Antonio Gramsci
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Antonio Gramsci (1891 – 1937), scrittore, politico e filosofo italiano.
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[modifica] Citazioni di Antonio Gramsci
- [In risposta a un articolo di Rodolfo Mondofo apparso su l'Ordine Nuovo] Ahimè, quanti papi infallibili tiranneggiano la coscienza degli uomini liberi e inaridiscono in loro ogni sorgente di umanità. (da Leninismo e Marxismo di Rodolfo Mondolfo, in Scritti Politici a cura di Paolo Spriano, Editori Riuniti, Roma 1973, p. 242)
- Chi ha fede, chi solo alla realtà attinge l'energia necessaria per combattere le lotte sociali deve rimanere sul terreno della violenza contro la violenza e non subirà umiliazioni. (da Fuori della realtà, L'Ordine Nuovo, 17 giugno 1921)
- Dire la verità, arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria. (da Democrazia operaia, L'Ordine Nuovo, 21 giugno 1919)
- [La tendenza a diminuire l'avversario] È di per se stessa un documento dell'inferiorità di chi ne è posseduto; si tende infatti a diminuire rabbiosamente l'avversario per poter credere di esserne decisamente vittoriosi. In questa tendenza è perciò insito oscuramente un giudizio sulla propria incapacità e debolezza. (da Passato e presente, Einaudi)
- In principio era il verbo...[1] No, in principio era il sesso.[2] (da La città futura, 1917-1918, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi)[3]
- Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. (da L'Ordine Nuovo, anno I, n. 1, 1° maggio 1919)[4]
- L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva; la storia insegna, ma non ha scolari. (da Italia e Spagna, L'Ordine Nuovo, 11 marzo 1921, anno I, n. 70)
- L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. (da Indifferenti, La città futura, numero unico, 11 febbraio 1917)
- La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri. (da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29 gennaio 1916)
- Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini. (dalla lettera alla madre, 10 maggio 1928, in La formazione dell'uomo: scritti di pedagogia, a cura di Giovanni Urbani, Editori Riuniti)
- Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani»[5]. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. (da Indifferenti, La città futura, numero unico, 11 febbraio 1917)
- Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione. (da Classicismo, Romanticismo, Baratono..., L'Ordine Nuovo, 17 gennaio 1922; ora in Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi)
- Oh! Saper essere come l'operaio che sente una sua precisa direttiva di azione e di pensiero, ed è filosofo senza saperlo, come il borghese gentiluomo era prosatore! (da Bergsoniano!, L'Ordine Nuovo, anno I, n. 2, 2 gennaio 1921)[6]
- [Ricordando Giulia, sposata nel 1923] Riandavo col pensiero a tutti i ricordi della nostra vita comune, dal primo giorno che ti ho visto a Sieriebriani Bor e che non osavo entrare nella stanza perché mi avevi intimidito (davvero, mi avevi intimidito e oggi sorrido ricordando questa impressione) al giorno che sei partita a piedi e io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile. [...] Ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido. (lettera del 30 giugno 1924, da Lettere 1908-1926, Einaudi)
- Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. (da Indifferenti, La città futura, numero unico, 11 febbraio 1917)
- [Al giudice, che prima della condanna a 20 anni e 4 mesi di carcere gli aveva chiesto che cosa avrebbero fatto i comunisti se l'Italia fosse entrata in guerra] Voi fascisti porterete l'Italia alla rovina, e a noi comunisti spetterà salvarla! (citato in Palmiro Togliatti, Il partito comunista italiano, Editori Riuniti, Roma 19974, cap. VIII, p. 80)
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- Dato che dobbiamo costruire il Paese, costruiamo repertori, enciclopedie, dizionari.
[modifica] Lettere dal carcere
[modifica] Incipit
Roma 20 novembre 1926
Mia carissima Julca,
Ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto a letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di volere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini. Mi preoccupa un po' la quistione materiale: potrà il tuo lavoro bastare a tuttto? Penso che non sarebbe né meno degno di noi né troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ciò, perché tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei più tranquillo e più forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilità di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi. Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perché dormo pochissimo, e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme coi bambini.
Antonio
[modifica] Citazioni
- Siamo assolutamenter separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di Kipling intitolata: Una strana cavalcata nel volume francese L'uomo che volle essere re. Mi è balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15 amici. La nostra vita è tranquillissima: siamo occupati a esplorare l'isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-10 chilometri, con paesaggi amenisimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che porta giornali, e amici nuovi, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare. Ustica è molto più graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invierò: è una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. (p. 6)
- I traduttori sono pagati male e traducono peggio.
- Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa. (lettera a Tania, 2 luglio 1933)
- La mia praticità consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro.
