Andrea De Carlo

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Andrea De Carlo

Andrea De Carlo (1952 – vivente), scrittore italiano.

  • Vivrei solo negli stadi intermedi, se potessi, senza punti di partenza e di arrivo o scopi da raggiungere; me ne starei immerso in un continuo traballamento provvisorio riparato dal mondo, con pensieri circolanti non focalizzati, in attesa di niente. (O in attesa di tutto: cambiamenti e trasformazioni e aperture di nuovi orizzonti sorprendenti da un secondo all'altro.) (da Uto, Bompiani)

Di noi tre[modifica]

Incipit[modifica]

Misia Mistrani l'ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma "La Storia è prospettiva. Non si può parlare di eventi di sette secoli fa come se fossero successi l'altro ieri e lei ci fosse stato in mezzo. Le mancano totalmente il distacco e l'equilibrio, la capacità di una valutazione a mente fredda". Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.

Citazioni[modifica]

  • Eravamo percorsi da impulsi opposti, caldo e gelo e distacco e frenesia; ci sembrava di essere in ritardo su tutto e di essere ancora in tempo per qualsiasi cosa, di andare molto veloci e di restare incollati all'asfalto.
  • Mi chiedevo come mai persone così simili possano farsi danni gravi, e persone apparentemente lontanissime, migliorarsi in modo così spettacolare; mi chiedevo se c'era una regola dietro tutto questo o solo il caso, se era un effetto permanente o temporaneo.
  • Mi è sempre sembrato che ci sia una parte di slealtà nella nostalgia, come quando dopo che è successo qualcosa, qualcuno dice "te l'avevo detto" o "lo sapevo", e non è mai vero e non aveva detto e non sapeva niente prima che succedesse.
  • Mi sembrava che solo le cose brutte avessero una loro consistenza permanente, che quelle belle tendessero dissolversi con una rapidità imprevedibile.
  • Che poi è così patetico affannarsi ad inseguire dati di fatto in trasformazione continua e pretendere di riportarli indietro alla loro origine per dare adesso le risposte che avresti dovuto dare allora. Appena ti riesci a vedere da una minima distanza ti vergogni, invece di farti tanta pena.
  • È ridicolo. Pensiamo di essere i padroni delle nostre vite, e non è vero. Le uniche cose che possiamo controllare sono marginali, rispetto al resto. Ti fa ridere, altro che piangere, se solo riesci a vederti da una minima distanza. Ti fa venire voglia di muoverti, porca miseria, staccarti di dosso tutta questa lacca di autocompassione.
  • Che poi basterebbe avere una specie di autolimitatore di pensieri per stare meglio. Una specie di autolimitatore di sentimenti. Basterebbe non lasciarsi andare proprio a picco nella vita di un'altra persona, no?
  • Cerchiamo di divertirci, Livio eh? Cerchiamo di esserci e di sentire e di pizzicare e raccogliere quello che c'è finché c'è, senza fare i sognatori e i distratti e gli autolesionisti, eh?
  • "L'importante è pensare meno, ricordare e immaginare e aspettare meno. Prendere subito quello che c'è e basta. Vivere il momento, Livio" "Il momento è tutto, Livio! Ed è l'unica cosa che abbiamo davvero."
  • Ci vuole una catastrofe o un miracolo, per venirne fuori.
  • Uno il senso dovrebbe darlo o toglierlo dentro di sé invece di aspettarsi che qualcosa gli succeda per osmosi da un'immersione in una situazione estrema.

Due di due[modifica]

Incipit[modifica]

La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite, da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva. Il ricordo che ho del nostro primo incontro è in realtà una ricostruzione, fatta di dettagli cancellati e aggiunti e modificati per liberare un solo episodio dal tessuto di episodi insignificanti a cui apparteneva allora.
In questo ricordo ricostruito io sono in piedi dall'altra parte della strada, a guardare il brulichìo di ragazzi e ragazze che sciamano fuori da un vecchio edificio grigio, appena arginati da una transenna di metallo che corre per una decina di metri lungo il marciapiede. Ho le mani in tasca e il bavero del cappoto alzato, e cerco disperatamente di assumere un atteggiamento di non appartentenza alla scena, anche se sono uscito dallo stesso portone e ho fatto lo stesso percorso faticoso solo un quarto d'ora prima. Ma ho quattordici anni e odio i vestiti che ho addosso, odio il mio aspetto in generale, e l'idea di essere qui in questo momento.

