Assassin's Creed

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Assassin's Creed, videogioco d'azione-avventura del 2007.

Frasi[modifica]

  • Nulla è reale ma tutto è lecito. (Altaïr)
  • Ciò che sei e ciò che fai sono strettamente legati tra loro. (Al Mualim)
  • Datemi i nomi e vi darò il sangue. (Altaïr)
  • Non cerco vendetta, solo giustizia. (Altaïr)
  • La tua insolenza non conosce limiti. Rendi il tuo cuore umile, ragazzo, o giuro che te lo strappo dal petto con le mie stesse mani! (Al Mualim)

Dialoghi[modifica]

Tamir[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Tamir dopo averlo colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Trovate la pace.
    Tamir: La pagherai per questo. Tu, e i tuoi simili.
    Altaïr: Sembra che siate solo voi a pagare, amico mio. Non trarrerete più profitto dalla sofferenza.
    Tamir: Mi hai preso per un mercante di morte qualunque, un parassita della guerra? Strano bersaglio, non trovi? Perché io, quando tanti altri fanno lo stesso?
    Altaïr: Vi considerate differente dunque.
    Tamir: Oh, ma lo sono. Giacché servo una causa ben più nobile del mero profitto. Come pure i miei fratelli.
    Altaïr: Fratelli?
    Tamir: Ah, credi che agisca da solo? Sono solo una pedina, un ruolo da interpretare. Presto conoscerai gli altri, e non gradiranno ciò che hai fatto qui.
    Altaïr: Bene, sono ansioso di sbarazzarmi anche di loro.
    Tamir: L'orgoglio. Ti distruggerà, ragazzo.

Garniero di Naplusa[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Garniero di Naplusa dopo averlo colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Liberatevi del fardello.
    Garniero: Ah, ora avrò riposo eh? Il sonno senza fine mi chiama, ma prima di chiudere gli occhi devo sapere, che ne sarà dei miei figlioli?
    Altaïr: Coloro che avete fatto soffrire con crudeli esperimenti? Ora saranno liberi di tornare nelle loro case.
    Garniero: Case? Quali case? Le fogne? I bordelli? Le prigioni dalle quali li ho tirati fuori?
    Altaïr: Avete preso quegli uomini contro la loro volontà.
    Garniero: Sì, per quanta poca potessero averne. Sei invero così ingenuo? Accontenti un bambino piangente solo perché frigna? 'Ma voglio giocare col fuoco, padre' Che cosa gli diresti? 'Fa come credi' Ma la tua risposta lo farebbe ustionare.
    Altaïr: Quelli non sono bambini, ma uomini e donne cresciuti.
    Garniero: Nel corpo forse, ma non nella mente, era quello il danno che cercavo di riparare, lo ammetto senza il manufatto che voi ci avete rubato i miei progressi sono rallentati. Ma ci sono le erbe, misture ed estratti, le mie guardie ne sono la prova. Erano dei pazzi prima che li trovassi e li liberassi dalle prigioni della loro stessa mente, e alla mia morte, pazzi ritorneranno.
    Altaïr: Credevate davvero di averli aiutati?
    Garniero: Non è ciò che credo, è ciò che so.

