Bernardo di Chiaravalle

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San Bernardo di Chiaravalle

Bernardo di Chiaravalle – in latino Bernardus Claravallensis, in francese Bernard de Clairvaux (1090 – 1153), abate, teologo e santo francese, Dottore della Chiesa cattolica.

Citazioni di Bernardo di Chiaravalle[modifica]

  • Dammi continuamente da soffrire perché tu sia sempre accanto a me.[1]
  • Di Maria non si dirà mai abbastanza.[2]
De Maria numquam satis. (da Sermo de nativitate Mariae, PL 183, 437D)
  • Dove c'è amore, non c'è fatica, ma gusto.[3]
Ubi autem amor est, labor non est, sed sapor. (da Sermones in Cantica canticorum, serm. LXXXV, 8: PL 183, 1191D)
  • È cosa buona per me, o Signore, piuttosto stringermi a te nella tribolazione, averti con me nella fornace, che essere senza di te fosse pure in cielo.[3]
Bonum mihi, Domine, tribulari, dummodo ipse sis mecum, quam regnare sine te, epulari sine te, sine te gloriari. (da In Ps. 190, serm. XVII, 4: PL 183, 252C)
  • Il ventre è considerato vile ... I monaci e gli eremiti, che il mondo disprezza, sono il ventre della chiesa. Essi ricevono Il cibo spirituale della dottrina. Sono sostegno della chiesa, e loro simbolo è Mosè che prega sul monte, Samuele che dorme nel tempio, Elia che dimora nel deserto. Essi somministrano i succhi spirituali ai superiori e agli inferiori. Ad essi conviene quanto è stato detto: "L'umanità vive grazie a pochi; se non ci fossero quelli, il mondo perirebbe o per un fulmine o per lo spalancarsi della terra". [4]
  • L'umiltà è la sola che beatifica ed eterna le virtù, che fa forza al regno dei cieli, che ha umiliato il Signore della Maestà fino alla morte, la morte della croce. L'umiltà fu la prima a invitare a discendere fra noi il Verbo di Dio, stabilito nell'alto dei cieli.[5]
  • Maria è stata una rosa, bianca per la sua verginità, vermiglia per la carità.[6]
Maria autem rosa fuit candida per virginitatem, rubicunda per charitatem. (da Item de Beata Maria Virgine sermo, 695, 10: PL 184, 1020D)
  • O buon Gesù, quando orando [pregando] con li occhi chiusi, quasi mi volto a te, desiderosamente, tu mandi nel mio cuore una certa cosa e un certo contento che io medesimo non posso sapere quello che si sia. Io sento bene in me una saporosa dolcezza, la quale tutto mi contenta, e se io seguitassi insino alla sua perfezione in me, io non cercherei mai più altro. (da De contemplando Deo, IX, 20)[7]
  • Quanto più si è buoni, tanto più si è cattivi, se si attribuisce a proprio merito ciò per cui si è buoni. (da Sermones super Cantica Canticorum, LXXXIV)

De diligendo Deo[modifica]

  • [I quattro gradi dell'amore]
    [...] bisogna che il nostro amore cominci dalla carne. Se poi è diretto secondo un giusto ordine, [...] sotto l'ispirazione della Grazia, sarà infine perfezionato dallo spirito. Infatti non viene prima lo spirituale, ma ciò che è animale precede ciò che è spirituale. [...] Perciò prima l'uomo ama sé stesso per sé [...]. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede, come un essere necessario e Lo ama.
    Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità, viene a conoscerlo a poco a poco con la lettura, con la riflessione, con la preghiera, con l'obbedienza; cosí gli si avvicina quasi insensibilmente attraverso una certa familiarità e gusta pura quanto sia soave.
    Dopo aver assaporato questa soavità l'anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado.
    Quello cioè in cui l'uomo ama sé stesso solo per Dio. [...] Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui. Io credo che provasse questo il profeta, quando diceva: "-Entrerò nella potenza del Signore e mi ricorderò solo della Tua giustizia-". [...] (cap. XV)
  • Il motivo per amare Dio, è Dio stesso; la misura, amarlo senza misura.[3]
    La causa dell'amore di Dio è Dio stesso, e la sua misura è amare senza misura.[8]
    La causa dell'amore di Dio è soltanto Dio; la misura, è di amare senza misura.[9]
Causa diligendi Deum, Deus est; modus, sine modo diligere. (c. I: PL 182, 974A)
  • O amore santo e casto! O dolce e soave affetto, tanto più soave e dolce, perché è tutto divino il sentimento che se ne prova. Sperimentarlo è divinizzarsi.[3]
O amor sanctus et castus! o dulcis et suavis affectio! o pura et defaecata intentio voluntatis! eo certe defaecatior et purior, quo in ea de proprio nil jam admistum relinquitur: eo suavior et dulcior, quo totum divinum est quod sentitur. Sic affici, deificari est. (c. X, 28: PL 182, 991A)
  • Perché tu abbia un cuore che si rattrista per le miserie altrui, bisogna che prima riconosca la miseria tua in modo da trovare nella tua anima quella del tuo prossimo, e apprenda dall'intimo di te stesso come soccorrerlo, sul esempio del Salvatore, che volle soffrire per poter compatire.

