Voltaire

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Voltaire

Indice

Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet (1694 – 1778), scrittore e filosofo francese.

[modifica] Citazioni di Voltaire

  • Ai vivi si devono dei riguardi, ai morti si deve soltanto la verità. (da Prima lettera a M.me de Genonville sull'Edipo, 1719)
  • Alla corte, figliolo, l'arte più necessaria | Non è di parlar bene, ma di saper tacere. (da L'Indiscret)
  • Ama la verità, ma perdona l'errore. (da Discours en vers sur l'homme)
Aime la vérité, mais pardonne à l'erreur.
  • C'è chi in seconda fila brilla e in prima s'eclissa. (da La Henriade)
  • Dichiariamolo apertamente noi che non siamo preti e che non li temiamo: la culla della Chiesa nascente è circondata solo da imposture. È una sequela ininterrotta di libri assurdi sotto nomi supposti. (da L'affermazione del cristianesimo, ed. Procaccini, Napoli, 1988, p. 88)
  • È dal Nord che oggi ci viene la luce. (da Épitre à l'imperatrice de Russie, Cathérine II, 1771, v. 8)
C'est du Nord aujourd'hui que nous vient la lumière.
  • È uno scrittore [Marivaux] che conosce tutti i viottoli del cuore umano, ma non sa la strada maestra. (citato in Fernando Palazzi, Dizionario degli aneddoti, Baldini Castoldi Dalai, 2000).
  • Ed ecco per l'appunto come si scrive la storia. (da Charlot ou la Comtesse de Givry, I, 7)
Et voila justement comme on écrit l'histoire!
Il compilait, compilait, compilait.
  • I mulatti sono semplicemente una razza bastarda. (citato in Gianni Scipione Rossi, Razzismo. Il buio della ragione nel secolo dei lumi)[1]
  • I negri e le negre, trasportati nei paesi più freddi, continuano a produrvi animali della stessa specie. (citato in Gianni Scipione Rossi, Razzismo. Il buio della ragione nel secolo dei lumi)[2]
  • I negri sono, per natura, gli schiavi degli altri uomini. Essi vengono dunque acquistati come bestie sulle coste dell'Africa. (dal Saggio sui costumi)
  • I tiranni hanno sempre una qualche sfumatura di virtù; supportano le leggi, prima di distruggerle. (citato in Call of Duty 4: Modern Warfare)
  • Il brasiliano è un animale che non ha ancora raggiunto la maturazione della propria specie. (da Dialogues et anedoctes philosophiques, 1768)
  • Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Soltanto gl'imbecilli sono sicuri di ciò che dicono. (citato in Indro Montanelli, L'Italia del Settecento, Rizzoli, 1971)
  • Il segreto per annoiare sta nel dire tutto. (da Discorso in versi sull'uomo, 6)
Le secret d'ennuyer est celui de tout dire.
  • Il superfluo, cosa quanto mai necessaria. (da Le Mondain, v. 22)
  • La moda di amare Racine passerà come [quella del] caffè. (da: Oeuvres, vol. IV)
  • La religione esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille (citato in Antonio Lopez Campillo, Juan Ignacio Ferreras, Corso accelerato di ateismo, traduzione di Silvia Rupati, Castelvecchi Editore, 2007, p. 28)
  • La storia è una burla che i vivi giocano ai morti. (citato in Indro Montanelli, L'Italia del Settecento, Rizzoli 1971)
  • La storia non è che il quadro dei delitti e delle disgrazie. (da L'Ingènu, histoire véritable, cap. X)
L'histoire n'est que le tableau des crimes et des malheurs.
  • [La teologia è] una collezione di risposte incomprensibili a domande senza senso. (citato in Indro Montanelli, Là dove comincia il grande mistero di Dio, 23 maggio 1996)
  • Non affermo niente; ma mi contento di credere che ci sono più cose possibili di quanto si pensi. (citato in Patrizia de Mennato, La ricerca «partigiana», Libreria CUEM, Milano 1994.)
  • Non che il suicidio sia sempre follia. Ma in genere non è in un accesso di ragione che ci si ammazza. (da Lettera a Mariott)
  • Non possiamo sempre compiacere gli altri, ma possiamo sempre parlare in modo compiacente. (citato in Selezione dal Reader's Digest, dicembre 1962)
  • Non vi è forse nulla di più grande, sulla terra, del sacrificio della giovinezza e della bellezza compiuto dal gentil sesso -giovani spesso di nobili natali- al fine di poter lavorare negli ospedali per l'alleviamento della sofferenza umana. La vista del qual sacrificio è cosa rivoltante, per il nostro animo delicato. Gli individui che si sono staccati dalla religione romana hanno imitato in modo assia imperfetto un così alto spirito di carità (citato in Thomas E. Woods, Come la Chiesa cattolica ha costruito la civiltà occidentale, Cantagalli 2007, pag. 177-178)
  • Quando la gente comincia a ragionare, tutto è perduto. (da Correspondance, 1/4/1766)
Quand la populace se mêle de raisonner, tout est perdu.
  • Quando occorre, sono serissimo; ma vorrei non essere noioso. (da La pulzella d'Orléans)
  • ... BOSWELL. «Quando venni a trovarvi, pensavo di vedere un grandissimo ma cattivissimo uomo». VOLTAIRE. «Siete molto sincero». BOSWELL. «Sì, ma la stessa [sincerità] mi fa confessare che ho trovato il contrario. Solo il vostro Dictionnaire philosophique [mi turba]. Per esempio. Âme, l'Anima...». VOLTAIRE. «Quello è un buon articolo». BOSWELL. «No. Scusate. Non è [l'immortalità] un'idea piacevole? Non è più nobile?». VOLTAIRE. «Sì. Voi avete il noblie desiderio di essere il Re d'Europa. [Dite] "Lo desidero, e chiedo la vostra protezione [per continuare a desiderarlo]". Ma non è probabile». BOSWELL. «No. Ma se non può essere in un modo, non è detto che non possa essere nell'altro. [Come Catone, diciamo] "Dev'essere così", finché [arriviamo a possedere] l'immortalità». VOLTAIRE. «Ma prima di dire che quest'anima esisterà, dobbiamo sapere che cosa sia. Io non conosco la causa. Non posso giudicare. Non posso essere un giudice. Cicerone dice, potius optandum quam probandum. Noi siamo esseri ignoranti. Siamo gli zimbelli della Provvidenza. Io sono il povero Punch». BOSWELL. «Non vorreste che vi fossero pubbliche funzioni?». VOLTAIRE. «Sì, con tutto il cuore. Riuniamoci quattro volte all'anno in un gran tempio con musica, e ringraziamo Dio di tutti i suoi doni. V'è un solo sole. V'è un solo Dio. Vi sia una sola religione. Allora tutti gli uomini saranno fratelli». BOSWELL. «Potrò scrivervi in inglese, e voi mi risponderete?». VOLTAIRE. «Sì. Addio». (citato in James Boswell, Visita a Rousseau e a Voltaire, traduzione di Bruno Fonzi, Adelphi, 1973, p. 108-109)
  • Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo. (da Épître 104 – Épître à l'Auteur du Livre des Trois Imposteurs, v. 22)
Si Dieu n'existait pas, il faudrait l'inventer.

