Bruce Sterling

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Bruce Sterling

Michael Bruce Sterling (1954 – vivente), scrittore statunitense.

Citazioni[modifica]

  • Con Gibson sentiamo parlare un decennio che ha finalmente trovato la sua voce. Non è un rivoluzionario che batte i pugni sul tavolo, ma un rinnovatore dotato di spirito pratico. Sta aprendo i corridoi stagnanti della letteratura fantascientifica per farvi entrare l'aria fresca delle nuove conoscenze: la cultura degli anni Ottanta, con la sua bizzarra e crescente integrazione di moda e tecnologia. (dalla Prefazione a William Gibson, La notte che bruciammo Chrome, p. 12)
  • Il modello della televisione centralizzata, con una grande antenna che trasmette a milioni di spettatori, si è polverizzato col passare del tempo. Ormai la tv ha più di mezzo secolo. Sono arrivate le parabole e e la tv via cavo. Poi i vhs e i dvd, sempre più economici: la gente compra i video e se li guarda quando vuole. Certo ci sono ancora tante persone che seguono la tv, ma sono sempre di meno, e più distribuite tra i tanti canali. (da Il meglio della TV? Sono gli spot..., XL Magazine, marzo 2007)
  • [Su William Gibson] Il suo stupefacente primo romanzo, Neuromante, che ha vinto tutti i premi del settore nel 1985, ha dimostrato la sua impareggiabile capacità di localizzare con precisione i punti nevralgici della società. L'effetto è stato quello di una scossa elettrica, che ha contribuito a svegliare la sf dal suo letargo dogmatico. Uscita dall'ibernazione, sta sbucando dalla sua caverna nella viva luce solare del moderno spirito dei tempi. (dalla Prefazione a William Gibson, La notte che bruciammo Chrome, p. 9)
  • La tv, che invecchia veloce, è nei guai. Anche la parola stessa suona antica, la gente oggi parla sempre più spesso di video. Andate in Rete, su Google Video, YouTube, Revver, VideoSift. Guardate i videoblog amatoriali, o vlog: nessuno dice di avere un "blog televisivo". Tutti questi siti sono felici di distribuire clip e video, nessuno aspira a imitare la televisione, nessuno sogna di diventare un noioso, antico, canale tv. (da Il meglio della TV? Sono gli spot..., XL Magazine, marzo 2007)
  • Se i poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo, gli scrittori di fantascienza sono i suoi buffoni di corte. Noi siamo Pazzi Saggi che fanno capriole, pronunciano profezie e si grattano in pubblico. Possiamo scherzare delle Grandi Idee perché le nostre sgargianti origini nelle riviste popolari ci fanno apparire innocui.
    Come scrittori di sf abbiamo ogni ragione di godercela: abbiamo influenza senza responsabilità. Pochissimi si sentono in obbligo di prenderci sul serio, e tuttavia le nostre idee penetrano nella cultura, si diffondono in maniera invisibile come una radiazione di fondo. (dalla Prefazione a William Gibson, La notte che bruciammo Chrome, p. 9)
  • Tanti ragazzi si divertono a sfogliare fumetti e hanno grandi possibilità, ma se non gli gli mettiamo alla prova e continuiamo a farli studiare nelle scuole non potranno mai arrivare al meglio nel loro campo. Basti guardare come Zipper2 (nome d'arte) sia diventato famoso in poco tempo per essere stato messo alla prova, ma allo stesso tempo gli sono cadute addosso molte ingiustizie da parte di gente invidiosa. (da Hacker Journal)

Incipit di alcune opere[modifica]

Cronache del Basso Futuro[modifica]

La nostra Chernobyl neurale[modifica]

In retrospettiva, gli ultimi anni del ventesimo secolo e i primi del nostro millennio costituiscono una singola era. È stata, questa, l'era in cui gli incidenti rappresentavano la norma, l'epoca in cui si accettavano senza problemi rischi tecnologici che oggi apparirebbero assolutamente folli.

Il Compassionevole, il Digitale[modifica]

(inizio tabulato)

Nel nome di Allah, il
Compassionevole, il Digitale:
GLORIA AGLI SCIENZIATI, AI PROGETTISTI, AGLI INGEGNERI ISLAMICI E ALLE INTELLIGENZE ARTIFICIALI CHE CONQUISTANO LO SPAZIO!

