Bettino Craxi

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Bettino Craxi

Benedetto Craxi (1934 – 2000), politico italiano.

Citazioni di Bettino Craxi[modifica]

  • In questa vicenda [L'arresto di Mario Chiesa], purtroppo, una delle vittime sono proprio io. Mi preoccupo di creare le condizioni perché il Paese abbia un Governo che affronti gli anni difficili che abbiamo davanti e mi trovo un mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito che a Milano in cinquant'anni, nell'amministrazione del Comune di Milano, nell'amministrazione degli enti cittadini – non in cinque anni, in cinquanta – non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi commessi contro la pubblica amministrazione. (TG3, 3 marzo 1992)
  • L'eurocomunismo è un po' come l'araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.[1][2]
  • La mia libertà equivale alla mia vita. (Iscrizione sulla sua tomba nel cimitero cristiano di Hammamet, in Tunisia)[3]
  • Più sono le leggi, più sono i ladri.[2]
  • Quando Giuseppe Mazzini, nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell'ideale dell'unità ed era nella disperazione per come affrontare il potere, lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassini politici. Questa è la verità della storia. (dall'intervento alla Camera dei Deputati sulla questione palestinese, 6 novembre 1985)[4]
  • [Dopo il suicidio dell'On. Sergio Moroni] Hanno creato un clima infame[5].

E la nave va[modifica]

Incipit[modifica]

Una nave e l'Italia
17 ottobre 1985.
Onorevole Presidente, onorevoli Colleghi,
prima di comunicare le decisioni che ritengo necessario e doveroso di prendere, vista la grave situazione politica che si è determinata nella coalizione di Governo, ho sentito l'obbligo di esporre alla Camera, nell'assoluto rispetto della verità, la sequenza di avvenimenti riferiti alla vicenda dell'Achille Lauro che il Paese ha vissuto con trepidazione in questi giorni e che il Governo sin dall'inizio ha fronteggiato con una linea di condotta sempre ispirata all'obiettivo primario di evitare una tragedia e agendo in modo che le nostre decisioni in nessun momento fossero tali da comportare pregiudizio alla dignità della nazione e alla sovranità del Paese.

Citazioni[modifica]

  • – Il Governo italiano ha sempre condotto con la massima intransigenza la lotta al terrorismo ed i risultati sin qui conseguiti lo dimostrano. Nessun governo libero al mondo ha saputo conseguire decisivi risultati nella lotta al terrorismo, senza distruggere i principi e le regole dello stato di diritto, così come hanno saputo fare i governi della Repubblica Italiana. Non c'è un caso di cedimento, o di debolezza che possa essere imputato a questo Governo, nella lotta al terrorismo.
  • [...] Abbiamo agito secondo la nostra coscienza, secondo la nostra politica secondo le nostre leggi. La coscienza ci ha dettato il dovere di tentare le vie incruente; la politica ci ha offerto l'occasione di utilizzare i buoni rapporti dell'Italia. Le nostre leggi, le leggi italiane, ci hanno indicato la via da seguire.
  • Non ci può essere una vera pace fino a quando permangono in molte parti del mondo crisi acute che minacciano di allargarsi, coinvolgendo nuovi paesi, e che d'altro canto esasperano il sempre difficile confronto fra Est e Ovest.
  • [...] l'Italia è l'unico paese europeo che è riuscito ad individuare e ad assicurare alla giustizia quasi tutti gli autori degli attentati compiuti sul nostro territorio. È un dato che ci conforta sull'efficienza dei nostri apparati di tutela: ma è anche un dato che ci dice che in Italia né si chiudono gli occhi, né si evitano responsabilità.
    Resta comunque nostra profonda convinzione che nessun sistema di prevenzione o di repressione del terrorismo potrà assicurarci la vita libera e pacifica alla quale aspiriamo, se esso non sarà combattuto con l'azione politica e diplomatica là dove esso nasce.

[Bettino Craxi, E la nave va, Edizioni del Garofano, 1985.]

Socialismo e realtà[modifica]

Incipit[modifica]

Il processo di sviluppo, che favorisce i paesi ricchi mentre la povertà ristagna nei paesi poveri, è tuttora in atto ed il divario, tra gli uni e gli altri, è cresciuto.

