Alphonse de Lamartine

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Alphonse de Lamartine

Alphonse Marie Louise Prat de Lamartine (1790 – 1869), scrittore, poeta e politico francese.

Citazioni[modifica]

  • Bellezza, dono di un giorno che il cielo ci invidia. (A Elvira, da Meditazioni poetiche)
  • Che delitto abbiamo commesso per meritare di nascere? (da Meditazioni poetiche)
Quel crime avons-nous fait pour mériter de naître?
Horace était le poëte de l'époque, comme le Dante semble le poëte de la nôtre [...]. (da Discours de réception à l'Académie française, in Oeuvres, Hauman, 1840, p. 759)
  • Dio non è che una parola inventata per spiegare il mondo. (da Armonie Poetiche e Religiose)
  • Il sole dei vivi non scalda più i morti. (da L'isolamento)
  • La cenere dei morti fu quella che creò la Patria. (La caduta d'un angelo, da Armonìe poetiche e religiose)
  • Verrà il tempo in cui gli uomini aborriranno il consumo di carne come noi ora aborriamo i cannibali. (citato in Franco Libero Manco, Biocentrismo. L'alba della nuova civiltà, Nuova Impronta Edizioni, Roma 1999, p. 204)

Confidenze[modifica]

  • Il silenzio è il drappo funebre del passato, ed è talvolta empio, spesso pericoloso, sollevarlo: anche quando la mano è pietosa e amorosa, il primo momento è crudele. (I, I, p. 14)
  • Dio mio! Ho rimpianto spesso di esser nato! Ho desiderato spesso di indietreggiare sino al nulla, invece di procedere a traverso tante menzogne, tante sofferenze e tante perdite successive, fino a quella perdita di noi stessi che chiamiamo la morte. Tuttavia, anche in quei momenti nei quali la disperazione supera il ragionamento e nei quali si dimentica che la vita deve essere opera di perfezionamento di noi stessi, mi son sempre detto: — Vi è qualche cosa che rimpiangerei di non aver conosciuto, ed è il latte di una madre, l'affetto di un padre e la comunanza di animo e di cuore con i fratelli.
    Sono le gioie ed anche le tristezze della famiglia! La famiglia, evidentemente, è un secondo noi stessi, esistente prima di noi e sopraviventeci con quello che vi è di migliore in noi: è l'immagine della santa e amorosa unità degli esseri, rivelata dal piccolo gruppo di esseri collegati fra loro, e resa visibile dal sentimento! (I, II, p. 18)
  • L'acqua è l'elemento triste: super flumina Babylonis sedimus et flevimus. Perché? Perché l'acqua piange con tutto il mondo; e, per quanto bambini, non possiamo fare a meno di sentircene commossi. (IV, II, pp. 110-111)
  • La stessa aquila, destinata a salire così in alto e a vedere tanto da lontano, comincia la vita nei crepacci della sua roccia e non vede in gioventù che gli orli aridi, spesso fetidi, del suo nido. (IV, III, p. 115)
  • Mia madre era convinta, ed io ho la stessa convinzione, che uccidere gli animali per nutrirsi della loro carne e del loro sangue, sia una delle infermità della razza umana, una delle maledizioni scagliate sull'uomo, sia per il suo fallo, sia per l'ostinazione della sua perversità. Ella credeva, ed io lo credo come lei, che quelle abitudini di durezza di cuore verso i più mansueti animali, compagni nostri, aiuti e fratelli di lavoro, e persino di affezioni quaggiù; quelle immolazioni, quegli appetiti di sangue, quella vista di carni palpitanti siano fatti per abbrutire e indurire gli istinti del cuore.
    Credeva pure, e lo credo anch'io, che quel nutrimento, assai più succulento e sostanzioso in apparenza, contenga in sé principî irritanti e putridi, che inacidiscono il sangue e abbreviano la vita dell'uomo.
    Citava, come esempio di astinenza, le popolazioni innumerevoli, dolci e pie, delle Indie, che rispettano tutto ciò che ha avuto una vita; e le forti razze dei popoli pastori, ed anche i laboriosi agricoltori [...]. (IV, VIII, pp. 144-146)
  • Qualche giorno dopo, mia madre, che andava in città, mi condusse con sé e mi fece passare, come per caso, dal cortile di una macelleria. Vidi degli uomini con le braccia nude, insanguinate, che atterravano un bove; altri che sgozzavano dei vitelli e dei montoni, e ne squartavano le membra ancora palpitanti: rivoli di sangue fumavano qua e là per terra. Preso da una profonda pietà, mista ad orrore, chiesi di passare oltre al più presto, e l'idea di quelle scene orribili e disgustose, necessari preliminari di uno di quei piatti di carne che vedevo serviti a tavola, mi fece prendere in disgusto la nutrizione animale, e i macellai in orrore. (IV, VIII, pp. 147-148)
  • Dio ha collocato il genio della donna nel cuore, perché le opere di questo genio sono tutte opere d'amore. (IV, IX, p. 152)
  • Il cinismo è l'ideale abbattuto, la parodia della bellezza fisica e morale, il delitto dello spirito, l'abbrutimento dell'immaginazione, ed io non potevo compiacermene. Vi era in me troppo entusiasmo per sguazzare in quelle lordure dell'intelligenza. La mia natura aveva le ali e i miei pericoli erano in alto, non in basso. (VI, V, p. 227)

