Brancaleone alle crociate

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Brancaleone alle Crociate

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Titolo originale Brancaleone alle Crociate
Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1970
Genere Commedia
Regia Mario Monicelli
Soggetto Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore Mario Cecchi Gori
Attori
Doppiatori italiani
Note

Brancaleone alle Crociate, film italiano del 1970 con Vittorio Gassman, regia di Mario Monicelli.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • A me, una pattuglia ardita! (Brancaleone)
  • Aiitaaa! Chi ode questo mio richiamo mi soccorra! Ohidimé! Chi me l'avesse detto dover rifar la... la fine dello sòricio [sorcio], nella fonda tenebra! Opritemi! Traetemi di qua! (Brancaleone rimasto sotto lo scafo ribaltato della nave)
  • Gente mia, dove ne siete? (Brancaleone, uscito da sotto lo scafo)
  • Et così moiano capovolti tutti li scismatici che capovolgono la verità (scritta sotto la testa di Zenone ucciso)
  • E voaltri, voaltri ignominiosi, come osaste restar vivi tra cotanti morti? Chi vi dette tanto infame coraggio? (Brancaleone)
  • Panigotto, a ben'anco tu sie verboso alquanto talora sei di bon consiglio, ma ch'io vi ponsi. (Brancaleone)
  • E facetelo zittire questo pupo, ché qui non si chiude oculo! (Cieco)
  • Et ora pendoliamo fianco a fianco come morte foglie, e lo vento benevolo a tratti un po' ci ravvicina. (Impiccata)
  • Né voglio vedere lacrime, né indugi, né mi dicere volemo restare con te, volemo combattere, volemo questo e volemo quello... (Brancaleone) [mentre tutti i compagni fuggono senza badargli]
  • Fatevi sotto, fatevi sotto ché non temo anco se arrovesciato! (Brancaleone) [mentre combattte appeso per il piede]
  • Lo vostro papa dice: pappate, pappate senza tema, ché forse li doni saranno più graditi allo santo cui furono destinati se essi serviranno a satollare otto cristiani affamati. (Gregorio)
  • E qual mai potrìa esse lo meo iudicio, che da qua suso ommeni terragni tutti uguarmente brutti io vi contemplo? (Santo Colombino)
  • Non sapio notare! [nuotare] (Brancaleone, "costretto" a gettarsi in un fiume dopo aver camminato sui carboni ardenti)
  • Childericu, figghiu miu, sia rennùta grazia a Diu! Ah Turoni, sitibondu dellu scettro di Boemondu, sii frategghiu miu minori, ma in ferocia sii maggiori! Nì tempesta, nì cicluni, ponnu stare a paraguni col tremuoto dellu cori di un regali genitori, che ritrova il suo picciottu che pensava fosse mottu! (Boemondo)
  • Santu cielu! Che vidìa? Chistu non è figghio a mmia! (Boemondo)
  • Re Boemondo, scusa se parlo a te da paro a paro, ma lo sdegno meo si esprime rispondendo per le rime. Lo tuo seme è vivo e sano grazie a sette sgorbi e un nano. Ed in premio? Una contea? No! Nemmanco per l'idea! Ardi un foco: per ci dare uno lauto desinare? Nooo! Né pranzi né castella, tu ci abbruci la donzella! Oh nessuno certo è più magnifico d'un re! (Brancaleone)
  • Un sol grido un solo idioma: scapòma! (Panigotto)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Brancaleone ha catturato un pastore, Rozzone, che i pellegrini hanno scambiato per un infedele: Panigotto viene chiamato come interprete per capire ciò che il coatto "moro" dirà]
    Brancaleone: Parla cane! Addove trovasi Gerosilemme, mh?
    [Rozzone mugola qualcosa di incomprensibile]
    Brancaleone: [rivolto a Panigotto] ...lo cane ha parlato.
    Panigotto: Ripetere.
    Brancaleone: Parla cane!! Addove trovasi Gerosilemme?
    Rozzone: Non sape! Lo posto più vicino è Scatorchiano!
    Panigotto: Ha ditto che lo posto più vicino è Scatorchiano.
    Brancaleone: A che distanza trovasi codesta piazzaforte mora? Bada a non mi dicere lo vero!
