Ashley Montagu

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Ashley Montagu (1905 – 1999), antropologo e saggista britannico.

Citazioni di Ashley Montagu[modifica]

  • [...] la circoncisione, una mutilazione rituale arcaica che non ha nessuna giustificazione di nessun tipo e in nessun posto in una società avanzata. (da Mutilated Humanity Relazione a The Second International Symposium on Circumcision, San Francisco, California, 30 aprile – 3 maggio 1991)

La razza. Analisi di un mito[modifica]

  • Il grave pericolo e il malanno della nostra epoca sono che le differenze culturali esistenti fra i diversi gruppi etnici tendono a smorzarsi o a essere assorbite e ad annullarsi troppo rapidamente... la storia della nostra specie ci insegna che le diversità culturali sono la forza creatrice della storia. (p. 239)
  • Può essere un'eccessiva semplificazione, ma non è troppo lontano dal vero affermare che molto di quanto è brutto, disumano, distruttivo nella nostra civiltà è largamente dovuto alle attività di coloro che si preoccupano di sfruttare i propri simili a proprio vantaggio e usano mezzi di controllo soltanto a questo scopo. Per costoro la guerra è un'attività vantaggiosa, perché li rende più potenti e più ricchi. (p. 271)
  • Fondamentalmente, l'uomo è un animale intelligente, ma, ahimè, è vittima della macchina ambidestra della sua civiltà che gli altera la mente e lo rende senza intelligenza. Tristi insegnamenti tradizionali hanno fatto dell'uomo occidentale una creatura di una stupefacente mancanza di intelligenza, che vive sotto il continuo, ininterrotto dominio di un caos di idee che più degradanti, più stupide, più assurde e più rattristanti sarebbe impossibile immaginare. (p. 255)
  • Tutti noi, nondimeno, sappiamo qualcosa dei tragici effetti dell'insegnamento delle mitiche dottrine «razziali» e delle applicazioni pratiche dell'igiene «razziale» in Germania. Negli Stati Uniti sono stati fatti frequenti tentativi analoghi: nei parlamenti dei diversi stati sono stati introdotti progetti di legge, e ne sono stati approvati una trentina, che stabiliscono essere reato o trasgressione della legge il matrimonio fra persone di colore o «razze» diverse, come pure l'assistenza comunque data a tale matrimonio. (pp. 210-211)
  • La seconda guerra mondiale, in America e negli altri paesi, fu una guerra sia di idee sia di armi: idee che venivano create per infiltrarsi nella mente in modo tale che la vittima per lo più non si rendeva conto di ciò che accadeva se non quando era troppo tardi. Ci sia permesso ricordare che la seconda guerra mondiale fu la prima nella quale le idee furono diffuse dal cielo, sulle onde della radio come dagli aerei, prima che le stesse bombe cominciassero a dare libero corso alla loro disumana rovina. Fra queste idee, in modo esplicito come in forma camuffata, ebbe una parte preminente il razzismo. (p. 341)
  • Il razzismo è una malattia. È un cattivo funzionamento della mente che compromette le relazioni umane, è una malattia psichicamente contagiosa conseguente al fatto che una mente predisposta viene infettata da idee false, patologiche, che producono ostilità verso altri gruppi e verso i loro membri. (p. 379)
  • Pochi tentativi sono stati compiuti per insegnare ai bambini a diventare esseri umani; eppure questo è ciò che le nostre scuole dovrebbero soprattutto preoccuparsi di fare. Le nostre scuole dovrebbero trasformarsi in istituti ove si insegnassero l'arte e la scienza delle relazioni umane, ove si insegnasse l'arte di divenire esseri umani, e i motivi per cui è necessario essere tali. I problemi della razza sono essenzialmente problemi di relazioni umane, e i problemi della razza non sono che una delle tante prove del nostro fallimento nelle relazioni umane. Il necessario mutamento può essere attuato dagli educatori del nostro e degli altri paesi. Sono gli educatori dei giovani i veri non riconosciuti legislatori del mondo. (pp. 357-358)
  • È sciocco affermare che ogni uomo vive nel tipo di società che merita. Di fatto la maggior parte degli uomini contribuiscono in ben poca misura alla formazione della società in cui vivono. Essi crescono in essa e di solito l'accettano più o meno senza discuterla. (p. 356)
