Assassin's Creed

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Altaïr

Assassin's Creed, videogioco d'azione del 2005 per Xbox 360, Playstation 3, PC.

Indice

[modifica] Dialoghi

[modifica] Garniero di Naplusa

  • [Dialogo di Altaïr con Garniero di Naplusa dopo averlo colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Liberatevi del fardello.
    Garniero: Ah, ora avro riposo eh? Il sonno senza fine mi chiama, ma prima di chiudere gli occhi devo sapere, che ne sarà dei miei figlioli?
    Altaïr: Coloro che avete fatto soffrire con crudeli esperimenti? Ora saranno liberi di tornare nelle loro case.
    Garniero: Case? Quali case? Le fogne? I bordelli? le prigioni dalle quali li ho tirati fuori?
    Altaïr: Avete preso quegli uomini contro la loro volontà.
    Garniero: Sì, per quanta poca potessero averne. Sei invero così ingenuo? Accontenti un bambino piangente solo perché frigna? 'Ma voglio giocare col fuoco, padre' Che cosa gli diresti? 'Fa come credi' Ma la tua risposta lo farebbe ustionare.
    Altaïr: Quelli non sono bambini, ma uomini e donne cresciuti.
    Garniero: Nel corpo forse, ma non nella mente, era quello il danno che cercavo di riparare, lo ammetto senza il manufatto che voi ci avete rubato i miei progressi sono rallentati. Ma ci sono le erbe, misture ed estratti, le mie guardie ne sono la prova. Erano dei pazzi prima che li trovassi e li liberassi dalle prigioni della loro stessa mente, e alla mia morte, pazzi ritorneranno.
    Altaïr: Credevate davvero di averli aiutati?
    Garniero: Non è ciò che credo, è ciò che so.

[modifica] Talal

  • [Dialogo di Altaïr con Talal dopo l'entrata nel magazzino dove tiene gli schiavi]
    Altaïr: E adesso schiavista?.
    Talal: Non chiamarmi così, voglio solo aiutarli, come io sono stato aiutato un tempo.
    Altaïr: Non date loro un grande aiuto imprigionandoli così.
    Talal: Imprigionarli? Li mantengo al sicuro, in preparazione del viaggio che li attende.
    Altaïr: Quale viaggio? È una vita di schiavitù.
    Talal: Eheheh, tu non sai niente, è stata una follia persino condurti qui, pensare che tu potessi vedere e comprendere.
    Altaïr: Comprendo quanto basta, fatevi vedere!
  • [Dialogo di Altaïr con Talal dentro il magazzino].
    Talal: Dunque vuoi vedere l'uomo che ti ha convocato qui?.
    Altaïr: Non mi avete convocato voi, sono venuto per conto mio.
    Talal: Ahahahaha, sicuro? Chi ha disserato la porta? Chi ti ha aperto la strada? Hai forse usato la spada contro uno solo dei miei uomini? Mmh? No, tutto questo l'ho fatto io per te, avanza nella luce dunque, e ti concedero un ultimo favore. [Altaïr avanza verso la luce, e Talal si mostra a viso aperto in una posizione più alta rispetto ad Altaïr]
    Talal: Ora sono davanti a te, che cosa desideri?.
    Altaïr: Scendete quaggiù, chiudiamo questa storia con onore.
    Talal: Perché far sempre ricorso alla violenza? Non posso aiutarti Assassino perché tu non vuoi aiutare te stesso, E non posso richiare che il mio lavoro venga minacciato, Non mi lasci scelta, devi morire.
  • [Dialogo di Altaïr con Talal dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Non avete più dove fuggire, svelatemi i vostri segreti.
    Talal: Il mio dovere l'ho fatto Assassino, la Fratellanza non è così debole da fermare la sua opera solo per la mia morte.
    Altaïr: Quale fratellanza?
    Talal: Al Mualim non è l'unico ad avere dei piani sulla Terra Santa, questo è tutto ciò che saprai da me.
    Altaïr: Allora abbiamo finito, chiedete perdono al vostro Dio.
    Talal: Ormai ci ha abbandonato da tempo, come ha abbandonato gli uomini e le donne che ho accolto tra le mie braccia.
    Altaïr: Che volete dire?
    Talal: Mendicanti, puttane, lebbrosi... Ti paiono adeguati come schiavi? Sono inadatti persino ai compiti più umili. No... non li ho presi per venderli ma per salvarli, tu invece ci uccideresti soltanto perché ti è stato chiesto.
    Altaïr: No, voi traete profitto dalla guerra, da vite perdute e spezzate.
    Talal: Sì, questo è ciò che credi, ignorante come sei, hai isolato la mente eh? Dicono che è il meglio che la tua gente sappia fare. Non cogli l'ironia di tutto questo? No non ancora pare, ma lo farai.

