allevatori sono riusciti a produrre conigli domestici di un peso quattro volte superiore a quello sei conigli selvatici e con un cervello la metà più piccolo – può essere vero. Anzi, è vero. Ed è un notevole successo, signor Chelifer, molto notevole davvero. Ma non è una buona ragione per sostenere, come voi fate, signor Chelifer, che il lavoratore ideale, quello che gli eugenisti dovrebbero cercare di ottenere, sia un uomo otto volte più forte del lavoratore di oggi, dotato soltanto di un sedicesimo della sua capacità mentale. Non che io e i miei colleghi discordimamo completamente da quanto dite, signor Chelfier; lungi da ciò! Ogni benpensante deve riconoscere che il lavoratore moderno è troppo evoluto. Ma dobbiamo ricordarci, signor Chelifer, che molti dei nostri lettori appartengono proprio a quella classe.
  • Il denaro non dà alcuna soddisfazione se si deve lavorare per ottenerlo, poiché se si lavora non si ha il tempo per spenderlo.
  • Il classicismo in letteratura è intollerabile perché implica troppe norme restrittive; è intollerabile in amore perché ne implica troppo poche.

Giallo Cromo[modifica]

Incipit[modifica]

Su quel tronco di linea non era mai passato nessun diretto. I treni – quei pochi che vi passavano – si fermavano a tutte le stazioni. Denis sapeva a memoria i nomi di quelle stazioni: Bole, Tritton, Spavin, Delawarr, Knipswich per Timpany, West Bowlby e, finalmente, Camlet a fiume. A Camlet egli scendeva, lasciando che il treno continuasse a trascinarsi indolente, Dio solo sa dove, verso il cuore verdeggiante dell'Inghilterra.

Citazioni[modifica]

  • L'eccentricità... è la giustificazione di tutte le aristocrazie. Essa giustifica le classi agiate, la ricchezza ereditata, i privilegi, le donazioni e altre ingiustizie dello stesso genere.
  • L'amore vero essendo infinito ed eterno, non può essere consumato che nell'eternità.
  • L'amore è incompatibile con la vita. Il desiderio di due cuori che si amino veramente, non è vivere insieme, ma morire insieme.
  • Le folle consentono ad ascoltare il filosofo per divertirsi, nello stesso modo che ascolterebbero un suonatore di cornamusa o un ciarlatano.
  • Ogni volta che ha dovuto scegliere tra l'uomo ragionevole e il pazzo, il mondo ha sempre seguito il pazzo senza esitare. Perché il pazzo lusinga quello che è fondamentale nell'uomo, le passioni e gli istinti; la filosofia non si rivolge che a ciò ch'è superficiale e superfluo: la ragione.