Talal[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Talal dopo l'entrata nel magazzino dove tiene gli schiavi]
    Altaïr: E adesso schiavista?.
    Talal: Non chiamarmi così, voglio solo aiutarli, come io sono stato aiutato un tempo.
    Altaïr: Non date loro un grande aiuto imprigionandoli così.
    Talal: Imprigionarli? Li mantengo al sicuro, in preparazione del viaggio che li attende.
    Altaïr: Quale viaggio? È una vita di schiavitù.
    Talal: Eheheh, tu non sai niente, è stata una follia persino condurti qui, pensare che tu potessi vedere e comprendere.
    Altaïr: Comprendo quanto basta, fatevi vedere!
  • [Dialogo di Altaïr con Talal dentro il magazzino].
    Talal: Dunque vuoi vedere l'uomo che ti ha convocato qui?.
    Altaïr: Non mi avete convocato voi, sono venuto per conto mio.
    Talal: Ahahahaha, sicuro? Chi ha disserato la porta? Chi ti ha aperto la strada? Hai forse usato la spada contro uno solo dei miei uomini? Mmh? No, tutto questo l'ho fatto io per te, avanza nella luce dunque, e ti concedero un ultimo favore. [Altaïr avanza verso la luce, e Talal si mostra a viso aperto in una posizione più alta rispetto ad Altaïr]
    Talal: Ora sono davanti a te, che cosa desideri?.
    Altaïr: Scendete quaggiù, chiudiamo questa storia con onore.
    Talal: Perché far sempre ricorso alla violenza? Non posso aiutarti Assassino perché tu non vuoi aiutare te stesso, E non posso rischiare che il mio lavoro venga minacciato, Non mi lasci scelta, devi morire.
  • [Dialogo di Altaïr con Talal dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Non avete più dove fuggire, svelatemi i vostri segreti.
    Talal: Il mio dovere l'ho fatto Assassino, la Fratellanza non è così debole da fermare la sua opera solo per la mia morte.
    Altaïr: Quale fratellanza?
    Talal: Al Mualim non è l'unico ad avere dei piani sulla Terra Santa, questo è tutto ciò che saprai da me.
    Altaïr: Allora abbiamo finito, chiedete perdono al vostro Dio.
    Talal: Ormai ci ha abbandonato da tempo, come ha abbandonato gli uomini e le donne che ho accolto tra le mie braccia.
    Altaïr: Che volete dire?
    Talal: Mendicanti, puttane, lebbrosi... Ti paiono adeguati come schiavi? Sono inadatti persino ai compiti più umili. No... non li ho presi per venderli ma per salvarli, tu invece ci uccideresti soltanto perché ti è stato chiesto.
    Altaïr: No, voi traete profitto dalla guerra, da vite perdute e spezzate.
    Talal: Sì, questo è ciò che credi, ignorante come sei, hai isolato la mente eh? Dicono che è il meglio che la tua gente sappia fare. Non cogli l'ironia di tutto questo? No non ancora pare, ma lo farai.

Abu'l Nuqoud[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Abu'l Nuqoud dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Riposate ora… le loro parole non possono più nuocervi.
    Abu'l: Dimmi, perché hai fatto questo?
    Altaïr: Avete rubato denaro ai vostri sudditi, l'avete destinato a qualche ignoto proposito. Voglio sapere dov'è finito e perché.
    Abu'l: Guardami! La mia stessa natura è un affronto alla gente che governavo, e queste nobili vesti riuscivano a stento a soffocare le grida d'odio.
    Altaïr: Dunque è una questione di vendetta.
    Abu'l: No, non di vendetta, ma di coscienza. Come potevo finanziare una guerra al servizio dello stesso dio che mi ritiene un abominio?
    Altaïr: Se non servite la causa di Salah Al Din, allora di chi?
    Abu'l: Col tempo, li conoscerai. Credo anzi che tu l'abbia già fatto.
    Altaïr: Ma perché nascondersi, e perché questi misfatti?
    Abu'l: Tu guardi il nostro operato come il tuo maestro ti insegna, noi guardiamo nell'abisso della conoscenza e Quando Guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro, tu hai mai guardato nel tuo maestro?
    Altaïr: Se l'abisso guardasse dentro di me, vedrebbe solo la mia giusta missione!
    Abu'l: Cosa ha di diverso dal tuo lavoro? Tu prendi la vita di uomini e donne, forte nella convinzione che la loro morte migliorerà la sorte di coloro che rimangono, un male minore per un bene superiore, noi siamo simili.
    Altaïr: No, non lo siamo affatto.
    Abu'l: Ah, ma te lo leggo negli occhi… il dubbio. Voi, non potete fermarci. Avremo il nostro Nuovo Mondo.