[modifica] Attribuite

  • Calunniate, calunniate, qualcosa resterà.
Tale citazione, con cui si voleva incitare alla demonizzazione della religione cattolica, apparteneva già a Francesco Bacone, che la sentenziò nel De dignitate et augmento scientiarum, l. VIII, c. 2,34.[3]
  • Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.
Trovo abominevoli le cose che dici, ma darò la vita perché tu possa dirle.
I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it.
Tale citazione, anche in altre formulazioni, viene solitamente attribuita a Voltaire, ma trova in realtà riscontro soltanto in un testo della scrittrice americana Evelyn Beatrice Hall, scrittrice conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, in The Friends of Voltaire,[4] biografia del filosofo del 1906. La citazione non ha altresì alcun riscontro in qualsivoglia opera di Voltaire. [5]
  • Quegli stolti preferivano essere in disaccordo col Sole piuttosto che trovarsi d'accordo col Papa!
Citato in Piero Tempesti, Il calendario e l'orologio, Gremese Editore, 2006, p. 66.
Secondo altre fonti sarebbe una citazione di Giovanni Keplero.

[modifica] Senza fonte

  • Amici miei, o gli astri sono grandi geometri, o sono stati disposti da un eterno geometra.
  • Che cos'è la politica se non l'arte di mentire a proposito?
  • Chi dice il segreto degli altri è un traditore; chi dice il proprio è uno sciocco.
  • Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità. (Richard Dawkings, L'illusione di dio, pg. 302)
  • Di tutte le scienze la più assurda, la più capace di soffocare il genio, è la geometria. Questa scienza ridicola ha per oggetto superfici, linee, punti che non esistono in natura. La geometria è solo uno scherzo di cattivo gusto.
  • Dio ci ha dato la vita, tocca a noi darci la bella vita.
  • Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere.
  • Essere veramente liberi è potere. Quando posso fare ciò che voglio, ecco la libertà.
  • È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.
  • Gli uomini discutono, la natura agisce.
  • Gli uomini sono eguali; non la nascita, ma la virtù fa la differenza.
  • I libri più utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole.
  • Il popolo deve essere guidato e non istruito.
  • Il riposo è una buona cosa, ma la noia è sua sorella.
  • Il senso comune non è così comune.
  • Il sentimento di giustizia è così universalmente connaturato all'umanità da sembrare indipendente da ogni legge, partito o religione.
  • Il successo è sempre stato figlio dell'audacia.
  • Il superfluo, cosa quanto mai necessaria.
  • La bellezza è gradita agli occhi, ma la dolcezza affascina l'animo.
  • La gente cerca la felicità come un ubriaco cerca casa sua: non riesce a trovarla ma sa che esiste.
  • La pace è preferibile alla verità.
  • La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore.
  • [Sull'Amleto di William Shakespeare] La si direbbe l'opera di un selvaggio ubriaco. (1768)
  • L'amore è di tutte le passioni la più forte perché attacca contemporaneamente la testa, il cuore e il corpo.
  • L'amore è un canovaccio fornito dalla natura e ricamato dall'immaginazione.
  • L'amore non è cieco. Cieco è l'amor proprio.
  • L'anarchia è l'abuso della repubblica, come il dispotismo è l'abuso del potere monarchico.
  • L'arte della medicina consiste nel divertire il paziente mentre la natura cura la malattia.
  • L'uomo è nato per l'azione, come il fuoco tende verso l'alto e la pietra verso il basso. Non essere occupato e non esistere è per l'uomo la stessa cosa.
  • Non è il momento di farsi nuovi nemici. (nel letto di morte, all'esortazione di un prete a rinunciare al diavolo e tornare a Dio)
  • Non parlerei tanto di me se ci fosse qualcun altro che conoscessi egualmente bene.
  • Non si è perduto niente quando ci resta l'onore.
  • Ogni volta che un evento importante, una rivoluzione o una calamità volge a profitto della chiesa, è sempre identificata con la Mano di Dio.
  • Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
  • Per la maggior parte delle persone correggersi vuol dire cambiare i propri difetti.
  • Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa è filosofia.
  • Se abbiamo bisogno di leggende, che queste leggende abbiano almeno l'emblema della verità! Mi piacciono le favole dei filosofi, rido di quelle dei bambini, odio quelle degli impostori.
  • Tu mi domandi infine, carissimo, in che cosa consista la virtù? Consiste nel far del bene. Operiamo bene, e tanto basta; e non staremo a guardare troppo al motivo.
  • Tutti i vizi di tutte le età e di tutti i paesi del globo riuniti assieme, non eguaglieranno mai i peccati che provoca una sola campagna di guerra.
  • Un ecclesiastico è uno che si sente chiamato a vivere a spese dei disgraziati che lavorano per vivere.
  • Un proverbio saggio non prova niente.
  • Viviamo in società. Per noi dunque niente è davvero buono se non è buono per la società.

