Andrea Pazienza
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Andrea Pazienza (1956 – 1988), autore di fumetti italiano.
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[modifica] Citazioni di Andrea Pazienza
- Oh San Severo | la città del mio pensiero | dove prospera la vite | e l'inverno è alquanto mite. (da Sturiellet, Grifo Editore)
- Prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia. Erano tempi nei quali non potevo prescindere dal fare questo. Ma i miei quadri venivano comprati da farmacisti che se li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell'ambiente mi sembrava, oltre che una contraddizione, anche un limite enorme. Da qui il mio desiderio di fare fumetti." (da Extrapaz)
- Solo a quest'ora di notte | mi viene in mente che la tua faccia | risponde ad una geometria particolare | e ne ho così chiara negli occhi la costruzione | che disegnarla sarebbe un gioco da ragazzi | domani, avrò già dimenticato queste | meravigliose intuizioni. (da "Le Straordinarie Avventure di Penthotal")
- Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza [...] Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal '76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile "Frigidaire". Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch'io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli. Morirò il sei gennaio 1984. (autobiografia da Paese Sera, 4 gennaio 1981)
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- Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.
- E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine.
- La pazienza ha un limite, Pazienza no!
- Sono un lupo... Che non mi si chiami fido!
- – "L'Italia è il settimo paese industrializzato."
– "Guarda un po' Bitonto a che posto sta." - Amore è tutto ciò che si può ancora tradire.
- Anni verranno | pelosi come gatti | dovrò disfarmi | di quest'eterna fanciullezza. | La ricorderò | poco o nulla ci capirò. (poesia scritta a vent'anni)
- Non c'è una cosa che potrei dirti senza apparire banale, non c'è gesto che mi sia consentito fare, ora che il tuo amore è morto. Ma vorrei riuscire a ricordare come ti chiami, potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io, e faccio fatica a parlarti... e non ce la faccio a rincorrerti...
- D'altra parte non potevo continuare con la scuola, anche se, d'altra parte, pure mi dispiaceva di dare un dolore a mamma, che d'altra parte aveva il suo daffare con mio padre, che da una parte voleva continuassi, ma d'altra parte aveva già in negozio mia sorella, la quale d'altra parte non ne voleva sapere, cosicché da una parte mia madre voleva che studiassi, dall'altra parte in due in negozio non ce la facevano, e da una parte ci credo, e d'altra parte è vero che per due anni andai malissimo, ma d'altra parte i tempi erano quelli che erano, e non era facile poter studiare. Quindi, dico che sì, a tutt'oggi sono un fallito, però d'altra parte...
- Io devo sentire quello che sto disegnando, e magari devo soffrirlo. Accade quindi che se sono allegro, se non ho motivi per non stare sereno, la cosa che mi viene più facile è emozionarmi sulle cose che mi fanno star male. (da un'intervista televisiva)
- Perché il freddo, quello vero, sa essere qui nel mio cuore di sbarbo...
[modifica] Citazioni su Andrea Pazienza
- Era il capostipite di una grande scuola che non ha avuto poi nessun allievo prediletto perché era inimitabile, un talento irripetibile. (Roberto Benigni in occasione della mostra antologica su Pazienza tenutasi a Roma, Complesso del Vittoriano, 16 settembre 2005)
- Non c'era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un caos rigorosissimo. I suoi testi provenivano dal parlato; era un grande poeta, un linguista vero perché i suoi testi erano frutto di un genio letterario innato. (Roberto Benigni in occasione della mostra antologica su Pazienza tenutasi a Roma, Complesso del Vittoriano, 16 settembre 2005)
- Con Federico Fellini parlavamo spesso di lui, era uno dei nostri pupilli, uno dei nostri amori, uno dei nostri argomenti preferiti. Fellini infatti lo usò per la locandina de La città delle donne. A me sarebbe piaciuto tantissimo usarlo anche come attore perché era meraviglioso, aveva una faccia straordinaria, mi metteva una grande allegria guardarlo. Era proprio lo spirito fanciullesco dello scugnizzo, dell'intelligenza pura in tutti i sensi. (Roberto Benigni in occasione della mostra antologica su Pazienza tenutasi a Roma, Complesso del Vittoriano, 16 settembre 2005)
- Andrea Pazienza è riuscito a rappresentare, in vita, e ora anche in morte, il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria, la disperazione di una generazione che solo sbrigativamente, solo sommariamente chiameremo quella del '77 bolognese. (Pier Vittorio Tondelli)
- [...] la morte di Andrea mi mette spietatamente davanti a questo: il lato negativo di una cultura e di una generazione che non ha mai, realmente, creduto a niente, se non nella propria dannazione... Molti altri, vittime e interpreti di quegli anni, sono scomparsi. C'era qualcosa che non andava allora, ed era il mito dell'autodistruzione. Qualcuno ne è saltato fuori, qualcun altro no e ha pagato carissimo. Ogni vita è quella che doveva essere, scriveva Pavese. Allora sia resa lode a chi ci sta precedendo lassù. (Pier Vittorio Tondelli)
- C'era una volta e ci sarà sempre Andrea Pazienza, che disegnava sul cielo rubando i colori all'arcobaleno. Era felice il sole d'impastare la luce coi colori, era felice la luna di farli sognare. [...] Quando Andrea se ne andò da questa terra, il cielo pianse lacrime e pioggia, e nell'azzurro sciolse la malinconia. Per fortuna non durò a lungo. Gli passò e quando il sole illuminò una nuvoletta che ballava col vento, si trasformò ridendo in mille facce, animali e cose. Poi sporcandosi d'arcobaleno, macchiava il cielo di mille colori. Il sole pensò: "Adesso il cielo s'infuria.". Ma la musica era cambiata, le nuvole erano in festa e applaudivano quella nuvoletta monella. Allora anche il cielo applaudì con due ali che gli prestò un gabbiano e sorridendo disse: " Pazienza...". (Vincenzo Mollica, dall'introduzione di Favole)
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