Carlo Lucarelli

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Carlo Lucarelli

Carlo Lucarelli (1960 – vivente), scrittore, conduttore televisivo, giornalista e sceneggiatore italiano.

  • L'autostrada diventa un serpente dalle scaglie fitte, che lentamente si allunga, si stende, abbagliante di riflessi, e attende, immobile, sotto al sole, respirando piano al ritmo roco dei motori accesi. (da Autosole, Rizzoli, 1998)
L'Adige, a cura di Claudio Sabelli Fioretti, 30 agosto 2003
  • [Alla domanda se fosse più interessante scrivere gialli o analizzare misteri] È molto più divertente e più facile la fantasia. Ti porta dove vuole lei. Tu scopri le cose man mano che vai avanti.
  • Alla fine la storia finisce come piace al libro. Il libro ti prende la mano. Io non so mai che cosa succede alla fine. All'inizio ignoro perfino chi sia l'assassino. Lo scopro mentre scrivo. Molte volte sono in disaccordo con la storia, quando prende una piega che non mi piace molto.
  • In Italia esistono almeno quattro verità. La verità giudiziaria, l'unica che si può raccontare senza venire querelato. Ma mica è detto che sia la verità. Poi c'è la verità storica. Ma viene revisionata. Poi c'è la verità del buon senso. Tipo Pasolini che diceva che lui sapeva anche se non aveva le prove. Infine la verità politica. Un bel macello. Come si fa a dire che c'è una storia di cui si sa tutto? Se pensi che non ci si può mai fidare di nessuno, nemmeno degli organi preposti all'accertamento della verità.
  • Ci sono ancora alcune categorie di personaggi in cui è più facile nascondere l'assassino. La migliore è quella delle donne e delle giovinette fragili. Molte assassine, nei romanzi e nei film gialli, sono fanciulle tenere che alla fine si rivelano jene.


Indice

[modifica] Almost Blue

[modifica] Incipit

Il primo carabiniere che entrò nella stanza scivolò sul sangue e cadde su un ginocchio. Il secondo si arrestò sulla soglia come sul bordo di una buca, agitando le braccia aperte, per lo slancio.
– Madonna Santa! – urlò, serrando le guance tra le mani, poi si voltò e corse nel pianerottolo e giù per le scale e oltre la porta e fuori, nel cortile del palazzo, dove si aggrappò al cofano della Punto bianca e nera e si piegò in avanti, spezzato in due da un conato violento.
In ginocchio sul pavimento, al centro della stanza, la pelle dei guanti incollata al pavimento appiccicoso, il brigadiere Carrone si guardò attorno e gli sfuggì un singhiozzo roco, quasi un rutto. Provò ad alzarsi, ma scivolò sui tacchi, cadendo indietro sul sedere e poi su un fianco con uno schiocco umido e vischioso.

[modifica] Citazioni

  • Quella che lei chiama Bologna, è un cosa grande, che va da Parma fino a Cattolica ... dove davvero la gente vive a Modena, lavora a Bologna e la sera va a ballare a Rimini ... è una strana metropoli ... che s'allarga a macchia d'olio tra il mare e gli Appennini.
  • So che da ora in poi lei sarà quella musica e l'avrò in mente tutte le volte che la penserò o la sentirò parlare. E so che mi mancherebbe, se non potessi sentirla più.
  • – "Ti dispiace se sto qui con te?"
    – "Sì"
    – "Perché?"
    – "Perché voglio stare da solo e in silenzio"
    – "E allora stacci da solo e in silenzio..."

[modifica] L'ottava vibrazione

[modifica] Incipit

Tutte le volte che si allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava pano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte. Non serviva a niente, non aveva significato, e se anche gli avessero chiesto il motivo per cui lo faceva lui non avrebbe saputo cosa rispondere, perché non si era mai accorto nemmeno di farlo.

[modifica] Citazioni

  • Si sentiva.
    Si sentiva nell'aria che schiacciava la città.
    C'era qualcosa di diverso in quell'aria immobile e pesante, calda come in un forno, un odore aspro di metallo e fumo bagnato, un brivido elettrico, che sapeva di bruciato e faceva rizzare i peli sulle braccia. Era già stagione di piogge, ma non è aria di temporale quella che possono sentire tutti, da Massaua e lungo la costa, oltre Archico, Zula, Assab, e dentro, fino a Cheren, e su per l'altopiano, fino ad Asmara, Agordat e oltre, oltre i confini della Colonia, nelle terre del negus.
    È aria di guerra. (cap. Due)
  • Non è nu suldate, Sciortino, è nu cuntadine. (cap.Trentadue, pag. 246)
  • Ecco perché l'hanno fregato. Perché non ci doveva proprio andare, in guerra, perché una volta che ci sei dentro, in un modo o nell'altro, ti tocca farla. Porterò la sedizione là in Colonia. Io non sparo a nessuno. Sí, col cazzo. (cap. Cinquantasei)
  • Credevamo di imporci a quattro beduini da comprare con le perline e invece siamo andati a rompere i coglioni all'unica grande potenza africana, cristiana, imperialista e moderna. Anche i francobolli aveva fatto fare il negus. (cap. Fotografia, pag. 439)
  • Ci siamo andati impreparati, mal comandati e indecisi e quel che è peggio senza soldi. Fidando nella nostra fortuna, nell'arte di arrangiarsi e nella nostra bella faccia. Lo abbiamo fatto per dare un deserto alle plebi diseredate del Meridione, uno sfogo al mal d'Africa dei sognatori, per la megalomania di un re e perché il presidente del Consiglio deve far dimenticare scandali bancari e agitazioni di piazza. Ma perché le facciamo sempre cosí, le cose, noi italiani? (cap. Fotografia, pag. 439)