Graziella[modifica]

Incipit[modifica]

Alda La Rosa[modifica]

A diciott'anni la mia famiglia mi affidò alle cure di una delle mie parenti trasferitasi assieme al marito, in Toscana per affari.
Era un'occasione per farmi viaggiare e per sradicarmi da quell'oziosità pericolosa della casa paterna e delle città di provincia, dove i primi moti dell'animo vengono guastati dalla mancanza di attività. Partii con l'entusiasmo di un bambino che va a vedere l'alzarsi del sipario delle più splendide scene della natura e della vita.

Giovanna Santagostino[modifica]

A diciotto anni la mia famiglia mi affidò alle cure di una parente che andava in Toscana, dove affari la chiamavano.
Era questa un'occasione per farmi viaggiare e distogliermi da quell'ozio dannoso della casa paterna e delle città di provincia, dove le prime aspirazioni dell'anima si corrompono per mancanza d'attività.
Partii con l'entusiasmo d'un fanciullo che vede sollevarsi la tela delle più splendide scene della natura e della vita.

Citazioni[modifica]

  • L'uguaglianza degli istinti è una parentela tra gli uomini. (p. 28)
  • Un giorno di pianto consuma più forze che un anno di lavoro. (p. 50)
  • Non avevamo salvato dai flutti che tre volumi spaiati, semplicemente perché non li avevamo con noi quando gettammo in mare il nostro bagaglio; un volumetto italiano di Ugo Foscolo, intitolato: Le ultime lettere di Jacopo Ortis, specie di Werter, mezzo politico e mezzo romanzesco, in cui l'amore per la libertà del proprio paese si fonde nel cuore di un giovane Italiano alla passione personale per una bella Veneziana. L'entusiasmo, alimentato da questo duplice ardore di amante e di cittadino, accende nell'animo di Ortis una febbre che, essendo troppo forte per un uomo sensibile e malaticcio, lo conduce infine al suicidio. Quest'opera, copia letterale, ma più viva e colorita del Werter di Goethe, andava allora tra le mani di tutti i giovani che nutrivano come noi, nella loro anima, il doppio sogno di quanti sono degni di sognare qualche cosa di grande: l'amore e la libertà. (p. 58)
  • I poeti cercano l'ispirazione lontano, mentre essa è nel cuore [...]. (p. 73)
  • Il sublime affatica, il bello inganna, il patetico solo è infallibile nell'arte. (p. 73)
  • Colui che sa intenerire sa tutto. (p. 73)
  • V'è più genio in una lacrima che in tutti i musei e in tutte le biblioteche dell'universo. (p. 73)
  • L'uomo è come l'albero che si scrolla per farne cadere i frutti; non si scuote mai l'uomo senza che ne cada del pianto. (p. 73)
  • Il tempo, che nelle alte classi sociali è elemento indispensabile al formarsi delle amicizie intime, lo è meno nelle classi inferiori. (p. 85)
  • I cuori degli umili s'aprono subito senza diffidenza, e aderiscono, perché sotto i sentimenti non si sospettano interessi. (p. 85)
  • Si formano più legami e parentele d'anima in otto giorni tra gli uomini più vicini alla natura che in dieci anni tra le persone della così detta buona società. (p. 85)
  • Sembra che la parola sia la sola predestinazione dell'uomo e che egli non sia stato creato che per nutrire dei pensieri, come l'albero i suoi frutti. (p. 96)
  • L'uomo si tormenta fino a che non ha esternato ciò che lo tormenta dentro. (p. 96)
  • Lo spirito ha la sua pubertà come il corpo. (p. 96)
  • Ero in quell'età in cui l'anima ha bisogno di nutrirsi e di moltiplicarsi per mezzo della parola. Ma, come sempre avviene, l'istinto si produsse in me prima della forza. Dopo aver scritto, malcontento della mia opera, la rigettavo con disgusto. Quanti brandelli dei miei sentimenti e dei miei pensieri notturni, dispersi all'apparir del giorno, sono stati portati via dal vento ed inghiottiti dal mare di Napoli, mentre il mio sguardo li segueva senza rimpianto! (p. 96-97)