Liber ad milites templi. De laude novae militiae[modifica]

Incipit[modifica]

Da qualche tempo si diffonde la notizia che un nuovo genere di Cavalleria è apparso nel mondo, e proprio in quella contrada che un giorno Colui che si leva dall'alto visitò essendosi reso manifesto nella carne; in quegli stessi luoghi dai quali Egli con la potenza della sua mano (Is, 10,13) scacciò i principi delle tenebre, possa oggi annientare con la schiera dei suoi forti seguaci di quelli, i figli dell'incredulit, riscattando di nuovo il suo popolo e suscitando per noi un Salvatore nella casa di David, suo servo. (Ef, 2, 2; Lc, 1, 69).

Citazioni[modifica]

  • Qual è dunque il fine ed i vantaggi di quella cavalleria secolare che io non chiamo "milizia" ma "malizia" dal momento che l'uccisore pecca mortalmente e chi muore perisce per l'eternità? (II.3)
  • I Cavalieri di Cristo, al contrario, combattono sicuri la guerra del loro Signore, non temendo in alcun modo né peccato per l'uccisione dei nemici né pericolo se cadono in combattimento. La morte per Cristo, infatti, sia che venga subita sia che venga data, non ha nulla di peccaminoso ed è degna di altissima gloria. Infatti nel primo caso si guadagna [vittoria] per Cristo, nel secondo si guadagna il Cristo stesso. Egli accetta certamente di buon grado la morte del nemico come castigo, ma ancor più volentieri offre se stesso al combattente come conforto. Affermo dunque che il Cavaliere di Cristo con sicurezza dà la morte ma con sicurezza ancora maggiore cade. Morendo vince per se stesso, dando la morte vince per Cristo. Non è infatti senza ragione che porta la spada: è ministro di Dio per la punizione dei malvagi e la lode dei giusti. (Rm, 13,4; I Pt, 2, 14). Quando uccide un malfattore giustamente non viene considerato un omicida, ma, oserei dire, un «malicida» e vendicatore da parte di Cristo nei confronti di coloro che operano il male, difensore del popolo cristiano. (III.4)
  • Quando tutti gli infedeli saranno stati scacciati riprenderà possesso della sua casa e della sua eredità quello stesso che a proposito di essa gridò con collera nel Vangelo: Ecco, la nostra dimora sarà lasciata deserta (Mt, 23, 38). (III.6)
  • Peccando l'uomo perse la vita e trovò la morte: Dio stesso l'aveva infatti predetto – e rispondeva a giustizia – che se l'uomo avesse peccato sarebbe morto. Cosa avrebbe potuto ricevere di più giusto se non la pena del taglione? Dio infatti è la vita dell'anima, e questa è la vita del corpo. Avendo l'uomo peccato col libero arbitrio, di sua propria volontà ha rinunciato alla vita: che perda dunque, di conseguenza, la possibilità di dare a sua volta la vita, contro la sua propria volontà. (XI.19)
  • Ma se la legge dello spirito di vita in Gesù Cristo ci ha liberato dalla legge del peccato e della morte (Rm, 8, 2), perché dunque continuiamo a morire e non siamo stati immediatamente rivestiti d'immortalità? Perché si compia la verità di Dio. (XI.28)

Explicit[modifica]

E infine: Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo Nome dà gloria (Sal, 113 A, 1); affinché in ogni opera sia benedetto Colui che addestra le nostre mani alla battaglia, le nostre dita alla guerra (Sal, 143, 1).

Citazioni su Bernardo di Chiaravalle[modifica]

  • Anche il grande santo del secolo XII, Bernardo di Chiaravalle, era un pescatore di uomini e la sua eloquenza era travolgente, anch'egli era un avversario della sapienza umana, della «sapienza secundum carnem»; e tuttavia quanto più aristocratico, quanto più dottamente retorico è il suo modo d'esprimersi! (Erich Auerbach)
  • Mentre Bernardo si dava agli affari del mondo come un grande uomo politico della Chiesa e da essi si ritirava nella contemplazione per fare la grande esperienza dell'imitazione di Cristo, per san Francesco gli affari del mondo costituiscono l'ambiente cero e proprio per l'imitazione. (Erich Auerbach)

Note[modifica]

  1. Citato in Aldo Capitini, La compresenza dei morti e dei viventi, Il Saggiatore, Milano, 1966, p. 93.
  2. Citato in Enzo Bianchi, Amici del Signore, Gribaudi, 1990, p. 132. ISBN 978-88-7152-270-2
  3. a b c d Citato in papa Pio XII, Doctor Mellifluus, 1953.
  4. Citato in André Louf, Tradizioni esicastiche d'oriente ed occidente, in Atti del IX Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, traduzione di Laura Marino, Qiqajon, 2001
  5. Citato in Erich Auerbach, Mimesis, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1956, p. 166.
  6. Citato in Alberto Cottino, Il senso dei fiori dall'Annunciazione ai versi di Prévert, Corriere della Sera, 22 gennaio 2010.
  7. Citato in Bonaventura da Bagnoregio, Della consolazione divina, La Letteratura Religiosa, p. 58, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965.
  8. Citato in Tommaso d'Aquino, La somma teologica, Volume 3, Edizioni Studio Domenicano, 1996, p. 244. ISBN 978-88-7094-226-2
  9. Citato in Tommaso d'Aquino, Commento alle sentenze di Pietro Lombardo, Volume 6, Edizioni Studio Domenicano, 2000, p. 358. ISBN 978-88-7094-410-5

Bibliografia[modifica]

  • Bernardo di Chiaravalle, Liber ad milites Templi de laude novae militia, visibile su www.scriptorium.it

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Opere[modifica]