Citazioni[modifica]

  • Il socialismo mantiene la sua fondamentale ed essenziale natura di movimento anticapitalistico. Esso nasce come reazione umana e razionale nei confronti delle ingiustizie delle ineguaglianze che il nascente capitalismo industriale portava con sé. Le contraddizioni e le crisi della società capitalistica costituirono oggetto delle analisi, della critica penetrante, delle previsioni dei teorici socialisti. I mutamenti intervenuti dopo le due guerre mondiali, la modificazione della natura e delle manifestazioni del capitalismo non hanno mutato la ragione fondamentale della lotta socialista e cioè quella di provocare un superamento del capitalismo con il passaggio ad un ordine economico, sociale e politico più evoluto, che arricchisca le libertà dell'uomo, le sue condizioni di vita materiale e spirituale (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 50).
  • Superamento del capitalismo non significa necessariamente e non comunque nelle società di alto e relativo sviluppo industriale, collettivizzazione di tutti i mezzi di produzione, eliminazione dell'iniziativa privata nell'economia. È stato acutamente osservato che l'economia di mercato, di cui alcuni tratti distintivi spuntano a fare capolino nelle stesse economie collettivizzate e statizzate dei Paesi comunisti, sopravviverà al capitalismo (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 50).
  • Superamento del capitalismo significa oggi eliminazione del ruolo egemone che i gruppi economici privati possono esercitare sulla vita della società. A questo scopo possono concorrere le istituzioni della democrazia politica, il compito conferito allo Stato di pianificare l'uso delle risorse nazionali secondo criteri di interesse nazionali, la funzione del movimento sindacale. Il capitalismo, e per trasformazioni interne, e per il crescere di altre forze nella società, sotto la pressione delle forze socialiste e per il concorso di altre forze, perderà il suo ruolo dominante. Il socialismo democratico rifiuta perciò il metodo della collettivizzazione burocratica che ha raggiunto risultati assai discutibili in termini di efficienza e che per la sua stessa natura si è dovuto far proteggere da regimi politici illiberali e totalitari (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 50).
  • L'intervento pubblico diretto nella produzione deve corrispondere a criteri economici ed a esigenze sociali, non deve far sortire l'effetto di deprimere il meccanismo economico diminuendone l'efficienza e la capacità produttiva. Esso va usato e sollecitato con decisione per rimuovere strozzature e anomale posizioni di controllo della vita economica, ritardi ed insufficienze dell'apparato produttivo, deve essere difeso dalla polemica liberista ma non mitizzato. La funzione del potere politico, rappresentativo dei grandi interessi generali nell'economia, deve essere quella di ricondurre, mediante un adeguato apparato di strumenti legislativi, amministrativi, fiscali ed economici, le grandi scelte economiche sotto il controllo della collettività (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 51).
  • Il socialismo non è una mera e particolare tecnica di gestione della economia e dello Stato; è anche questo ma è soprattutto un movimento che propugna una tavola cli valori diversa da quella del capitalismo e misura i risultati della sua lotta in relazione al grado di affermazione di tali valori, Di una società burocratica che, tenendo ovviamente conto del grado iniziale di sviluppo, mantenga un basso livello delle condizioni di vita materiale dei suoi : membri ed una limitata sfera di libertà, il minimo che possiamo dire è che coloro che la dirigono il socialismo lo hanno lasciato nei libri o lo hanno tratto da testi non socialisti. Beninteso il carattere illiberale di una società burocratica non è solo un fenomeno della società comunista; in questa società vi compare in forma più appariscente e cori caratteristiche patologiche ma non è certo estraneo alla moderna società industriale di tipo occidentale (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 51).
  • Così come una società che pur avesse raggiunto un alto grado di efficienza dei servizi pubblici ed un soddisfacente grado di benessere e di libertà, in essa non può considerarsi esaurita la funzione del socialismo fintantoché i grandi poteri che determinano il suo sviluppo, ne regolano le condizioni di vita e ne esprimono i valori dominanti sono nelle mani di gruppi privati sostanzialmente egemoni sul resto della collettività. Mi riferisco in questo caso ai limiti di un socialismo fermo a rivendicazioni distributive e incapace di porsi globalmente i problemi della economia e dello Stato e quindi inevitabilmente subalterno (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 52).
