Aleksandr Sergeevič Puškin

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Aleksàndr Sergeevič Puškin

Aleksandr Sergeevic Puškin (1799 – 1837), poeta, scrittore e drammaturgo russo.

Citazioni di Aleksandr Sergeevič Puškin[modifica]

  • Di quale ardore brucia un bacio in mezzo al gelo.[1]
  • Spesso [...] la vita mi è sembrata una ferita insopportabile. (da Mozart e Salieri, in Opere, scena I)
  • Ella è convinta che il suo sguardo lacrimoso sia irresistibile – e se pensasse lo stesso del suo riso certamente non farebbe che sorridere. (da Un festino durante la peste, in Opere)
  • Il crudele è un po' più debole e la paura vive in un'anima languente di passioni. (da Un festino durante la peste)
  • Bertold: Io non ho bisogno dell'oro, cerco la sola verità.
    Martin: Io me ne infischio della verità, io ho bisogno di oro. (da Scene dei tempi cavallereschi, in Opere)
  • Nati non siamo per l'azione, | né per il lucro, né alle schiere: | ma solo per l'ispirazione, | i dolci suoni e le preghiere. (da Profeta)
  • Nell'ateismo non vi è alcuna consolazione. Sfortunatamente, è la visione del mondo più ragionevole. (da una lettera privata).[2]

Borìs Godunòv[modifica]

Incipit[modifica]

Volotinskij — Siamo qui come osservatori, ma non sembra che ci sia molto da osservare. Mosca è deserta.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Da lontano ci allettano la gloria, il lusso, e l'amore scaltro delle donne. Io son vissuto a lungo e di molto ho goduto; ma solo da quando il Signore mi portò nel monastero conosco la beatitudine.
  • Dio è grande! Egli dà saggezza alla giovinezza, dona forza alla debolezza...
  • Gli uomini giudicheranno le tue parole, le tue azioni; le tue intenzioni le vede solo Dio.
  • Il primo: Il padre era un furfante; i figli sono innocenti.
    Un altro: La mela non cade lontano dal melo.
  • Il saltimbanco non è amico del pop[3].
  • L'abitudine è l'anima degli stati.
  • L'amore intorbida la mia immaginazione...
  • La scienza ci orna le esperienze della vita che fugge rapidamente.
  • O Dio, Dio! Fra poco comparirò davanti a te – e non ho tempo di purificare la mia anima con la contrizione.
  • Oh, come sei pesante, corona di Monòmaco!
  • O figlio caro, tu entri in quegli anni quando un volto di donna ci agita il sangue. Conserva, conserva la santa purezza dell'innocenza e la superba pudicizia; chi s'è abituato ad affogare i sensi nei viziosi godimenti ancora giovane, fattosi uomo diventa cupo e sanguinario, e la sua mente innanzi tempo s'oscura. Sii sempre il capo nella tua famiglia.
  • Lo zar: Prega per me, povero Nikòlka.
    L'idiota: No, no! Non si può pregare per il re Erode: la Madonna non vuole.
  • Sempre [...] la tolleranza è indifferente.
  • Siano i nostri corpi i gradini per il tuo trono di zar.
  • Un potere vivo è odioso alla plebe. Essi sanno amare soltanto i morti.

[Aleksandr Sergeevič Puškin, Borìs Godunòv, in Opere.]

Evgénij Onégin[modifica]

Incipit[modifica]

«Quel buonuomo di mio zio!
Guarda cosa ha escogitato
Per aver rispetto quando
Non per scherzo s'è ammalato.
Il suo esempio farà scuola;
Ma, perdio, che noia stare
Giorno e notte a un capezzale,
Senza muoversi d'un passo!
E che bella ipocrisia
Coccolare un moribondo,
Rassettarlo sui guanciali,
Dargli farmaci e conforti,
Sospirando dentro sé:
Ma che il diavolo ti porti!»

[Aleksàndr Sergeevič Puškin, Onegin, traduzione di Fiornando Gabbrielli]

Citazioni[modifica]

  • Chi ha vissuto e pensato, questi non può nella sua anima non disprezzare gli uomini. (cap. I, st. XLVI)
  • L'abitudine ci è data dall'alto: essa è il surrogato della felicità. (cap. II, st. XXXI)
  • Un monarca fiacco e astuto, calvo e bellimbusto, scansafatiche, per caso sfiorato dalla gloria, su di noi regnava allora. (cap. X, st. I)

Il Cavaliere Avaro[modifica]

  • I denari per noi sono buoni sempre, ad ogni età. (scena I)
  • Tutto è a me sottomesso, io a niente; io sono al disopra di ogni desiderio; sono tranquillo; conosco la mia potenza: mi basta di averne coscienza... (scena II)
  • La solitudine e l'ozio rovinano i giovani. (scena III)

[Aleksandr Sergeevič Puškin, Il Cavaliere Avaro, in Opere.]