I diavoli di Loudun[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Vi sono molte persone per cui odio ed ira rappresentano un maggiore utile di appagamento immediato anziché l'amore. Congenitamente aggressivi, essi diventano adrenalinomani e incoraggiano deliberatamente le piú brutte passioni per il piacere della scossa che ricevono dalle ghiandole endocrine psichicamente stimolate. Sapendo che un'autoaffermazione finisce sempre con l'evocare altre ed ostili autoaffermazioni, essi coltivano diligentemente la loro ferocia. E, immancabilmente, si trovano presto nel folto della mischia. Ma la battaglia è ciò di cui essi godono; perché mentre combattono la chimica del sangue, essa li fa sentire piú intensamente se stessi. "Sentendosi bene", essi sostengono naturalmente di agire bene. L'uso dell'adrenalina viene razionalizzato come giusta indignazione e infine, come il profeta Jonah, essi sono convinti fermamente di far bene ad arrabbiarsi. (I; 1960, p. 22)
  • Pronunciate da un buon attore – ed ogni grande predicatore, ogni avvocato o politico di successo è, tra le altre cose, un attore consumato – le parole possono esercitare un potere quasi magico sugli ascoltatori. A causa dell'essenziale irrazionalità di questo potere, l'oratore pubblico anche meglio intenzionato, probabilmente fa piú male che bene. Quando un oratore, con la sola magia delle parole e di una voce d'oro, persuade il suo pubblico della giustizia di una causa falsa, ne rimaniamo terribilmente impressionati. Dovremmo provare la stessa costernazione ogni qual volta osserviamo gli stessi inopportuni artifici usati per persuadere la gente della giustizia di una buona causa. La convinzione inculcata può essere desiderabile, ma queste basi sono intrinsecamente false, e coloro che usano gli stratagemmi oratorii per istillare convinzioni anche giuste sono colpevoli di favorire gli elementi meno apprezzabili della natura umana. Esercitando il disastroso dono della parola, essi approfondiscono il trance quasi ipnotico in cui vivono la maggioranza degli esseri umani e da cui è scopo e fine di ogni vera filosofia, di ogni religione genuinamente spirituale, di liberarli. Non solo, ma non vi può essere effettiva oratoria senza supersemplificazione. E non si può supersemplificare senza deformare i fatti. Anche quando fa del suo meglio per dire la verità, l'oratore di successo è ipso facto un bugiardo. E la maggioranza degli oratori di successo, è appena necessario aggiungerlo, non cercano neppure di dire la verità; essi cercano di suscitare simpatia per i loro amici e antipatia per gli opponenti. (I; 1960, pp. 23-24)
  • La predicazione è un'arte, ed in questa, come in tutte le altre arti, i cattivi esecutori superano di gran lunga quelli buoni. (I; 1960, p. 24)
  • La fedeltà partigiana è socialmente disastrosa; ma per gli individui essa può essere molto redditizia, piú redditizia sotto molti aspetti, anche della concupiscenza e dell'avarizia. Libertini e accumulatori di danaro difficilmente riescono a sentirsi orgogliosi della loro attività, ma la partigianeria è una passione complessa la quale permette a coloro che vi si abbandonano di ricavare il massimo vantaggio da entrambi i mondi. Dato che fanno queste cose per amore di un gruppo il quale è per definizione buono ed anche sacro, essi possono ammirarsi e disprezzare i vicini, possono cercare il potere e il danaro, possono godere i piaceri dell'aggressione e della crudeltà, non soltanto senza sentirsi colpevoli, ma con una luce positiva di virtú conscia. La fedeltà al gruppo trasforma questi piacevoli vizi in atti di eroismo. I partigiani sono consapevoli di sé, non come peccatori o criminali, ma come altruisti ed idealisti. E con qualche riserva, lo sono. L'unico guaio è che il loro altruismo è meramente egotismo promosso di grado, e che l'ideale, per cui essi sono pronti spesso a dare la vita, non è altro che la razionalizzazione di interessi corporati e passioni di parte. (I; 1960, pp. 25-26)
  • Ma ora si rendeva conto che innamorarsi non era lo stesso che amare. Innamorarsi era una specie di fantasia e ciò di cui ci si innamorava era solo un'astrazione. Quando si amava, si amava un'esistenza completa e la si amava con tutto il proprio essere, con l'anima e con ogni fibra del corpo, con l'io e con quest'altro scoperto ora estraneo ed inferiore, oltre ed entro l'io. Ella era tutta amore e solo amore. Non esisteva altro che l'amore: niente altro. (I; 1960, p. 39)
  • L'assedio era stato noioso, la conquista senza gloria, il godimento successivo solo moderato. (I; 1960, pp. 40-41)
  • Per gli intelletti addestrati nella legge, la verità legale è la stessa cosa della verità senza riserve. (II; 1960, p. 43)
  • "Il mondo" è l'esperienza dell'uomo come si presenta all'io e come dall'io viene modellata. È quella vita meno ricca che viene vissuta secondo i dettami dell'io isolato. È la natura denaturata dagli occhiali deformanti dei nostri appetiti e delle nostre reazioni. È il finito divorziato dall'Eterno. È la molteplicità isolata dalla sua Base non-dualistica. È il tempo percepito come tante cose condannate una dopo l'altra. È un sistema di categorie verbali che sostituisce i particolari misteriosi e incommensurabilmente belli che costituiscono la realtà. È una nozione etichettata "Dio". È l'Universo equiparato alle parole del nostro vocabolario utilitario. (III, 1; 1960, pp. 68-69)
  • L'introspezione, l'osservazione e la storia del comportamento umano nei tempi passati e in quelli presenti ci dicono chiaramente che il bisogno di autotrascendenza è quasi altrettanto diffuso e, qualche volta, altrettanto potente quanto il bisogno di autoaffermazione. Gli uomini desiderano intensificare la coscienza di essere ciò che essi considerano "se stessi", ma desiderano anche – e lo desiderano, molto spesso, con irresistibile violenza – la coscienza di essere qualcun altro. Insomma, essi bramano di uscire da se stessi, di oltrepassare i limiti di quel minuscolo universo-isola entro il quale ogni individuo si trova confinato. Questo desiderio di autotrascendenza non è identico al desiderio di sfuggire al dolore fisico o morale. In molti casi, è vero, il desiderio di sfuggire la pena rinforza il desiderio di autotrascendenza. Ma questo può esistere senza l'altro. Se cosí non fosse, gli individui sani e fortunati, i quali (nel linguaggio psichiatrico) «si sono adattati alla vita in maniera eccellente», non sentirebbero mai il bisogno di uscire da se stessi. Mentre lo fanno. Anche tra coloro che la natura e la ricchezza hanno piú generosamente dotati, troviamo e non infrequentemente, un orrore profondamente radicato di se stessi, un'ansia appassionata di liberarsi della piccola ripugnante identità alla quale sono stati condannati proprio dalla perfezione del loro "adattamento alla vita". Chiunque, uomo o donna, che sia felice (secondo i criteri del mondo) oppure disgraziato, può arrivare, improvvisamente o gradatamente, a ciò che l'autore della Nuvola dell'Inconoscibile chiama "la conoscenza e la sensazione nude del tuo proprio essere". Questa immediata consapevolezza di sé produce uno struggente desiderio di andare al di là dell'io isolato. (III, 2; 1960, pp. 71-72)