    Rozzone: Tre o quattromila pertiche, non chiù!
    Brancaleone: [rivolto a Panigotto] Traduci.
    Panigotto: Tre o quattromila pertiche, non più.
    Brancaleone: Bene... e codesto lo intesi anco io! Che fai, mi prendi a gabbola?
    Panigotto: Cavaliere, egli parla una lingua di ceppo cristiano [...]
    Zenone: [rivolto a Rozzone] Ma tu chi sie?
    Rozzone: Songo Rozzone, pasturo le crape!
    Panigotto: Capre. Sono animali con la barba e le corna...
    Zenone: Ma questa tera [terra] non è issa Tera Santa?
    Rozzone: Magara fusse santa, frate meo! Ista è terra maladitta, tutta sassa e zeppaglie!
    Zenone: Ma questa grand'acqua non es lo mare?
    Rozzone: Mare? Noi da este parti lo dicemo "lago", ma pole esse!
  • [Brancaleone è disperato: i pellegrini, ad eccezion di poche persone, sono stati trucidati mentre lui era impedito dallo scafo della nave di raggiungere la battaglia. Sentendo l'onta su sé, prega la Morte affinché venga a prenderlo]
    Brancaleone: Onta! Onta su me! Che l'onta mi sommerga e mi soffochi! Onta! Che mi sia tolta la colpa d'esser vivo fra cotanti morti! Morte. Vieni morte, bella morte. Piglia anco me, orsù che indugi, io ti invoco, tu non mi spauri. [ride] Che è mai la vita? Breve romore, sequìto da uno fiato ammorbante. [ride] E però [perciò] vienimi, vieni morte! Strappami a t'essa! T'affretta! Che fai morte, tentenni? Presto! Accorrimi ché più non reggo! Io te l'impongo!
    Morte: Son qua!!
  • [Brancaleone rimane interdetto a sentire la voce della Morte, e spaventato si volta. Ai suoi occhi appare sulla cima di un dirupo la figura stereotipata della Morte: uno scheletro ravvolto in un mantello nero con tanto di falce. Essa si rivolge all'eroe con un leggero accento fiorentino]
    Brancaleone: Chi è? Chi sie?
    Morte: Son la tua morte! Non mi chiamasti?
    Brancaleone: I-io?
    Morte: Sì. Fosti tu a invocarmi!
    Brancaleone: Ah, aah sì... parole che sfuggono, nell'empito dei sentimenti... e che si sape mai furon prese a serietà.
    Morte: D'ora innante lo saranno. Preparat'a morire!
    Brancaleone: Lo come? In sull'istante?
    Morte: [ridendo] Oh che s'aspetta... io ci sono, tu ci sei... Ti fo scegliere: un coccolone? Peste improvvisa? Verniculite? Ovvero un fulminante disciogliersi de il corpo?
    Brancaleone: [ridendo sprezzante] Le misere proposte! Brancaleone da Norcia debbe aversi morte gloriosa, con l'arme in pugno et per causa iusta! Eh questo mi spetta: son cavaliere!
    Morte: Come tu vvoi... t'hai tempo le sette lune, trascorse le quali io verrò a ti pigliare dove umque et come umque!
    Brancaleone: Sette lune?! Mi basta l'arco d'un sol iorno per trovare la mia degna morte!
    Morte: Quand'è così, voglio aiutarti. Le cinque miglia di qui, il loco detto "Ponterragno", stassi per compiere uno delitto contra uno innocente. Tu tenta a salvarlo, et avrai così gloriosa morte. Io là sarò, tra minuti diece. Procedimi!
    Brancaleone: Diece minuti col caval mio Aquilante? Facimo in fra un'oretta, et ivi sarai mia! Birba a chi manca!
    Morte: Birba!
  • [Brancaleone prende in braccio il bambino che Thorz stava per uccidere prima del loro scontro]
    Brancaleone: Alemanno! Ma codesto fantino così ravvolto in ricchi panni, a chi è figlio? Eh? E tu? Non a chi tu sei figlio che ben potemo immaginare chi pote essere tua madre, ma di chi tu si 'l scherano?
    Thorz: [parlando in quella che sembra una lingua germanica] Sone mein name ist Thorz. E keinde Mondo. Und tuzzun fuzzun kunz!