[modifica] Abu'l Nuqoud

  • [Dialogo di Altaïr con Abu'l Nuqoud dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Riposate ora… le loro parole non possono più nuocervi.
    Abu'l: Dimmi, perché hai fatto questo?
    Altaïr: Avete rubato denaro ai vostri sudditi, l'avete destinato a qualche ignoto proposito. Voglio sapere dov'è finito e perché.
    Abu'l: Guardami! La mia stessa natura è un affronto alla gente che governavo, e queste nobili vesti riuscivano a stento a soffocare le grida d'odio.
    Altaïr: Dunque è una questione di vendetta.
    Abu'l: No, non di vendetta, ma di coscienza. Come potevo finanziare una guerra al servizio dello stesso dio che mi ritiene un abominio?
    Altaïr: Se non servite la causa di Salah Al Din, allora di chi?
    Abu'l: Col tempo, li conoscerai. Credo anzi che tu l'abbia già fatto.
    Altaïr: Ma perché nascondersi, e perché questi misfatti?
    Abu'l: Cosa di diverso dal tuo lavoro? Tu prendi la vita di uomini e donne, forte nella convinzione che la loro morte migliorerà la sorte di coloro che rimangono, un male minore per un bene superiore, noi siamo simili.
    Altaïr: No, non lo siamo affatto.
    Abu'l: Ah, ma te lo leggo negli occhi… il dubbio. Voi, non potete fermarci. Avremo il nostro Nuovo Mondo.

[modifica] Guglielmo del Monferrato

  • [Dialogo tra Guglielmo e Riccardo cuor di Leone all'entrata della cittadella]
    Re Riccardo: Tremila anime Guglielmo. Mi era stato detto che li avremmo tenuti in prigionia, e consegnati in cambio dei nostri uomini.
    Guglielmo: I Saraceni non avrebbero mai onorato l'accordo, lo sapete anche voi, vi ho reso un favore.
    Re Riccardo: Ahahaha, Oh sì, davvero un bel favore. Ora i nostri nemici saranno ancora più determinati, combatteranno con maggior vigore.
    Guglielmo: Conosco bene i nostri nemici, non ne saranno incoraggiati, ne saranno atterriti.
    Re Riccardo: Ditemi, come che conoscete così bene gli intenti del nemico? Voi che preferite le trame politiche al campo di battaglia.
    Guglielmo: Ho fatto il mio dovere, ciò che era giusto.
    Re Riccardo: Avete giurato di sostenere l'opera di Dio, Guglielmo, ma non è ciò che vedo qui, no, vedo un uomo che la mortifica.
    Guglielmo: Le vostre parole sono aspre, mio sire, speravo ormai di aver guadagnato la vostra fiducia.
    Re Riccardo: Siete il reggente di Acri, Guglielmo, governate in mia vece, quanta altra fiducia volete? Vorreste forse la mia corona?
    Guglielmo: Proprio non capite, ma non è una novità.
    Re Riccardo: Non intendo sprecare la giornata a blaterare con voi, ho una guerra da combattere. Ne riparleremo un'altra volta.
    Guglielmo: Non vi trattengo oltre allora, vostra grazia.
    [Re Riccardo cavalca via con le sue truppe, Guglielmo parla tra se e se]
    Guglielmo: Non ci sarà posto per quelli come lui nel nuovo mondo.
    [Rivolto ad un soldato]
    Guglielmo: Avvisa che intendo parlare ai soldati, bisogna che ognuno faccia la sua parte, avvertili che qualunque negligenza sarà severamente punita, oggi non sono dell'umore di scherzare.
    Soldato: Sì, mio signore.
    [Guglielmo rivolto al resto dei soldati]
    Guglielmo: Voi altri, seguitemi.
  • [Dialogo tra Altaïr e Guglielmo del Monferrato dopo che l'ha colpito, nel corridoio della memoria]
    Altaïr: Riposate ora. Le vostre macchinazioni sono finite.
    Guglielmo: Che ne sai del mio lavoro?
    Altaïr: So che intendevate far uccidere Riccardo, e consegnare Acri a vostro figlio, Corrado.
    Guglielmo: Ahahaha, Corrado? Mio figlio è un asino, è incapace di guidare un esercito, figuriamoci un regno. E Riccardo, ciò che non, non è meglio… accecato com'è dalla fede nel Trascendente. Acri non appartiene a nessuno di loro.
    Altaïr: E a chi dunque?
    Guglielmo: La città appartiene alla sua gente.
    Altaïr: Come potete parlare per gli abitanti? Avete rubato loro il cibo, li avete puniti senza pietà, obbligandoli a servirvi.
    Guglielmo: Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per prepararli al Nuovo Mondo. Ho rubato loro il cibo? No, l'ho messo da parte in modo da poterlo razionare in tempi di ristrettezza. [Tossisce] Guardati attorno, il mio distretto è privo di crimini, tranne quelli commessi da te e dai tuoi simili! Quanto alle reclute non venivano addestrate a combattere, veniva loro insegnato il valore dell'ordine e della disciplina, non mi paiono degli atti malvagi.
    Altaïr: Per quanto reputiate nobili le vostre intenzioni, quegli atti sono crudeli e non possono continuare.
    Guglielmo: Ahahaha. Vedremo quanto saranno dolci i frutti del tuo lavoro. Tu non liberi le città come credi, le mandi in rovina e infine potrai biasimare solo te stesso. Tu che parli di buone intenzioni.

