Charles Baudelaire

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Charles Baudelaire

Charles Pierre Baudelaire (1821 – 1867), poeta francese.

Citazioni di Charles Baudelaire[modifica]

  • Al poeta impeccabile | al perfetto mago delle lettere francesi | al mio carissimo e veneratissimo Maestro e Amico | Théophile Gautier | con la più profonda umiltà | dedico | questi fiori malsani. (dedica de I fiori del male; citato in prefazione a Théophile Gautier, Il romanzo della mummia, cura e traduzione di Laura Aga-Rossi, BEN, 1995)
  • Che cos'è l'arte pura secondo la concezione moderna? È la creazione di una magia suggestiva che accoglie insieme l'oggetto e il soggetto, il mondo esterno all'artista e l'artista nella sua soggettività. (da Scritti sull'arte)
  • De Maistre ed Edgar Poe mi hanno insegnato a ragionare.[1]
  • Il più bel trucco del Diavolo sta nel convincerci che non esiste.[2]
  • L'immaginazione domina il regno del vero e, all'interno di questo regno, il possibile è soltanto una regione.[3]
  • L'odio è un liquore prezioso, un veleno più caro di quello dei Borgia; perché è fatto con il nostro sangue, la nostra salute, il nostro sonno e due terzi del nostro amore. Bisogna esserne avari. (da L'arte romantica)
  • Ma che importa l'eternità della dannazione a chi ha provato, in un secondo, l'infinito della gioia? (da Lo Spleen di Parigi)
  • [Victor Hugo] Quando si pensa a cos'era la poesia francese prima della sua comparsa, e quale ringiovanimento essa abbia avuto dopo di lui, quando si ponga mente un poco a quello che sarebbe stata senza la sua venuta; quanti sentimenti misteriosi e profondi che sono stati espressi sarebbero rimasti muti... Nessun artista è più adatto a mettersi in contatto con le forze della vita universale, più disposto a prendere incessantemente un bagno di natura. (citato in Guida alla lettura a Nostra Signora di Parigi, traduzione di Valentina Valente, EDIPEM, 1973)
  • Una passione sfrenata per l'arte è un cancro che divora ogni altra cosa. (da L'Arte Romantica)
  • Vi sono in ogni uomo, in ogni ora, due postulazioni simultanee, una verso Dio, l'altra verso Satana. (da Il mio cuore messo a nudo[4])

Diari intimi[modifica]

  • La stupidità è spesso ornamento della bellezza; è la stupidità quella che dà agli occhi la limpidezza opaca degli stagni nerastri, la calma oleosa dei mari tropicali. (1942)

Il mio cuore messo a nudo[modifica]

  • Il Dandy deve aspirare ad essere sublime senza interruzione; deve vivere e dormire davanti a uno specchio. (III, 5)
  • Si possono fondare imperi gloriosi sul delitto, e nobili religioni sull'impostura. (VII, 11)
  • Nella mia infanzia, e ancora oggi, ho trovato sempre che quel che c'è di più bello in un teatro è il lampadario - un bell'oggetto luminoso, cristallino, complicato, circolare e simmetrico. (X, 17)
  • Bisogna lavorare, se non per amore, almeno per disperazione, perché, tutto ben considerato, lavorare è meno noioso che divertirsi. (X, 18)
  • Tre esseri soltanto sono rispettabili:
    Il prete, il guerriero, il poeta. Sapere, uccidere e creare. (XIII, 22)
  • Cos'è l'amore?
    Il bisogno di uscire da se stessi.
    L'uomo è un animale adoratore.
    Adorare significa sacrificarsi e prostituirsi.
    Perciò ogni amore è prostituzione. (XXV, 45)
  • Diffidiamo del popolo, del buon senso, del cuore, dell'ispirazione, e dell'evidenza. (XXVI, 47)
  • Nell'amore come in quasi tutte le vicende umane, la cordiale intesa è il risultato di un malinteso. E questo malinteso è il piacere. L'uomo grida: «O, angelo mio!». La donna tuba: «Mamma! Mamma!». E questi due imbecilli sono convinti di pensare in pieno accordo. - L'abisso insuperabile, che causa l'incomunicabilità, resta insuperato. (XXX, 54)
  • Quest'orrore della solitudine, il bisogno di dimenticare il proprio io in una carne estranea, è ciò che l'uomo chiama nobilmente bisogno di amare. (da Il mio cuore messo a nudo, XXXVI, 64)
  • Più l'uomo coltiva le arti, meno tira.
    Si produce un divorzio sempre più sensibile fra lo spirito e il bruto.
    Solo il bruto tira bene, e Fottere è il lirismo del popolo. (XXIX, 70)
  • Fottere è aspirare a entrare in un altro, e l'artista non esce mai da se stesso. (XXIX, 70)
  • Per il commerciante la stessa onestà è una speculazione di lucro. (XLI, 74)
  • Il mondo procede soltanto per mezzo del Malinteso
    - È per mezzo del Malinteso universale che tutti si mettono d'accordo.
    - Perché se, sfortunatamente, ci si comprendesse, non ci si potrebbe mai mettere d'accordo. (XLII, 76)

