Amartya Sen

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per l'economia (1998)
Amartya Sen

Amartya K. Sen (1933 – vivente), economista indiano.

Citazioni di Amartya Sen[modifica]

  • Lo scambio tra culture diverse non può assolutamente essere visto come una minaccia, quando è amichevole. Ma ritengo che l'insoddisfazione per le architetture globali dipenda spesso anche dalla qualità delle leadership.[1]
  • Ci sono musulmani di ogni tipo. L'idea di chiuderli in una sola identità è sbagliata.[1]

    Corriere della sera, 21 maggio 2013

  • Non sono sicuro che in Asia ci siano manifestazioni di nazionalismo più forti che in passato. Mi preoccupa molto di più quello che succede in Europa, l'effetto della moneta unica. Era nata con lo scopo di unire il continente, ha finito per dividerlo.
  • L'euro è stato un'idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l'economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l'Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l'ultima cosa di cui ha bisogno l'Europa.
  • Quando tra i diversi Paesi hai differenziali di crescita e di produttività, servono aggiustamenti dei tassi di cambio. Non potendo farli, si è dovuto seguire la via degli aggiustamenti nell'economia, cioè più disoccupazione, la rottura dei sindacati, il taglio dei servizi sociali. Costi molto pesanti che spingono verso un declino progressivo
  • Non ci sono malvagi in questa cosa terribile che sta succedendo. È che hanno sbagliato anche i tedeschi. E si è finiti con la Germania denigrata. Finora i francesi non hanno protestato abbastanza contro questa impostazione. E nemmeno il bravo economista Mario Monti è riuscito a farlo.
  • Le intense deprivazioni sociali in India, a cominciare dall'Istruzione, influiscono negativamente sulla crescita del Paese, che è prima di tutto fondata sulla qualità del lavoro. Il successo economico dei Paesi asiatici? a cominciare dal Giappone ma anche di Singapore, Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud e ovviamente Cina? ha seguito una rotta focalizzata sull'istruzione, sulla qualità del lavoro. Dovreste tenerne conto, in Europa. Il 60% di giovani disoccupati in Grecia fa crollare la qualità del lavoro: crescere sarà più difficile.

La libertà individuale come impegno sociale[modifica]

  • Invero, nella terribile storia delle carestie mondiali è difficile trovare un caso in cui si sia verificata una carestia in un paese che avesse una stampa libera e un'opposizione attiva entro un quadro istituzionale democratico. [...] La libertà negativa della stampa e dei partiti di opposizione di criticare, scrivere e organizzare la protesta può risultare assai efficace nella salvaguardia delle libertà positive elementari della popolazione più vulnerabile. (cap. 1.3, pp. 15-16)
  • La libertà di condurre diversi tipi di vita si riflette nell'insieme delle combinazioni alternative di function­ings tra le quali una persona può scegliere; questa può venire definita la «capacità» di una persona. La capacità di una persona dipende da una varietà di fattori, incluse le caratteristiche personali e gli assetti sociali. Un impe­gno sociale per la libertà dell'individuo deve implicare che si attribuisca importanza all'obiettivo di aumentare la capacità che diverse persone posseggono effettivamente, e la scelta tra diversi assetti sociali deve venire in­fluenzata dalla loro attitudine a promuovere le capacità umane. Una piena considerazione della libertà indivi­duale deve andare al di là delle capacità riferite alla vita privata, e deve prestare attenzione ad altri obiettivi della persona, quali certi fini sociali non direttamente collega­ti con la vita dell'individuo; aumentare le capacità uma­ne deve costituire una parte importante della promozio­ne della libertà individuale. (cap. 1.5, p. 25)
  • Anche se le economie socialiste, comprese quelle gui­date da partiti comunisti in varie parti del mondo, sono state gravate da problemi economici e politici (ivi com­presa l'oppressione), i fini e gli obiettivi che hanno in pas­sato attratto la gente verso il socialismo restano a tutt'og­gi importanti come lo erano cinquant'anni fa. I concetti di giustizia sociale sono costantemente riemersi anche dopo che erano stati indeboliti dalle difficoltà incontrate nei diversi progetti di attuazione. (cap. 2.5, p. 51)
  • Benché il capitalismo sia, in linea di principio, fortemente indivi­dualista, esso ha contribuito in pratica a rafforzare la tendenza all'integrazione, proprio perché ha reso le no­stre vite sempre più interdipendenti. Inoltre, il benessere economico senza precedenti che le economie moderne hanno prodotto ha fatto sì che potessero essere accettati obblighi sociali che in precedenza nessuno si sarebbe po­tuto «permettere». (cap. 2.7, p. 53)