Il Convitato di Pietra[modifica]

  • Di tutti i godimenti della vita la musica cede solamente all'amore; ma anche l'amore è una melodia. (scena II)
  • Donn'Anna: Chi siete dunque?
    Don Giovanni: Un'infelice, vittima di una passione disperata. (scena III)
  • È dunque, Donn'Anna, segno di follia desiderare di morire? Se io fossi folle io vorrei restar tra i vivi. (scena III)

[Aleksandr Sergeevič Puškin, Il Convitato di Pietra, in Opere.]

La Rusalka[modifica]

  • L'uomo è come il gallo; chicchirichì! sbatte appena le ali e via – la donna invece è come la povera chioccia; stattene seduta a covare i pulcini.
  • Nel mondo non c'è beatitudine durevole: né la stirpe illustre né la bellezza, né la forza né la ricchezza, nulla può evitare la sventura.
  • È terribile diventar pazzo. È meno pesante morire. Un defunto lo guardiamo con rispetto. Diciamo per lui le preghiere. La morte fa tutti eguali a lui. Ma l'uomo privato dell'intelligenza, cessa d'essere un uomo. La parola gli è data invano, egli non la sa dominare, in lui la belva riconosce un suo fratello; è oggetto di derisione per gli uomini; ognuno può far di lui quello che vuole, Dio non lo giudica.

[Aleksandr Sergeevič Puškin, La Rusalka, in Opere.]

La figlia del capitano[modifica]

Incipit[modifica]

Elsa Mastrocicco[modifica]

Mio padre, Andréj Petrovič Grinëv, aveva servito in gioventù sotto il nome di Minich ed era andato in pensione con il grado di primo maggiore nel 17... Da allora era vissuto nella sua proprietà di Simbirirsk, dove aveva sposato la signorina Avdòtja Vassilevna Ju..., figlia di un nobile povero del posto. Eravamo nove figli. I miei fratelli e le mie sorelle morirono tutti nell'infanzia. Mia madre era ancora incinta di me quando io fui immatricolato al reggimento Semënovskij come sergente, grazie all'interessamento del maggiore della Guardia, principe B., nostro stretto parente. Se, contro ogni aspettativa, mia madre avesse dato alla luce una figlia, mio padre avrebbe dovuto dichiarare morto il sergente che non si era presentato e la faccenda sarebbe finita così.
[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La figlia del capitano (Kapitànskaja doč), traduzione di Elsa Mastrocicco, Fratelli Fabbri Editori, 1968]

Mauro Martini[modifica]

Mio padre Andrej Petrovič Grinëv nella sua giovinezza aveva prestato servizio agli ordini del conte Münnich[4] e si era congedato con il grado di primo maggiore nel 17..[5] A partire da quel momento aveva vissuto nella sua tenuta di Simbirsk, dove aveva sposato la signorina Avdot'ja Vasil'evna Ju., figlia di un nobile povero della zona. Noi figli eravamo nove. Tutti i miei fratelli e tutte le mie sorelle morirono nell'infanzia. Mia madre era ancora incinta di me, che io ero già immatricolato nel reggimento Semënovskij[6] come sergente, grazie alla benevolenza del maggiore della guardia principe B., nostro parente stretto. Se contro ogni aspettativa mia madre avesse generato una figlia, il babbo avrebbe comunicato là dove bisognava la notizia della morte del sergente mai presentatosi, e la faccenda sarebbe finita così.
[Aleksandr Sergeevič Puškin, La figlia del capitano, traduzione di Mauro Martini, Newton Compton, 1995]

Citazioni[modifica]

  • A questo punto si offrì di insegnarmi a giocare a biliardo.
    «Questo» diceva «è indispensabile per noi militari. Durante una campagna, per esempio, capiti un un posticino sperduto: di che ti vuoi occupare? Non si può mica sempre picchiare gli ebrei... Per forza andrai in trattoria e ti metterai a giocare a biliardo; perciò bisogna saper giocare!» (p. 21)
  • Distruggendo il pensiero amoroso, | La mia bella scordare vorrei; | E ahimè, Maša sfuggendo, | La libertà forse riavrò! (p. 47)
  • Da un cane selvatico ci si deve contentare di prendere anche un solo ciuffo di lana. (cap. IX, p. 101)