  • Oscuramente noi sappiamo veramente chi siamo. Da ciò il dolore di dover sembrare ciò che non siamo, e da ciò l'appassionato desiderio di superare i limiti di questo io che ci imprigiona. L'unica autotrascendenza liberatrice è attraverso l'altruismo e la docilità all'ispirazione (in altri termini, l'unione col Figlio e con lo Spirito Santo) nella coscienza di quell'unione col Padre in cui, senza conoscerla, abbiamo sempre vissuto. Ma l'autotrascendenza liberatrice è piú facile a descriversi che a raggiungersi. Per coloro i quali sono trattenuti dalle difficoltà di una ascesa, vi sono altre alternative meno ardue. L'autotrascendenza non è affatto invariabilmente verso l'alto. Infatti, in molti casi, essa è una scappatoia sia verso il basso in uno stato al di sotto della personalità, oppure orizzontalmente in qualche cosa di piú vasto dell'io, ma non piú alto, non essenzialmente diverso. Noi cerchiamo sempre di mitigare gli effetti della caduta collettiva nell'isolamento dell'io, con un'altra caduta strettamente privata nell'animalità e nel disordine mentale, oppure con qualche altra autodispersione piú o meno stimabile nell'arte o nella scienza, nella politica, nel lavoro o nel divertimento. Inutile dire, questi surrogati dell'autotrascendenza verso l'alto, queste fughe in surrogati subumani o meramente umani della Grazia, sono nella migliore ipotesi insoddisfacenti e nella peggiore, disastrosi. (III, 2; 1960, p. 77)
  • Una poesia che rappresenti l'uomo isolato dalla natura, lo rappresenta inadeguatamente. E analogamente una spiritualità che cerchi di conoscere Dio solo nelle anime umane, e non contemporaneamente nell'universo non-umano al quale in effetti siamo indissolubilmente legati, è una spiritualità che non può conoscere la pienezza dell'essere divino. (III, 3; 1960, p. 88)
  • E Montaigne conclude con una delle sue sentenze che merita di esser scolpita sull'altare di ogni chiesa, sul banco di ogni magistrato, sulle mura di ogni sala di conferenze, di ogni senato o parlamento, di ogni ufficio governativo e camera di consiglio. «Dopo tutto» (meglio se le parole figureranno al neon, o in lettere cubitali!) «dopo tutto significa dare alle proprie congetture una ben alta valutazione, arrostire un uomo vivo sulla base di esse.» (V; 1960, p. 133)
  • (Dalla storia dello spiritismo appare molto chiaro che la frode, specialmente la pia frode, è perfettamente compatibile con la fede). (V; 1960, p. 136)
  • In ogni dato tempo e luogo certi pensieri sono assolutamente impensabili. Ma parallelamente a questa radicale impensabilità di certi pensieri non si osserva la stessa impossibilità radicale di provare certe emozioni o compiere le azioni ispirate da tali emozioni. In tutti i tempi si può provare ogni specie di sentimento ed agire conformemente, sebbene qualche volta con grande difficoltà e contro la disapprovazione generale. Ma sebbene gli individui possano sempre sentire e fare tutto ciò che per temperamento e per costituzione sono portati a sentire e a fare, essi non possono pensare circa le loro esperienze se non nello schema di riferimenti che, in quel particolare tempo e luogo sia diventato evidente. L'interpretazione avviene nei termini dello schema di pensiero prevalente, e questo schema di pensiero condiziona in certo qual modo l'espressione degli impulsi e delle emozioni, ma non può mai completamente inibirli. (VII, 1; 1960, p. 158)
  • […] bisogna essere sempre estremamente prudenti nel credere ai credenti. (VII, 2; 1960, p. 185)
  • In uno dei suoi aspetti, la civiltà può essere definita come un sistematico rifiuto agli individui di certe occasioni di comportamento barbaro. In anni recenti abbiamo scoperto che quando, dopo un periodo di rifiuto, queste occasioni vengono ancora una volta offerte, uomini e donne, apparentemente non peggiori di noi, si sono dimostrati disposti ed anche ansiosi di approfittarne. (VIII; 1960, p. 198)
  • Il potere di operare miracoli non sta nell'origine della reliquia, ma nella sua reputazione, comunque acquisita. Sempre attraverso la storia, una certa percentuale di esseri umani può recuperare felicità e salute per mezzo di qualsiasi cosa praticamente, che sia stata diffusa attraverso una buona pubblicità: da Lourdes alla stregoneria, dal Gange alla medicina ufficiale, dal braccio taumaturgico di S. Francesco Saverio a quelle "ossa di porco" che il venditore di indulgenze di Chaucer portava in giro in un bicchiere, perché tutti le vedessero e le adorassero. (VIII; 1960, p. 220)
  • Noi partecipiamo ad una tragedia; alla commedia guardiamo solo. L'autore tragico si sente nei suoi personaggi; e altrettanto, dalla parte opposta, fa il lettore o l'ascoltatore. Ma nella commedia pura non vi è identità tra il creatore e la creatura letteraria, tra lo spettatore e lo spettacolo. L'autore guarda, giudica e registra, dall'esterno; e dall'esterno il pubblico osserva ciò che egli ha registrato, giudica come egli ha giudicato e, se la commedia è abbastanza buona, ride. La commedia pura non resiste per molto tempo. Questa è la ragione per cui tanti dei maggiori scrittori comici hanno adottato la forma impura, in cui vi è costante transizione dall'esteriorità all'interiorità e viceversa. In un momento non facciamo che vedere e giudicare e ridere; un momento dopo, siamo spinti a simpatizzare ed anche a identificarci con uno che, qualche secondo prima, era un mero oggetto. Ogni figura comica è potenzialmente un Amiel o un Bashkirtseff; e ogni tormentato autore di confessioni o di giornali intimi può essere visto, se lo desideriamo, come figura comica. (XI; 1960, p. 276)
  • Il linguaggio è lo strumento del progresso dell'uomo fuori dell'animalità, e il linguaggio è la causa della deviazione dell'uomo dall'innocenza animale e dalla conformità animale alla natura delle cose nella pazzia e nella stregoneria. Le parole sono insieme indispensabili e fatali. Trattate come ipotesi valide, le proposizioni circa il mondo sono strumenti per mezzo dei quali noi siamo in grado progressivamente di comprendere il mondo. Trattate come verità assolute, come dogmi da ingoiare, come idoli da adorare, le proposizioni circa il mondo deformano la nostra visione della realtà e ci conducono ad ogni specie di comportamento inappropriato. (XI; 1960, p. 296)