  • Sono state tentate molte definizioni di una nuova dimensione del socialismo, alcune delle quali voglio qui richiamare perché mi sembrano utili a chiarire la portata dei nuovi problemi che ci stanno di fronte: si è parlato di socializzazione dei processi decisionali e di estensione della partecipazione democratica come metodo del socialismo moderno (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 52).
  • In campo laburista si è definita l'unità di misura da adottarsi come ideale socialista il progresso nella moralità sociale misurato dal grado di eguaglianza e di rispetto della personalità individuale, espresso nella distribuzione del potere e negli istituti giuridici e di proprietà vigenti in uno Stato (Dal rapporto ai quadri, 1966, p. 52).
  • All'orrore che la realtà stessa della guerra in atto provoca nella coscienza della nostra popolazione pacifica, si accompagna il timore sempre più marcato di una progressiva estensione del conflitto che, al di là delle volontà dichiarate, può essere la conseguenza inevitabile della logica bellica. Agli Stati Uniti, che sono, sotto il profilo economico e militare, la più grande tra le potenze mondiali, spettano non le esclusive ma le maggiori responsabilità; ad essi in primo luogo spetta di compiere un atto di coraggio e di lungimiranza che sia, sul piano morale, pari alla loro forza materiale (Protesta per il Vietnam, 1968, p. 53).
  • Il prestigio del Paese nel mondo ci pare, oggi più che mai, legato alla capacità di fare prevalere una strategia di pace. Occorre che si facciano tacere gli isterismi estremisti che farneticano intorno ad una soluzione militare portati dall'onda di un falso patriottismo, ma anche che si rinunci alla prospettiva di riuscire a trascinare in ginocchio alle trattative i propri avversari, giacché questi e non altro appare il senso della politica del "doppio binario": la ricerca da un lato di una soluzione negoziata e la contemporanea intensificazione delle operazioni militari dall'altro (Protesta per il Vietnam, 1968, p. 53).
  • Chiedono anche qualcosa di più importante, e cioè la loro partecipazione alla gestione amministrativa e didattica dell'università. Sottolineo inoltre un altro aspetto che ci trova concordi. Si tratta dell'autonomia dell'Istituto Universitario, istituto di ricerca scientifica e di formazione professionale, da forme di subordinazione ai grandi poteri economici e da condizioni di soggezione che sono il portato di un sostegno pubblico inadeguato ed insufficiente. Su questi ed altri temi dovrà vertere la riforma dell'università, compito urgente affidato alla prossima legislatura parlamentare. C'è qualcosa di più in questo movimento di protesta che non possiamo ignorare o fingere di non vedere. C'è un senso di distacco e di sfiducia nella democrazia che genera estremisti e contusioni che debbono essere giudicati per quello che sono. un distacco penoso, ma è penoso in primo luogo per la democrazia la quale ha la responsabilità ed il dovere di conquistare a sé ed ai propri valori le nuove generazioni. C'è un conflitto di generazioni che deve trovare una definizione positiva (Intervento al Consiglio Comunale di Milano del 3 aprile 1968, p. 72).
  • Voglio fare a questo punto una considerazione in margine a ciò che ci chiede il gruppo comunista e cioè un nostro voto di solidarietà indiscriminata nei confronti dell'intero movimento di protesta. Cari colleghi, questo non lo possiamo fare e non lo faremo perché non sarebbe giusto. Voi sapete benissimo, ancor meglio di me, come all'interno di questo movimento fermentino umori che sono torbidi. Sapete benissimo che si tratta di tendenze che all'interno del movimento studentesco vengono contrastate e spesso giudicate negativamente dalla parte più sana, responsabile, veramente impegnata in una lotta per la riforma dell'università e della società e che io chiamo l'ala democratica del movimento studentesco. Sono tendenze che, in situazioni di tensione create anche da errori delle autorità responsabili, vogliono prevalere e dare al movimento studentesco connotati ch'esso non ha e che, certamente nella sua grande maggioranza non vuole avere (Intervento al Consiglio Comunale di Milano del 3 aprile 1968, p. 72).