    Panigotto: Dise che lui se ciama Thorz. Il fantolin l'è fiol de Boemondo re normanno de Sicilia, da due anni in Terra Santa a combatter li infedeli. Profitando de che lo fradello minor de Boemondo, prince Turone, mira a ciaparse lo regno, ecco perché dona molto dinaro all'alemanno per copare [uccidere] lo nipotino Childerico, erede del trono.
    Rozzone: Tanta robba ha diciuto?
    Panigotto: E quasi, sa: mi g'ho riassunto, ecco.
  • [Brancaleone ed i suoi incontrano un uomo intento a punirsi, spingendo un pesante ceppo legato ad un ramo e ricevendolo poi in caduta in pieno petto.]
    Brancaleone: O tu che a codesto modo di te fai strazio, dinci chi tu sie e lo perché ti lanci.
    Pattume: Per mi punire.
    Brancaleone: E quali furono le peccata tua per ti punire con cotal furore?
    Pattume: Uno. Uno solo. Ma lo più orrendo et abominevole che voi possiate mai immaginare! Pensatelo... L'avete voi pensato?
    Brancaleone: Be', sì.
    Pattume: Bene, eheheh. Issi tutti, petto allo meo, potrìano essere opere di bene.
    Rozzone: Alle facce! Hai tu strippato lo fradeio tuo come Caino?
    [Pattume nega ridendo a tutte le domande]
    Panigotto: Hai tu sputassato nell'acqua santiera?
    Cieco: O puramente che ti sei accuccato con tua madre istessa?
    [Quest'ultima domanda scandalizza tutti i presenti, ma Pattume continua a negare e a ridere. All'improvviso diventa serissimo]
    Pattume: Taluno, cui sofflai nell'orecchio lo peccato meo, perse lo senno, se ne fuggì ululando e ancor si fugge! Et pertanto l'Inferno che m'attende non have strazi bastevoli per me, et però [perciò] rincaro da me stesso la dose in attesa della Morte che ben sì venga!
    [Brancaleone scatta terrorizzato al sentire il nome della Morte]
    Brancaleone: Shhh shh shhhhh, non facemo nomi! [Battendo in testa a Pattume la lancia]
    Pattume: Ancora, che bello male, grazie!
  • [Pattume sta trasportando quello che sembra un piccolo cespuglio]
    Rozzone: Pastùra per la mia crapa [capra]?
    Pattume: No, urtìca per lo mio giaciglio!
  • [I nostri giungono all'eremo dell'anacoreta Pantaleo; per raggiungere il sant'uomo attraversano un corridoio buio e alquanto stretto]
    Brancaleone: Ouh, ove ne siamo?
    Pattume: Di quine.
    Cieco: Addove mi menate? Io non veggo cosa!
    Cippa: E manco io!
    Panigotto: Attenti al fanteo!
    [Il bambino si mette a piangere]
    Tiburzia: Chi me francica le puppe?! Tiè! [Mollando uno schiaffo]
    Thorz: Ahi mein Gott!
    Rozzone: Abbate [abbassate] le capocce!
    [Si avverte un duro colpo]
    Brancaleone: Cribbius, lo naso meo! Ahi lo dolore! Pattume, dove ci menasti, l'anima de li tuoi miliori?!
    Pantaleo: Chi jene [viene]? [Con voce profonda e possente]
    Rozzone: Uuh, l'Uomo Nero!
    Panigotto: Oh vero, sé o Minotauro: bestia cavernosa, categoria cornuta, se nutrisce de poenta e omeni.
    Pattume: Lo che vi dite? Cotesto è lo vocino dello santo meo romito Pantaleo!
  • [Pantaleo parla tra sé in ascesi, alternando la voce da possente a normale, fissando i presenti senza però effettivamente vederli e senza accorgersi che Pattume si fa sempre più vicino a lui]
    Pantaleo: Chi voi sete, fili? Semo viandanti, Pater. Entrate, fili! Gratias, Pater. Prego, fili! Lo perché tu parli e te rispondi da lo solo, Pater? Sono alla solitudo abituato e tal a ragionar da me a me stesso, fili. [...] Ed in cotale solitudo venetti a scienza che la vita è una serpa di desgrazie con qualche sciagura!