  • Senza comprendere il bisogno, profondamente radicato dell'uomo, di autotrascendenza, né la sua stessa riluttanza naturale ad intraprendere la faticosa ascesa e la sua ricerca di qualche falsa liberazione, sia inferiore che laterale alla sua personalità, non possiamo sperare di spiegare il nostro particolare periodo storico o in realtà la storia in genere, la vita come era vissuta in passato e come è vissuta oggi. (Appendice; 1960, p. 307)
  • L'alcool non è che una delle molte droghe impiegate dagli esseri umani come vie d'uscita dall'io isolato. Dei narcotici, stimolanti e stupefacenti naturali non ve n'è uno, credo, le cui proprietà non siano state conosciute da tempo immemorabile. L'indagine moderna ci ha dato una schiera di nuovi ritrovati sintetici; ma circa i veleni naturali ha soltanto sviluppato metodi migliori per estrarre, concentrare e ricombinare quelli già conosciuti. Dal papavero al curaro, dalla coca Andean alla canapa indiana e all'agarico siberiano, ogni pianta o erba o fungo capace, se ingerito, di intorpidire o eccitare o provocare visioni, sono stati da lungo tempo scoperti e sistematicamente impiegati. Il fatto è molto significativo poiché sembra provare che, sempre e dovunque, gli esseri umani hanno sentito la radicale insufficienza della loro esistenza personale, l'infelicità di essere il loro io isolato e non qualcosa di diverso, qualcosa di piú grande, qualcosa per dirla con Wordsworth «molto piú profondamente diffusa». (Appendice; 1960, pp. 307-308)
  • In molte comunità civilizzate la pubblica opinione condanna la deboscia e l'uso delle droghe come contrarie all'etica. E alla disapprovazione morale si aggiunge l'ostruzionismo del fisco e la repressione legale. L'alcool è colpito da forti tassazioni, la vendita dei narcotici è proibita dovunque e certe pratiche sessuali sono considerate delittuose. Ma quando passiamo dall'uso delle droghe e dalla sessualità elementare alla terza grande via di autotrascendenza discendente, troviamo, da parte dei moralisti e dei legislatori, un atteggiamento molto diverso e molto piú indulgente. Ciò sembra tanto piú sorprendente in quanto il "delirio di massa", come potremmo chiamarlo, è piú immediatamente pericoloso per l'ordine sociale, rappresenta una minaccia piú drammatica a quella leggera crosta di convenienza, ragionevolezza e mutua tolleranza, che costituisce una civiltà, sia dell'alcool che della deboscia. (Appendice; 1960, p. 309)
  • Lasciata a se stessa, una società generalmente manovra in modo da venire a patti con il suo veleno preferito. La droga è un parassita sul corpo politico, ma un parassita il cui ospite (parlando metaforicamente) ha forza e ragione sufficienti per tenerlo sotto controllo. E lo stesso avviene per la sessualità. Nessuna società che basasse le sue pratiche sessuali sulle teorie del marchese di Sade potrebbe possibilmente sopravvivere; ed infatti nessuna società è arrivata mai a fare una cosa simile. Anche i piú liberi paradisi della Polinesia hanno le loro regole e i loro regolamenti, i loro imperativi e comandamenti categorici. Contro l'eccessiva sessualità, come contro l'eccessivo uso di droghe, le società sembrano capaci di proteggersi con un certo grado di successo. La loro difesa contro il "delirio di massa" e le sue conseguenze spesso disastrose è, in troppi casi, molto meno adeguata. (Appendice; 1960, p. 310)
  • Il fatto di essere uno di una molititudine esonera un uomo dalla coscienza di essere un io isolato e lo trasporta piú giú in un regno meno che personale, dove non vi è alcuna responsabilità, dove non vi è giusto o sbagliato, né bisogno di pensare o giudicare o discernere, vi è solo un forte e vago senso di comunione, solo un eccitamento condiviso, un'alienazione collettiva. E l'alienazione è insieme piú prolungata e meno faticosa di quella indotta dalla deboscia; il mattino dopo meno deprimente di quello che segue l'autoavvelenamento da alcool o da morfina. Inoltre, al "delirio di massa" ci si può abbandonare non soltanto senza rimorsi di coscienza, ma veramente, in molti casi con un positivo ardore di cosciente virtú. Infatti, lungi dal condannare la pratica dell'autotrascendenza discendente attraverso l'ebbrezza di gregge, i capi di Chiesa e di Stato hanno attivamente incoraggiato la pratica sempre che potesse essere usata per favorire i propri scopi. Individualmente e in gruppi coordinati e legati da un fine, i quali costituiscono una sana società, uomini e donne manifestano una certa capacità di pensiero razionale e libera scelta alla luce di princípi etici. Riuniti in folle, gli stessi uomini e le stesse donne si comportano come se non possedessero né ragione né libero arbitrio. L'ebbrezza di massa li riduce a una condizione di irresponsabilità interpersonale e antisociale. Drogati dal veleno misterioso che ogni gregge eccitato secerne, essi cadono in uno stato di altissima suggestionabilità, simile a quello che segue un'iniezione di sodio amytal o l'induzione, con qualsiasi mezzo, di un leggero trance ipnotico. In questo stato essi crederanno qualsiasi assurdità che possa essere loro urlata, eseguiranno qualsiasi comando o esortazione, per quanto insensati, pazzi o criminali. Per gli uomini e per le donne sotto l'influenza del "veleno di gregge" «qualunque cosa dico tre volte è vera» e qualunque cosa dico trecento volte è Rivelazione, è il mondo di Dio direttamente ispirato. Ecco perché i detentori dell'autorità – preti e governanti – non hanno mai inequivocabilmente proclamato l'immortalità di questa forma di autotrascendenza discendente. Infatti, il "delirio di massa" suscitato dai membri dell'opposizione ed in nome di princípi eretici è stato sempre denunziato dagli uomini al potere. Ma il "delirio di massa" sollevato dagli agenti governativi, il "delirio di massa" in nome dell'ortodossia, è tutta un'altra cosa. In ogni caso in cui può essere usata per favorire gli interessi di coloro che controllano la Chiesa e lo Stato, l'autotrascendenza discendente per mezzo dell'ebbrezza di gregge è trattata come qualcosa di legittimo, ed anche altamente desiderabile. (Appendice; 1960, pp. 310-311)
  • I cerimoniali religiosi e politici sono graditi alle masse come opportunità di ubriacature o "avvelenamento di gregge", e dai loro governanti come opportunità per introdurre suggestioni in menti che hanno cessato momentaneamente di essere capaci di ragione o di libero arbitrio. (Appendice; 1960, p. 312)
  • Una folla è l'equivalente sociale di un cancro. (Appendice; 1960, p. 312)
  • Trovarsi in una folla è il migliore antidoto conosciuto al pensiero indipendente. Da qui l'obiezione radicata nei dittatori alla "mera psicologia" e alla vita privata. (Appendice; 1960, p. 313)
  • Droghe, sessualità elementare ed "ebbrezza di massa", queste sono le tre vie piú popolari per l'autotrascendenza discendente. (Appendice; 1960, p. 313)