Identità e violenza[modifica]

  • La suddivisione della popolazione mondiale secondo le civiltà o secondo le religioni produce un approccio che definirei «solitarista» all'identità umana, approccio che considera gli esseri umani membri soltanto di un gruppo ben preciso. (prologo: p. VIII)
  • Quando le prospettive di buoni rapporti fra esseri umani diversi sono viste (come sempre più spesso accade) principalmente in termini di «amicizia tra civiltà» o di «dialogo tra gruppi religiosi», o di «relazioni amichevoli tra comunità diverse» (ignorando i moltissimi, diversi modi in cui gli individui si relazionano fra di loro), i progetti per la pace vengono subordinati a un approccio che «miniaturizza» gli esseri umani. (prologo: p. IX)
  • L'obiettivo nobile ed elevato di perseguire l'amicizia tra le persone, nel momento in cui viene visto in un'ottica di amicizia tra civiltà, riduce repentinamente le molte sfaccettature degli esseri umani a una dimensione soltanto, mettendo la museruola a quella varietà di legami che, per molti secoli, hanno fornito terreno fertile e variegato a interazioni transnazionali, in campi come la matematica, i giochi, la politica e altre sfere di comune interesse per gli esseri umani. [...] Concentrarsi solo sulla classificazione religiosa, peraltro, oltre a trascurare altre importanti idee e interessi che sono all'origine delle azioni delle persone, ha anche l'effetto di amplificare, in generale, la voce dell'autorità religiosa. [...] La principale speranza di armonia nel nostro tormentato mondo risiede semmai nella pluralità delle nostre identità, che si intrecciano l'una con l'altra e sono refrattarie a divisioni drastiche lungo linee di confine invalicabili a cui non si può opporre resistenza. La natura di esseri umani che ci contradidstingue viene messa a dura prova quando le nostre differenze vengono ridotte a un sistema artificiale di classificazione unico e predominante. (cap. I: p. 14 ss.)
  • Considerare una persona saldamente incastrata in un'affiliazione, e in una soltanto, annulla i complessi intrecci fra molteplici gruppi e fedeltà multiple, rimpiazzando la ricchezza di una vita umana piena con una formula circoscritta che insiste sul fatto che ogni persona è «collocata» soltanto in un unico compartimento organico. (cap. II: p. 23)
  • La religione non è, né può essere, l'identità omnicomprensiva di un individuo. (cap. IV, p. 83)
  • Vivere in un'economia di mercato non è molto diverso dal parlare in prosa. Non è facile farne a meno, ma molto dipende da quale prosa scegliamo di usare. (cap. VII, p. 139)
  • Il riduzionismo solitarista dell'identità umana ha conseguenze di ampia portata. Un'illusione evocata per dividere gli individui in categorie straordinariamente rigide può essere usata per istigare scontri fra gruppi. (cap. IX, p. 180)

Explicit[modifica]

Una delle strade per opporsi alla miniaturizzazione degli esseri umani, che è il tema centrale di questo libro, potrebbe essere aprirsi alla possibilità di un mondo capace di superare la memoria del suo tormentato passato e vincere le insicurezze del suo difficile presente. Quando avevo undici anni, riuscii a fare poco per Kader Mia, mentre giaceva sanguinante sulle mie ginocchia, ma immagino un altro universo, non così lontano da essere irraggiungibile, in cui lui e io potremo affermare insieme le nostre tante identità comuni (anche se i solitaristi ululeraanno minacciosi al cancello). Non dobbiamo mai permettere che la nostra mente sia divisa in due da un orizzonte.

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Mario Baudino, Amartya Sen: «Pensare un Occidente tollerante contro i musulmani intolleranti è sbagliato e pericoloso», La Stampa, 30 gennaio 2003.

Bibliografia[modifica]

  • Amartya Sen, La libertà individuale come impegno sociale, traduzione di Carlo Scarpa [cap. 1] e Franca Crespi [cap. 2], Laterza, 1997.
  • Amartya Sen, Identità e violenza, traduzione di Fabio Galimberti, Laterza, 2006. ISBN 8842080527

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