Razzi[modifica]

  • Anche se Dio non esistesse, la Religione sarebbe ancora Santa e Divina. (I, 1)
  • Dio è il solo essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere. (I, 1)
  • Tutto ciò che è creato dallo spirito è più vivo della materia. (I, 1)
  • Il trono e l'altare, massima rivoluzionaria. (II, 2)
  • Credo di avere già scritto nelle mie note che l'amore somiglia molto a una tortura o a un'operazione chirurgica. Ma questa idea può essere sviluppata nella maniera più amara. Anche nel caso che due amanti siano molto presi l'uno dell'altro, e abbiano forti desideri reciproci, uno dei due sarà sempre più calmo o meno infatuato dell'altro. Costui o costei, è il chirurgo, o il carnefice; l'altro è il suddito, la vittima. (III, 3)
  • La voluttà unica e suprema dell'amore sta nella certezza di fare il male. - E l'uomo e la donna sanno dalla nascita che è nel male che si trova ogni voluttà. (III, 3)
  • Amare le donne intelligenti è un piacere da pederasti. (V, 6)
  • Ciò che non è leggermente difforme ha l'aria insensibile; - da questo deriva che l'irregolarità, cioè l'inatteso, la sorpresa, lo stupore, sono una parte essenziale e la caratteristica della bellezza. (VIII, 12)
  • Ho trovato la definizione del Bello, - del mio Bello. È qualcosa di ardente e di triste, qualcosa di un po' vago, che lascia largo spazio alla congettura. Applicherò, se volete, le mie idee a un oggetto concreto, per esempio all'oggetto più interessante nella società, un volto di donna. Una testa seducente e bella, una testa di donna, voglio dire, è una testa che fa sognare, - ma in modo confuso, - di voluttà e di tristezza insieme; e che implica un'idea di malinconia, di stanchezza, perfino di sazietà. (X, 16)
  • Non pretendo che la Gioia non possa unirsi alla Bellezza, ma affermo che la Gioia ne è uno degli ornamenti più volgari, mentre la Malinconia ne è, per così dire, l'illustre compagna: al punto che non riesco a concepire (il mio cervello è forse uno specchio magico?) un tipo di Bellezza senza l'Infelicità. (X, 16)
  • Dio è uno scandalo, - uno scandalo che rende. (XI, 17)
  • Non disprezzate la sensibilità di nessuno. La sensibilità è il genio di ciascuno di noi. (XII, 18)
  • Lo stoicismo, religione che ha un solo sacramento, - il suicidio! (XV, 22)
  • Nell'amore, c'è questo di fastidioso: che è un crimine in cui non si può fare a meno di un complice. (XXI, 35)

Igiene[modifica]

  • Dopo una gozzoviglia, ci si sente sempre più soli, più abbandonati. (I, 1)
  • Il tempo si può dimenticare solo servendosene. (II, 3)
  • Soltanto a poco a poco si fa tutto. (II, 3)

[Charles Baudelaire, Scritti intimi, in Tutte le poesie e i capolavori in prosa.]