Il mondo nuovo[modifica]

Incipit[modifica]

Un edificio grigio e pesante di soli trentaquattro piani. Sopra l'entrata principale le parole: "Centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale" e in uno stemma il motto dello Stato Mondiale: "Comunità, Identità, Stabilità".
L'enorme stanza al pianterreno era volta verso il nord. Fredda, nonostante l'estate che sfolgorava al di là dei vetri, nonostante il caldo tropicale della stanza stessa; una luce fredda e sottile entrava dalle finestre, cercando avidamente qualche manichino drappeggiato, qualche pallida forma di mummia accademica, ma trovando solamente il vetro, le nichelature e lo squalido splendore di porcellana di un laboratorio.

[Aldous Huxley, Il mondo nuovo (Brave New World), traduzione di Lorenzo Gigli, Oscar Mondadori, Milano 1991.]

Citazioni[modifica]

  • Perché un'idea generale dovevano pure averla, per compiere il loro lavoro intelligentemente; e tuttavia era meglio che ne avessero il meno possibile, se dovevano riuscire più tardi buoni e felici membri della società. Perché, come tutti sanno, i particolari portano alla virtù e alla felicità; mentre le generalità sono, dal punto di vista intellettuale, dei mali inevitabili. Non i filosofi, ma i taglialegna e i collezionisti di francobolli compongono l'ossatura della società. (cap. I, p. 6)
  • La felicità effettiva sembra sempre molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come l'instabilità. E l'essere contenti non ha nulla d'affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco d'una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa. (il Governatore: cap. XVI, pp. 196 sg.)
  • Tutta gente che, per una ragione o per l'altra, ha preso troppo coscienza del proprio io individuale per adattarsi alla vita in comune. Tutta gente che non è soddisfatta dell'ortodossia, che ha delle idee indipendenti, sue proprie. Tutti coloro, in una parola, che sono qualcuno. Quasi quasi vi invidio, signor Watson. (il Governatore: cap. XVI, p. 202)
  • Non c'è civiltà senza stabilità sociale. Non c'è stabilità sociale senza stabilità individuale. (p. 39)
  • Le parole possono essere paragonate ai raggi X; se si usano a dovere, attraversano ogni cosa. Leggi, e ti trapassano. (p. 64)
  • Più le qualità di un uomo sono notevoli, più grande è il suo potere di traviare gli altri. (p. 131)
  • Meglio il sacrificio di uno solo che la corruzione di molti. (p. 131)
  • Non si può avere una civiltà durevole senza una buona quantità di amabili vizi. (p. 211)
  • Non si possono fare delle macchine senza acciaio, e non si possono fare delle tragedie senza instabilità sociale.
  • «La popolazione ottima» disse ancora Mustafà Mond «è modellata come un iceberg; otto noni al di sotto della linea d'acqua, un nono sopra».

[Aldous Huxley, Il mondo nuovo (Brave New World), traduzione di Lorenzo Gigli, Oscar Mondadori, Milano 1991.]

Il sorriso della Gioconda[modifica]

Incipit[modifica]

«La signorina Spence scende subito, signore.»
«Grazie» disse Hutton, senza voltarsi. La cameriera di Janet Spence era così brutta (brutta quasi per fare dispetto, come a lui ogni volta pareva), di una bruttezza così maligna e indisponente, che non poteva tollerarne la vista più del necessario. La porta si chiuse dietro di lei. Rimasto solo, Hutton si alzò e cominciò a passeggiare per la stanza, osservando attentamente gli oggetti a lui familiari che l'adornavano.
Fotografie di statue greche, fotografie del Foro Romano, riproduzioni colorate di capolavori dell'arte italiana, tutte cose assai note e di gusto indiscutibile.

Citazioni[modifica]

  • Per una oscura legge psicologica, parole e azioni che, prese da sole, sono serie, diventano comiche appena si copiano. (da Young Archimedes-Little Mexican)
  • Se l'imitazione è una parodia voluta, è tanto più buffa quanto più è esatta. (da Young Archimedes-Little Mexican)
  • Un'imitazione caricaturale, esagerata, di qualcuno che conosciamo non è altrettanto divertente quanto quella che quasi non si può distinguere dall'originale. (da Young Archimedes-Little Mexican)
  • Una cattiva imitazione è buffa solo quando è intesa come adulazione e quando non riesce molto bene. (da Young Archimedes-Little Mexican).