(Discorso ufficiale in onore di chi ha preso parte alla prima trasposizione intradimensionale del mondo, e del Pridausi, il Primo Dimensionauta).

Jim e Irene[modifica]

Jim tirò fuori il diario di viaggio dalla teca del cappotto di montone. Accavallò le gambe e appoggiò il diario sul piede calzato da un grinzoso stivale di pelle da cowboy. Poi si chinò e scribacchiò.

La spada di Damocle[modifica]

"La spada di Damocle" è un'antica storia greca che ha la tipica, deliziosa struttura della leggenda. Brulica di eterne verità umane, le quali, credetemi, continuano ad avere significato e valore anche per la nostra generazione postmoderna, che si suole definire sofisticata.

Le guerre del Golfo[modifica]

Improvvise macchie nere, dense come latte cagliato, si stagliavano a tratti contro il rovente cielo azzurro della Mesopotamia. Un sole accecante inondava di luce la pianura. Per il momento l'assedio era sospeso. Nemmeno un fanatico poteva combattere con una simile afa. Era troppo caldo perché si potesse morire con convinzione.

Le rive della Boemia[modifica]

Rodolphe sedeva sull'orlo del letto di piume e stringeva in mano la sua sveglia preferita. La sveglia era di noce nero lucidato e madreperla intarsiata. Era bella ed elegante, montata con cura e precisione.
Ma a un certo punto della notte si era rotta.

Il proiettile morale[modifica]

Il rombo di un elicottero che vola basso sul tetto sveglia Sniffy dal sogno di una succulenta banana-split. Con il cuore in tumulto, Sniffy spalanca gli occhi, salta giù dal letto, si rannicchia sotto le molle della branda arrugginita, in mezzo al pietrisco e a grumi di polvere. Lo stanno cercando!

L'Impensabile[modifica]

Dall'epoca dei colloqui sulle armi strategiche, nei primi anni Settanta, i sovietici avevano sempre cercato, ogniqualvolta i negoziati lo permettevano, di non spostarsi in ambiente estraneo per paura, come supponevano gli americani, di nuove tecniche di intercettazione.
La capanna Baba Yaga del dottor Tsyganov stava ora prudentemente acquattata sul prato svizzero meticolosamente curato. Il dottor Elwood Doughty ordinò le proprie carte e guardò fuori dalla finestra della capanna.

Vediamo le cose in maniera diversa[modifica]

Quella era la jahiliyah, la terra dell'ignoranza. Quella era l'America. Il Grande Satana, l'Arsenale dell'Imperialismo, il Finanziatore del Sionismo, il Bastione del Neocolonialismo. Il mondo a cui appartenevano Hollywood e bionde sgualdrine avvolte nel nylon nero. La terra degli F-15 che trasportavano missili e impreversavano con empio orgoglio per il cielo di Dio. La terra di corazzate a propulsione nucleare che giravano per tutto il mondo e avevano cannoni capaci di lanciare granate grandi come automobili.

Hollywood Cremlino[modifica]

Lo Zil-135 era prezioso per la sicurezza nazionale. Perciò veniva costruito solo in Russia. E si vedeva anche, che veniva costruito solo in Russia.
Lo Zil era un camion da battaglia con otto mostruosi pneumatici di gomma e un piano di carico da dieci tonnellate ricoperto di tela. Quel particolare Zil, che aveva una sospensione saltata e quattro marce ridotte ai minimi termini, si trovava al buio accanto a una pista d'atterraggio. Il posto puzzava di kerosene, diesel, asfalto e del fumo delle gocciolanti torce che delimitavano la pista. Intorno, il paesaggio era quello notturno dell'Azerbaigian rurale, allietato dal canto dei grilli.

Siete a favore o contro la 486?[modifica]

Leggy Starlitz emerse da dietro l'elegante parabrezza di vetro affumicato e si ritrovò circondato dalle strida dei gabbiani. Un caldo, intenso sole estivo brillava sul Pacifico. Il porto odorava di catrame e del lezzo di grassi animali mal lavorati proveniente da una fognatura urbana.
— Che posto del cazzo per un traffico di droga — osservò Starlitz.