[modifica] Candido

[modifica] Incipit

[modifica] Originale

Il y avait en Westphalie, dans le château de M. le baron de Thunder-ten-tronckh, un jeune garçon à qui la nature avait donné les moeurs les plus douces. Sa physionomie annonçait son âme. Il avait le jugement assez droit, avec l'esprit le plus simple; c'est, je crois, pour cette raison qu'on le nommait Candide. Les anciens domestiques de la maison soupçonnaient qu'il était fils de la soeur de monsieur le baron et d'un bon et honnête gentilhomme du voisinage, que cette demoiselle ne voulut jamais épouser parce qu'il n'avait pu prouver que soixante et onze quartiers, et que le reste de son arbre généalogique avait été perdu par l'injure du temps.

[modifica] I traduzione

Era nella Vesfalia, nel castello del baron di Thunder-ten-tronckh, un giovinetto che aveva avuto dalla natura i più dolci costumi. Se gli leggeva il cuore nel volto. Univa egli a un giudizio molto assestato una gran semplicità di cuore, per la qual cosa, cred'io, chiamavanlo Candido. I vecchi servitori di casa avean de' sospetti ch'ei fosse figliuolo della sorella del signor barone, e d'un buon gentiluomo e da bene di quel contorno, che questa signora non volle mai indursi a sposare perché non aveva egli potuto provare più di settantun quarti di nobiltà, il resto del suo albero genealogico essendo perito per l'ingiuria de' tempi.
[Voltaire, Candido, Sonzogno, LiberLiber, 1882]

[modifica] Paola Angioletti

Viveva in Westfalia, nel castello del barone di Thunder tentronckh, un ragazzo a cui la natura aveva fatto dono di un dolcissimo carattere. Il suo aspetto denunciava la sua anima. Univa un notevole giudizio allo spirito più semplice, e per questo, credo, era chiamato Candido. I vecchi domestici della casa sospettavano che fosse il figlio della sorella del barone e di un buono e onesto gentiluomo dei dintorni, che la signorina non aveva mai voluto sposare perché egli aveva potuto provare solo settantun quarti, mentre il resto del suo albero genealogico era andato perduto col tempo.
[Voltaire, Candido, traduzione di Paola Angioletti, Newton & Compton.]

[modifica] Giovanni Fattorini

C'era in Vestfalia, nel castello del signor barone di Thunder-ten-tronckh, un giovane a cui la natura aveva conferito i costumi più miti. Il suo aspetto ne rivelava l'anima. Possedeva un giudizio abbastanza retto, unito a una grande semplicità; per questo, credo, lo chiamavano Candido. I vecchi domestici del castello sospettavano fosse figlio della sorella del signor barone e di un onesto e buon gentiluomo delle vicinanze che madamigella non volle mai come marito perché non aveva potuto provare che settantun quarti: il resto del suo albero genealogico era stato distrutto dalle ingiurie del tempo.
[Voltaire, Candido, traduzione di Giovanni Fattorini, Tascabili Bompiani 1987.]

[modifica] Piero Biancone

C'era in Vestfalia, nel castello del signor barone di Thunder-ten-tronckh, un giovinetto che la natura aveva dotato di costumi assai mansueti. Gli si leggeva l'anima sul volto. Aveva il giudizio abbastanza retto, con uno spirito grandemente semplice; perciò credo lo chiamavano Candido. I vecchi servi del castello sospettavano che fosse figlio della sorella del signor barone e d'un buono e onesto gentiluomo dei dintorni, che codesta damigella non volle mai sposare siccome non aveva potuto provare che settantun quarti: le ingiurie del tempo avevan distrutto il resto del suo albero genealogico.
[Voltaire, Candido, traduzione di Piero Biancone, RCS Libri, 2007.]

[modifica] Maria Moneti

C'era in Vestfalia, nel castello del signor barone di Thunder-ten-Tronckh, un ragazzo cui la natura aveva fornito un temperamento assai mite. Gli si leggeva in fronte l'indole sua. Aveva l'intelletto abbastanza solido, e il più ingenuo cuore del mondo: credo fosse chiamato Candido appunto per questo. I servitori vecchi di casa sospettavano ch'egli fosse figlio della sorella del signor barone e di un buono e rispettabil cavaliere del vicinato, non mai voluto sposare dalla damigella perché non gli era riuscito di provare che settantadue quarti soli, essendosi perduto il rimanente del suo albero genealogico per oltraggio del tempo.
[Voltaire, Candido, traduzione di Maria Moneti, Garzanti, 2008. ISBN 9788811360384]