  • La poesia ha eco profonda ed intensa nel cuore della gioventù, in cui l'amore deve ancora nascere. È allora come il presagio di tutte le passioni, mentre più tardi non ne è più che il ricordo e il rimpianto. Fa piangere così ai due stadi estremi della vita: giovani, di speranza; vecchi, di rimpianto. (p. 103)
  • Amare per essere amato è umano, ma amare per amare è quasi angelico. (p. 105)
  • L'uomo ha un bel guardare ed abbracciare lo spazio; la natura intera non si compone per lui che di due o tre punti sensibili, ai quali tutta la sua anima converge. Togliete dalla vita il cuore che vi ama: che cosa vi resta? Ugualmente avviene della natura. Cancellate il luogo e la casa che i vostri pensieri cercano e che i vostri ricordi popolano, non scorgereste più che un vuoto immenso in cui lo sguardo s'immerge senza trovar né fondo né riposo. Come si può stupire, dopo ciò, che le scene più sublimi della creazione siano contemplate con occhi ben diversi dai viaggiatori? Gli è che ciascuno porta con sé il suo punto di vista. Una nube sull'anima vela e scolora più di una nube sull'orizzonte. Lo spettacolo è nello spettatore. Io lo provai. (p. 111-112)
  • Un giorno dell'anno 1830, entrando di sera in una chiesa di Parigi, vidi la bara d'una giovinetta, coperta da una coltre bianca. Questa bara mi ricordò Graziella. Mi nascosi all'ombra di un pilastro e pensai a Procida, piangendo a lungo.
    Le mie lagrime si asciugarono, ma le nubi che avevano attraversato il mio pensiero durante la tristezza del funerale non dileguarono.
    Rientrai silenzioso nella mia camera, svolsi i ricordi che sono tracciati in questo libro e scrissi tutto d'un fiato, piangendo, i versi intitolati: Primo rimpianto. È la nota, resa fievole da vent'anni di distanza, d'un sentimento che fece zampillare la prima sorgente del mio cuore. Ma vi si sente ancora la lacerazione d'una fibra intima che non guarirà mai.
    Ecco queste strofe, balsamo d'una ferita, sboccio di un cuore, profumo di un fiore sepolcrale: Non vi manca che il nome di Graziella. Ve lo incastonerei in una strofa, se vi fosse quaggiù un cristallo abbastanza puro per rinchiudere questa lagrima, questo ricordo, questo nome! (p. 151)

Citazioni su Graziella[modifica]

  • Parliamo un po' di Graziella. È un libro mediocre, sebbene sia il migliore che Lamartine abbia scritto in prosa. Ci sono particolari graziosi [...] ed è tutto o quasi. (Gustave Flaubert)

Incipit di Primo rimpianto[modifica]

Sulla spiaggia sonora ove il mar di Sorrento
spiega le azzurre sue acque ai pie' degli aranceti,
posa, lungo il sentiero, sotto la siepe odorosa,
una piccola pietra, indifferente
ai piedi distratti dello straniero.

I cespi di viola vi nascondono
un nome che nessuna eco ha mai ripetuto!
Eppur talvolta il passante, arrestandosi,
vi legge tra le erbe una data e un'età,
e sentendosi salire una lagrima agli occhi
dice: «Aveva sedici anni! Troppo presto per morire!»

Ma perché lasciarmi sedurre da visioni lontane?
Che il vento gema e mormori il flutto;
indietro, indietro, o miei tristi pensieri!
Io voglio sognare e non piangere!

[Alphonse de Lamartine, Primo rimpianto, in Graziella, traduzione di Giovanna Santagostino, A. Barion - Editore, Milano 1927, p. 152.]

Bibliografia[modifica]

  • Alphonse de Lamartine, Confidenze, versione italiana di Giuseppe Fanciulli, Raccolta di breviari intellettuali N. 21, Istituto Editoriale Italiano, Milano.
  • Alphonse de Lamartine, Graziella, traduzione di Giovanna Santagostino, A. Barion – Editore, Milano 1927.
  • Alphonse de Lamartine, Graziella, traduzione di Alda La Rosa, Alberto Peruzzo Editore, 1986.

Voci correlate[modifica]

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