Guglielmo del Monferrato[modifica]

  • [Dialogo tra Guglielmo e Riccardo cuor di Leone all'entrata della cittadella]
    Re Riccardo: Tremila anime Guglielmo. Mi era stato detto che li avremmo tenuti in prigionia, e consegnati in cambio dei nostri uomini.
    Guglielmo: I Saraceni non avrebbero mai onorato l'accordo, lo sapete anche voi, vi ho reso un favore.
    Re Riccardo: Ahahaha, Oh sì, davvero un bel favore. Ora i nostri nemici saranno ancora più determinati, combatteranno con maggior vigore.
    Guglielmo: Conosco bene i nostri nemici, non ne saranno incoraggiati, ne saranno atterriti.
    Re Riccardo: Ditemi, come che conoscete così bene gli intenti del nemico? Voi che preferite le trame politiche al campo di battaglia.
    Guglielmo: Ho fatto il mio dovere, ciò che era giusto.
    Re Riccardo: Avete giurato di sostenere l'opera di Dio, Guglielmo, ma non è ciò che vedo qui, no, vedo un uomo che la mortifica.
    Guglielmo: Le vostre parole sono aspre, mio sire, speravo ormai di aver guadagnato la vostra fiducia.
    Re Riccardo: Siete il reggente di Acri, Guglielmo, governate in mia vece, quanta altra fiducia volete? Vorreste forse la mia corona?
    Guglielmo: Proprio non capite, ma non è una novità.
    Re Riccardo: Non intendo sprecare la giornata a blaterare con voi, ho una guerra da combattere. Ne riparleremo un'altra volta.
    Guglielmo: Non vi trattengo oltre allora, vostra grazia.
    [Re Riccardo cavalca via con le sue truppe, Guglielmo parla tra sé e se]
    Guglielmo: Non ci sarà posto per quelli come lui nel nuovo mondo.
    [Rivolto ad un soldato]
    Guglielmo: Avvisa che intendo parlare ai soldati, bisogna che ognuno faccia la sua parte, avvertili che qualunque negligenza sarà severamente punita, oggi non sono dell'umore di scherzare.
    Soldato: Sì, mio signore.
    [Guglielmo rivolto al resto dei soldati]
    Guglielmo: Voi altri, seguitemi.
  • [Dialogo tra Altaïr e Guglielmo del Monferrato dopo che l'ha colpito, nel corridoio della memoria]
    Altaïr: Riposate ora. Le vostre macchinazioni sono finite.
    Guglielmo: Che ne sai del mio lavoro?
    Altaïr: So che intendevate far uccidere Riccardo, e consegnare Acri a vostro figlio, Corrado.
    Guglielmo: Ahahaha, Corrado? Mio figlio è un asino, è incapace di guidare un esercito, figuriamoci un regno. E Riccardo, ciò che non, non è meglio… accecato com'è dalla fede nel Trascendente. Acri non appartiene a nessuno di loro.
    Altaïr: E a chi dunque?
    Guglielmo: La città appartiene alla sua gente.
    Altaïr: Come potete parlare per gli abitanti? Avete rubato loro il cibo, li avete puniti senza pietà, obbligandoli a servirvi.
    Guglielmo: Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per prepararli al Nuovo Mondo. Ho rubato loro il cibo? No, l'ho messo da parte in modo da poterlo razionare in tempi di ristrettezza. [Tossisce] Guardati attorno, il mio distretto è privo di crimini, tranne quelli commessi da te e dai tuoi simili! Quanto alle reclute non venivano addestrate a combattere, veniva loro insegnato il valore dell'ordine e della disciplina, non mi paiono degli atti malvagi.
    Altaïr: Per quanto reputiate nobili le vostre intenzioni, quegli atti sono crudeli e non possono continuare.
    Guglielmo: Ahahaha. Vedremo quanto saranno dolci i frutti del tuo lavoro. Tu non liberi le città come credi, le mandi in rovina e infine potrai biasimare solo te stesso. Tu che parli di buone intenzioni.