I fiori del male[modifica]

Incipit[modifica]

Stoltezza, errore, peccato, avarizia
occupano i nostri spiriti e tormentano
i nostri corpi e, come mendicanti
che i loro insetti nutrono, educhiamo
piacevoli rimorsi. Son caparbi
i peccati, vigliacchi i pentimenti;
le nostre confessioni lautamente
ci facciamo pagare, e nel fangoso
sentiero ritorniamo lieti, illusi
d'aver lavato con lacrime vili
tutte le nostre macchie. Sul guanciale
del male, a lungo il Trismegisto Satana
lo spirito incantato culla, e il ricco
metallo della nostra volontà
vien svaporato da quel dotto chimico.
Regge il Diavolo i fili che ci muovono!

Citazioni[modifica]

  • Assai più che la Vita | è la Morte a tenerci sovente con lacci sottili. (Semper eadem, 1996)
  • Ho più ricordi che se avessi mille anni. (Spleen, 1996)
  • L'impegno è quello che all'opera occorre, | ma l'Arte è lunga, breve è il Tempo. (La scarogna, 1996)
  • E il Poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli scherni, non può per le sue ali di gigante avanzare di un passo. (L'albatro, 2006)
  • La mia giovinezza non fu che un'oscura tempesta, traversata qua e là da soli risplendenti: tuono e pioggia l'hanno talmente devastata che non rimane nel mio giardino altro che qualche fiore vermiglio. (Il Nemico, 2006)
  • La Natura è un tempio ove pilastri viventi lasciano sfuggire a tratti confuse parole. (Corrispondenze, 2006)
  • L'Irreparabile rode col dente maledetto il pietoso monumento della nostra anima e sovente ne attacca, simile alla termite, l'edificio alla base. (L'Irreparabile, 2006)
  • Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nell'abisso, Inferno o Cielo, non importa. Giù nell'Ignoto per trovarvi del nuovo. (da Il viaggio)
  • O Morte, vecchio capitano, è tempo, leviamo l'ancora. Questa terra ci annoia, Morte. Salpiamo. (Il viaggio, 2006)
  • Per te, Madonna, mia signora, innalzerò un segreto | altare nel profondo della mia afflizione, | e scaverò nell'angolo più nero del mio cuore, | lungi d'ogni affetto umano e da sguardi schernitori, | una nicchia d'azzurro smaltata e d'oro, | dove tu starai eretta, Statua, piena di stupore. (da A una Madonna)
  • Perché, veramente, o Signore, è la migliore testimonianza che noi si possa dare della nostra dignità questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo per morire ai piedi della tua eternità. (I fari, 2006)
  • Quando il nostro cuore ha fatto la sua vendemmia, vivere non è che male. (Semper eadem, 2006)
  • Uomo libero, sempre tu amerai il mare! Il mare è il tuo specchio; tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima. Il tuo spirito non è abisso meno amaro. (L'uomo e il mare, 2006)
  • Vieni tu dal cielo profondo o sorgi dall'abisso, Beltà? Il tuo sguardo, infernale e divino, versa, mischiandoli, beneficio e delitto. (Inno alla Bellezza, 2006)
  • Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, se tu ci rendi – fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! – l'universo meno odioso, meno pesante il minuto? (Inno alla Bellezza)
  • Vieni, gatto bello, sul mio cuore innamorato; | tieni strette l'unghie nelle zampe, | e lasciami annegare nei tuoi occhi belli | fatti d'agata e metallo. (Il gatto, 1996)
  • ...ma l'amore, per me, non è che un materasso d'aghi fatto per procurare da bere a crudeli puttane. (da La fontana di sangue)
  • Tienti i sogni: i saggi non ne hanno di così belli come i pazzi! (da La voce)
  • Per comporre i miei versi in castità voglio, come gli astrologhi, dormire accanto al cielo, vicino ai campanili, e ascoltare sognando i loro inni solenni dissipati dal vento. (da Paesaggio)
  • Viso in pianto asciugato dalla brezza, il mattino è percorso da un fremito di cose che svaniscono; l'uomo è stanco di scrivere, e la donna d'amare. (da Crepuscolo del mattino)
  • Satana abbi pietà del mio lungo patire! Tu che dalla Morte, tua amica e forte amante, generasti la folle, leggiadra speranza. (da Le litanie di Satana)
  • Gloria e lode a te, nel più alto dei cieli, Satana, dove regnasti, e nel profondo Inferno dove te ne stai vinto, sognando in silenzio! Fá che la mia anima un giorno si riposi presso di te, sotto l'Albero della Scienza, nell'ora che i suoi rami s'allargheranno frondosi sopra la tua fronte, come un Tempio novello! (da Le litanie di Satana)
  • La pendola dai funebri rintocchi suonava mezzogiorno brutalmente e sul lugubre mondo intorpidito versava tenebre il cielo. (da Un sogno di Parigi)
  • O tardo autunno, inverno, fangosa primavera, ipnotiche stagioni che adoro! A voi sia lode d'avvolgere così la mia mente e il mio cuore in un tenero sudario, in un vago sepolcro. (da Piogge, brume)
  • Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, una luce diurna più triste della notte; quando la terra è trasformata in umida prigione dove, come un pipistrello, la Speranza sbatte contro i muri con la sua timida ala picchiando la testa sui soffitti marcescenti; quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti, senza patria, che si mettono a gemere, ostinati. E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima, vinta; la Speranza, piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato, il suo nero vessillo.