[modifica] Citazioni

  • Il precettore Pangloss era l'oracolo di casa, e il piccolo Candido ascoltava i suoi insegnamenti con la fiducia propria dell'età e del suo temperamento. Pangloss insegnava la metafisico-teologo-cosmologo-scempiologia. Egli dimostrava mirabilmente che non c'è effetto senza causa, e che in questo migliore dei mondi possibili... è provato, diceva, che le cose non potrebbero andare altrimenti: essendo tutto quanto creato in vista di un fine, tutto è necessariamente inteso al fine migliore. I nasi, notate, son fatti per reggere gli occhiali: e noi infatti abbiamo gli occhiali... Ne consegue che coloro i quali hanno affermato che tutto va bene, han detto una castroneria. Bisognava dire che meglio di così non potrebbe andare. (cap. I)
  • «Che razza di paese è mai questo,» si chiedevano entrambi, «sconosciuto a ogni altro, e dove la natura si mostra tanto diversa da quello che è nei nostri? Sarà questo il paese dove tutto va bene; poiché un paese cosiffatto bisogna assolutamente che ci sia. E checché ne dicesse Mastro Pangloss, avevo notato sovente che in Vestfalia andava maluccio.» (cap. XVII)
  • Amico, io l'ho già detto e lo ripeto: il castello dove son nato non vale certo il paese in cui siamo; ma la madamigella Cunegonda insomma qui non c'è, e anche voi avete lasciato senza dubbio in Europa una qualche amica. Finché restiamo qui, siamo uguali a tutti costoro; se invece ce ne torniamo al mondo nostro, anche con una sola dozzina di pecore cariche dei ciottoli di El Dorado, saremo più ricchi di tutti i re sommati insieme, non avremo più nulla da temere da parte dell'Inquisizione, e potremo riprendere senza difficoltà la damigella Cunegonda. (cap. XVIII)
  • Gli sciocchi ammirano ogni parola d'un autore famoso; io leggo per me solo, e mi piace soltanto quello che fa per me. (cap. XXV)
    I pazzi ammiran tutto, in un autore stimato; io non leggo che per me, e non ho piacere se non a quel che mi aggrada. (nobile veneziano Pococurante; cap. XXIV)
  • Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno. (cap. XXX)
  • Oh, migliore dei mondi possibili, dove sei adesso?
  • Tutto è bene, tutto va bene, tutto va per il meglio possibile.
Tout est bien, tout va bien, tout va le mieux qu'il soit possible.
  • Volli uccidermi 100 volte, ma amavo ancora la vita. Questa ridicola debolezza è forse una delle più funeste delle inclinazioni umane: infatti può darsi una cosa più sciocca che ostinarsi a portare il fardello che si vorrebbe continuamente buttare a terra?
  • Viveva in quei pressi un derviscio famosissimo, che aveva fama d'essere il maggior filosofo di Turchia. Andarono a consultarlo. Pangloss prese la parola, e disse: "Maestro, siam venuti a pregarvi che ci spieghiate perché sia stato creato un animale così bizzarro com'è l'uomo."
    "Ma di che ti vai a impicciare?" disse il derviscio; "che te ne importa?"
    "Ma, padre mio reverendo," osservò Candido, "v'è pur nel mondo una quantità spaventosa di mali."
    "E che diavolo importano," rispose il derviscio, "i mali ed i beni? Quando Sua Altezza spedisce una nave in Egitto, si da ella forse pensiero se i topi che sono nella stiva stanno comodi o no?"
    "E allora che dobbiamo fare?" domandò Pangloss.
    "Tacere", rispose il derviscio.
"Io m'ero illuso" riprese Pangloss, "di poter ragionare un pochino con voi delle cause e degli effetti, del migliore dei mondi possibili, dell'origine del male, della natura dell'anima e dell'armonia prestabilita."
A questo il derviscio sbatté loro l'uscio in faccia.
  • "So anche," disse Candido, "che bisogna lavorare il nostro orto."
    "Avete ragione," rispose Pangloss; "infatti, quando l'uomo fu messo nel Paradiso Terrestre, ci fu messo ut operaretur eum, perché lo lavorasse, la qual cosa prova che l'uomo non è nato per stare in ozio."
    "Lavoriamo senza discutere," fece Martino, "non c'è altro modo per sopportare la vita." …
    "Voi dite bene," rispondeva Candido; "ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto".
  • Non c'è effetto senza causa, – rispose Candido con modestia –, tutto è necessariamente concatenato e ha come fine il meglio. Era necessario che fossi cacciato lontano da Cunegonda, che passassi sotto le verghe, ed è necessario che elemosini il pane finché non riuscirò a guadagnarlo; tutto questo non poteva andare altrimenti.
  • Insomma, madamigella, sono esperta, conosco il mondo; concedetevi un divertimento, invitate tutti i passeggeri a raccontarvi la loro storia, e se ne trovate uno solo che non abbia maledetto spesso la propria vita, che non si sia detto sovente di essere il più infelice degli uomini, gettatemi pure in mare a testa in giù.
  • L'uomo di gusto spiegò molto bene come un'opera teatrale possa aver un qualche interesse senza valere quasi nulla; dimostrò in poche parole che non basta introdurre una o due situazioni che si trovano in tutti i romanzi, e che sempre seducono gli spettatori, ma che bisogna essere innovativi senz'essere bizzarri, spesso sublimi e sempre naturali, conoscere il cuore umano e farlo parlare, essere grande poeta senza che mai nessun personaggio dell'opera sembri un poeta; conoscere perfettamente la propria lingua, parlarla con proprietà, con armonia continua, senza che mai la rima vada a discapito del senso.

[modifica] Explicit

Tutta la piccola compagnia mise in opera questo lodevole proposito, ciascuno mettendo a profitto le proprie attitudini. Il poderetto fruttò assai. Cunegonda a dire il vero era brutta dimolto; ma diventò una pasticcera valente. Pasquina ricamava, e la vecchia accudì alla biancheria. Lo stesso Fra Garofolone si rese utile lavorando egregiamente da falegname, e giunse perfino a diventar galantuomo. Pangloss talvolta diceva a Candido:
«In questo migliore di mondi possibili, tutti i fatti son connessi tra loro. Tanto è vero che se voi non foste stato scacciato a gran calci nel sedere da un bel castello, per amore di madamigella Cunegonda, se non foste capitato sotto l'Inquisizione, se non aveste corso l'America a piedi, se non aveste infilzato il Barone, se non aveste perso tutte le pecore del bel paese di El Dorado, voi ora non sareste qui a mangiar cedri canditi e pistacchi.»
«Voi dite bene,» rispondeva Candido: «ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto.»