Sibrando[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Sibrando dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Sibrando: Ti prego, non farlo!
    Altaïr: Avete paura?
    Sibrando: Certo che ho paura!
    Altaïr: Ma ora siete al sicuro, stretto tra le braccia del vostro Dio.
    Sibrando: I miei fratelli non ti hanno insegnato nulla? So cosa attende lì, tutti noi!
    Altaïr: Se non il vostro Dio, che cosa??
    Sibrando: Niente, il nulla ci attende, ed è questo che temo.
    Altaïr: Voi non credete?
    Sibrando: Come potrei considerato ciò che so, cio che ho visto? Il nostro tesoro era la prova.
    Altaïr: La prova di cosa?
    Sibrando: Che questa vita è l'unica che abbiamo.
    Altaïr: Indugiate ancora un poco dunque, e ditemi qual'era il vostro ruolo.
    Sibrando: Un embargo via mare, per impedire ai ridicoli regnanti di inviare rinforzi, una volta che avessimo....
    Altaïr: Conquistato la Terra Santa?
    Sibrando: Liberato stolto, dalla tirannia della fede.
    Altaïr: Libertà? Avete operato per rovesciare città, per controllare la mente degli uomini, avete ucciso chiunque parlasse contro di voi.
    Sibrando: Ho eseguito gli ordini, credendo nella mia causa, come te.

