Antonio Favaro

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Antonio Favaro

Antonio Favaro (1847 – 1922), matematico e storico della scienza italiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Archimede[modifica]

Il volgere del tempo che seco trascina ed affoga le memorie dei più gravi eventi, od almeno ne attenua la ricordanza, nulla può sul culto professato per gli uomini veramente sommi, e l'ammirazione per loro, ben lungi dallo scemare, va continuamente crescendo, perché il progredire degli studii mette in evidenza sempre maggiore l'entità della contribuzione che seppero recarvi. E valga il vero: giammai come ai nostri giorni furono in onore gli studii sopra Dante, la maggior figura del medio evo; mai come ora si moltiplicarono le indagini intorno a Leonardo, l'uomo meraviglioso che domina con la sua immensa figura due secoli; e Galileo, oggetto costante di amorose ricerche, ha avuto or ora il maggior omaggio che potesse essergli reso, con la raccolta diligente di tutta la sua mirabile produzione scientifica.

Galileo Galilei[modifica]

Chi entra in Santa Croce di Firenze dalla porta maggiore, mossi pochi passi, si trova sotto i piedi un lastrone di marmo con l'effigie, mezzo consunta dallo scalpiccio irriverente dei fedeli, d'un «Magister Galilaeus de Galilaeis». Nato nel 1370, era salito in riputazione di gran medico; Lettore ed uno degli ufficiali dello Studio, aveva anche nobilmente servito la patria nelle più alte magistrature; e quando circa ottantenne venne a morte, fu sotto quel lastrone composto dalla pietà del figlio Benedetto.

Per la edizione nazionale delle opere di Galileo Galilei. Esposizione e disegno[modifica]

L'espressa commissione, che, conseguentemente alla condanna di Galileo, fu mandata da Roma agli Inquisitori, di opporsi alla stampa di qualunque suo scritto, ponendo divieto generale de editis omnibus et edendis in tutti i luoghi nullo excepto, non aveva che maggiormente infervorato il sommo filosofo nella esecuzione del disegno da lui concepito, di pubblicare fuori d'Italia una raccolta de' suoi scritti. Quali fra i suoi lavori egli destinasse a far parte di tale collezione, non ci è precisamente noto: non sappiamo nemmeno s'egli intendesse di comprendervi lo "sfortunato Dialogo", com'egli lo chiama, poiché a tale strettezza era ridotta la licenza di leggerlo, da dover egli scrivere, "ragionevolmente temere che se ne sia per annullare anco la memoria;[1]" e soltanto alla voce d'una traduzione inglese di esso, si mostra allarmatissimo per il pregiudizio che a lui poteva derivarne,[2] mentre appunto i suoi amici stavano facendo attive e calorose pratiche per impetrargli una diminuzione di pena.

Note[modifica]

  1. Le Opere di Galileo Galilei, prima edizione completa condotta sugli autentici manoscritti palatini, ec., tomo III. Firenze, Società editrice fiorentina, 1848, pag. 66.
  2. Le Opere di Galileo Galilei, ec., tomo VII. Firenze, 1848, pag. 58.

Bibliografia[modifica]

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