Citazioni[modifica]

  • Diceva che i musicisti rock erano le uniche persone giovani che potevano fare esattamente quello che volevano.
  • È che non bisognerebbe mai immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l'immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere.
  • È come quando pensi a una parola e continui a pensarci finché non è altro che un suono. Solo che mi succede con la vita.
  • È inutile che fai finta di essere così perfettamente candido verso il mondo, quando ti prendi tutto quello che vuoi come se ti fosse dovuto.
  • E la gente accetta di adattare i propri desideri, farseli snaturare e indirizzare su oggetti, su automobili e vestiti e apparecchi elettronici e giocattoli inutili che servono a far dimenticare cosa è diventato il mondo.
  • E questo è possibile perché la gente è costretta a vivere in luoghi dove non ha più il minimo controllo su quello che mangia e quello che si mette addosso, sullo spazio che occupa. Tutti sono in prestito tutto il tempo, devono comprare quello che gli serve e non gli basta mai, gli sembra di avere sempre bisogno di altro.
  • La vita è uno schifo, ma è confortante come continua a migliorare man mano che vai avanti.
  • Lo so come ti senti. È come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l'unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti.
  • Magari uno rimpiange di aver perso qualcosa, e l'ha perso solo per trovare di meglio.
  • Ma non voleva imparare a suonare la chitarra. Diceva che in Italia il rock non si poteva fare; che l'italiano era una lingua troppo rigida e artificiale per cantarla su una musica diversa dall'opera, quelli che ci provavano lo riempivano di imbarazzo e tristezza.
  • Mi fa impazzire pensare alle persone sensibili e piene di qualità che odiano il denaro e le industrie e le macchine e il potere, e perché sono sole pensano di essere malate, si sforzano di adattarsi alla realtà e se ne fanno schiacciare. Dobbiamo trovare il modo di raggiungerle, mettere annunci sui giornali di tutto il mondo e parlarne con tutti i mezzi possibili, stabilire contatti.
  • Non c'è niente di inevitabile nel mondo così com'è adesso. È solo una dei milioni di forme possibili, ed è venuta fuori sgradevole e ostile e rigida per chi ci vive. Ma possiamo inventarcene di completamente diverse, se vogliamo. Possiamo smantellare tutto quello che abbiamo intorno così com'è, le città come sono e le famiglie come sono e i modi di lavorare e di studiare e le strade e le case e gli uffici e i luoghi pubblici e le automobili e i vestiti e i modi di parlarci e guardarci come sono.
  • Perché tutte le situazioni finiscono, prima o poi, è lo schifo imperfetto della vita.
  • Possiamo trasformare la vita in una specie d'avventura da libro illustrato, se vogliamo. Non c'è nessun limite a quello che si può inventare, se solo usiamo le risorse che adesso vengono rovesciate per alimentare questo mondo detestabile.
  • Quasi tutto quello che viene prodotto dalle industrie serve solo a dare alla gente ragioni di spendere i soldi che guadagna con lavori che non farebbe mai se non dovesse guadagnare. I negozi sono pieni di accessori inutili e giocattoli che si rompono e vestiti che passano di moda, pure calamite messe sotto gli occhi di chi passa per tenere in movimento la macchina, fare entrare energia umana in circolo.
  • Scrivere è un po' come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro, se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso.

Leielui[modifica]

Incipit[modifica]

L'aspetto più esilarante del volare senza ali è la sua assoluta semplicità: basta muovere braccia e gambe come per nuotare, solo che ci si muove nell'aria. È facile, non richiede sforzo fisico né mentale, solo un certo grado di focalizzazione. Basta essere convinti di riuscirci, e ci si riesce.
Per esempio adesso lei sale per gradi sopra le colline dense di vegetazione, sopra i filari di piante di caffè che formano strisce verde intenso, sopra i bananeti dalle foglie quasi gialle, sopra la strada sottile che asseconda a curve le pieghe di ogni salita e avvallamento.

Citazioni[modifica]