[modifica] Dizionario filosofico

[modifica] Incipit

ABRAMO
Abramo è uno di quei nomi celebri nell'Asia Minore e in Arabia, come Thoth presso gli Egiziani, l'antico Zarathustra in Persia, Ercole in Grecia, Orfeo nella Tracia, Odino presso i popoli nordici e tanti altri noti più o meno per la loro fama che per una storia incontestata. Intendo qui la storia profana, in quanto nei confronti di quella del popolo ebraico, nostro maestro e nemico, per il quale sentiamo fiducia e odio, essendo stata visibilmente scritta dallo Spirito Santo in persona, nutriamo i sentimenti che dobbiamo nutrire. Ci riferiamo soltanto agli Arabi, che si vantano di discendere da Abramo per via di Ismaele e credono che quel patriarca abbia fondato la Mecca e sia morto in questa città. Il fatto è che la stirpe di Ismaele è stata favorita da Dio in misura infinitamente maggiore della stirpe di Giacobbe. L'una e l'altra, a dire il vero, hanno generato dei ladroni; ma i ladroni arabi sono stati prodigiosamente superiori a quelli ebrei: I discendenti di Giacobbe conquistarono una regione di assai modeste proporzioni, che poi perdettero; i discendenti di Ismaele conquistarono parte dell'Asia, dell'Europa e dell'Africa, fondarono un impero più vasto di quello dei Romani e scacciarono gli Ebrei dale loro caverne, che chiamavano la terra promessa. A giudicare le cose solo in base agli esempi delle nostre storie moderne, sarebbe piuttosto improbabile che Abramo fosse stato il progenitore di popoli così diversi; ci dicono che era nato in Caldea e che era figlio di un povero vasaio, che si guadagnava la vita costruendo piccoli idoli di terra. Non è verosimile che il figlio di quel vasaio sia andato a fondare la Mecca a trecento leghe di distanza, sotto il tropico, attraversando deserti impraticabili. Se fu un conquistatore, puntò senza dubbio sul bel paese dell'Assiria; se invece fu soltanto un povero diavolo, come ci viene raffigurato, non ha fondato regni fuori dalla sua patria.

[Voltaire, Dizionario Filosofico, traduzione di Rino Lo Re, B.U.R., 1966]

[modifica] Citazioni

  • Alla fine di quasi tutti i capitoli di metafisica dobbiamo mettere le due iniziali dei giudici romani quando non erano capaci di sbrogliare una causa. N.L., non liquet, non è chiaro.
  • Chi ci ha dato il sentimento del giusto e dell'ingiusto? Dio, che ci ha dato un cervello e un cuore.
  • Di tutte le religioni, quella cristiana è senza dubbio quella che dovrebbe ispirare più tolleranza, sebbene fino ad ora i cristiani siano stati i più intolleranti tra gli uomini. (1966)
  • Gli atei sono per lo più studiosi arditi e fuorviati che ragionano male e che, non riuscendo a comprendere la creazione, l'origine del male, e altre difficoltà, ricorrono all'ipotesi dell'eternità delle cose e della necessità. [...] Possiamo concludere che l'ateismo è un male mostruoso per coloro che governano; e anche per gli studiosi, anche se la loro vita è retta, perché con le loro opere possono influenzare chi è al governo; e che, anche se non è dannoso come il fanatismo, esso è quasi sempre fatale per la virtù. Ma soprattutto, lasciatemi aggiungere che ci sono meno atei oggi di quanti ce ne siano mai stati, perché i filosofi hanno compreso che non c'è vita senza germe, non c'è germe senza disegno, ecc.. (Ateismo; 1966)
  • Gli Ebrei non volevano che la statua di Giove fosse a Gerusalemme; ma i cristiani non volevano che fosse in Campidoglio. (Tolleranza)
  • Gli uomini odiano coloro che chiamano avari solo perché non ne possono cavare nulla.
  • Ho letto negli aneddoti della Storia d'Inghilterra ai tempi di Cromwell che una candelaia di Dublino vendeva ottime candele fatte col grasso degli Inglesi. Qualche tempo dopo uno dei suoi avventori si lamentò con lei del fatto che le sue candele non erano più così buone: Ahimè disse la donna è che gli Inglesi ci sono mancati in questo mese. Io mi domando chi fosse più colpevole, se quelli che sgozzavano gli Inglesi o questa donna che faceva candele col loro grasso.
  • Il fanatismo sta alla superstizione come il delirio alla febbre.
  • Il filosofo che ha detto: deus est anima brutorum aveva ragione; ma doveva andare oltre.
  • Il mondo è certamente una macchina meravigliosa; esiste quindi nel mondo un'intelligenza meravigliosa, in qualunque parte essa sia.
Le monde est assurément une machine admirable; donc il y a dans le monde une admirable intelligence, quelque part où elle soit. (Ateismo II; citato in Legarde, Michard, XVIIIe siècle, Bordas pag. 114)
  • L'orgoglio dei piccoli consiste nel parlare sempre di sé, quello dei grandi nel non parlarne mai.
  • La carestia, la peste e la guerra sono i tre ingredienti più famosi di questo mondo.
  • La superstizione mette il mondo intero in fiamme; la filosofia le spegne.
La superstition met le monde entier en flammes; la philosophie les éteint.
  • Le verità della religione non sono mai capite così bene come da quelli che hanno perso la capacità di ragionare.
  • MIRACOLI
    Molti fisici sostengono che in tal senso non ci sono miracoli, ed ecco le loro argomentazioni... Un miracolo è la violazione delle leggi matematiche, divine, immutabili, eterne. In base a questa sola definizione, un miracolo è una contraddizione in termini... Perché mai Dio farebbe un miracolo? Per venire a capo d'un certo disegno riguardo ad alcuni esseri viventi. Egli direbbe dunque: "Con la creazione dell'universo, con i miei decreti divini, con le mie leggi eterne, non sono riuscito ad attuare un certo disegno, cambierò le mie idee eterne, le mie leggi immutabili, per cercare di eseguire quanto non ho potuto fare per mezzo di esse". Sarebbe una confessione di debolezza, e non di potenza. Sarebbe in lui, a quanto pare, la più inconcepibile contraddizione. Pertanto, osare attribuire a Dio dei miracoli significa in effetti insultarlo (ammesso che degli uomini possano insultare Dio): è come dirgli "voi siete un essere debole e incoerente".
  • Non esistono né estreme delizie né estremi tormenti che possano durare tutta la vita: il sommo bene e il sommo male sono chimere.
  • Non troverete in loro che un popolo ignorante e barbaro, che coniuga da lungo tempo l'avarizia più sordida alla superstizione più odiosa e all'odio più irrefrenabile per i popoli che li tollerano e li arricchiscono. (Alla voce Ebrei)
  • Quando la verità è evidente, è impossibile che sorgano partiti e fazioni. Mai s'è disputato se a mezzogiorno sia giorno o notte.
  • Raramente gli uomini sono degni di governarsi da sé. Questa fortuna deve toccare soltanto a piccoli popoli, che si nascondano in qualche isola o in mezzo a delle montagne, come conigli che vogliono sfuggire agli animali carnivori; ma, a lungo andare, vengono scoperti e divorati. (1966, p. 169)
  • Siamo tutti fatti di debolezza e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze: è la prima legge di natura.
Nous sommes tous pétris de faiblesse et d'erreurs; pardonnons-nous réciproquement nos sottises; c'est la première loi de nature.
  • Tutti i giorni, nei paesi cattolici, si vedono preti e monaci che, uscendo da un letto incestuoso, senza neppur essersi lavate le mani sozze di impurità, vanno a produrre iddii a centinaia; a mangiare e bere il loro dio, a cacarlo e a pisciarlo. Ma quando poi riflettono che questa superstizione, cento volte più assurda e sacrilega di tutte quelle degli egiziani, ha reso a un prete italiano da quindici a venti milioni di rendita e il dominio di un paese di cento miglia di estensione in lungo e in largo, vorrebbero andare tutti, armi in pugno, a cacciare quel prete che si è impadronito del palazzo dei Cesari.
  • Una patria è un composto di più famiglie; e come di solito si sostiene la propria famiglia per amor proprio, quando non si abbia un interesse contrario, così per lo stesso amor proprio si sostiene la propria città o il proprio villaggio che si chiama patria. Più questa patria ingrandisce e meno la si ama, poiché l'amore suddiviso si indebolisce. È impossibile amare teneramente una famiglia troppo numerosa che si conosce appena. (1966, p. 260)