La matrice spezzata[modifica]

I velivoli dipinti volavano attraverso il cuore del mondo.
Lindsay era in piedi, in mezzo all'erba che gli arrivava fino al ginocchio, lo sguardo fisso all'insù per seguire il loro volo.
Sottili come aquiloni gli ultraleggeri, spinti da un sistema di propulsione a pedale, si tuffavano in picchiata e risalivano nella zona a caduta libera, molto di lato sopra di lui. Al di là di essi, dall'altra parte del diametro di quel mondo cilindrico, il paesaggio ricurvo risplendeva del giallo del granoturco e del verde dei campi di cotone.

Un futuro all'antica[modifica]

Maneki Neko[modifica]

«Non ce la facciò più» disse suo fratello.
Tsuyoshi Shimizu guardò preoccupato nello schermo del suo pasokon. Il viso del fratello maggiore luccicava di sudore dopo una bevuta notturna. «È solo una carriera come un'altra» disse Tsuyoshi mettendosi a sedere sul suo futon e sistemandosi il pigiama. «Ti preoccupi troppo.»

Deep Eddy[modifica]

Nel Continental, il signore nella poltrona a sacco accanto alla sua offrì: «Zigaretten?»
«Che cosa c'è dentro?» chiese Deep Eddy. L'uomo dai capelli grigi mormorò qualcosa: polisillabi medici in tedesco. Il programma di traduzione di Eddy si bloccò all'istante. Eddy declinò gentilmente. Il signore tirò fuori una sigaretta dal pacchetto scuotendolo, girò la punta, e soffiò. Si alzò un profumo intenso, come di caffè colpito da un fulmine.

Il riparatore di biciclette[modifica]

I ripetuti colpi metallici svegliarono lyle nella sua amaca. Lyle sbadigliò, si mise seduto e scivolò nel corridoio pieno di attrezzi dell'officina di riparazioni di biciclette.
Legò l'elastico nero dei suoi pantaloncini attillati e strappò dal banco da lavoro la canottiera macchiata di grasso del giorno prima. Lanciò uno sguardo annebbiato al suo cronometro mentre andava verso la porta. Erano le 10:04:38 del mattino, 27 giugno 2037.

Taklamakan[modifica]

Un gelido vento secco tentava di strappare le viscere alla terra, ma il suo letale ululato si ruppe in un gemito soffocato. Katrinko e Spider Pete erano accampati in una profonda fenditura della roccia, avvolti da una terribile oscurità. Pete sentiva Katrinko respirare, con un leggero battere di denti. Le ascelle schiumose della neutra odoravano di noce moscata.
Spider Pete si allacciò il visore sulla testa rasata.
Fuori del loro rifugio gonfiato dal vento gli occhi appiccicosi di una decina di camere gel si aprivano lungo la roccia, una ragnatela di percezione che corrodeva il cielo. Pete toccò un bottone sul suo visore, tirò giù un menù luminoso e regolò la sua visuale di ripresa sul mondo esterno.
Della polvere volante cadde attraverso le dune solide scolpite dal vento come una nebbia diabolica. La luna crescente e un miliardo di stelle del deserto, che brillavano come ferite fatte di pixel, ruotavano sul misterioso paesaggio scolpito dal vento del Taklamakan. A eccezione dell'Antartide, e forse del profondo Sahara – luoghi che Pete non era mai stato pagato per visitare – questo deserto dell'Asia centrale era il posto più solitario e desolato della Terra.

La grande gelatina[modifica]

La medusa urlante di metallo protese i lunghi, invisibili tentacoli lungo gli acri di calcestruzzo secco dell'aeroporto di San Jose. O così sembrò a Tug, Tug Mesoglea, programmatore pazzo per la matematica e fanatico acquariofilo. Tug stava lavorando a una medusa artificiale, e quasi tutto gli sembrava una medusa, anche gli aeroplani. Tug era lì, davanti al ritiro bagagli a prendere il miliardario texano Revel Pullen.

Lo sciacallo più piccolo[modifica]

«Odio Sibelius» disse il mafioso russo.
«Sa proprio di nazionalismo finlandese» disse Leggy Starlitz.
«È per questo che odio Sibelius.» Il nome del russo era Pulat R. Khoklov. Un tempo era stato un ufficiale di collegamento del KGB per l'aeronautica del governo afgano. Come molti veterani di guerra afgani, dopo il crollo sovietico Khoklov era entrato nella criminalità organizzata.