  • Assistiamo — e non possiamo non vederlo — alla riesumazione, presso frazioni combattive della gioventù, di un bagaglio polemico che fu proprio di una delle più nefaste degenerazioni del comunismo stalinista: la teoria del social-fascismo. Queste teorie furono causa di divisioni profonde, di grandi tragedie. Chi conosce la storia della sinistra in Europa non può dimenticare. Esse vengono oggi usate come arma polemica ed accompagnate da una sorta di "scimmiottamento" di motivi che sono legati alla complessa evoluzione di una società asiatica, che è stata teatro di una grande rivoluzione ed è meritevole di ben altra attenzione, e dei quali si fa una meccanica imitazione, farsesca e provinciale (Intervento al Consiglio Comunale di Milano del 3 aprile 1968, p. 73).
  • Su queste questioni le forze democratiche debbono mostrarsi rigorose. Non c'è nessun calcolo di natura elettorale, nessuna valutazione di opportunità che possa giustificare un atteggiamento equivoco di solidarietà indiscriminata. Non abbiano di queste debolezze. Facendo le necessarie distinzioni partiamo dalle ragioni della protesta studentesca, che noi condividiamo, una solidarietà leale e responsabile quale si conviene ad una classe dirigente democratica (Intervento al Consiglio Comunale di Milano del 3 aprile 1968, p. 73).
  • Sottolineare il tema del laicismo, in un momento in cui il Paese si appresta a compiere scelte che incideranno profondamente sul suo futuro, mi pare importante e necessario. Bisogna tuttavia intendersi sul significato del termine laicismo, Una riesumazione del vecchio anticlericalismo, i cui campioni furono Enrico Ferri e Guido Podrecca, avrebbe il sapore di un anacronistico ritorno a problemi, a lotte e anche ad errori di altri tempi. Il solo anticlericalismo che può e deve sopravvivere, con piena giustificazione, è quello che si manifesta come reazione nei confronti del clericalismo (Laicismo non anticlericalismo, p. 74).
  • Quando il clericalismo si presenta con il suo volto di intolleranza, di fanatismo e di integralismo, esso può suscitare reazioni anticlericali in chi ha vivo il senso della libertà e con questo animo guarda ai problemi dell'uomo e della società. Quale laicismo quindi? Un laicismo che corrisponda a una visione del mondo raggiunta secondo un metodo critico innanzitutto e quindi un modo di condotta individuale che sia affermazione di autonomia e di libertà. Un laicismo inteso come concezione dello Stato democratico e aconfessionale che non sopporta limitazioni alla propria autonomia e alla propria sovranità (Laicismo non anticlericalismo, p. 74).
  • Su questo terreno il lavoro da fare nel nostro Paese è molto, importante, decisivo per le caratteristiche che potrà assumere lo sviluppo nazionale nei prossimi anni. Tra i temi posti vorrei sottolinearne alcuni e cioè quello della difesa intransigente dei diritti di libertà, della cultura e dell'arte; la proposta di una riforma divorzista, lo sviluppo della scuola di Stato, la legalizzazione dell'aborto, la revisione o meglio ancora la consensuale abolizione del concordato tra lo Stato e la Chiesa che come tutti sanno porta in calce le firme del cardinale Gasparri e del cavalier Benito Mussolini, e porta, nel voto che gli ridiede vigore giuridico nella nuova Costituzione Repubblicana, il segno della debolezza e dell'opportunismo comunista, e che non può più essere il quadro regolatore dei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Repubblica democratica; i temi connessi con la evoluzione del costume che, pur nella necessaria responsabilità, non può essere ostacolata da opprimenti ipocrisie e da pregiudizi antiscientifici e propri di società arretrate (Laicismo non anticlericalismo, p. 75).
  • Tra l'altro non va affatto trascurato un problema che anzi assume sul terreno politico e in rapporto al tema della libertà, una funzione di preminenza: mi riferisco al problema della libertà politica dei cattolici (Laicismo non anticlericalismo, p. 75).
  • I cattolici italiani non possono essere considerati dei cittadini minorati bisognosi di cure coercitive dirette a determinare le loro scelte politiche e partitiche fondamentali. Essi debbono, al pari dl tutti e al pari dei cattolici di altri Paesi europei, liberarsi da una tutela che limita la loro libertà nella sfera politica e civile. Un contributo decisivo all'affermazione del valori laici dello Stato deve provenire proprio dai cattolici. Questa affermazione vuoi dare anche la misura del nostro laicismo, che è affermazione di libertà e non manifestazione di odi antireligiosi o di disprezzo per la fede altrui. Nessuno credo vorrà, e non certo, noi socialisti, ricreare le condizioni di una radicale divisione tra guelfi e ghibellini. Ma questo risultato si ottiene resistendo alla invadenza clericale, riaffermando con vigore i diritti dello Stato laico, promuovendo un vigoroso moto di liberazione da ogni forma di intolleranza e di coercizione (Laicismo non anticlericalismo, p. 75)