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Lupo mannaro

Strinse la cintura così forte e all'improvviso che a Monica la lingua si graffiò sui denti quando un conato violento gliela spinse fuori fra le labbra socchiuse. Lei spalancò gli occhi nel buio, senza capire, perché stava dormendo rannicchiata come un feto, con la spalla e la tempia appoggiate alla pelle calda del sedile e aveva mormorato appena, nel sonno, sentendo il fruscio sottile del cuoio attorno al collo e poi il dente della fibbia che tintinnava rapido sui buchi.

[modifica] Un giorno dopo l'altro

Doveva aver fatto un volo di almeno dieci metri, perché la macchina stava ancora bruciando molto più indietro, ferma accanto al marciapiede, tra un furgoncino dal parabrezza incrinato e una Volvo col bagagliaio spalancato dall'esplosione.

[modifica] Il giorno del lupo

Quando partì la prima raffica, inquadrato nella V metallica del mirino dell'Uzi c'era Rocco Carnevale, fermo davanti al bar sotto il portico, la tazzina del caffè in mano. Saltò all'indietro, lanciando in aria il piattino bianco col bollo rosso della Segafredo che Matteo Parisi, in piedi accanto a lui, seguì istintivamente con gli occhi, un attimo prima di piegare violentemente la testa di lato, su una spalla, col mento troncato di netto da un calibro nove a punta morbida.

[modifica] Falange armata

Il manganello disegnò un semicerchio, fischiando, e finì dritto sulle labbra di Marchino con uno schiocco secco, tuc!, che gli fece sentire il sapore amaro della plastica prima ancora di quello dolciastro del sangue.

[modifica] Guernica

Madrid, 10 aprile 1937
¿Dónde están tus compagñeros? ringhiava il coronel stringendogli forte le guance con i suoi artigli neri ma al profesor, come a un pesce preso all'amo, usciva soltanto una bolla scura di saliva dalle labbra schiacciate e il coronel lo colpì sul volto con le dita magre chiuse a martello, finché dal naso non gli uscí uno schizzo di sangue rosso da comunista, caldo nella notte fredda di Madrid.

[modifica] L'isola dell'angelo caduto

Da allora, anche anni e anni dopo che gli eventi si furono conclusi, conclusi e mai dimenticati, ogni volta che guardava il mare, e vedeva la schiuma di un'onda spaccarsi su uno scoglio, e sentiva le gocce che si schiacciavano sul vetro della finestra a cui appoggiva la fronte, ogni volta, ovunque si trovasse, gli tornava in mente la notte che arrivò sull'isola.

[modifica] Indagine non autorizzata

C'era odore di pane nell'aria, caldo e croccante, così intenso che copriva il sapore salato della brezza fresca che soffiava dal mare. Lo stomaco di Piscitello gorgogliò così forte che uno dei due cani che teneva al guinzaglio voltò la testa sul collare, guardandolo con quegli occhi rotondi e lucidi, da bambola, e un angolo di lingua rosa tra i denti appuntiti.
Che bestie stupide, pensò Piscitello, e che abitudine idiota quella di portarle fuori all'alba, tutti i giorni, a fare i bisognini, come diceva la moglie del comandante, donna stupida anche lei come i suoi cani, con gli stessi occhi lucidi e rotondi. Che però restava a letto, la mattina.

[modifica] Film

[modifica] Bibliografia

  • Carlo Lucarelli, Indagine non autorizzata (1993), Hobby & Work Publishing S.r.l. ISBN 8878517202
  • Carlo Lucarelli, Almost Blue, Edizioni Einaudi, 1997. ISBN 8806143042
  • Carlo Lucarelli, L'isola dell'angelo caduto, Edizioni Einaudi, 1999. ISBN 880615835X
  • Carlo Lucarelli, Lupo Mannaro, Edizioni Einaudi, 2001. ISBN 8806157965
  • Carlo Lucarelli, Un giorno dopo l'altro, Edizioni Einaudi, 2000. ISBN 8806155873
  • Carlo Lucarelli, Il giorno del lupo, Edizioni Einaudi, 1998. ISBN 8806148613
  • Carlo Lucarelli, Falange armata, Edizioni Einaudi, 2002. ISBN 8806157957
  • Carlo Lucarelli, Guernica, Edizioni Einaudi, 2000. ISBN 8806153390
  • Carlo Lucarelli, L'ottava vibrazione, Edizioni Einaudi, 2008, ISBN 9788806190699

[modifica] Altri progetti

[modifica] Opere

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