Ardengo Soffici

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Ardengo Soffici (1879 – 1964), poeta, scrittore e pittore italiano.

  • Tutto si paga con 24 ore di giovinezza al giorno. (da Bif& ZF + 18 = Simultaneità – Chimismi lirici, Edizioni della "Voce", Firenze 1915)

[modifica] Giornale di bordo

  • Ama il prossimo come te stesso.[1] — Il primo prossimo è sé medesimo. Benissimo. Cominciamo dunque con l'amar noi stessi.
  • È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene.
  • L'amore? La più bella occasione per ripetere con entusiasmo dei luoghi comuni.
  • La felicità è una forma dell'arte.
  • La verità è il punto morto dello spirito.
  • Non mi piace che la polizia s'immischi in cose amorose; ma semmai, nel caso di una donna còlta in flagrante adulterio, si cominci coll'arrestare il marito. Nove volte su dieci la colpa è sua.

[Ardengo Soffici, Giornale di bordo, Vallecchi, 1951.]

[modifica] La giostra dei sensi

[modifica] Incipit

Dal mio Diario napoletano stralcerò tutto quello che non riguarda Lina. Tralascerò le impressioni dell'arrivo notturno, la lunga corsa per il Rettifilo deserto nella vettura dell'Hòtel Patria, traballante per me solo sullo stupefacente selciato di questa città di sorprese; la meraviglia mattutina della Marina, di Basso Porto; i vagabondaggi per le vie gonfie fetidumi e di bellezza, tra lo sfarzo delle luci, tra l'inquietudine dell'ombra mal popolata; estasiato alle corone d'agrumi e di fresche bottiglie multicolori, nella calca viva di guaglione splendenti e scugnizzi, e armenti randagi dietro un suono di piffero.

[modifica] Citazioni

  • Per innaffiare la polvere di una mattinata militare passata fra i vecchi indumenti da versarsi e i pagliericci disfatti, approdo a questo Cambrinus che adocchiai ieri, e la cui pace mi tenta in margine al viavai di una piazza che giudico deliziosa prima di saperla celebre.
  • Una sola figura, or ora, mi ha colpito: una donna bruna, elegante, vestita di seta a righe orizzontali bianche e nere, con un cappello di feltro blu discretamente fiorito nell'ombra della larga tesa. È passata rasentando la ringhiera alla quale mi appoggio ed è sparita dietro l'angolo del caffè, alla mia destra.
  • Oi vita, oi vita mia
    O core'o chisto core.
    Si' stato 'o primm'ammore
    E 'o primmo e l'ultimo sarai pe' me.
    [2]
    Era già più delle due quando siamo andati a letto.
    Cosa malinconica la fusione di due corpi estranei, o quasi. Piacere sommario, misto d'inquietudine e di sospetti. L'antico pudore rinasce e rende incerti e goffi anche i più rotti alle galanterie se la grande ondata dell'amore non arriva a rendere puri e sani tutti gli atti e i più segreti e vivi, della carne infiammata.
  • Passeggiando per santa Lucia, lungo i parapetti del mare di Posillipo, nel tepore profumato dell'aria notturna gonfia di serenate che salgono da oscuri gruppi di mandolinisti alle finestre banali e felici degli Excelsior e dei Bristol, ho voluto simulare ironicamente, a braccetto con Lina, la luna di miele delle basse letterature e delle cartoline illustrate.
    Esageratamente estasiato nella serenità solitaria della riva insigne, ho contraffatto l'amore dei vent'anni, la calda languidezza senza parole e con pochi baci, a contatto di capelli e di fianco, intramezzata dall'allegro motteggio, o con molte parole e baci e frizzi che tornano inavvertitamente a rifinire in sospiri. Anche in questo giuoco, Lina ha saputo mostrare la sua finezza; è stata un'artista perfetta; tanto anzi che mi son domandato più d'una volta se la commedia non fosse ogni poco lì lì per diventare realtà. Gli è che il giuoco è pericoloso in effetto, e adesso non saprei dire con precisione cosa succeda nel mio cuore, pur tanto navigato – né in quello di Lina.
  • Via Toledo, presso al tramonto, è una zona di sogno, un canale di felicità trascinante gli ori del crepuscolo, il carminio del cielo caldamente appoggiato sulle bionde verdure del Vomero. L'eleganze, gli amori passano e s'incrociano fra uno scintillamento infiammato di cristallerie e di sorrisi, lungo i marciapiedi. Correre mollemente assisi in questo gurgito allegro di vita meridionale è una gioia di cui porterò con me l'amoroso ricordo.

[Ardengo Soffici, La giostra dei sensi, Vallecchi, 1920.]

[modifica] Note

  1. Il riferimento è alle parole di Gesù nel Vangelo secondo Matteo, 19, 19: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
  2. Si tratta della canzone napoletana O surdato 'nnammurato (in italiano Il soldato innamorato), scritta da Aniello Califano e musicata da Enrico Cannio nel 1915.

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