I paradisi artificiali[modifica]

Incipit[modifica]

A J.G.F.

Mia cara amica,
il buon senso ci dice che le cose della terra durano poco, e che la vera realtà si trova soltanto nei sogni. Per digerire la felicità naturale, come quella artificiale, bisogna avere innanzitutto il coraggio di ingoiarla; e le persone che forse meriterebbero la felicità sono proprio quelle alle quali la felicità — almeno come la concepiscono i mortali — ha sempre avuto l'effetto di un emetico.
A delle menti sciocche sembrerà singolare, e persino impertinente, che una descrizione di voluttà artificiali sia dedicata a una donna, la fonte più comune delle voluttà più naturali. Tuttavia è evidente che, come il mondo naturale penetra in quello spirituale, gli serve da nutrimento e concorre così a creare quell'indefinibile amalgama che chiamiamo la nostra individualità, la donna sia l'essere che proietta l'ombra più grande o la luce più grande nei nostri sogni. La donna è fatalmente suggestiva; lei vive di un'altra vita, oltre alla propria; vive spiritualmente nelle fantasie che lei stessa ossessiona e feconda.
È assai poco importante, del resto, che la ragione di questa dedica venga compresa. Ma poi è davvero necessario, per la soddisfazione dell'autore, che un qualsiasi libro venga compreso, se non da colui o da colei, per cui è stato scritto? Per farla breve, è forse indispensabile, in definitiva, che esso sia stato scritto per qualcuno? Per quanto mi riguarda, ho così poca inclinazione per il mondo dei vivi che, alla maniera di quelle donne sensibili e sfaccendate le quali — si dice — spediscono per posta le loro confidenze a degli amici immaginari, scriverei volentieri soltanto per i morti.
Ma questo libretto non lo dedico ad una donna morta; bensì a colei che, sebbene ammalata, è sempre viva ed operosa dentro di me, e adesso volge tutti i suoi sguardi verso il Cielo, luogo di tutte le trasfigurazioni. Infatti, l'essere umano non gode soltanto del privilegio di poter godere di una temibile droga, ma anche di poter trarre gioie nuove e sottili persino dal dolore, dalla catastrofe e della fatalità.
In questo quadro vedrai un uomo errante, cupo e solitario, immerso nella mobile fiumana delle moltitudini, il quale rivolge il suo pensiero e il suo cuore a un'Elettra lontana che, poc'anzi, gli asciugava il sudore della fronte e gli rinfrescava le labbra incartapecorite dalla febbre; e tu comprenderai la gratitudine di un altro Oreste del quale spesso hai vegliato gli incubi, e dal quale, con mano materna e leggera, dissipavi il sonno spaventevole.

C.B.