Malik Al-Sayf[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Malik prima di iniziare ad indagare su Roberto de Sablè]
    Malik: Salute e pace, Altaïr.
    Altaïr: Altrettanto, fratello.
    Malik: Sembra che il fato ami tirare degli scherzi.
    Altaïr: Allora è vero! Roberto de Sablè è a Gerusalemme.
    Malik: Ho veduto i cavalieri con i miei occhi.
    Altaïr: Solo la sventura segue quell'uomo... Se egli è qui, è perché intende fare del male. Non gli darò l'occasione di agire!
    Malik: Che la vendetta non offuschi il tuo giudizio, fratello... Sappiamo entrambi che ciò non è un bene.
    Altaïr: Non ho dimenticato. Non hai niente da temere. Non cerco vendetta, ma conoscenza.
    Malik: Davvero non sei più l'uomo che conoscevo.
    Altaïr: Il mio lavoro mi ha insegnato molto, mi ha rivelato segreti, ma ancora mi mancano delle tessere di questo rompicapo.
    Malik: Che vuoi dire?
    Altaïr: Gli uomini che ho eliminato operavano insieme, guidati da costui. Roberto ha dei piani su questa terra, questo lo so per certo, ma come e perché, quando e dove, tutto questo mi sfugge.
    Malik: Crociati e Saraceni che collaborano?
    Altaïr: Non sono niente di tutto ciò, ma qualcos'altro... Templari!
    Malik: I Templari fanno parte dell'esercito crociato...!
    Altaïr:...O così vogliono far credere a Riccardo... No! La loro fedeltà va a Roberto de Sablè e a una loro astrusa idea di poter fermare la guerra.
    Malik: La storia che narri è ben strana...
    Altaïr: Altroché, Malik! Ma dimmi dove sono stati visti, devo mettermi sulle sue tracce prima che mi sfugga!
    Malik: In tre posti, lo so per certo: a Ovest vicino a una torre di guardia e un ospedale... e a Sud-Ovest alla chiesa del Santo Sepolcro. Vedi che cosa puoi scoprire, io farò lo stesso.
    Altaïr: Farò prima che posso!
    Malik: Sii cauto amico...
  • [Dialogo di Altaïr con Malik dopo aver acquisito informazioni su Roberto de Sablè]
    Malik: Hai decisamente un'aria trionfante, fratello!
    Altaïr: Ho imparato molto del nemico.
    Malik: Condividi il tuo sapere dunque, vediamo come metterlo a buon uso.
    Altaïr: Roberto e i suoi Templari sono in città, sono qui per rendere omaggio a Majd Addin, assisteranno al funerale e lo farò anch'io...
    Malik: Perché mai dei Templari dovrebbero assistere al suo funerale?!
    Altaïr: Questo ancora non mi è chiaro, anche se otterrò una confessione a tempo debito. I cittadini stessi sono divisi, molti li vogliono morti, altri però dicono che sono qui per parlamentare, per fare pace...
    Malik: Pace?
    Altaïr: Te l'ho detto: gli altri che ho ucciso mi hanno detto lo stesso.
    Malik: Ciò li renderebbe nostri alleati, e tuttavia li uccidiamo.
    Altaïr: Non ingannarti! Non siamo affatto come quegli uomini: il loro scopo appare nobile, ma i mezzi per ottenerlo non lo sono. Almeno... Così Al Mualim ha detto.
    Malik: Dunque qual è il tuo piano?
    Altaïr: Presenzierò al funerale e affronterò Roberto.
    Malik: Prima è, meglio è...
    ...
    Malik: Che la fortuna guidi la tua lama, fratello!
    Altaïr: Malik! Prima di andare c'è qualcosa che devo dirti.
    Malik: Parla dunque.
    Altaïr: Sono stato stupido!
    Malik: Normalmente non oserei contraddirti, ma che ti prende? Di che cosa parli?...
    Altaïr: Fino ad ora... non ti ho mai chiesto scusa. Troppo orgoglioso. Hai perso un braccio a causa mia. Hai perso Kadar. Avevi tutto il diritto di essere in collera.
    Malik: Non accetto le tue scuse.
    Altaïr: Comprendo...
    Malik: No! Non comprendi! Non accetto le tue scuse perché non sei più l'uomo che venne con me nel tempio di Salomone, perciò tu non hai nulla di cui scusarti!
    Altaïr: Malik...
    Malik: Forse... se non ti avessi invidiato tanto, io stesso non sarei stato così incauto. La colpa è anche mia.
    Altaïr: Non devi dire così...!
    Malik: Siamo un tutt'uno e condividiamo la gloria delle vittorie come pure il dolore delle nostre sconfitte... in questo modo diventiamo più vicini, diventiamo più forti!
    Altaïr: Grazie fratello.
    Malik: Riposati se ne hai bisogno. Che tu sia pronto per ciò che ti attende.

Roberto de Sablè[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Roberto de Sablè dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Altaïr: Dunque è finita, i tuoi intrighi, come te sono alla fine.
    Roberto: Ahahahah che ne capisci tu di intrighi? Non sei che un burattino, ti ha tradito ragazzo, proprio come ha fatto con me.
    Altaïr: Parla chiaro Templare! Oppure taci.
    Roberto: Ti ha mandato a uccidere nove uomini eh? I nove che custodivano il segreto del tesoro.
    Altaïr: E allora?
    Roberto: Non furono in nove a trovare il tesoro Assassino, non nove, ma dieci!
    Altaïr: Un decimo?! Nessuno con quel segreto può vivere, dimmi il suo nome.
    Roberto: Oh ma tu lo conosci bene, e dubito che gli toglieresti la vita di buon grado, come hai tolto la mia.
    Altaïr: Chi è?
    Roberto: Il tuo signore, Al Mualim.
    Altaïr: Ma lui non è un Templare.
    Roberto: Ti sei mai chiesto come facesse a sapere sempre tutto? Dove trovarci? Quanti eravamo? Quali erano i nostri fini?
    Altaïr: Egli è il maestro degli Assassini.
    Roberto: Sì, maestro di menzogne, tu e io non siamo che pedine nel suo grande gioco, e ora, alla mia morte resterai solo tu, credi che ti lascerà vivere? Sapendo cio che fai?
    Altaïr: Non ho interesse nel tesoro.
    Roberto: Ah ma lui sì, la sola differenza tra me e il tuo signore, e che lui non vuole spartirlo.
    Altaïr: No...
    Roberto: Ironico vero? Che io il tuo più acerrimo nemico, ti tenessi al riparo dai guai, ma ora mi hai tolto la vita e di conseguenza, condannato la tua.

