Anselmo d'Aosta

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Anselmo d'Aosta

Anselmo d'Aosta, di Bec o di Canterbury (1033 o 1034 – 1109), teologo, filosofo, santo e Dottore della Chiesa.

Proslogion[modifica]

  • Riconosco, o Signore, e te ne ringrazio, che hai creato in me questa tua immagine, affinché, memore, ti pensi e ti ami. Ma l'immagine è cosí cancellata dall'attrito dei vizi, è cosí offuscata dal fumo dei peccati, che non può fare ciò che dovrebbe, se Tu non la rinnovi e la riformi. Non tento, o Signore, di penetrare la tua profondità poiché in nessun modo posso metterle a pari il mio intelletto; ma desidero comprendere in qualche modo la tua verità, che il mio cuore crede ed ama. Non cerco infatti di comprendere per credere, ma credo per comprendere. Poiché credo anche questo: che "se non avrò creduto non potrò comprendere" (Is., 7, 9).[1] (cap. I)
  • Dunque, o Signore, Tu che dai l'intelletto della fede, concedimi di intendere, per quanto Tu sai essere utile, che Tu esisti come crediamo, che Tu sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che Tu sia qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore. (da Proslogion, cap. II, 1)
  • Dunque anche l'insipiente deve convincersi che almeno nell'intelletto esiste qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore, poiché egli lo intende, quando lo sente dire, e tutto ciò che intende esiste nell'intelletto. Ma certamente ciò di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore non può esistere nel solo intelletto. Infatti, se esiste nel solo intelletto, si può pensarlo esistente anche nella realtà e questa allora sarebbe maggiore. (cap. II, 4)
  • Dunque qualcosa di cui non può pensarsi nessuna cosa maggiore esiste in modo così vero che non si può pensare non esistente. E questo sei Tu, o Signore Dio nostro. (cap. III, 1-2)
  • Cominciai a chiedermi se non si potesse trovare un unico argomento che dimostrasse da solo, senza bisogno di nessun altro, che Dio esiste veramente e che è il sommo bene, che non ha bisogno di nulla e di cui tutto il resto ha bisogno per essere e per avere valore, e bastasse pure a dimostrare le altre verità che crediamo della sostanza divina. Ci pensavo spesso e con impegno, e talora mi pareva di afferrare quello che cercavo, talora l'argomento, sfuggiva del tutto all'acume del mio pensiero [...]. Mentre, dunque, un giorno facevo ogni sforzo per resistere alla sua importunità, nello stesso conflitto di pensieri, mi balzò alla mente ciò che ormai disperavo di trovare, sì che afferrai con ogni impegno quel pensiero che prima mi sforzavo tanto di allontanare. (dal proemio)
  • Dunque, o Signore, che dai l'intelligenza della fede, concedimi di capire, per quanto sai che possa giovarmi, che tu esisti, come crediamo, e sei quello che crediamo. Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi più grande. [...] E questo ente esiste in modo così vero che non può neppure essere pensato non esistente. Infatti si può pensare che esista qualche cosa che non può essere pensato non esistente; e questo è maggiore di ciò che può essere pensato non esistente. Onde se ciò di cui non si può pensare il maggiore può essere pensato non esistente, esso non sarà più ciò di cui non si può pensare il maggiore, il che è contraddittorio. Dunque ciò di cui non si può pensare il maggiore esiste in modo così vero, che non può neppure essere pensato non esistente.
  • Se si incontra un uomo[2] siffatto, si deve non solo rifiutare il suo discorso, ma anche coprirlo di sputi. (cap. IX, 2)[3]

Note[modifica]

  1. Isaia 7, 9b: Se non crederete, non avrete stabilità (Bibbia CEI).
  2. A proposito della disputa sull'esistenza di Dio, avuta col benedettino Gaunilone.
  3. Citato in Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, 2008.

Bibliografia[modifica]

  • Anselmo d'Aosta, Opere filosofiche, traduzione, introduzione e note a cura di Sofia Vanni Rovighi, Laterza, Bari 1969.

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