    Titolo originale: Du Vin e du Hachisch, traduzione di Sergio Le Pierre

  • Il vino, d'altro canto, non è sempre quel terribile lottatore sicuro della propria vittoria, che ha giurato di non avere né pietà né misericordia. Il vino assomiglia all'uomo: non si saprà mai fino a qual punto lo si possa stimare o disprezzare, amare o odiare, né di quali azioni sublimi o di quali mostruosi misfatti sia capace. Non siamo, dunque, più crudeli verso di lui che verso noi stessi, e trattiamolo da pari a pari. (capitolo II)
  • Un uomo che beve soltanto acqua ha un segreto da nascondere ai propri simili. (capitolo II)
  • Esistono persone nelle quali l'azione stimolante del vino è così potente che le loro gambe divengono più ferme, e l'udito si fa estremamente fine. Ho visto un individuo la cui vista indebolita ritrovava nell'ubriachezza tutta la sua primitiva acutezza. Il vino tramutava la talpa in aquila. (capitolo III)
  • Il vino e l'uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore. (capitolo III)
  • Mai uno Stato ragionevole potrebbe sopravvivere con l'uso dell'hashish. Non plasma né guerrieri né cittadini. Infatti non è consentito all'uomo, pena la decadenza e la morte intellettuale, alterare le condizioni primordiali della propria esistenza e rompere l'equilibrio tra le sue facoltà e l'ambiente che lo circonda. Se esistesse un governo che avesse interesse a corrompere i suoi sudditi, non dovrebbe far altro che incoraggiare l'uso dell'hashish. (capitolo VI)

    Titolo originale: Les Paradis artificiels: Le poéme du hachisch, traduzione di Sergio Le Pierre

  • Quell'acutezza del pensiero, quell'entusiasmo dei sensi e dello spirito, certamente sono apparsi all'uomo, in ogni tempo, come il supremo dei beni; ecco perché, limitandosi a considerare la sola voluttà immediata e senza preoccuparsi di violare le leggi della propria costituzione, egli ha cercato nella scienza fisica, in quella farmaceutica, nei liquori più volgari, nei profumi più raffinati, sotto tutti i climi e in tutti i tempi, i mezzi per poter sfuggire, fosse anche per qualche ora soltanto, il suo abitacolo di fango, e come dice l'autore di Lazare, di conquistare il Paradiso d'un solo colpo. (capitolo I)
  • L'hashish (o erba, cioè l'erba per eccellenza, come se gli Arabi avessero voluto definire in una sola parola l'erba, fonte di tutte le voluttà immateriali) porta nomi diversi a seconda del tipo di composizione e del modo di preparazione che ha subito nel paese dov'è stato raccolto: in India si chiama bangie; in Africa, teriaki; in Algeria e nell'Arabia Felice, madjound ecc. (capitolo II)
  • Sappiano dunque la gente di mondo e gli ignoranti, curiosi di conoscere gioie eccezionali, sappiano che non troveranno nell'hashish nulla di miracoloso, assolutamente nulla che non sia la loro natura portata all'eccesso. Il cervello e l'organismo sui quali opera l'hashish non produrranno altro se non i lori fenomeni ordinari, individuali — accresciuti, è vero, in quantità e in energia —, ma pur sempre fedeli alla loro origine. L'uomo non sfuggirà alla fatalità del suo temperamento fisico e morale: l'hashish sarà, per le impressioni e i pensieri familiari dell'uomo, uno specchio ingranditore, ma pur sempre uno specchio. (capitolo III)
  • Quando parlo di allucinazioni, il termine va inteso nel suo significato più letterale. Una sfumatura assai importante distingue l'allucinazione pura, quella che i medici hanno spesso occasione di studiare, dall'allucinazione o piuttosto dall'inganno dei sensi che si verifica nello stato provocato dall'hashish. Nel primo caso, l'allucinazione è improvvisa, perfetta e fatale; inoltre, non ha bisogno di alcun pretesto, né scusante nel mondo degli oggetti esterni. Il malato vede una forma, ode dei suoni là dove non esistono. Nel secondo caso, l'allucinazione è progressiva, quasi volontaria, e non diventa mai perfetta, ma va maturando soltanto grazie all'azione dell'immaginazione. Il suono parlerà, dirà cose precise, ma il suono esisteva. L'occhio ebbro dell'uomo in preda all'hashish vedrà forme strane; ma, prima di essere strane o mostruose, quelle forme erano semplici e naturali. L'energia, la vivacità realmente parlante dell'allucinazione durante l'ebbrezza nulla toglie a questa differenza originaria. L'una è radicata nell'ambiente circostante e nel tempo presente, l'altra non ha alcun fondamento di quel genere. (capitolo III)
  • L'hashish, allora, si distende su tutta la vita come una vernice magica; la colora con solennità, ne illumina tutta la profondità. (capitolo IV)