[modifica] Sibrando

  • [Dialogo di Altaïr con Sibrando dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Sibrando: Ti prego, non farlo!
    Altaïr: Avete paura?
    Sibrando: Certo che ho paura!
    Altaïr: Ma ora siete al sicuro, stretto tra le braccia del vostro Dio.
    Sibrando: I miei fratelli non ti hanno insegnato nulla? So cosa attende lì, tutti noi!
    Altaïr: Se non il vostro Dio, che cosa??
    Sibrando: Niente, il nulla ci attende, ed è questo che temo.
    Altaïr: Voi non credete?
    Sibrando: Come potrei considerato ciò che so, cio che ho visto? Il nostro tesoro era la prova.
    Altaïr: La prova di cosa?
    Sibrando: Che questa vita è l'unica che abbiamo.
    Altaïr: Indugiate ancora un poco dunque, e ditemi qual'era il vostro ruolo.
    Sibrando: Un embargo via mare, per impedire ai ridicoli regnanti di inviare rinforzi, una volta che avessimo....
    Altaïr: Conquistato la Terra Santa?
    Sibrando: Liberato stolto, dalla tirannia della fede.
    Altaïr: Liberta? Avete operato per rovesciare città, per controllare la mente degli uomini, avete ucciso chiunque parlasse contro di voi.
    Sibrando: Ho eseguito gli ordini, credendo nella mia causa, come te.

[modifica] Roberto de Sablè

  • [Dialogo di Altaïr con Roberto de Sablè dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Dunque è finita, i tuoi intrighi, come te sono alla fine.
    Roberto: Ahahahah che ne capisci tu di intrighi? Non sei che un burattino, ti ha tradito ragazzo, proprio come ha fatto con me.
    Altaïr: Parla chiaro Templare! Oppure taci.
    Roberto: Ti ha mandato a uccidere nove uomini eh? I nove che custodivano il segreto del tesoro.
    Altaïr: E allora?.
    Roberto: Non furono in nove a trovare il tesoro Assassino, non nove, ma dieci!
    Altaïr: Un decimo?! Nessuno con quel segreto può vivere, dimmi il suo nome.
    Roberto: Oh ma tu lo conosci bene, e dubito che gli toglieresti la vita di buon grado, come hai tolto la mia.
    Altaïr: Chi è?
    Roberto: Il tuo signore, Al Mualim.
    Altaïr: Ma lui non è un Templare.
    Roberto: Ti sei mai chiesto come facesse a sapere sempre tutto? Dove trovarci? Quanti eravamo? Quali erano i nostri fini?.
    Altaïr: Egli è il maestro degli Assassini.
    Roberto: Sì, maestro di menzogne, tu e io non siamo che pedine nel suo grande gioco, e ora, alla mia morte resterai solo tu, credi che ti lasciera vivere? Sapendo cio che fai?
    Altaïr: Non ho interesse nel tesoro.
    Roberto: Ah ma lui sì, la sola differenza tra me e il tuo signore, e che lui non vuole spartirlo.
    Altaïr: No.
    Roberto: Ironico vero? Che io il tuo più acerrimo nemico, ti tenessi al riparo dai guai, ma ora mi hai tolto la vita e di conseguenza, condannato la tua.

[modifica] Al Mualim

  • [Dialogo di Altaïr con il suo maestro dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Al Mualim: Impossibile, l'allievo non sconfigge il maestro.
    Altaïr: Niente è reale, tutto è lecito.
    Al Mualim: Così pare, hai vinto dunque, va a reclamare il tuo premio.
    Altaïr: Avevate il fuoco in pugno vecchio, avrebbe dovuto essere distrutto.
    Al Mualim: Distruggere l'unica cosa in grado di fermare le crociate e creare la vera pace? Giammai.
    Altaïr: Allora lo farò io.
    Al Mualim: Questo lo vedremo.
  • [Voce di Al Mualim in lontananza, mentre Altaïr osserva l'artefatto aprirsi n mostrare l'ologramma.]
    Al Mualim: Ho dedicato il mio cuore a conoscere la saggezza, la demenza e la follia, ho capito che anche questo era come rincorrere il vento, perché tanta è la saggezza tanta è la pena, e colui che accresce la conoscenza, accresce il dolore. Distruggilo!! Distruggilo, come hai detto.
    Altaïr: Non... Non posso.
    Al Mualim: Si che puoi Altaïr, ma non lo farai.

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