Boris Vian

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Boris Vian (1920 – 1959), scrittore, ingegnere, poeta, cantautore, e traduttore francese.

Citazioni[modifica]

  • È molto meno indecente andare a letto insieme che guardarsi negli occhi. (inedito; citato in Elena Spagnol, Citazioni)
  • La donna è quel che si è trovato di meglio per sostituire l'uomo quando si ha la scarogna di non essere pederasti. (da Textes et chansons; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
  • La fantascienza è una nuova mistica, è la resurrezione della poesia epica: l'uomo e il suo superamento, l'eroe e le sue imprese, la lotta contro l'ignoto. (da Stèfane Spriel e Boris Vian, Un nuvo genere letterario, la fantascienza, in 'Les Temps Modernes' VII, n. 72, 1951, 618-27; citato in Giuseppe Petronio, Roma-Bari, Gius. Laterza e figli, 118., Letteratura di massa Letteratura di consumo-Guida storica e critica, Laterza, 1979)

L'autunno a Pechino[modifica]

Incipit[modifica]

Svogliato Amadis Dudu camminava lungo la viuzza, la più lunga delle scorciatoie che portavano alla fermata dell'autobus 975. Ogni giorno, poiché scendeva prima della sua fermata mentre la vettura era in moto, doveva pagare tre scontrini e mezzo; tastò la tasca del gilè per sentire se ne aveva ancora. Sì. Sopra un mucchio di immondizie vide un uccello che, beccando tre scatole di latta vuote, ne cavava le note dei Battellieri del Volga; di fermò, ma l'uccello, dopo una nota falsa, schizzò via, indispettito, brontolando nel becco parolacce da uccello. Amadis riprese a camminare cantando il seguito, ma anche a lui sfuggì una stecca e buttò là una bestemmia.

Citazioni[modifica]

  • Dupont, il servitore negro, stava preparando in cucina un barattolo di carne in conserva per la cena. Doveva, innanzi tutto, far bollire in acqua abbondante la carne fibrosa di mummia, col suo condimento cerimoniale; poi distillare la saldatura, riempire di ripieno la scatola di latta stagnata con la carne bollita in abbondante acqua, non senza prima aver vuotato l'acqua abbondante nel minuscolo lavandinio; infine saldare il coperchio e ecco pronto per la cena il barattolo di carne in conserva.
    Dupont, figlio di laboriosi artigiani, li aveva assassinati perché potessero finalmente smettere di lavorare e riposare in santa pace. A evitare le inevitabili congratulazioni viveva appartato una vita di religione e di abnegazione, nella speranza di essere canonizzato dal Pontefice prima di morire, come padre de Foucault il banditore della crociata.
  • Il cagnolino travolto da Agathe Marion che, al solito, guidava senza guardare, aveva i polmoni di un verde strano. Così almeno poté constatare il netturbino la cui agile scopa precipitò la carogna dentro una chiavica. La fognatura poco dopo cominciò a vomitare, e si dovette dirottare la circolazione per alcuni giorni.

Non vorrei crepare[modifica]

Incipit[modifica]

Non vorrei crepare
Prima di aver conosciuto
I cani neri del Messico
Che dormono senza sognare
Le scimmie dal culo pelato
Divoratrici di fiori tropicali
I ragni d'argento
Dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
Senza sapere se la luna
Dietro la faccia di vecchia moneta
Abbia una parte puntata
Se il sole sia freddo
Se le quattro stagioni
Siano poi veramente quattro

[Boris Vian, Non vorrei crepare, a cura di G. A. Cibotto, Newton Compton editori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • C'era una pesante serratura | Che affondava il suo duro morso | Nella porta di solida quercia | Che chiude la porta in eterno | Sulla camera rotonda, la tavola | La volta di calce, la finestra | Dai vetri tappati di piombo | E i topi si arrampicavano sull'edera | Che circondava la torre di pietra | Dove il sole non filtrava più || Era davvero orribilmente romantico. (da C'era una lampada di rame; 1993)
  • C'è il sole nella strada | Amo il sole ma non amo la strada | Allora rimango in casa | Ad aspettare che il mondo venga | Con le sue torri dorate | E con le sue cascate bianche | Con le sue voci di lacrime | E con le canzoni della gente che è allegra [...]. (da C'è il sole nella strada; 1993)
  • Distruggono il mondo | In pezzi | Distruggono il mondo | A colpi di martello | Ma non mi importa | Non mi importa davvero | Ne rimane abbastanza per me | Ne rimane abbastanza | Basta che io ami | Una piuma azzurra | Una pista di sabbia | Un uccello pauroso | Basta che io ami | Un filo d'erba sottile | Una goccia di rigiada | Un grillo di bosco | Possono rompere il mondo | In frantumi | Ne rimane abbastanza per me [...]. (da Distruggono il mondo; 1993)
  • Sarebbe meglio guadagnarsi da vivere | Ma la mia vita, ce l'ho, io, la mia vita | Non ho bisogno di guadagnarla | Non è un problema per niente | La sola cosa che rimane | E tutto il resto, i problemi | Ma essi sono tutti già posti | Essi si sono tutti interrogati | Sui minimi argomenti | Allora a me cosa resta [...]. (da Uno di più; 1993)
  • Un poeta | è un essere unico | in tanti esemplari, | che pensa solamente in versi | e non scrive che in musica | su soggetti diversi | sia rossi che verdi | ma sempre magnifici. (da Un poeta; 1993)
  • Morirò un poco, molto, | Senza passione, ma con interesse | E poi quando tutto sarà finito | Morirò. (da Morirò di cancro alla colonna vertebrale; 1993)

Incipit di Sputerò sulle vostre tombe[modifica]

Nessuno mi conosceva a Buckton. Clem aveva scelto la città per questo; e, d'altra parte, anche se avessi voluto cambiare idea non mi restava benzina sufficiente per risalire più a nord. Appena cinque litri. Un dollaro, e la lettera di Clem, era tutto quello che possedevo. La valigia, non ne parliamo neppure. Per quello che conteneva. Dimentico: avevo nel portabagagli il revolver del ragazzo, uno sparuto 6.35 a buon mercato; ce l'aveva ancora in tasca quando lo sceriffo era venuto a dirci di portarci a casa il cadavere per farlo seppellire. Devo dire che contavo più sulla lettera di Clem che su tutto il resto. Avrebbe dovuto funzionare, bisognava che funzionasse. Guardavo le mani sul volante, le dita, le unghie. Nessuno avrebbe trovato niente da ridire. Nessun rischio da quel lato. Forse me la sarei cavata...

Canzoni[modifica]

Padroni della Terra (Le Déserteur)[modifica]

  • Lontano me ne andrò; | sul mare e sulla terra, | per dire no alla guerra | a quelli che vedrò. || E li convincerò | che c'è un nemico solo: | la fame che nel mondo | ha gente come noi. || Se c'è da versar sangue | versate solo il vostro; | signori, ecco il mio posto: | io non vi seguo più. || E se mi troverete, | con me non porto armi: | coraggio, su, gendarmi, | sparate su di me.
    (vv. 33-48, da Canzoni contro la guerra, traduzione di Luigi Tenco)

Bibliografia[modifica]

  • Boris Vian, L'autunno a Pechino, traduzione di Massimo Binazzi e Michele Maglia, Rizzoli, 1969.
  • Boris Vian, Non vorrei crepare, a cura di G. A. Cibotto, Newton Compton editori, 1993.
  • Boris Vian, Sputerò sulle vostre tombe, traduzione di Stefano del Re, Interno Giallo Editore, Milano 1991.

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