  • Infatti il grande principio dello sviluppo sia biologico sia sociale è la cooperazione, non l'antagonismo. Abbiamo già visto che la scienza ha dimostrato che vi sono buoni motivi per credere che la cooperazione e l'altruismo hanno avuto parte più importante nell'evoluzione della specie animale – uomo compreso – che non le forze egoistiche della natura. (p. 354)
  • Non la natura rossa nei denti e negli artigli (il falso mito di una natura distruttiva e aggressiva n.d.t.), ma la cooperazione è la prima legge del comportamento naturale (p. 269)
  • Certamente l'aggressività esiste in natura, ma vi è anche una competizione salutare e non spietata e vi sono forti impulsi fondamentali verso un comportamento sociale e cooperativo. Queste forze non operano indipendenti, ma insieme, come un tutto, e l'evidenza dimostra chiaramente che di tutti questi impulsi il predominante e il più importante biologicamente è il principio di cooperazione. La coesistenza di tante specie diverse di animali in tutto il mondo sta a testimoniare l'importanza di questo principio. È probabile che l'uomo, nella sua evoluzione biologica e sociale, debba più allo sviluppo degli impulsi cooperativi che non a qualsiasi altro impulso. Il suo futuro sviluppo dipende dal loro ulteriore sviluppo, non dalla loro soppressione. (p. 267)
  • Senza forti impulsi alla cooperazione, alla sociabilità, al reciproco aiuto, il progresso della vita organica, il miglioramento dell'organismo, il rafforzamento della specie diventano assolutamente incomprensibili. In realtà, lo Haldane e lo Huxley ritengono che la competizione fra adulti della stessa specie sia, nel complesso, un male biologico. (p. 268)
  • Per quanto concerne il suggerimento di eliminare o limitare o sospendere l'uso della parola razza, si registrano casi analoghi nella scienza. Forse il caso più clamoroso negli anni recenti è la cancellazione del vocabolo istinto da parte dgli psicologi per motivi simili a quelli che rendono indesiderabile il vocabolo razza. Alla stessa guisa in antropologia il vocabolo selvaggio è stato completamente abbandonato, mentre il vocabolo primitivo riferito a popolazioni viventi è stato in gran parte sostituito dal vocabolo analfabeta... (p. 370)
  • Possiamo quindi concludere la nostra indagine affermando che il negro d'America rappresenta un miscuglio in cui sono entrati i geni dei negri d'Africa, dei bianchi di molti paesi e classi sociali, e di alcuni indiani d'America, e che per quanto concerne i suoi caratteri fisici il negro d'America rappresenta la felice fusione di questi tre elementi principali in un unico tipo biologico. Tutti questi cartteri sono perfettamente armoniosi, e abbiamo ogni motivo per credere che egli rappresenta un tipo biologico perfettamente soddisfacente. Il suo futuro biologico è limpido e chiaro. (p. 315)
  • In definitiva, la conclusione è che gli ebrei non sono e non sono mai stati una razza o un gruppo etnico, ma sono e sono sempre stati una entità sociologica, che può essere definita nel modo migliore come gruppo o popolo quasi-nazionale.
  • Presunte differenze razziali e nazionali si riconoscono, ovviamente, in espressioni quali sangue tedesco, sangue inglese, sangue ebraico, sangue negro; sicché oggi si è arrivati a usare i vocaboli razza e sangue come sinonimi. (p. 277)
  • Durante la seconda guerra mondiale se ne parlò molto quando la Croce Rossa, dovendo compiere trasfusioni, separò il sangue dei negri da quello dei bianchi. In altre parole, il mito del sangue si è arroccato quasi altrettanto saldamente nel nostro paese come tra i nazisti. È una situazione deprecabile e pericolosa e quanto prima si saprà cos'è realmente il sangue, tanto meglio sarà. (p. 284)
  • Come abbiamo visto, abbiamo buoni motivi per credere che sentimenti e pregiudizi razziali aggressivi siano una acquisizione relativamente recente dell'uomo. Abbiamo anche buoni motivi per credere che la guerra sia soltanto un fenomeno recente risultante dalle artificiose e corrotte attività degli uomini che vivono in gruppi altamente civili. Fra le varietà estinte del genere umano di cui abbiamo conoscenza non è mai stat trovata nessuna testimonianza di guerre o di conflitti analoghi. (p. 261)
  • Nonostante il parere di Kant e di altri, nell'uomo non v'è istinto verso la pace come non v'è verso la guerra. Gli antichi egiziani, i cretesi, le genti di Mohenjo-Daro, in India, non fecero guerre per il buon motivo che non avevano affatto bisogno di farle, essendo del tutto autosufficienti sia sul piano sociale che su quello economico. (p. 272)