Explicit[modifica]

Chiediamo al Governo di assumere formale impegno in questo senso ed ai membri della Commissione Esteri di pronunciarsi esplicitamente su questo punto.

Citazioni su Bettino Craxi[modifica]

  • A distanza di due lustri dalla sua morte, ormai dimenticate le macchie del passato, i compagni (di merende) forse per rimorso cercano di riabilitare il defunto Cinghialone riconoscendogli oggi ciò che gli dovevano anche ieri: il merito di essere stato il più intelligente politico della sua epoca e di non avere intascato una lira del bottino che loro invece si sono spartiti impunemente, e seguitano a spartirsi grazie ai ricchi rimborsi elettorali nettamente superiori agli esborsi, vivendo felici e contenti.
    E magari rubando ancora per arrotondare. (Vittorio Feltri)
  • Che Craxi sia uomo di grandi capacità e ambizioni, lo si sapeva. Che sia anche uomo di grande coraggio, lo si è visto ieri, quando pronunciava alla Camera il suo discorso di replica. Per due volte si è interrotto alla ricerca di un bicchier d'acqua. Per due volte Andreotti glielo ha riempito e porto. E per due volte lui lo ha bevuto. (Indro Montanelli)
  • Craxi descriveva quel Napolitano, esponente di spicco del Pci nonché presidente della Camera, come un uomo molto attento al sistema della Prima Repubblica specie coltivando i suoi rapporti con Mosca. Io credo che in quell'interrogatorio formale, che io condussi davanti al giudice, Craxi stesse rivelando fatti veri perché accusò pure se stesso e poi gli altri di finanziamento illecito dei partiti. Ora delle due l'una: o quei fatti raccontati non avevano rilevanza penale oppure non vedo perché si sia usato il sistema dei due pesi e delle due misure. (Antonio Di Pietro)
  • Craxi? Era un politico vero, quindi è un mascalzone vero. (Dino Risi)
  • Craxi era un uomo che sapeva decidere" e "con il suo governo, eccezionale già per la sua durata, dal 1983 al 1987, seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi. (Renato Schifani)
  • Craxi ha modernizzato negli anni '80 il Paese e l'ha arricchito. (Filippo Facci)
  • Craxi non era uno statista, è stato solo il fondatore del sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace. Un uomo alla cui ombra sono cresciuti, come nel peggiore dei vivai, i politici di prim'ordine che ora guidano i partiti italiani. (Antonio Di Pietro)
  • Ero a Parigi e Craxi, allora presidente del Consiglio, mi fece sapere che i servizi stavano architettando qualcosa su di me, consigliandomi di essere cauto. Per questo ancora gli sono grato. (Toni Negri)
  • Gli anni trascorsi ci consentono un giudizio storico più sereno e obiettivo. A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica. Per lui non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell'intero sistema politico dell'epoca. Fu una vittima sacrificale. (Renato Schifani)
  • Gli Italiani a sinistra, gli Africani a destra... Craxi, dove va? [...] Gli imbecilli a sinistra, i grandi statisti a destra... Craxi, dove cazzo va? [...] I ladri a sinistra, le persone oneste a destra... Craxi, dove cazzo va? Lei fa una brutta fine, Craxi, eh!(Roberto Benigni)
  • In Craxi c'erano gioia di vivere, spirito autenticamente ribaldo, indisponibilità a quelle pigrizie che fanno brutto e noioso il carattere burocratico della lotta politica. (Giuliano Ferrara)
  • Incontro Craxi. E Craxi mi si avvicina e mi chiede... scusa. Ma era un sogno all'incontrario... (Paolo Rossi)
  • Io un giorno ho visto Craxi chiedere scusa... poi mi sono avvicinato, ho guardato meglio, non era Craxi. [...] Ho visto Craxi guardare un socialista magro e piangendo domandarsi: «Dove ho sbagliato?». (Paolo Rossi)
  • La cena in Cina...c'erano tutti i socialisti, con la delegazione, mangiavano... A un certo punto Martelli ha fatto una delle figure più terribili... Ha chiamato Craxi e ha detto: "Ma senti un po', qua c'è un miliardo e son tutti socialisti?". E Craxi ha detto: "Si, perché?". "Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?". (Beppe Grillo)
  • La cosa che mi preoccupa in Bettino Craxi è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al potere per il potere. (Enrico Berlinguer)