L'isola[modifica]

Incipit[modifica]

«Attenzione» incominciò a gridare una voce, e fu come se a un tratto un oboe fosse divenuto capace di esprimersi. «Attenzione» ripeté la voce, nello stesso tono monotono, acuto e nasale. «Attenzione.»
Giacendo là come un cadavere sulle foglie morte, con i capelli arruffati, la faccia grottescamente sudicia e coperta di lividi, i vestiti laceri e infangati, Will Farnaby si destò con un sussulto. Molly lo aveva chiamato. Era l'ora di alzarsi. Era l'ora di vestirsi. Non doveva far tardi in ufficio.

Citazioni[modifica]

  • Lasciato solo, Will sedette sotto il ventilatore applicato al soffitto e continuò a leggere gli Appunti sul bene e sul male.
    Non possiamo liberarci con la ragione della nostra fondamentale irrazionalità. Possiamo soltanto imparare l'arte di essere irrazionali in modo ragionevole.
    A Pala, dopo tre generazioni di riforma, non esiste nulla di simile a greggi di pecore, né esistono Buoni Pastori che tosano e castrano; non vi sono mandrie di bovini e di porci né mandriani patentati, monarchi o militari, capitalisti o rivoluzionari, per marchiare, richiudere nei recinti e macellare. Esistono soltanto associazioni volontarie di uomini e donne incamminati sulla via della piena umanità. Motivi musicali o sassolini, processi o oggetti concreti? "Motivi musicali" rispondono il buddismo e la scienza moderna. "Sassolini" dicono i filosofi classici dell'Occidente. Il buddismo e la scienza moderna pensando al mondo in termini musicali. L'immagine che viene alla mente leggendo i filosofi dell'Occidente è quella di un mosaico bizantino, rigido, simmetrico, composta da milioni di tessere e saldamente cementato alle pareti di una basilica senza finestre. (pag. 199)
  • La cosa senza la quale non possiamo svilupparci e divenire esseri umani completi è, troppo spesso, quella stessa che ci impedisce di svilupparci. (pag. 199)
  • Un'esperienza elevata è perfettamente compatibile con un'espressione simbolica inferiore. (pag. 199)
  • «Il sì non è che una finzione, non è che pensiero positivo. Le realtà, le realtà fondamentali e ultime, sono sempre no. Lo spirito? No! L'amore? No! I sensi, il significato, il conseguimento? No!» (pag. 271)
  • «Mangiare, bere, morire: tre manifestazioni fondamentali della vita universale e impersonale. Gli animali vivono questa esistenza impersonale e universale senza conoscerne la natura. La gente comune ne conosce la natura, ma non la vive e, anche se vi pensa seriamente, si rifiuta di accettarla. Le persone illuminate la conoscono, la vivono e l'accettano completamente. Mangiano con una differenza, bevono con una differenza e muoiono con una differenza.» (pag. 271)
  • Vent'anni dopo, un altro ecclesiastico era stato assunto per ripetere la stessa strana litania sulla bara di Molly: "Se alla maniera degli uomini io mi sono battuto con animali ad Efeso, in qual modo ciò mi avvantaggia dato che i morti non risorgono? Mangiamo e beviamo, poiché domani moriremo." (pag. 271)
  • «Il credere nella vita eterna non ha mai aiutato nessuno a vivere nell'eternità. Né, s'intende, il non credere.» (pag. 272)

Le porte della percezione[modifica]

Incipit[modifica]

Fu nel 1886 che il farmacologo tedesco Ludwig Lewin pubblicò il primo studio sistematico del cacto al quale successivamente fu dato il suo nome. L' Anthlonium Lewinii era nuovo per la scienza. Per le religioni primitive, per gli indiani del Messico e per gli americani sudoccidentali, era un amico di vecchissima data. In effetti era molto più di un amico. Secondo uno dei primi visitatori spagnoli del Nuovo mondo, "essi mangiano una radice che chiamano Peyotl, e che venerano come se fosse una deità". Perché la venerassero come una deità apparve chiaro quando eminenti psicologi come Jaensch, Havelock Ellis e Weir Mitchell cominciarono i loro esperimenti con la mescalina, il principio attivo del peyotl.
[Aldous Huxley, Le porte della Percezione: Paradiso e Inferno (The doors of Perception and Heaven and Hell), traduzione di Lidia Sautto, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, Milano 2002]

Citazioni[modifica]