[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La figlia del capitano (Kapitànskaja doč), traduzione di Elsa Mastrocicco, Fratelli Fabbri Editori, 1968]

La donna di picche[modifica]

Incipit[modifica]

Elsa Mastrocicco[modifica]

Si giocava un giorno a carte in casa dell'ufficiale della Guardia a cavallo Narumov. La lunga notte invernale trascorse inavvertitamente, ci si mise a tavola per cenare verso le cinque del mattino. Quelli che avevano vinto, mangiavano con grande appetito. gli altri sedevano distrattamente davanti ai piati vuoti. Ma comparve lo champagne, la conversazione si animò e tutti presero parte.
[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La donna di picche (Pikòvaja dama), traduzione di Elsa Mastrocicco, Fratelli Fabbri Editori, 1968]

Gianni Pilo[modifica]

Quella sera si giocava a carte nelle stanze di Narumov, un ufficiale della Guardia a Cavallo. La lunga notte invernale era trascorsa inosservata e, solo dopo le quattro del mattino, la compagnia si sedette finalmente per la cena. Coloro che avevano vinto gustarono con piacere il cibo. Gli altri si sedettero soprappensiero davanti ai piatti vuoti. Ma, quando arrivò lo champagne, la conversazione si ravvivò e divenne generale.
[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La regina di picche, traduzione di Gianni Pilo, in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995]

Citazioni[modifica]

  • Il giuoco m'interessa moltissimo ma non sono in condizioni di sacrificare l'indispensabile nella speranza di procacciarmi il superfluo. (p. 245)
  • Chi non sa conservare l'eredità paterna morirà in miseria, nonostate qualsiasi sforzo demoniaco. (p. 264-265)
  • Due idee fisse non possono esistere contemporaneamente nel campo morale, come nel campo fisico due corpi non possono occupare il medesimo spazio. (p. 276)

[Aleksàndr Sergeevič Puškin, La donna di picche (Pikòvaja dama), traduzione di Elsa Mastrocicco, Fratelli Fabbri Editori, 1968]

Incipit di Storia di Pugačëv[modifica]

Lo Jaik, ribattezzato Ural per decreto di Caterina II, nasce dalle montagne che gli hanno dato il nome attuale; scorre verso sud lungo la loro catena, fino al luogo dove un tempo fu fondata Orenburg e dove ora si trova la fortezza Orskaja; là, dopo aver diviso il loro crinale roccioso, svolta a occidente e, seguito il proprio corso per più di duemilacinquecento verste, si getta nel Mar Caspio.

Citazioni su Aleksandr Sergeevič Puškin[modifica]

  • Aveva ragione Puškin a ritenere che il poeta, aldilà della sua stessa volontà, è un profeta. (Andrej Arsen'evič Tarkovskij)
  • Puškin non è né primo né l'ultimo: retaggio della grandezza è la sofferenza, sofferenza che viene dal mondo esterno, e sofferenza interiore, che viene da noi stessi. (Pavel Aleksandrovič Florenskij)
  • Tale è, quasi sempre, il carattere dell'ispirazione di Puškin: così casta e semplice, così ingenua e sincera nell'obbedire col canto allo stimolo dell'occasione. (Renato Poggioli)

Note[modifica]

  1. Citato in L'amore è tutto di Dino Basili, p. 48, Tascabili economici newton, Febbraio 1996.
  2. Citato in Shifra Horn, Tamara cammina sull'acqua, traduzione dall'ebraico di Elisa Carandina, Fazi Editore, 2004, p. 149.
  3. In russo, prete o sacerdote della chiesa ortodossa.
  4. Burkhard Christoph (1683-1767): maresciallo di campo di origine danese. Preso servizio con Pietro I, raggiunse il suo massimo potere sotto l'imperatrice Anna Ioanovna. Sotto il suo comando le truppe russe conseguirono numerose vittorie durante la guerra russo-turca (1735-1739).
  5. Nel manoscritto Puškin aveva indicato l'anno per esteso: si trattava del 1762, vale a dire dell'anno della presa del potere di Caterina. Grinëv padre rappresenta quella fazione dell'aristocrazia russa che si oppose a Caterina II e ai suoi numerosi favoriti.
  6. Era consuetudine dell'epoca che i figli della nobiltà venissero immatricolati al momento della nascita in uno dei due reggimenti della guardia (Semënovskij e Preobraženskij). Il Semënovskij era stato fondato da Pietro I nel 1687 e insignito del titolo di reggimento della guardia nel 1700.

Bibliografia[modifica]

  • Aleksandr Sergeevič Puškin, Opere, traduzione di Ettore Lo Gatto, Mursia, 1967.

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