La vacca sacra[modifica]

Si svegliò nell'oscurità per il frastuono incessante sui binari. Vasti paesaggi inconoscibili, enormi come i sogni dell'infanzia, rimbombarono dietro la sua immagine scioccata riflessa nel vetro dello scompartimento.
Jackie si lisciò i capelli arruffati, si stiracchiò, si passò la mano sui baffi, si rimboccò la coperta delle ferrovie sulle gambe avvolte dal pigiama di seta. Dall'altra parte del corridoio, due della sua troupe dormivano scomodamente, sdraiati sui sedili: Kumar l'addetto al sonoro e Jimmie Suraj, il suo proiezionista. Suraj aveva una sigaretta spenta dietro l'orecchio, le sottili catenine d'oro che portava al collo si erano intrecciate in un groviglio sgraziato.

Il chiosco[modifica]

Incipit[modifica]

Il fabbricatore era brutto, rumoroso, a rischio d'incendio, e puzzava. Borislav l'aveva acquistato pensando che i ragazzi del quartiere lo avrebbero utilizzato.
Nevicava la mattina in cui arrivò, allora si mise i guanti da lavoro, indossò il cappotto lungo e il cappello di pelliccia, quindi trapanò rumorosamente il muro del suo chiosco, poi con il nastro adesivo e filo di ferro sistemò il fabbricatore.

Citazioni[modifica]

  • Il senso del futuro poteva portare soldi a un uomo. I soldi non avevano mai salvato un uomo senza futuro. (p. 16)
  • Il mercato della miseria è sempre enorme. (p. 31)
  • Puoi trovare tre qualità di fondo in ogni politico: Furbizia, Onestà ed Efficacia. Ma puoi averne solo due alla volta. (p. 71)
  • Il mondo era in una Transizione, ma nessuna transizione provocava la fine del mondo. Una rivoluzione aveva solo trasformato uno strato in concime della storia, comprimendo ciò che adesso giaceva sepolto, portando luce e aria a cose nascoste. (p. 107)
  • Tradizione non vuol dire che i vivi sono morti. Tradizione vuol dire che i morti sono vivi.[1] (p. 110)
  • I doni ricevuti dai morti: questi erano gli unici doni genuini che ci fossero al mondo. Tutte le altre cose esistenti al mondo erano merci. (p. 111)

Explicit[modifica]

Ogni volta che ci siamo sottomessi alla disciplina e ci siamo sacrificati, nella vaga speranza di portare beneficio alla posteriorità, con l'ambizione di creare un futuro migliore al di là del nostro momento nel tempo, abbiamo fatto qualcosa che va oltre l'analisi razionale. Chi farà parte di quel futuro non ci potrà mai vedere con i nostri occhi: ci vedrà con gli occhi che noi stessi avremo dato loro. E gli occhi del futuro hanno sempre visto le verità del passato come limitate, retrive, esitanti. Come superstizioni.
— Perché? — chiese lei.
Borislav scrollò la neve dalle sue scarpe eleganti. — Ho un cuore grande.

Note[modifica]

  1. Cfr. Gilbert Keith Chesterton: «La tradizione non significa che i vivi sono morti, ma che i morti sono vivi».

Bibliografia[modifica]

  • Bruce Sterling, Cronache del Basso Futuro, traduzione di Laura Serra, Mondadori, 1994.
  • Bruce Sterling, La matrice spezzata, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Ed. Nord, 1986.
  • Bruce Sterling, Prefazione a William Gibson, La notte che bruciammo Chrome, traduzione di Delio Zinoni, Mondadori, 1995. ISBN 88-04-40871-5
  • Bruce Sterling, Un futuro all'antica, traduzione di Giorgia Gatta, Fanucci Editore, 2000.
  • Bruce Sterling, Il chiosco (Kiosk, 2007), traduzione di Jasmina Tesanovic e Salvatore Proietti, collana Odissea Fantascienza n.° 30, Delos Books, 2008. ISBN 978-88-95724-37-9

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]