Carlo Bini

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Carlo Bini (1806 – 1842), scrittore italiano.

Manoscritto di un prigioniero[modifica]

Incipit[modifica]

Il cervello dell'uomo appena è in istato di eserci­tare le sue funzioni può rassegnarsi in tre scuole. Di queste una infallibilmente ne conoscete, – senz'altro le conoscerete anche tutte, perché non sono arcani di astronomia; – son cose semplici, e dappertutto si sentono dire. Io nondimeno, a scanso di equivoci, mi stimo in dovere di nominarvele tutte e tre, secondo l'ordine naturale in cui giacciono fino dal principio dei secoli. Elle pertanto son queste:

Scuola della Fede;
Scuola del Dubbio;
Scuola dell'Incredulità.

Citazioni[modifica]

  • Consultate bene l'indole vostra, e quella seguite; — non farete mai male.
  • L'egoismo è l'unico movente delle azioni umane.
  • La parola è un bel dono; ma non rende la ricchezza del nostro interno; è un riflesso smorto e tiepidissimo del sentimento, e sta alla sensazione come un sole dipinto al sole della natura.
  • La politica è il governo dell'opinione.
  • La vita, a voler che sia bella, a voler che sia gaja, a voler che sia vita, dev'essere un arcobaleno, – una tavolozza con tutti i colori, – un sabbato dove ballano tutte le streghe. Il sollazzo e la noja, il pianto e il riso, la ragione e il delirio, tutti devono avere un biglietto per questo festino.

Incipit de Il Forte della Stella[modifica]

CARLO a un'inferriata, che fischia sbadatamente, e il signore INNOCENZIO TIENLISTRETTI, che viene verso l'inferriata badando dove mette i piedi.
Carlo: Oh! ve' chi vedo! questi son miracoli! buon giorno e buona sera, signore Innocenzio! come mai quassù sulle nuvole? è forse l'Anno Santo? ve l'hanno dato per penitenza?
Innocenzio: Eh! penitenza davvero! un fallimento giù in quella bicocca, ed eccovi spiegato tutto! Io questa volta non ho voluto saper di procure, e son venuto da me a cantar l'esequie alle due mila lire defunte in corpo ed in anima, Eh! questa non è l'annata dei galantuomini.
Carlo: E un bel pezzo che in questo genere la raccolta va male. Ma diamo bando alle malinconie. Come stanno a casa mia? come stanno a casa vostra?
Innocenzio: Bene di qua e di là. Io, giacché per mala ventura mi trovavo in queste parti, ho sollecitato il permesso di venirvi a vedere, e l'ho ottenuto. Ma come diavolo è andata la faccenda? Quand'io lo seppi, rimasi di sasso! pare impossibile! un uomo come voi! avete i vostri anni! avete i vostri affari! di che vi siete mischiato? parlate, ditele giuste; vediamo se v'è da rimediarla.

Bibliografia[modifica]

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