    Titolo originale: Un Mangeur d'Opium, traduzione di Paolo Guzzi

  • L'oppio infatti (come l'ape che trae alimento per la cera dalla rosa come dalla fuliggine dei camini) ha la capacità di sottomettere tutti i sentimenti e di accordarli col suo diapason. (capitolo III)
  • L'oppio, quindi, non genera, obbligatoriamente l'inattività o il torpore, poiché al contrario spingeva il nostro sognatore nei luoghi più brulicanti della vita quotidiana. I teatri ed i mercati non sono necessariamente le ossessioni privilegiate di un oppiomane, specialmente quando si trova in uno stato di perfetto godimento. La folla allora è per lui opprimente, la stessa musica ha caratteristiche di sensualità grossolana. Cerca piuttosto la solitudine e il silenzio, condizioni indispensabili alle estasi e alle profonde fantasticherie. (capitolo III)
  • Tutti i seguaci dell'oppio sanno infatti, che, prima di raggiungere un certo livello di assuefazione, si può sempre ridurre la dose senza difficoltà, perfino con piacere, ma che, una volta superato quel punto, ogni riduzione provoca intensi dolori. Perché dunque non consentire ad una momentanea prostrazione di pochi giorni? Non c'è prostrazione, non in questo consiste il dolore. La diminuzione dell'oppio aumenta, al contrario, la vitalità, il polso va meglio, la salute anche, ma ne deriva una spaventosa irritazione dello stomaco, con sudori abbondanti e malessere generale che nasce dalla perdita di equilibrio tra energia fisica e salute mentale. È facile infatti capire come il corpo, parte terrena dell'uomo che l'oppio aveva vittoriosamente resa ad una pacifica, perfetta sottomissione, voglia riprendere il sopravvento, mentre l'impero della mente, fino ad allora sola favorita, si trova sminuito in ugual misura. si tratta di ristabilire un equilibrio spezzato che non può reintegrarsi senza entrare in crisi. (capitolo IV)
  • La Cina specialmente, trascurando quanto essa ha in comune con il resto dell'Asia meridionale, mi atterrisce per i modi di vivere, per i costumi, per un rifiuto assoluto, per una barriera di sentimenti che ci separano da essa e che sono troppo profondi per essere analizzati. (capitolo V)

Lettere alla madre[modifica]

  • Non il mio cuore bisogna correggere, che è buono, ma la mia mente, che bisogna rendere stabile e sicura, inducendola a riflettere con sufficiente solidità perché le riflessioni vi restino impresse. (1834)
  • Un carattere leggero, un'invincibile inclinazione alla pigrizia mi hanno fatto commettere tutti questi errori. Siatene persuasi. (1834)
  • E poi faccio bene così; io sono come un cane fedele, non mi metto ad adulare gli estranei e conservo un tesoro di carezze per chi è assente. (1838)
  • Francamente il laudano e il vino sono delle cattive risorse contro la desolazione. Fanno passare il tempo, ma non ti ridonano la vita. (1847)
  • Ma di fronte a una tale rovina, a una malinconia così profonda, mi sento gli occhi pieni di lacrime, e, a dire il vero, il cuore pieno di rimproveri. Le ho mangiato gioielli e mobili per due volte, per me le ho fatto fare dei debiti, sottoscrivere cambiali, l'ho riempita di botte, e infine, invece di dimostrarle come deve comportarsi un uomo come me, le ho dato costantemente l'esempio di una vita debosciata e perduta. (1853)
  • Sono colpevole verso me stesso; questa sproporzione tra la volontà e la capacità è per me qualcosa di intellegibile. (1853)
  • Ti abbraccio con tanta tenerezza, con tutto il trasporto di un fanciullo che ama sua madre soltanto. (1865)

Lo spleen di Parigi[modifica]

Incipit[modifica]

Esplodeva il nuovo anno: un caos di fango e di neve attraversato da mille carrozze, scintillante di giocattoli e di dolci, brulicante di cupidigia e di disperazione, la grande città nel suo delirio ufficiale, fatto apposta per sconvolgere il cervello anche al più renitente dei solitari. In mezzo a quel frastuono, a quella baraonda, trottava ansiosamente un asino, aizzato da un buzzurro armato di frusta.