[modifica] Il filosofo ignorante

  • Bisogna aver rinunciato al buon senso per non convenire che non conosciamo nulla se non attraverso l'esperienza.
  • Bisogna essere dei grandi ignoranti per rispondere a tutto quello che ci viene chiesto.
  • Chi sei? Da dove vieni? Che fai? Che diverrai? Sono domande che si devono porre a tutte le creature dell'universo, a cui però nessuna risponde.
  • Ho interrogato la mia ragione; le ho domandato che cosa essa sia: questa domanda l'ha sempre confusa.
  • Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia.
  • Per ciò che concerne i princìpi primi, siamo tutti nella stessa ignoranza in cui eravamo nella culla.
  • Qual è l'età in cui conosciamo il giusto e l'ingiusto? L'età in cui sappiamo che due più due fa quattro.

[modifica] Le sottisier

  • È una delle superstizioni dello spirito umano aver immaginato che la verginità potesse essere una virtù.
  • Gli uomini sono come gli animali: i grossi mangiano i piccoli e i piccoli li pungono.
  • I soldati si mettono in ginocchio quando sparano, forse per chiedere perdono dell'assassinio.
  • Le parole sono per i pensieri quel che è l'oro per i diamanti: necessario per metterli in opera, ma ce ne vuol poco.
  • Solo gli operai sanno quanto vale il tempo; se lo fanno sempre pagare.
Il n'y a que les ouvriers qui sachent le prix du temps; ils se le font toujours payer.

[modifica] Lettere filosofiche

  • Entrate nella Borsa di Londra [...] Lì l'ebreo, il maomettano e il cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stessa religione, e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarotta.
Entrez dans la Bourse de Londres [...] Là, le juif, le mahométan et le chrétien traitent l'un avec l'autre comme s'ils étaient de la même religion, et ne donnent le nom d'infidèles qu'à ceux qui font banqueroute.
  • Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle.
  • Schiacciate l'infame![6]
Ecrasez l'infame!

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] La Pulcella d'Orléans

I. Io non son fatto per cantare i santi;
fioco ho il limbello, ed anche un po' profano;
ma pur Giovanna canterò che tanti
prodigi fe' colla virginea mano.
Contro l'anglica rabbia i vacillanti
gigli fermò sul gambo gallicano,
e il suo re tolto dall'ostil furore
unger fe' in Remme sull'altar maggiore.

II. Sotto modesto femminile aspetto,
in corto giubboncino ed in gonnella,
d'un vero Orlando l'animoso petto
ne' perigli mostrò l'aspra donzella.
Per mio spasso vorrei la sera in letto
una Rosetta dolce come agnella;
Giovanna d'Arco no; le die' natura
cuor di lione e mi farìa paura.

[modifica] Sulla tolleranza

L'assassinio di Calas, consumato a Tolosa con la spada della giustizia, il 9 marzo 1762, è uno dei più singolari avvenimenti degni dell'attenzione nostra e dei posteri. La turba dei caduti in innumerevoli battaglie è presto dimenticata, non soltanto perché così vuole l'inevitabile fatalità della guerra, ma perché coloro che sono morti in battaglia avrebbero potuto dar la morte ai loro nemici, non sono periti senza difendersi.