  • Quando mi alzai e presi a camminare, potei farlo del tutto normalmente, senza falsare i contorni degli oggetti. Lo spazio era sempre là, ma aveva cessato di predominare. La mente si interessava, soprattutto, non di misure e collocazioni, ma di essere e significato. E con l' indifferenza per lo spazio venne una indifferenza ancora più completa per il tempo. (p. 16)
  • Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni agli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli. I martiri quando entrano nell'arena si tengono per mano; ma vengono crocifissi soli. Allacciati, gli amanti cercano disperatamente di fondere le loro estasi isolate in una singola autotrascendenza; invano. Per la sua stessa natura, ogni spirito incarnato è condannato a soffrire e godere in solitudine. Sensazioni, sentimenti, intuiti, fantasie, tutte queste cose sono personali e, se non per simboli e di seconda mano, incomunicabili. Possiamo scambiarci informazioni circa le esperienze, mai però le esperienze stesse. Dalla famiglia alla nazione, ogni gruppo umano è una società di universi-isole. (1980, pp. 10 sg.)
  • La maggioranza dei consumatori di mescalina sperimentano solo la parte celestiale della schizofrenia. La droga porta inferno e purgatorio solo a coloro che abbiano avuto di recente l'itterizia, oppure che soffrano di depressioni periodiche o di ansietà cronica. Se, come le altre droghe molto piú potenti al paragone, la mescalina fosse notoriamente tossica, il prenderne sarebbe sufficiente, per se stesso, a provocare l'ansietà. Ma la persona sana di mente sa in anticipo che, per quanto la riguarda, la mescalina è completamente innocua, che le sue conseguenze svaniranno dopo otto o dieci ore, senza lasciare residui e di conseguenza senza ansia di rinnovare la dose. Fortificato da questa conoscenza, egli si accinge all'esperimento senza timore, in altri termini senza alcuna predisposizione a trasformare un'esperienza strana, e fuori dell'umano in maniera senza precedente, in qualcosa di spaventoso, qualcosa di effettivamente diabolico. (1980, pp. 61 sg.)
  • Sentii d'un tratto che le cose andavano troppo oltre. Troppo oltre, anche se andavano in una bellezza piú intensa, in un significato piú profondo. Il timore, come lo analizzo in retrospettiva, era di essere sopraffatto, di disintegrarmi sotto la pressione di una realtà piú grande di quanto una mente abituata a vivere la maggior parte del tempo in un minuscolo mondo di simboli potesse sopportare. (1980, p. 62)
  • Che l'umanità in genere sarà mai in grado di fare a meno dei Paradisi Artificiali, sembra molto improbabile. La maggior parte degli uomini e delle donne conduce una vita, nella peggiore delle ipotesi cosí penosa, nella migliore cosí monotona, povera e limitata, che il desiderio di evadere, la smania di trascendere se stessi, sia pure per qualche momento, è, ed è stato sempre, uno dei principali bisogni dell'anima. L'Arte e la Religione, i carnevali e i saturnali, la danza e l'oratoria, sono serviti tutti, come disse H. G. Wells, da Brecce nel Muro. E per l'uso privato e quotidiano vi sono sempre stati gli stupefacenti chimici. Tutti i sedativi e i narcotici vegetali, tutte le sostanze euforiche che crescono in piante, gli stupefacenti che si sviluppano in bacche o si estraggono dalle radici, tutti, senza eccezione, sono stati conosciuti e sistematicamente usati dagli esseri umani da tempo immemorabile. E a questi modificatori naturali della coscienza, la scienza moderna ha aggiunto la sua parte di sostanze sintetiche, il cloralio, per esempio, e la benzedrina, i bromuri e i barbiturici. (1980, pp. 70 sg.)

Passo di danza[modifica]

Citazioni[modifica]

  • La libertà? Ma se non esiste! Non c'è libertà a questo mondo; solamente gabbie dorate. (p. 41)
  • Non c'è tempo d'interessarsi a tutto. Ci si può soltanto interessare a ciò che ne vale la pena. (p. 73)
  • Come potete conoscere tutto dell'amore se prima non l'avete fatto con tutte le donne possibili? (p. 78)
  • Tanto più alta è l'arte, tanto più bassa è la morale. (p. 106)
  • Chi crede che in un dipinto non vi sia altro che forma plastica è come chi immagina che nell'acqua non vi sia altro che idrogeno. (p. 106)
  • Alpi eteree di neve e d'ambra,
    Carni giunoniche, seni alabastrini
    Scolpiti dall'incerte mani del vento...
    (p. 107)

Ritorno al mondo nuovo[modifica]

Incipit[modifica]

Nel 1931, quando scrivevo Il mondo nuovo, ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio. La società totalmente organizzata, il sistema scientifico delle caste, l'abolizione del libero arbitrio mediante il condizionamento metodico, la soggezione resa accettabile grazie alla felicità indotta chimicamente, a dosi regolari, l'ortodossia martellata in capo alle gente coi corsi notturni di insegnamento ipnopedico: tutte cose a venire, certo, ma non nei tempi miei, e nemmeno nei tempi dei miei nipotini. Non ricordo con esattezza in che anno erano collocati i fatti di Mondo nuovo; nel sesto o settimo secolo d.F. (dopo Ford) all'incirca.

Citazioni[modifica]

