Alfredo Oriani

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Alfredo Oriani (1852 – 1909), scrittore italiano.

  • Ci vuole un'anima grande per una grande passione. (da Gramigne)
  • [Il direttore di un quotidiano voleva apportare delle modifiche ad un suo articolo] Di' a quel signore che mi mandi indietro l'articolo. Se ci leva una virgola, chissà cosa mi fa dire![1]
  • L'amore non era che una forza sessuale nella vita dominata da leggi ben più profonde, in preda a bisogni ben altrimenti vasti. (da Gelosia)
  • [Francesco Pastonchi] Macché poeta; quello è un poppante di due quintali. (citato in Bonaventura Caloro, È lo stato che crea la nazione, La Fiera Letteraria, aprile 1973)
  • Tutti gli enigmi non sono tali se non perché debbono venire sciolti. (da Oro incenso e mirra)

Indice

[modifica] No

[modifica] Incipit

«Il dottore era questa notte colla Giovanna» disse la Ghita.
Ida non si mosse.
«Ci vuole proprio il coraggio di un dottore; già, sono come i beccai, che ammazzano i vivi e sparano ai morti. Anche sabato lo incontrai, che ritornava dal camposanto; aveva aperto Tonio. Erano dietro il vicolo dei Cappuccini: l'ho riconosciuta, deve essere in ultimo.»
In quella un magnifico gatto, nero come di onice, con una fettuccia rossa per collarino, entrando dalla porta socchiusa della cucina venne a saltare sulle ginocchia di Ida, e vi si allungò non senza tentare prima mille pose. Stette così qualche secondo, poi avvallandole nelle sottane, e battendogliele carezzevolmente colla coda grossa come una coda di volpe, ne accompagnava ogni movimento con una voluttuosa trepidazione di orecchi.

[modifica] Citazioni

  • Quando si è amati in una casa ci si ritorna.
  • Durante la lettura Ida non aveva nemmeno respirato; leggeva seco, leggendogli contemporaneamente negli occhi e nel cervello, ma la fronte del duca, prima leggermente contratta, si spianò illuminandosi di uno sbiadito sorriso.
    «Eh!» domandò guardando il titolo del libro: Physique sociale. Adolphe Quetelet.
    Ida concentrò tutta l'energia sei propri occhi in un raggio, e scagliandoglielo sul volto come una scudisciata: «Non credo che in biblioteca si trovi il vostro libro.»
    «Ida...»
    «Signor duca; sono ormai le due dopo mezzanotte; è forse la prima volta che vegliate così tardi in una biblioteca e i principianti non debbono commettere eccessi.»
    «Ma voi...»
    «Io non sono una principiante: studio da cinque o sei anni, e studierò finché non mi accorga di non capire ciò che studio.»
  • Quella notte il duca dormì male, la mattina le mandò per il cameriere di confidenza questo biglietto.
    "Un giorno Puskin mandò all'Imperatore un volume delle proprie poesie con questa dedica: Opere di Puskin a Nicolò. L'Imperatore fece legare in marocchino molti boni di banca e glieli spedì: Opere di Nicolò a Puskin. Il poeta ebbe lo spirito di rispondere: Maestà, ho letto il primo volume, un capolavoro; aspetto il secondo.
    Nicolò non trovò la risposta.
    Io l'avrei trovata inviandogli la chiave del mio scrigno come la chiave della biblioteca."
    «Il duca mi ha detto d'aspettare una risposta» le disse il cameriere colla dissimulata finezza di un uomo uso a simili incombenze. Ida, che aveva letto indifferentemente quel biglietto, andò al tavolo e scrisse:
    "Filippo di Macedonia si vantava di pigliare ogni fortezza nella quale potesse introdurre un asino carico d'oro; vanto di mediocre capitano, uso ad assaltare villaggi troppo poveri per scapitare in una resa."

[modifica] Note

  1. citato in Aneddoti, Intrepido, n. 21, 1974, Casa Editrice Universo

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