  • La DC per lui era l'espediente tattico. Una sinistra unita e socialdemocratica era l'ambizioso disegno strategico della sua vita. (Enzo Bettiza)
  • La guerra del Cavaliere non è la nostra. La nostra guerra è finita con la morte di papà. Il paragone è improponibile: Berlusconi è il padrone d'Italia, non ha nulla da temere; Craxi era solo contro i giudici. Io ho cercato di tenerne viva l'eredità salvando un piccolo partito socialista. (Bobo Craxi)
  • La mia amicizia con Craxi non è mai venuta meno, in nessun momento. (Silvio Berlusconi)
  • Nell'ultimo paio d'anni pur ricevendo del denaro, non ho più provveduto a versarne parte ad altri politici, in quanto avevo ormai acquisito all'interno del Psi milanese un'autorevole e autonoma posizione che mi consentiva di non rispondere ad altri se non, politicamente, direttamente al segretario nazionale del partito Bettino Craxi. (Mario Chiesa)
  • [sul messaggio del presidente della Repubblica] Restituisce a Craxi i suoi meriti e apre la via ad una pacificazione nazionale, che è un auspicio sia di Napolitano che nostro. I provocatori sono rimasti una minoranza. Mio padre fa parte della storia positiva della nostra Repubblica. (Stefania Craxi)
  • Riteniamo che ci sia una violenza alla storia che si sta facendo: far credere che deve essere riabilitata una persona, senza informare i cittadini che questa persona sul piano politico ha indebitato il Paese, sul piano giudiziario ha fatto il latitante, sul piano istituzionale ha usato le istituzioni per fregarsi i soldi e fregare i soldi ai cittadini. Utilizzare questa persona come punto di riferimento per il riscatto del Paese è come usare Lucifero per inneggiare a Dio. (Antonio Di Pietro)
  • Sulla continuità fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader modernizzatore: forse Gianni Alemanno si riferisce alle due condanne per il magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni del governo Craxi dal 70 al 92%, o all'alleanza coi generali argentini e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e l'assassinio di un ebreo paralitico americano. La via di Roma dedicata all'unico premier corrotto e latitante della storia dell'Occidente sarà quella antistante l'hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell'aprile '93 gli elettori delMsi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono le monetine a Bettino urlando «via Craxi». Ora, finalmente, verranno esauditi. (Marco Travaglio)
  • L'unico statista che abbiamo avuto dai tempi del Principale. Non a caso ne era un grande estimatore. Ad Hammamet discutevamo per ore con Bettino del Duce. Una volta che doveva inaugurare un monumento ad Anita Garibaldi, mi chiese di ritrovargli il discorso che aveva fatto il Principale su di lei. Se lo guardò beato, faceva riavvolgere la pellicola per studiarsi le mosse (Giuseppe Ciarrapico)
  • Penso che Craxi abbia legittimamente nel suo zaino un'immagine di Mitterand e di tanto in tanto la guardi con nostalgia e speranza. (Giulio Andreotti)
  • Prendiamo la politica estera: per quanto riguarda la politica estera Craxi, che viene dipinto come un fedele atlantista, uno anticomunista, uno ancorato all'occidente e quindi quello che aveva fatto la scelta giusta tra l'est e l'ovest, mentre l'Unione Sovietica voleva colpire etc., gli euromissili e tutta la retorica che si fa sugli euromissili, Craxi è quello che fa entrare nel Parlamento italiano Yasser Arafat con la pistola nel cinturone, non lo disarmano neanche, non lo perquisiscono neanche prima di farlo entrare in Parlamento e, quando qualcuno protesta, lui dice che Arafat è come Mazzini e Garibaldi, Arafat come Mazzini e Garibaldi! Il capo di un'organizzazione che, in quel periodo, era ancora un'organizzazione terroristica, che faceva gli attentati negli aeroporti e sequestrava le navi, come poi successe qualche anno dopo con l'Achille Lauro, che non aveva ancora neanche riconosciuto il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, questo sarebbe quello che le aveva azzeccate tutte! (Marco Travaglio)
  • Se Craxi mette piede in Italia, passi da San Vittore. (Matteo Salvini)