  • 1984, di George Orwell era un'ottima proiezione nel futuro di un presente che conteneva lo stalinismo, e di un passato prossimo che aveva visto il fiorire del nazismo. Il nuovo mondo fu scritto prima che Hitler salisse al potere in Germania, e quando il tiranno russo non si era ancora avviato sulla sua strada. (p. 238)
  • La società descritta in 1984 è una società controllata quasi esclusivamente dal castigo e dal timore di esso. Nel mondo immaginario della mia favola il castigo è raro e di solito mite. (p. 239)
  • Il controllo sulle società continuerà a esercitarsi dopo che l'uomo è venuto al mondo; mediante il castigo, come accadeva in passato, e in misura sempre maggiore mediante metodi più efficienti di premio e di manipolazione scientifica. (p. 239)
  • Per ciò che riguarda le masse della umanità, quella a venire non sarà l'Era Spaziale; sarà l'Era della Sovrappopolazione. Potremmo dire, parodiando una vecchia canzone:
    Lo spazio di cui tanto sei ricco
    Basterà ad accendere il fuoco
    O penserà lo gnomo dello spazio
    A girare lo spiedo?
    (p. 242)
  • Quanto più cresce la popolazione e preme sulle risorse disponibili, tanto più si fa precaria la situazione economica d'una società che subisca tale prova. (p. 243)
  • La costituzione democratica è un mezzo per impedire che singoli governanti cedano alle tentazioni, oltremodo pericolose, che nascono quando troppo potere si concentra in troppe poche mani. (p. 245)
  • La libertà, come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale. (p. 246)
  • Nella seconda metà del ventesimo secolo noi non organizzammo sistematicamente la riproduzione; e il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di umani di qualità biologicamente inferiori. Ai brutti tempi andati di rado sopravviveva un bambino che avesse qualche spiccato, o lieve, difetto ereditario. Oggi invece, grazie all'igiene, alla farmacologia moderna e alla coscienza sociale, quasi tutti i bambini venuti al mondo giungono a maturità e si moltiplicano. Date le condizioni oggi dominanti, ogni progresso della medicina sarà frustrato da un corrispondente aumento del tasso di sopravvivenza degli individui che dalla nascita portano con sé una qualche insufficienza genetica.... Una società siffatta fino a quando fino a quando potrà conservare le sue tradizioni di libertà individuale e di governo democratico? Fra cinquanta o cento anni i nostri bambini daranno una riposta a questa domanda. (p. 247)
  • Noi ci troviamo difronte un fastidiosissimo problema morale. Noi sappiamo che la bontà dei fini non giustifica l'uso dei mezzi cattivi. Ma che dire delle situazioni – così frequenti oggi – in cui mezzi buoni danno risultati finali che si rivelano cattivi? (p. 248-249)
  • Per Esempio: andiamo in un'isola tropicale, con l'aiuto del DDT sterminiamo la malaria e, nello spazio di due o tre anni, salviamo centinaia di migliaia di vite. È ovviamente un bene. Ma centinaia di migliaia di esseri umani così salvati, e i milioni che da loro vengono al mondo, noi non possiamo vestirli, alloggiarli, istruirli, nemmeno nutrirli a sufficienza con le risorse disponibili nell'isola. Non c'è più la morte rapida della malaria; ma la fame rende la vita insopportabile, il sovraffollamento diviene la regola, la morte lenta per inedia minaccia tante vite di più. E che dire degli organismi insufficienti per condizione congenite, che la medicina e i servizi sociali oggi salvano e lasciano proliferare? Aiutare gli infelici è bene, indubbiamente. Ma non meno indubbiamente è male trasmettere interi ai nostri posteri i risultati di mutazioni negative; come è un male la progressiva contaminazione di fondo genetico a cui dovranno attingere i membri della nostra specie. Siamo presi fra le corna di un dilemma morale: per trovare la soluzione occorrerà tutta la nostra intelligenza, tutta la nostra buona volontà. (p. 249)
  • Non c'è più la morte rapida della malaria; ma la fame rende la vita insopportabile, il sovraffollamento diviene regola, la morte lenta per inedia minaccia tante vite di più. (p. 249)
  • L'equivalente politico di una teoria scientifica o di un sistema filosofico compiuto è la dittatura totalitaria. (p. 254)
  • L'equivalente economico di una ben composta opera d'arte è la fabbrica che va avanti sempre liscia, con gli operai perfettamente adattati alle macchine. (p. 254)
  • La "volontà d'ordine" può trasformare in tiranno chi voleva solamente spazzar via la confusione. La bellezza dell'ordine serve di giustificazione al dispotismo. (p. 254)
  • Una società democratica è tale se si riconosce che del potere spesso si abusa, e che quindi lo si può affidare ai funzionari solo in quantità limitata e per tempo limitato. (p. 312)

[Aldous Huxley, Ritorno al mondo nuovo(Brave New World Revisited), traduzione di Luciano Bianciardi, Oscar Mondadori, Milano 2005.]

Bibliografia[modifica]

  • Aldous Huxley, Giallo Cromo (Crome Yellow), traduzione di Cesare Giardini, Oscar Mondadori, 1972.
  • Aldous Huxley, Il sorriso della Gioconda (The Gioconda Smile), traduzione di Luigi Barzini Jr. ed Emilio Ceretti, Oscar Mondadori, 1981.
  • Aldous Huxley, Foglie secche (Those Barren Leaves), traduzione di Floriana Bossi, Oscar Mondadori, 1969.
  • Aldous Huxley, L'isola, traduzione di Bruno Oddera, Oscar Mondadori, 1977.
  • Aldous Huxley, I diavoli di Loudun (The Devils of Loudun, 1952), traduzione di Lidia Sautto, Mondadori, Milano, 19606
  • Aldous Huxley, Il mondo nuovo (Brave New World), traduzione di Lorenzo Gigli e Luciano Bianciardi, Oscar Mondadori, Milano 1991. ISBN 9788804487807
  • Aldous Huxley, Il mondo nuovo – Ritorno al mondo nuovo (Brave New World, 1932; Brave New World Revisited, 1958), traduzione di Lorenzo Gigli e Luciano Bianciardi, Mondadori, Milano, 1991. ISBN 880434248X
  • Aldous Huxley, Le porte della Percezione: Paradiso e Inferno (The Doors of Perception and Heaven and Hell), traduzione di Lidia Sautto, Oscar Mondadori, 2002.
  • Aldous Huxley, Passo di danza (Antic Hay), traduzione di Luciano Foà, dall'Oglio editore, 1963.
  • Aldous Huxley, Le porte della percezione – Paradiso e Inferno (The Doors of Perception, 1954; Heaven and Hell, 1956), traduzione di Lidia Sautto, postfazione e bibliografia di Grazia e Renato Boeri, Mondadori, Milano, 198013. ISBN 9788804173922

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