  • Sotto tutta questa esuberanza c'è una cautela misuratrice, gliela si vede negli occhi: insicurezza di fondo, valutazioni di opportunità, gelosia latente pronta ad attivarsi. (pag. 55)
  • Non riesce a credere a quanto siano infantili i nostri impulsi di base: inseguire quello che ci viene negato, scappare da quello che ci viene offerto. (pag. 74)
  • Continua a guardarsi intorno e a raccogliere dettagli senza volerlo, e non riesce a fare a meno di pensare che comprare un appartamento è anche un po' comprare la tristezza di chi ci abitava. (pag. 111)
  • Ordina un Negroni sbagliato, che le piace per il nome forse ancora di più che per il sapore. Il fatto è che si è sempre sentita sbagliata lei stessa, fin da quando era bambina e viveva con le sorelle nel quartiere sbagliato di Rochester, con una mamma sbagliata e un padre sbagliato che avevano la combinazione etnica sbagliata e i lavori sbagliati. Ha scoperto ben presto di non essere conforme a nessuno standard, e di non poterci rientrare neanche volendo: è una questione mentale e fisica, viene fuori ogni volta che si sforza di appartenere a un contesto. (pag. 115)
  • Gli aeroporti un tempo gli piacevano molto per la loro natura di punti nodali, per gli incroci che rendono possibili tra le intenzioni e il caso. (pag. 126)
  • Pensa a tutte le intenzioni altrui che nel corso del tempo sono entrate nella sua vita e ci sono restate e infine se ne sono uscite, portate via dalla delusione o dall'esasperazione, rallentate dal rimpianto, accellerate dal risentimento. (pag. 152)
  • L'abitudine italiana degli scambi di abbracci e baci anche tra semplici conoscenti continua a lasciarla leggermente perplessa, non ci si è mai abituata del tutto. All'inizio le sembrava una manifestazione calorosa di espansività mediterranea, ma col tempo ha cominciato a pensare che in fondo si dovrebbero abbracciare e baciare solo le persone con cui esistono autentici legami d'affetto, e che farlo in modo indiscriminato tende a essere una pantomina esasperante, fatta di gesti che evocano sentimenti e li fanno scomparire nello spazio di due secondi. (pag. 159)
  • E dai dubbi che nascono le idee più interessanti. (pag. 199)
  • Il fatto è che la famiglia è un'istitutzione orribile. È un luogo di crimini, riparato dalla legge. (pag. 227)
  • Le persone più interessanti sono sempre il frutto di situazioni complicate. (pag. 228)
  • L'assenza di difficoltà produce solo cretini. (pag. 228)
  • "Siamo stati insieme cinque anni" dice lei. "Succede" dice lui. "Sopratutto quando si ha la tendenza ad attribuire ad altri qualità che non hanno. E quando si investe in qualcuno rinunciando a qualcun altro, e all'intera vita che avevi con lui. Non sei disposta a riconoscere di aver fatto l'investimento sbagliato, neanche di fronte all'evidenza. (pag. 238)
  • "Ma non esiste una qualità che non abbia un costo. Più bella e rara la qualità, più alto il costo". (pag. 248)
  • "Non ho sensi di colpa" dice lei, con un breve sollievo che non compensa minimamente il resto. In realtà ne ha una moltiplicazione di sensi di colpa. Ne ha sempre avuti, fin da bambina, per tutte le cose che avrebbe dovuto o potuto o voluto fare, per come le ha fatte o non fatte; le sembra che i sensi di colpa siano tra i suoi compagni di viaggio più assidui, non si stancano mai di seguirla. (pag. 248)
  • "È una cosa che fa in modo ricorrente: affacciarsi su mondi, uscire da mondi". (pag. 265)
  • "Le famiglie "minuscoli teatrini in cui attori scadenti continuano a mettere in scena la stessa pessima rappresentazione, davanti a spettatori ammanettati alle loro sedie". (pag. 295-296)

Incipit di alcune opere[modifica]

Arcodamore[modifica]

Mio cugino compiva gli anni dieci giorni prima di Natale, e sua moglie gli aveva organizzato una festa a sorpresa, ha telefonato per dirmi che dovevo assolutamente andarci. Da quando mi ero separato e vivevo solo avevano preso a farsi vivi almeno un paio di volte al mese, erano sempre pronti a offrirmi assistenza organizzativa e consigli esistenziali e inviti mondani. Io non facevo niente per scoraggiarli, anche se per anni non ci eravamo frequentati né avevamo mai avuto molto in comune: ogni tanto andavo a trovarli nella loro bella casa in centro, cenavo con loro o bevevo qualcosa e li aggiornavo sullo stato della mia vita. Facevo il fratello minore, anche se avevamo più o meno la stessa età; la natura apparentemente indistruttibile del loro rapporto e la qualità dell'arredamento del loro soggiorno mi confortavano, la curiosità che leggevo nei loro sguardi mi faceva sentire in movimento malgrado tutto.

Nel momento[modifica]

La mattina del cinque marzo sono uscito da solo e di umore sospeso perché il tempo era brutto e perché avevo una strana curva nei pensieri, e il cavallo mi ha preso la mano. Non era uno dei miei: un purosangue inglese scartato alle corse di nome Duane, mille volte più instabile dei meticci tozzi di campagna con cui mi ero messo in testa di ritrovare la naturalezza equina perduta. Aveva un muso tutto narici dilatate e occhi bianchi pazzi allontanato da un collo stretto e lungo, un corpo levrettato di ossa sottili e muscoli a fior di pelle e nervi tirati come corde di chitarra elettrica; potevo sentire attraverso le gambe e il bacino e le braccia la paura e il bisogno frustrato di movimento che gli passavano dentro come una corrente, lo facevano fremere e recalcitrare ogni pochi passi.

Uccelli da gabbia e da voliera[modifica]

Alle tre di pomeriggio sto guidando la mia MG bianca lungo Goldfinch Avenue verso le colline, con una cassetta dei Rolling Stones a tutto volume sullo stereo, e salto uno stop senza accorgermene. Vedo una Chevette verde chiaro che mi arriva da destra, scivola verso me come un piccolo cetaceo sott'onda. Non cerco di frenare, o di girare il volante, o. Guardo il verde chiaro che si avvicina, senza togliere il piede dall'acceleratore.

Bibliografia[modifica]

  • Andrea De Carlo, Arcodamore, Mondadori, 2004. ISBN 8804512970
  • Andrea De Carlo, Di noi tre, Arnoldo Mondadori Editore.
  • Andrea De Carlo, Due di due, Edizioni Einaudi.
  • Andrea De Carlo, Leielui, Bompiani, 2010. ISBN 8845265633
  • Andrea De Carlo, Nel momento, Arnoldo Mondadori Editore.
  • Andrea De Carlo, Uccelli da gabbia e da voliera, Bompiani.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]