Riccardo Cuor di Leone[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con Riccardo Cuor di Leone dopo dopo aver sconfitto Roberto de Sablè]
    Riccardo: Ti sei battuto bene! Dio, oggi, ha favorito la tua causa, assassino!
    Altaïr: Dio non c'entra niente, io ho combattuto meglio.
    Riccardo: Aaah... Forse tu non credi in lui, ma pare che lui creda in te...! Prima che tu vada... ho una domanda...
    Altaïr: Chiedete dunque.
    Riccardo: Perché? Perché fare tutta questa strada... rischiare la tua vita mille volte, solo per uccidere un uomo?
    Altaïr: Ha minacciato i miei fratelli e ciò in cui crediamo.
    Riccardo: Ah! Vendetta dunque...
    Altaïr: No! Non vendetta... giustizia... perché ci sia la pace!
    Riccardo: È per ciò che combatti? Per la pace?...Non vedi la contraddizione?
    Altaïr: Con taluni non si può ragionare...
    Riccardo:...come con quel pazzo di Saladino!
    Altaïr: Credo che egli vorrebbe vedere la fine di questa guerra quanto voi.
    Riccardo: Così ho sentito... ma non visto!
    Altaïr: Pur se non lo dice, è ciò che la gente vuole, Saraceni e Crociati allo stesso modo.
    Riccardo: La gente non sa ciò che vuole... per questo si rivolge a uomini come noi.
    Altaïr: Allora spetta a uomini come voi, fare ciò che è giusto!
    Riccardo: Aah assurdo!...Siamo venuti al mondo scalciando e urlando, violenti e instabili, è questo che siamo, non possiamo farci nulla...
    Altaïr: No... Siamo ciò che scegliamo di essere.
    Riccardo: Ah! Voi altri...! Sempre a giocare con le parole...
    Altaïr: Affermo il vero. Non c'è inganno in quel che dico.
    Riccardo: Lo sapremo presto! Temo però che oggi non potrai ottenere ciò che vuoi: in questo stesso istante quel maledetto Saladino fa strage dei miei uomini e devo assisterli. Ma forse... avendo visto quanto è vulnerabile riconsidererà le sue azioni. Sì...Col tempo ciò che cerchi potrebbe realizzarsi.
    Altaïr: Voi non eravate più al sicuro di lui, non scordatelo! Coloro che vi siete lasciato alle spalle a governare in vostra vece non intendevano servirvi più a lungo di quanto abbiano fat-
    Riccardo: Sì sì...ne sono consapevole...
    Altaïr: Prenderò congedo allora. Il mio signore e io abbiamo molto da discutere: sembra che nemmeno lui sia incolpevole.
    Riccardo: È solo umano, come tutti noi. Persino tu...!
    Altaïr: Vi auguro salute e pace.

Al Mualim[modifica]

  • [Dialogo tra Al Mualim ed Altair dopo che ha scoperto i suoi piani e viene immobilizzato dallo stesso Maestro con i poteri della Mela]

Al Mualim: Dunque l'allievo è tornato.
Altair: Non sono uno che fugge...
Al Mualim: Nemmeno uno che ascolta.
Altair: Se vivo è grazie a questo!
Al Mualim: Che cosa ne farò di te?
Altair: Lasciatemi andare!
Al Mualim: Oh, Altair, percepisco l'odio nella tua voce, il suo calore. Lasciarti andare? Non sarebbe prudente.
Altair: Perché fate questo!?
Al Mualim: Ho trovato la prova...
Altair: La prova di cosa?
Al Mualim: Che niente è reale, e che tutto è lecito.
[Al Mualim richiama attraverso la Mela dell'Eden dei soldati che assumono le sembianze dei bersagli assassinati da Altair]
Al Mualim: Venite. Annientante il traditore, strappatelo da questo mondo!