La naturale superiorità della donna[modifica]

  • Questo libro è stato scritto nella speranza di avvicinare anche più strettamente l'uno all'altro i due sessi, non allo scopo di dividerli ponendo l'uno in uno situazione di superiorità rispetto all'altro. Se in queste pagine viene posto l'accento sulla superiorità naturale della donna, è solamente perché pochi sinora l'avevano notata, ed è ormai tempo che uomini e donne si rendano conto di tale superiorità e del suo significato. Superiorità naturale non vuol dire ineguaglianza sociale... (p. 5)
  • Qualcuno, è vero, ha avanzato e difeso strenuamente, se pure in modo non troppo convincente, la teoria che la donna è pari all'uomo; ma non ho mai sentito dire, o letto, che la donna è migliore dell'uomo o a lui superiore. E come, siamo giusti, si potrebbe sostenere una simile tesi quando tutto prova il contrario? (cap. 1, p. 7)
  • La donna è in procinto di liberarsi dallo stato di soggezione che per lunghi anni l'ha resa schiava dell'uomo. (cap. 1, p. 8)
  • Se esiste al mondo un uomo capace di riflettere senza arrossire al modo con cui l'uomo ha sempre trattato la donna, quell'uomo, a propria giustificazione può dire soltanto che non si ritiene responsabile degli errori commessi dai suoi predecessori. Una volta assolto da ogni responsabilità per quanto riguarda il passato, c'è da sperare che quest'uomo da ora in poi si comporterà con maggiore intelligenza e senno. Le donne del secolo scorso (nel XIX secolo n.d.r.) venivano trattate in maniera non dissimile da come, purtroppo, vengono tuttora trattati i negri in molti luoghi. Le donne, si diceva, hanno un cervello più piccolo di quello maschile, e perciò minore intelligenza; sono più emotive e instabili; nei momenti critici per lo più svengono e comunque non sono di nessun aiuto. Sono creature fragili, dotate di scarso discernimento e di buon senso ancor minore; impossibile fidarsi di loro per quanto riguarda il denaro, e nel lavoro son capaci di espletare funzioni semplici, pressoché manuali. Tutta questa serie di preconcetti venne a cadere durante la prima Guerra Mondiale, quando per la prima volta le donne furono chiamate a sostituire gli uomini in mansioni che sino a quel giorno erano state di pertinenza esclusivamente maschile. (cap. 1, p. 9)
  • Dopo essersi liberata dalla schiavitù impostale per secoli dall'uomo, la donna deve adesso liberarsi dal mito dell'inferiorità femminile, e rendersi pienamente conto delle proprie possibilità. (cap. 1, p. 14)
  • Sinora si è sempre omesso di accennare alla superiorità biologica della donna; di essa mi propongo di offrire una solida dimostrazione in questo mio libro. Come vedremo, le scoperte della scienza moderna smantellano il vecchio pregiudizio dell'inferiorità femminile. Non solo è facile dimostrare l'assoluta falsità di quanto si è detto per abbassare il livello della donna, ma proveremo che se la donna possiede, biologicamente, qualità superiori a quelle dell'uomo, per lo più non le è concesso di fruirne. (cap. 1, p. 14)
  • C'è da sperare che il lettore, avendo sotto gli occhi fatti e relative conseguenze, voglia riesaminare coscienziosamente le idee tradizionali sull'inferiorità femminile e sconfessare quei pregiudizi che lo hanno sinora allontanato dalla verità. Questo vale tanto per gli uomini quanto per le donne, giacché sino a quando le donne stesse non si saranno liberate dai miti che tuttora le imprigionano, nessun uomo potrà sentirsi del tutto sgombro da preconcetti. La liberazione della donna comporta la liberazione dell'uomo. (cap. 1, p. 16)