[modifica] Citazioni su Voltaire

  • Il Settecento è Voltaire. (Victor Hugo)
  • Il signor di Voltaire, a un parrucchiere che gli dava consigli sull'arte di poetare, rispose: "Mastro Andrea, fate parrucche..." Chiedo a me stesso se il grande scrittore francese non sarebbe stato più accorto consigliando a mastro Andrea di studiare la prosodia! (Federico De Roberto)
  • Possiamo far meglio di Voltaire, superando gli abusi della religione e guardando il positivo del credere. (Julia Kristeva)
  • Voltaire è quello che ha inventato la storia. (Marie de Vichy-Chamrond)
  • VOLTAIRE. Celebre per il suo spaventevole «rictus». Conoscenze scientifiche superficiali. (Gustave Flaubert)
  • Voltaire, il quale, più della verità, cercava il paradossale e il nuovo, nel suo Discorso sulla poesia epica lodò gli Araucana di don Alonso de Ercilla come l'epopea della Spagna; non altrimenti che epopea dell'Italia pose la Gerusalemme liberata. Incapace egli per indole e abitudine d'intendere il sublime, il semplice, il puro; angusto per pregiudizio di scuola e per culto della forma, badando alla distribuzione anziché al fondo, pretendeva restringere ogni poema nel preconizzato modello di Virgilio. Ma poema d'una nazione è quello dove trovansi ritratte la vita, la credenza, le cognizioni di essa in un dato tempo, e massime di que' tempi primitivi, dove la mistura eterogenea non alterò, né l'incivilimento spianò ancora le forme, che perpetuamente costituiranno il carattere di essa. (Cesare Cantù)
  • […] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di Voltaire – «la più grande sventura dell'uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell'intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma sopratutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota di Leonardo Sciascia a Le belle di G.A. Borgese, p. 176)
  • Il procedimento di cui Luciano si vale nel capitolo sui «Sacrifici» e lo stesso che serve a Voltaire per canzonare la Bibbia: il ricorso al buon senso, contro l'assurdità della favole religiose. (Arrigo Cajumi)

[modifica] Indro Montanelli

  • In nessuna epoca, in nessun Paese c'è mai stato un intellettuale più "moderno" di Voltaire. Seguita ad esserlo, vecchio di due secoli. Non si può pensare in modo più libero di lui. Non si può scrivere in modo più penetrante di lui. Fu, e rimane, il "maestro" per antonomasia.
  • Non si può scrivere meglio di Voltaire, non si possono dire cose più serie con più aerea leggerezza ("La solennità è una malattia" diceva. E se i suoi colleghi italiani lo avessero ascoltato!...), con più perfetto dosaggio di furore, d'umorismo e di fantasia picaresca.
  • Erano cento i volumi comparsi sotto il nome di Voltaire, e non ce n'era uno che non contenesse qualche scintilla del suo genio. A distanza di due secoli, si può rileggerli tutti senza trovarvi un aggettivo superfluo, un grammo di adipe, ed emergere da questa scorpacciata con una fame intatta di Voltaire. Non conosciamo scrittore di cui si possa dire in piena coscienza altrettanto.