Citazioni[modifica]

  • Chi non sa popolare la propria solitudine, nemmeno sa esser solo in mezzo alla folla affaccendata. (La solitudine)
  • Ci sono nature puramente contemplative e del tutto inadatte all'azione, che, tuttavia, spinte da non si sa quale impulso misterioso, agiscono a volte con una rapidità di cui esse stesse mai si sarebbero credute capaci. (Il cattivo vetraio)
  • Ma che importa l'eternità della dannazione a chi ha trovato, in un secondo, l'infinito del piacere? (Il cattivo vetraio)
  • Colui che facilmente si sposa alla folla, conosce le gioie febbrili di cui resteranno eternamente privati sia l'egoista, chiuso come un forziere, sia il pigro, rintanato come un mollusco. (Le folle)
  • È ora di ubriacarsi! Ebbri! Per non esser gli schiavi seviziati del Tempo: ubriachi! Senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù – a piacer vostro. (Ubriacatevi)
  • Il bambino è turbolento, egoista, senza dolcezza e senza pazienza; e nemmeno può, come il semplice animale, come il cane e il gatto, far da confidente ai dolori solitari.[4] (Le vedove)
  • Il lusso, la spensieratezza e lo spettacolo consueto della ricchezza fanno quei ragazzi così belli, che si direbbero d'una pasta diversa da quella dei figli della mediocrità e della povertà.[4]
  • Poiché vi sono sensazioni deliziose in cui la vaghezza non esclude l'intensità, e non c'è punta più acuminata dell'Infinito. (Il confiteor dell'artista)
  • Lo studio della bellezza è un duello in cui l'artista urla di spavento prima di esser vinto.[4] (Il confiteor dell'artista)
  • Non c'è scusa all'essere cattivi, ma v'è un certo merito nel sapersi tali; fare il male per stupidità è il più irrimediabile dei vizi. (La moneta falsa)
  • [...] è là che bisogna andare a vivere, è là che bisogna andare a morire. (L'invito al viaggio)
  • E a che serve realizzare i progetti, se nel progetto c'è già abbastanza godimento? (I progetti)

Epigrafi[modifica]

  • Lola di Valenza
    Fra tante belle che ovunque si vedono,
    Capisco, amici, come il desiderio
    Esiti; ma si vede scintillare
    In Lola di Valenza l'inatteso
    Fascino d'un gioiello rosa e nero. (p. 196-197)

[Charles Baudelaire, I fiori del male: Poesie complete, traduzione di Francesco Di Pilla, Fratelli Fabbri Editori, 1970.]

Buffonerie[modifica]

  • Un'allegra taverna
    sulla via da Bruxelles a Uccle

    O tu che ami follemente scheletri
    E altri detestati emblemi, al fine
    Di poter rendere più saporite
    Le voluttà(fossero anche solo
    Delle frittate), vecchio Faraone,
    O Monselet! Di fronte a questa insegna
    Impreveduta: Taverna con vista
    Del Cimitero
    , proprio a te ho pensato! p. 206-207)

[Charles Baudelaire, I fiori del male: Poesie complete, traduzione di Francesco Di Pilla, Fratelli Fabbri Editori, 1970.]

Amenità del Belgio[modifica]

  • Lo spirito conforme
    I Belgi spingono l'imitazione
    fino all'eccesso, parola d'onore!
    Se prendono talvolta la sifilide
    Lo fanno per assomigliare ai Francesi. (p. 246)

[Charles Baudelaire, I fiori del male: Poesie complete, traduzione di Francesco Di Pilla, Fratelli Fabbri Editori, 1970.]