  • Per cultura s'intende il modo di vivere di un popolo, le sue istituzioni, i suoi strumenti di vita. La spartizione del lavoro tra i due sessi è una manifestazione culturale di differenze biologiche. (cap. 2, p. 21)
  • Si comincia a comprendere come mai parto e mestruo da fenomeni naturali siano stati trasformati in un handicap, anzi in vere malattie. Gli uomini proiettano i loro desideri inconsci sullo schermo della società in cui vivono, e plasmano le loro istituzioni e i loro dèi nella forma dei propri desideri. L'invidia che provano per le facoltà fisiologiche della donna li fa sentire deboli e ad essa inferiori: la paura sovente si aggiunge alla gelosia. L'unico modo per difendersi dalle donne e, nello stesso tempo, per punirle, è quello di svalutare le loro capacità trasformando le prerogative femminili in stati di inferiorità. Si può benissimo in tal modo negare la superiorità fisiologica della femmina e arrivare perfino a considerarla una creatura sudicia e impura, da evitarsi! Insomma, la superiorità fisiologica può ridurre la donna in una condizione d'inferiorità sociale. Ecco come si svolge tale processo: la superiorità fisiologica va prima portata a uno stato d'inferiorità sociale, che viene poi convertita in inferiorità biologica. A questo punto, come dubitare dell'inferiorità biologica e sociale della donna? (cap. 2, p. 26-27)
  • Le donne non hanno avuto mai, come gli uomini, modo e occasione di sviluppare le proprie attitudini, né di arricchire la propria intelligenza e destrezza. Chiuse entro i severi confini di una tradizione, giudicate senza un leale processo, esse furono condannate a una schiavitù da cui non si libereranno mai ove non se ne dia loro l'occasione. (il corsivo è nel testo n.d.r.; cap. 2, p. 30)
  • Abbiamo già accennato all'analogia esistente fra i pregiudizi di razza e i pregiudizi contro le donne. Tutto ciò, infatti, che è stato detto di una razza considerata inferiore, è stato detto anche della donna. (cap. 2, p. 31)
  • E quale è il più grosso problema della donna? L'uomo. L'uomo ha creato e mantenuto ferme le difficoltà maggiori che la donna incontra, e sino a che egli non avrà superato le proprie, non c'è da sperare in una soluzione interamente soddisfacente per la donna. (cap. 2, p. 32)
  • Poniamo ora a confronto la struttura e la forza del maschio con quelle, assai minori, della femmina. L'uomo, ne abbiamo mille prove, si è servito delle proprie doti fisiche per mantenere la donna in istato di soggezione: l'uomo dà ordini e afferma la sua volontà valendosi dell'autorità che gli viene dai propri muscoli. Quando non riesce in altro modo, si fa obbedire con la forza. (p. 37)
  • La donna rimanga fedele alla missione che le è stata affidata da Dio, che è quella di portare l'individuo umano ad essere sincero con se stesso, impedirgli di far violenza alla sua natura vera, aiutarlo a realizzare tutte le sue possibilità nel senso dell'amore e della cooperazione. Se la donna fallisse a questa sua missione, ogni speranza per l'avvenire della specie umana sparirebbe dal mondo. Ma la donna non fallirà: riuscirà e per sempre. (cap. 1, p. 235)

Bibliografia[modifica]

  • Ashley Montagu, La razza. Analisi di un mito, traduzione di Laura Lovisetti Fuà, Einaudi, Torino, 1966.
  • Ashley Montagu, La naturale superiorità delle donne (The natural superiority of women), traduzione di Gianna Tornabuoni, Bompiani, collana L'uomo, 1956.

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