  • [Dialogo prima dello scontro finale tra Altair ed Al Mualim.]

Al Mualim: Ora comprendi? Il Mar Rosso non si è mai aperto, l'acqua non è mai diventata vino, non furono le macchinazioni di Eris a dar luogo alla Guerra di Troia, ma questo! Tutte illusioni, nient'altro!
Altair: Il vostro piano non è da meno come illusione. Obbligare gli uomini a seguirvi contro la loro volontà...
Al Mualim: C'è qualcosa di meno reale dei fantasmi che Saraceni e Crociati inseguono ora? Di quegli dèi vigliacchi che hanno abbandonato questo mondo cosicché gli uomini potessero massacrarsi nel loro nome!? Essi vivono già un'illusione, io gliene sto solo dando un'altra. Una assai meno sanguinosa.
Altair: A meno che non scelgano quei fantasmi.
Al Mualim: Davvero? A parte occasionali convertiti o eretici?
Altair: Non è giusto!
Al Mualim: Ora la logica ti abbandona, al suo posto dai spazio all'emozione.
Altair: Che cosa si fa allora?
Al Mualim: Tu non mi seguirai, e io non posso obbligarti.
Altair: E voi non rinuncerete a questo malvagio disegno.
Al Mualim: Sembra allora che siamo ad un punto morto.
Altair: No. Siamo alla fine.
Al Mualim: Mi mancherai Altair... Eri il mio allievo prediletto.
[Inizia il combattimento e Al Mualim sfrutta la Mela dell'Eden per rendersi invisibile e confondere Altair]
Al Mualim: Ceco, Altair. Ceco sei sempre stato. E ceco sarai.

  • [Dialogo di Altaïr con il suo maestro dopo che l'ha colpito, nel corridorio della memoria]
    Al Mualim: Impossibile, l'allievo non sconfigge il maestro.
    Altaïr: Nulla è reale, tutto è lecito.
    Al Mualim: Così pare, hai vinto dunque, va a reclamare il tuo premio.
    Altaïr: Avevate il fuoco in pugno vecchio, avrebbe dovuto essere distrutto.
    Al Mualim: Distruggere l'unica cosa in grado di fermare le crociate e creare la vera pace? Giammai.
    Altaïr: Allora lo farò io.
    Al Mualim: Questo lo vedremo.
  • [Voce di Al Mualim in lontananza, mentre Altaïr osserva l'artefatto aprirsi e mostrare l'ologramma.]
    Al Mualim: Ho dedicato il mio cuore a conoscere la saggezza, la demenza e la follia... ho capito che anche questo era come rincorrere il vento. Perché tanta è la saggezza, tanta è la pena. E colui che accresce la conoscenza, accresce il dolore. Distruggilo! Distruggilo, come hai detto.
    Altaïr: Non... Non posso.
    Al Mualim: Si che puoi Altaïr, ma non lo farai.

Al Mualim[modifica]

  • [Dialogo di Altaïr con il suo maestro nella biblioteca di Maṣyāf]
    Al Mualim: Qual è la verità?
    Altaïr: Abbiamo fede in noi stessi. Vediamo il mondo per ciò che davvero è. Sperando che un giorno l'umanità possa vederlo come noi.
    Al Mualim: Cos'è il mondo allora?
    Altaïr: Un'illusione. Alla quale sottomettersi, come fanno molti, o da trascendere.
    Al Mualim: Che significa trascendere?
    Altaïr: Riconoscere che "Niente è Reale e Tutto è Lecito". E le leggi non vengono dalla divinità, ma dalla ragione. Ora capisco che il nostro credo non ci comanda di essere liberi: ci comanda di essere saggi.

Altri progetti[modifica]

Assassin's Creed
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