[modifica] Joseph de Maistre

  • L'ammirazione sfrenata con cui troppe persone circondano Voltaire è il segno infallibile d'un animo corrotto. Che non ci s'illuda: se qualcuno, percorrendo la propria biblioteca, si sente attratto verso le Œuvres de Ferney, Dio non lo ama affatto. Spesso ci si è presi gioco dell'autorità ecclesiastica che condanna i libri in odium auctoris; in verità niente è più giusto di ciò: rifiutate gli onori a colui che abusa del suo genio. Se questa legge fosse severamente osservata, si vedrebbero rapidamente sparire i libri avvelenati; ma poiché non dipende da noi promulgarla, guardiamoci almeno dal piombare nell'eccesso ben più reprensibile dell'esaltare senza misura scrittori colpevoli, e, tra questi, soprattutto Voltaire. Egli ha pronunciato contro se stesso, senza accorgersene, una sentenza terribile, affermando che uno spirito corrotto non fu mai sublime. Non c'è nulla di più vero, giacché Voltaire, con i suoi cento volumi, non fu mai più che spiritoso; faccio eccezione delle tragedie, dove la natura dell'opera lo costrinse ad esprimere dei nobili sentimenti estranei al suo carattere; ma anche sul palco, su cui trionfa, egli non riesce ad ingannare gli spettatori più sagaci. Nei suoi pezzi migliori, egli rassomiglia ai suoi due grandi rivali, come il più abile ipocrita rassomiglia ad un santo. Non intendendo certo contestare la sua bravura drammatica, mi mantengo perciò sulla prima osservazione: quando Voltaire parla per sé, non è che spiritoso; niente può infiammarlo, nemmeno la battaglia di Fontenoy. Egli è piacevole, si dice: lo dico anch'io, ma intendendo questo giudizio come una critica. Del resto, non riesco a sopportare lo sproposito di definirlo universale. Certamente, vedo delle belle eccezioni a questa universalità. Egli è negato per l'ode: e bisogna forse stupirsene? l'empietà che lo pervade ha ucciso in lui la fiamma divina dell'entusiasmo. Egli è ancora negato fino a toccare il ridicolo nel dramma lirico, le sue orecchie sono state assolutamente estranee alla bellezza armonica come i suoi occhi a quella dell'arte. Nei generi che parrebbero i più affini al suo talento naturale, egli tentenna: è mediocre, freddo, e spesso (chi lo crederebbe?) volgare e grossolano nella commedia; il malvagio infatti non è mai comico. Per la stessa ragione, egli non sa scrivere un epigramma; la più piccola goccia del suo fiele non può coprire meno di cento versi. Se prova [a scrivere] una satira, scivola nel pamphlet; è insopportabile nella storia, nonostante la sua arte, l'eleganza e la grazia del suo stile; nessuna qualità poteva rimpiazzare quelle di cui era privo: la comprensione della storia, la serietà, la buona fede e l'onestà. Quanto al suo poema epico, non posso parlarne: ché per giudicare un libro, bisogna averlo letto, e per leggerlo bisogna essere sveglio. Una monotonia soporifera spira sulla maggior parte dei suoi scritti, che non hanno che due soggetti, la Bibbia o i suoi nemici: egli o bestemmia o insulta. La sua piacevolezza così vantata è tuttavia lungi dall'essere irreprensibile: il riso ch'essa eccita non è per nulla normale; è una smorfia. Non avete mai pensato che l'anatema divino era scritto sul suo stesso viso? Dopo tanti anni occorre farne ancora esperienza. Andate a contemplare la sua statua all'Ermitage: mai io la guardo senza compiacermi ch'essa non è stata affatto trasmessa da qualche scalpello erede dei Greci, che vi avrebbe forse conferito un certo ideale di bellezza. Qui al contrario tutto è al naturale. C'è tanta verità in questo volto, come ve ne sarebbe in una maschera mortuaria. Osservate questo viso spregevole che il pudore non fece mai arrossire, quei due crateri spenti ove sembrano ancora ardere l'odio e la lascivia. Quella bocca. – Dirò forse male, ma non è per mia colpa. – Quel rictus (ghigno) orribile, che corre da un orecchio all'altro, e quelle labbra strette dalla crudele malizia come una molla tesa per lanciare bestemmie o sarcasmi. – Non parlatemi di quest'uomo, non posso sostenerne l'idea. Ah! quanto male ci ha fatto! Rassomigliante a quegl'insetti, flagello dei giardini, che indirizzano i propri morsi alla radice delle piante più preziose, Voltaire, con il suo pungiglione, non cessa d'infilzare le due radici della società, le donne e i giovani; egli li imbeve dei suoi veleni che trasmette così da una generazione all'altra. Invano, i suoi sciocchi ammiratori ci assordano di discorsi altisonanti su dove egli avrebbe parlato superiormente delle cose le più venerabili. Questi ciechi volontari non vedono che in tal modo portano a compimento la condanna di questo colpevole scrittore. Se Fénelon, con la stessa penna con la quale dipinse le gioie dell'Elisio, avesse scritto Il Principe, sarebbe mille volte più vile e colpevole di Machiavelli. Il grande crimine di Voltaire è l'abuso del talento e il meretricio intenzionale d'un genio creato per servire Dio e la virtù. Non potrà addurre, come per tanti altri, la giovinezza, la sconsideratezza, il traviamento delle passioni, e infine, la triste debolezza della nostra natura. Nulla lo assolve: la sua corruzione e d'un genere che non appartiene che a lui solo; essa si radica fino alle fibre più profonde del suo cuore e si fortifica di tutte le forze del suo intelletto. Sempre alleata al sacrilegio, essa sfida Dio nel pervertire gli uomini. Con un furore senza eguali, questo insolente bestemmiatore giunge a dichiararsi il nemico personale del Salvatore degli uomini; egli osa dal fondo del suo nulla donarGli un nome ridicolo, e quella legge così adorabile che l'Uomo-Dio porta sulla terra, la chiama l'infame. Abbandonato da Dio che punisce ritirandosi, egli non conobbe più freni. Altri cinici confidarono nella virtù, Voltaire confida nel vizio. Egli si tuffa nel fango, si rotola in esso e vi si abbevera; egli consegna la sua immaginazione alla furia dell'inferno, che gli presta tutte le forze per spingersi fino ai limiti estremi del male. Egli inventa dei prodigi, dei mostri che fanno impallidire. Parigi lo incorona, Sodoma l'avrebbe bandito. Profanatore sfrontato della lingua universale e dei suoi più grandi nomi. [...] Quando vedo quello ch'egli avrebbe potuto fare e quello che invece ha fatto, i suoi eccezionali talenti non m'inspirano più che una specie di ira divina che non ha nome. Sospeso tra l'ammirazione e l'orrore, qualche volta vorrei fargli innalzare una statua... dalle mani del boia.

[modifica] Note

  1. http://www.vallecchi.it/chi_siamo/rassegna_stampa/2005/artI2374.html
  2. http://www.vallecchi.it/chi_siamo/rassegna_stampa/2005/artI2374.html
  3. S. L. Murialdo, Scritti, Libreria editrice Murialdo, Roma 2001, p. 127
  4. Evelyn Beatrice Hall, The Friends of Voltaire, Smith Elder & co., 1906, p. 199
  5. Cfr. Le dieci regine delle citazioni bufala, corriere.it, 19 marzo 2009
  6. Frase con la quale Voltaire, riferendosi alla religione, chiudeva spesso le sue lettere agli amici e motto della sua campagna contro l'intolleranza religiosa.

[modifica] Bibliografia

  • James Boswell, Visita a Rousseau e a Voltaire, traduzione di Bruno Fonzi, Adelphi 1973.
  • Legarde, Michard, XVIIIe siècle, Bordas. Paris 1965.
  • Antonio Lopez Campillo, Juan Ignacio Ferreras, Corso accelerato di ateismo, traduzione di Silvia Rupati, Castelvecchi Editore, 2007
  • Voltaire, Candido, traduzione di Giovanni Fattorini, Tascabili Bompiani, 1987.
  • Voltaire, Candido, Zadig, Micromega, L'ingenuo, traduzione di Maria Moneti, Garzanti, 2008. ISBN 9788811360384
  • Voltaire, Dictionnaire Philosophique, Flammarion. Paris 1964.
  • Voltaire, Dizionario Filosofico, traduzione di Rino Lo Re, B.U.R. 1966.
  • Voltaire, Il filosofo ignorante, a cura di Michela Cosili, Rusconi.
  • Voltaire, La Pulcella d'Orléans, traduzione di Vincenzo Monti, A. F. Formiggini, 1914.
  • Voltaire, Sulla tolleranza, traduzione di Piero Bianconi, RCS Quotidiani, 2010.

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