Incipit di alcune opere[modifica]

Il giovane incantatore[modifica]

Durante gli scavi eseguiti in presenza del re di Napoli, al tempo della Restaurazione del 1815, in una delle stanze della casa d'Atteone fu trovato un grande affresco di una bellezza molto particolare, che rappresentava un gruppo di ninfe con gli occhi rivolti verso la figura più significativa. Dietro di lei un giovane Cupìdo, chino sul suo orecchio con posa galante, aveva l'aria di bisbigliarle qualche mistero.
[Charles Baudelaire, Il giovane incantatore. Storia tratta da un palinsesto di Pompei, a cura di Maria Paola Arena, Edizioni Theoria, 1993]

Il viaggio[modifica]

Per il fanciullo, chino sui suoi viaggi illustrati,
l'universo è a misura della sua vasta fame.
Ah, com'è grande il mondo al chiarore del lume!
Ma al lume del ricordo, ah, il mondo com'è piccolo.

[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni su Charles Baudelaire[modifica]

  • Avrei preferito che fosse stato felice invece di lasciarci poesie infelici. (Jack Kerouac)
  • Il Campidoglio rappresenta nella poesia romantica francese il simbolo della potenza romana. Quando il poeta Lamartine cerca nell'ode Les Révolutions l'emblema dell'Italia sceglie «l'aquila sanguinante del Campidoglio», evoca cioè la Roma conquistatrice. Quando Baudelaire riprende il tema è per sfigurarlo o per intrattenervi un'ironia funebre. Il Campidoglio compare nella La mort des artistes, che è il sonetto che concludeva la prima edizione delle Fleures du Mal. [...] Il protagonista della Morte degli artisti è un'artista che fallisce nella sua opera che pone l'unica speranza nella morte. Ora, per definire la morte Baudelaire usa la parola Capitole – il Campidoglio in cui si incoronavano i poeti. [...] È facile capire conoscendo le passioni di Baudelaire che questa morte assomiglia al «sole nuovo» di Edgar Allan Poe. (Jean Starobinski)
  • L'allegoria barocca vede il cadavere solo dall'esterno. Baudelaire lo vede anche dall'interno. (Walter Benjamin)
  • Baudelaire è il primo veggente, il re dei poeti, un vero Dio. Tuttavia egli è vissuto in un ambiente troppo artistico; e la forma tanto vantata in lui è meschina: le invenzioni d'ignoto richiedono forme nuove. (Arthur Rimbaud)

Note[modifica]

  1. Citato in Alfredo Cattabiani, Introduzione a Le serate di San Pietroburgo; in Joseph De Maistre, Le serate di San Pietroburgo, Nino Aragno Editore, Torino, 2004.
  2. Citato in Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 152. ISBN 88-07-10339-7
  3. Citato in Focus n. 111, p. 116.
  4. a b c d Citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003.

Bibliografia[modifica]

  • Charles Baudelaire, Diari intimi, traduzione di Lucia Zatto, Einaudi, 1942.
  • Charles Baudelaire, I fiori del male, traduzione di Luigi de Nardis, Feltrinelli, 1965.
  • Charles Baudelaire, I fiori del male: Poesie complete, traduzione di Francesco Di Pilla, Fratelli Fabbri Editori, 1970.
  • Charles Baudelaire, I fiori del male, traduzione di Cosimo Ortesta, Giunti, 1996.
  • Charles Baudelaire, I fiori del male (1857), traduzione di Attilio Bertolucci, Garzanti, 2006.
  • Charles Baudelaire, I paradisi artificiali, traduzioni di Sergio De La Pierre e Paolo Guzzi, introduzione di Massimo Colesanti, postfazione di Enrico Malizia, Newton Compton editori, Roma, febbraio 2011. ISBN 978-88-541-3039-5
  • Charles Baudelaire, Il giovane incantatore. Storia tratta da un palinsesto di Pompei, a cura di Maria Paola Arena, Edizioni Theoria, 1993. ISBN 8824100538
  • Charles Baudelaire, Lettere alla madre a cura di Cosimo Ortesta, (tratto e tradotto da Corrispondence, I e II vol., Bibliothèque de la Pléiade, Paris, 1973), Oscar Mondadori, 1994.
  • Charles Baudelaire, Scritti sull'arte, traduzione di Ezio Raimondi, Einaudi, 1981.
  • Charles Baudelaire, Tutte le poesie e i capolavori in prosa, a cura di di Massimo Colesanti, traduzioni di Massimo Colesanti, Sergio De La Pierre, Paolo Guzzi e Claudio Rendina, Newton Compton editori, 2012. ISBN 9788854141766

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