Archimede

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Archimede

Archimede di Siracusa (circa 287 a.C. – 212 a.C.), matematico, ingegnere, fisico e inventore siceliota.

Citazioni di Archimede[modifica]

  • Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo.[1]
δός μοι ποῦ στῶ καὶ κινῶ τὴν γήν.
Da ubi consistam, et terram coelumque movebo.
  • εύρηκα!
  • Eureka![2]
Ho trovato!
  • Noli turbare circulos meos. [3]
Non guastare i miei cerchi.
  • Noli, obsecro, istum disturbare.[3]
Ti scongiuro, non guastare ciò.
Trascendere le limitazioni umane e padroneggiare l'universo.

Incipit de L'arenario[modifica]

  • Alcuni pensano, o re Gelone che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. Altri ritengono che questo numero non sia infinito, ma che non possa esistere un numero esprimibile e che superi questa quantità di sabbia. È chiaro che coloro i quali pensano questo, se immaginassero un volume di sabbia uguale a quello della Terra, avendo riempito di sabbia tutti i mari e tutte le valli, fino alle montagne più alte, sarebbero ancor meno disposti ad ammettere che si possa esprimere un numero che superi quella quantità. Ma io tenterò di mostrarti, attraverso dimostrazioni geometriche che tu potrai seguire, che alcuni dei numeri da noi enunciati ed esposti negli scritti inviati a Zeusippo, non soltanto superano il numero dei granelli di sabbia aventi un volume uguale a quello della Terra riempita come abbiamo detto, ma anche un volume uguale a quello dell'intero Universo.

Citazioni su Archimede[modifica]

  • Archimede ha fatto una quantità di scoperte straordinarie ed eccezionalmente geniali. Fra esse voglio parlare soprattutto di una che porta i segni di una grande intelligenza. Quando Gerone regnava in Siracusa, per le sue fortunate imprese volle offrire ad un certo santuario una corona d'oro che aveva ammirato. Decise il prezzo dell'opera con un artista e gli consegnò la quantità di oro necessaria. A suo tempo la corona finita fu consegnata, con piena soddisfazione del re, ed anche il peso della corona risultò coincidere con quello dell'oro. Più tardi, però, Gerone ebbe motivo di sospettare che l'artista avesse sottratto una parte dell'oro e l'avesse sostituita con un ugual peso di argento. Indignato per l'inganno, ma non riuscendo a trovare il modo di dimostrarlo, pregò Archimede di studiare la questione. Un giorno che, tutto preso da questo pensiero, Archimede era entrato in un bagno, si accorse che mano a mano che il suo corpo si immergeva, l'acqua traboccava. Questa osservazione gli diede la soluzione del problema. Si slanciò fuori dal bagno e tutto emozionato si precipitò nudo verso casa, gridando con tutte le forze che aveva trovato quel che cercava: "Eureka! Eureka!". (Marco Vitruvio Pollione)
  • Fu ad Archimede conceduto l'onor del sepolcro, quale l'avea egli desiderato. Ma questo sepolcro medesimo era ito in dimenticanza più di 100 anni dopo, quando Cicerone andò questore in Sicilia. Narra egli stesso in qual maniera gli venisse fatto di scoprirlo a' Siracusani, i quali tanto ne avean perduta ogni memoria, che assicuravano il sepolcro di Archimede non essere certamente tra loro. Così un Romano riparò in certo modo l'ingiuria che questo valentuomo avea da un altro Romao ricevuta. Ad alcuni han data noia in questo racconto di Cicerone quelle parole humilem homunculum, con cui egli chiama Archimede, come se dirlo volesse uom dappoco e spregevole... Ma senza inutilmente perderci in dissertare, basta il riflettere che sì gran concetto avea Cicerone di Archimede, che volle cercarne il sepolcro, e che chiamolo, come fu detto sopra, uomo di divino ingegno, per comprendere che quelle parole humilem homunculum non significano già uomo da nulla, ma uom privato e povero, e vissuto lungi dalla luce de' pubblici onori. (Girolamo Tiraboschi)
  • Non mi pare che in questo luogo sia da passar con silenzio l'invenzione di Archimede d'alzar l'acqua con la vite: la quale non solo è maravigliosa, ma è miracolosa; poiché troveremo, che l'acqua ascende nella vite discendendo continuamente. (Galileo Galilei)

Note[modifica]

  1. Frase attribuita ad Archimede dal geometra Alessandrino Pappo; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 87.
  2. Il re di Siracusa Gerone chiese ad Archimede di verificare quanto oro e quanto argento fossero contenuti nella lega di cui era costituita la sua corona. Archimede trovò la soluzione a questo problema, per caso, mentre faceva il bagno esclamando la famosa parola. La proverbiale esclamazione è riportata sia da Marco Vitruvio Pollione che da Plutarco. Citato in Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico, p. 105.
  3. a b Queste, riportate da Valerio Massimo, sarebbero le sue ultime parole. I Romani, dopo aver espugnato Siracusa, compierono un vero e proprio massacro. Un soldato romano si imbatté in Archimede che in quel momento era intento a tracciare disegni matematici sulla sabbia, tutto assorto nei suoi calcoli. Secondo Tito Livio e Plutarco, Archimede si limitò a chiedergli di risparmiare i suoi disegni e fu trafitto a morte dal soldato. Marcello, che aveva da sempre ammirato il matematico greco, deplorò il suo assassino e gli fece dare sepultura onorevole. Citato in Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico, p. 106.

Bibliografia[modifica]

  • Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico. Dizionario di storia, letteratura, arte, musica, a cura di E. Tetamo, traduzione di L. Antonelli e D. Spanio, Pearson Italia S.p.a., 2004. ISBN 8842499722 (Anteprima su Google Books)

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