    [Pattume si getta ridendo sull'eremita che, spaventato, esce dallo stato di ascesi]
    Pantaleo: Ouh, chi esse?!
    Pattume: Romito, posso io ti dicere lo motivo per lo cui io sie qui? O lo dichi tu?
    Pantaleo: Dichilo tu, dichilo tu, figlio. Perocché si tu es veniuto meco per discutere lo sesso degli agnoli pigliati codesto mio tomo...
    [Pantaleo si alza e prendendo un grosso libro ne fa cadere diversi altri sulla schiena di Pattume, che giosce per il dolore provato]
    Pantaleo: ... ove lo tutto es ampliamente lucubrato. Se d'invece sete veniuti per sapere se la sustanzia dello Figliol di Dio sia "homo ius sia" od "homo usìa", ovverosia se hàvvia o no la iota differentia...
    [Pantaleo si rialza ed estraendo un altro libro fa crollare un'intera pila di manoscritti]
    ... deccovi questo altro tomo, ove per argumento...
    [Pantaleo scambia gli atti di Brancaleone come atteggiamento di sufficienza ed altezzosità, quando in realtà egli sta tentando di fermare la perdita di sangue dal naso. L'eremita è in collera]
    Pantaleo: Ma io veggo tra di voi un sussiegoso! Cavaliere! Donde te ne vene tanta spocchia, che te ne stai alto lo mento, spregioso l'aspetto! Sai tu che superbia es peccato capitale? Ti sia di giovamento questo mio tomo sullo ponderoso tema!
    Brancaleone: Gratias Pater, non est superbia la mea, sibbene sanguine dallo naso!
    Pantaleo: Ah! Me ne cale assai!
  • [Pattume ricomincia a gettarsi sull'anacoreta gridandogli nell'orecchio; l'eremita tenta invano di scrollarselo di dosso]
    Pattume: Pater!
    Pantaleo: [spaventato] Chi è? Stai ita!
    Pattume: Pater, Pater! Io son qui veniuto per mi confessare lo meo grande peccato perocché tu solo fortificato dalli digiuni e dalle esotiche speculazioni ne potrai reggere botta tanto mai è esso orripilante! Paateeeer!!
    Pantaleo: Figlio, non mi pizziccare comsì! Face caldo! Lassame l'orecchio!
    Pattume: Romito dammi la 'recchia ché vi versi dentro la mia piramidale nequizia!
    [Finalmente Pantaleo allontana da sé il pover uomo]
    Pattume: Te ne fo preghiera, Pater. Ti impetro.
    [Pattume con uno scatto d'ira getta un pugno sulla catasta di libri e si alza in piedi]
    Ossia te ne fo dovere! Romito, fatti umìle, di fronte allo umano peccato, ed in virtù de li poteri tui, ascolta, ed absolve, se puoi. Te lo impongo!
    [L'eremita rimane un attimo interdetto]
    Pantaleo: È giusto. È giusto. Veni, filio!
    [Pantaleo accoglie sotto la sua coperta Pattume che dall'interno di quel confessionale siffatto si sente bisbigliare nel descrivere il peccato all'anacoreta. Verso la fine del racconto le espressioni di Pantaleo passano dalla sufficienza all'incredulità, al rifiuto, al puro terrore]
    Pantaleo: EH?! NO!
    Pattume: E SÌÌÌ!
    Pantaleo: NOO!
    Pattume: SÌÌÌ!!
    Pantaleo: NOOO!!
    Pattume: SÌÌÌÌÌ!!!
    Pantaleo: NOOOOOOO!!!
    [All'urlo di Pantaleo un terremoto scuote la caverna e un'enorme faglia si apre nel terreno: tutti scappano, mentre Pattume, ridendo, e Pantaleo, ancora ululante, finiscono inghiottiti nelle profondità della terra]
  • Brancaleone: Oh, lo quale amen?! Eh! Pastore... in primis sono homo aduso allo ferro ma non allo foco. In secundis sono impuro! Eeh... bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto di lengua e di spada, facile al gozzoviglio... fuggo la verità e inseguo il vizio!
    Papa: Ego te absolvo, ed ora sei puro. Accipis?
    Brancaleone: [rassegnato] ...accipio.

Altri progetti[modifica]

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