Gianni Alemanno[modifica]

  • Craxi è stato un grande leader che ha saputo con largo anticipo individuare l'esigenza di modernizzazione del Paese. È stata una figura capace di scavalcare le vecchie categorie destra-sinistra. Noi del Msi condividevamo la sua ricerca della dignità nazionale e le sue scelte riformiste. Le diffamazioni e i momenti amari non sono riusciti a scalfire l'immagine di uno dei più grandi statisti dell'Italia repubblicana. Inoltre fu lui l'unico prima di Berlusconi a fare una legge su Roma capitale.
  • In consiglio comunale si completerà a breve l'iter per intitolare una strada a Bettino Craxi. Credo sia un doveroso riconoscimento e omaggio della Capitale a uno dei più grandi leader della storia della Repubblica.

Fabrizio Cicchitto[modifica]

  • Ho capito, ad esempio, che Bettino Craxi e Claudio Martelli c'erano dentro fino al collo con Gelli e Ortolani. Ad esempio, la storia dei 30 milioni di dollari, del conto Protezione, mica è uno scherzo. C'è da credere davvero che in quegli anni, con tutti quei soldi, si siano comprati il psi.
  • Se io, Signorile e De Michelis fossimo rimasti insieme, saremmo riusciti a contrastare Craxi. Insieme funzionavamo, purtroppo ando' in maniera diversa e per me alla rottura contribui' anche un problema finanziario.
  • Il peccato mortale di Craxi non sono le tangenti; è la scelta dell'autonomia. Quella sì non gli fu perdonata.
  • Si imputa a Bettino di non aver mai rotto con la Dc; ma, quando si mostrò pronto a farlo, Berlinguer fu sul punto di accordarsi con De Mita e Spadolini per il "governo diverso", con i tecnici, pur di emarginare i socialisti
  • Un gigante, un pezzo della storia del Paese. Criminalizzarlo è un'operazione volgare. Quanti crimini ha commesso o coperto Togliatti negli anni '30 e '40? Eppure è considerato parte della nostra storia. Il vero "crimine" di Craxi fu restituire ai socialisti l'autonomia ideologica, smontando il mito di Lenin e pure quello di Gramsci.

Note[modifica]

  1. Citando Pietro Metastasio: È la fede degli amanti | come l'Araba Fenice | che vi sia ciascun lo dice | ove sia nessun lo sa.
  2. a b Roberto D'Agostino, Chi è, chi non è, chi si crede di essere, Arnoldo Mondadori, 1988 ISBN 8804313757
  3. In Massimo Pini, Craxi: una vita, un'era politica, Mondadori, 2006, una descrizione della tomba: "Quella stessa terra d'Islam che lo aveva difeso, lo ospiterà sotto una semplice lastra di cemento dipinta di bianco, con le date della sua permanenza sulla Terra, e un libro aperto sul quale spiccano le parole: «La mia libertà equivale alla mia vita», e la sua firma". Come testimoniato dal figlio Bobo Craxi in Route El Fawara: Hammamet, Sellerio, è una frase che "ha detto tante volte", riportata sulla tomba per sua stessa volontà, secondo quanto riporta la Fondazione Bettino Craxi.
  4. Resoconto stenografico delle seduta.
  5. Craxi e Martelli: un clima infame

Bibliografia[modifica]

  • Bettino Craxi, E la nave va, Edizioni del Garofano, 1985.
  • Bettino Craxi, Socialismo e realtà, Sugar, Milano, 1973.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]