- Sono pessimista con l'intelligenza, ma ottimista per la volontà. (19 dicembre 1929)
[modifica] Quaderni del carcere
- In Oriente lo Stato era tutto, la società civile era primordiale e gelatinosa; nell'Occidente tra Stato e società civile c'era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. (vol. II, p. 866; citato in Ginsborg 1989, p. 55)
- La divisione fondamentale della scuola in classica e professionale era uno schema razionale: la scuola professionale per le classi strumentali, quella classica per le classi dominanti e per gli intellettuali. Lo sviluppo della base industriale sia in città che in campagna aveva un crescente bisogno del nuovo tipo di intellettuale urbano: si sviluppò accanto alla scuola classica quella tecnica (professionale ma non manuale), ciò che mise in discussione il principio stesso dell'indirizzo concreto di cultura generale, dell'indirizzo umanistico della cultura generale fondata sulla tradizione greco-romana. Questo indirizzo, una volta messo in discussione, può dirsi spacciato, perché la sua capacità formativa era in gran parte basata sul prestigioso generale e tradizionalmente indiscusso, di una determinata forma di civiltà. (p. 1531)
- Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie in intellettuali. (vol. III, quaderno 12 (XXIX), 1932)
- La disciplina [...] non annulla la personalità e la libertà: la quistione della "personalità e libertà" si pone non per il fatto della disciplina, ma per l'origine del potere che ordina la disciplina [...] La disciplina è un elemento necessario di ordine democratico, di libertà. [...] Battere l'accento sulla disciplina, sulla socialità, e tuttavia pretendere sincerità, spontaneità, originalità: ecco ciò che è veramente difficile e arduo. (quaderno 14)
- Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
- Ogni elemento imposto sarà pertanto da ripudiare [...] occorre fare "libertà" di ciò che è "necessario", ma perciò occorre riconoscere una necessità "obbiettiva". (quaderno 8)
- Reagire al velleitarismo. Proporsi obiettivi discreti, raggiungibili, anche se si intenda approfondirli ed estenderli.
- Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.
Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano. (da Passato e presente, quaderno 15, § 21) - Questa espressione – "gli umili" – è caratteristica per comprendere l'atteggiamento tradizionale degli intellettuali italiani verso il popolo e quindi il significato della "letteratura per gli umili". Non si tratta del rapporto contenuto nell'espressione dostoievschiana di "umiliati e offesi". In Dostojevschij c'è potente il sentimento nazionale-popolare, cioè la coscienza di una missione degli intellettuali verso il popolo, che magari è "oggettivamente" costituito di "umili" ma deve essere liberato da questa "umiltà", trasformato, rigenerato. Nell'intellettuale italiano l'espressione di "umili" indica un rapporto di protezione paterna e padreternale, il sentimento "sufficiente" di un propria indiscussa superiorità, il rapporto come tra due razze, una ritenuta superiore e l'altra inferiore, il rapporto come tra adulto e bambino nella vecchia pedagogia o peggio ancora un rapporto da "società protettrice degli animali", o da esercito della salute anglosassone verso i cannibali della Papuasia.
[modifica] Citazioni su Antonio Gramsci
- In questo grande quadro, decisivo è stato l'impulso dato in Italia dal fondatore del nostro partito, Antonio Gramsci, uno dei più originali pensatori dei nostri tempi, il più grande degli italiani dell'epoca nostra, per la traccia incancellabile che col pensiero e coll'azione egli ha lasciato. Con Gramsci il marxismo, liberato dalle parassitarie deformazioni del fatalismo positivistico e del materialismo volgare, riacquista tutto il suo valore di concezione del mondo e visione integrale della storia. È di nuovo guida dell'azione e del pensiero in tutti i campi, non solo nella ricerca puramente politica, ma nella critica di una decrepita cultura idealistica incapace di farci capire il mondo di ieri e di oggi, nella costruzione di una cultura nuova e nella lotta per il rinnovamento della società. (Palmiro Togliatti)
- La tragedia di un uomo e di una donna non invecchia con il tempo, non finisce di commuoverci: la sua evidenza è come fissata dalla rispondenza dei sentimenti che ogni generazione possiede al pari delle precedenti. Verrebbe fatto, semplicemente, di continuare a chiosarla, a riempirla di riscontri. (Paolo Spriano)
[modifica] Bibliografia
- Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
- Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1975.
- Paul Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi, traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548
[modifica] Note
- ↑ Il riferimento è all'incipit del Vangelo secondo Giovanni
- ↑ Il riferimento è a un pensiero di Stanislaw Przybyszewski del 1893.
- ↑ Riportato anche in Letteratura e vita nazionale, in Quaderni del carcere.
- ↑ Vedi immagine del primo numero de L'Ordine Nuovo.
- ↑ Christian Friedrich Hebbel, Diario, traduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano 1912, p. 82, riflessione n. 2127: Vivere significa esser partigiani.
- ↑ È la frase finale dell'articolo, che non è firmato, ora incluso in Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi; secondo i curatori dell'opera, le ultime tre righe del trafiletto probabilmente non sono di Antonio Gramsci. Per Giancarlo Bergami sono attribuibili a Palmiro Togliatti (Studi Piemontesi, Torino, marzo 1988, vol. XVII).
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