Carlos Ruiz Zafón

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Carlos Ruiz Zafón

Carlos Ruiz Zafón (1964 – vivente), scrittore spagnolo.

Il gioco dell'angelo[modifica]

Incipit[modifica]

Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.

Citazioni[modifica]

  • "Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro"

Don Pedro Vidal

  • A quell'epoca, la morte non viveva ancora nell'anonimato e la si poteva vedere e annusare dappertutto mentre divorava anime che ancora non avevano avuto nemmeno il tempo di peccare.
  • Le parole e il mistero della loro scienza occulta mi affascinavano e mi sembravano una chiave con cui aprire un mondo infinito e al riparo ...
  • Tutto il male che uno fa nella vita ritorna, David. E io ne ho fatto tanto. Tanto.
  • ... accanto alla sua pistola dell'esercito che ogni notte, quando credeva che io dormissi, tirava fuori e contemplava come se possedesse tutte le risposte, o almeno quelle che servivano a lui.
  • Nel mio mondo, le grandi speranze vivevano solo fra le pagine di un libro.
  • Erano anni in cui si cresceva in fretta, e quando l'infanzia si sbriciolava tra le loro mani molto bambini avevano già lo sguardo da vecchi.
  • Aprii gli occhi. Colonne di pietra spesse come alberi salivano nella penombra verso una volta spoglia. Aghi di luce polverosa cadevano in diagonale e lasciavano intravedere file interminabili di brande. Piccole gocce d'acqua si staccavano dall'alto come lacrime scure che esplodevano risuonando a terra. La penombra odorava di muffa e di umidità.
    «Benvenuto in purgatorio»
  • Non posso morire, dottore. Non ancora. Ho delle cose da fare. Poi avrò tutta la vita per morire.
  • «Ha una brutta faccia» sentenziò.
    «Indigestione» replicai.
    «Di cosa?»
    «Di realtà»
  • Ignatius B. Samson, benvenuto nel Cimitero dei Libri Dimenticati.
  • L'essere umano crede come respira, per sopravvivere. (Andreas Corelli)
  • Nessuno può venire davvero convinto di quello in cui non ha bisogno di credere per un imperativo biologico. (Andreas Corelli)
  • Sa qual è il bello dei cuori infranti? [...] Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi.
  • L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.
  • «Come si esce di qui?» «Se ha tanta fretta... Ci sono due modi, quello permanente e quello temporaneo. Quello permanente è dal tetto: un bel salto e si libera per sempre da tutta questa schifezza. L'uscita temporanea è lì in fondo, dove c'è quel rimbambito col pugno alzato a cui cadono i pantaloni e cha fa il saluto rivoluzionario a chiunque passa. Ma se esce di là, prima o poi tornerà qui.» «È stato lei a derubarmi?» «Il dubbio offende. Quando l'hanno portata qui, lei era già pulito come uno specchio e io accetto solo titoli quotati in borsa.»
  • Con il desiderio mi capitava come con i fiori: una volta che l'avevo tra le mani, non sapevo dove metterlo.
  • Il tempo cura tutto, pensai, meno la verità.
  • La stanchezza, o forse solo il rinculo della disperazione, mi raggiunse...
  • Si finisce per diventare ciò che si vede negli occhi di quelli che si desiderano.
  • Mi schiarii la voce per vocalizzare con precisione e sorrisi. «Andate tutti affanculo.»
  • "Sai qual è il bello dei cuori infranti?" Domandò la bibliotecaria. Scossi la testa. "Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi."
  • Allora seppi che avrei dedicato ogni minuto che ci restava da passare insieme a renderla felice, a riparare al male che le avevo fatto e a restituirle ciò che non avevo mai saputo darle.
  • Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.
  • La gente normale mette al mondo dei figli; noi romanzieri dei libri. Siamo condannati a metterci la vita, anche se quasi mai ce ne sono grati. Siamo condannati a morire nelle loro pagine e a volte perfino a lasciare che siano loro a toglierci la vita.

Il Palazzo della Mezzanotte[modifica]

Incipit[modifica]

La linea che separa i sogni dagli incubi è sottile come un ago e ben presto le ombre del passato tornarono a presentare il conto.

Citazioni[modifica]

  • Ci sono due cose nella vita che non puoi sceglierti, Ben. La prima sono i tuoi nemici. La seconda, la tua famiglia. A volte la differenza tra gli uni e l'altra è difficile da cogliere, ma il tempo insegna che, in fin dei conti, le tue carte avrebbero sempre potuto essere peggiori.
  • La vita è come la tua prima partita di scacchi. Quando inizi a capire come funziona hai già perso.
  • L'uomo uccide sempre ciò che più ama.
  • C'è stato un periodo della mia vita in cui ho creduto che nulla fosse più forte dell'amore. Certo, è forte, ma la sua forza è minuscola e impallidisce davanti al fuoco dell'odio.
  • Nulla è difficile da credere come la verità e, al contrario, niente è più seducente della forza della menzogna quanto maggiore è il suo peso.
  • Dovevamo ancora imparare che il Diavolo ha creato la gioventù per farci commettere i nostri errori e che Dio ha istituito la maturità e la vecchiaia per consentirci di pagarne il prezzo.
  • Maturare non è altro che il processo attraverso il quale si scopre che tutto ciò in cui credevi da giovane è falso mentre tutto quello a cui ti rifiutavi di credere in gioventù risulta vero.
  • La matematica è la religione della gente che ha cervello, per questo ha così pochi adepti.
  • Confuso, chiuse gli occhi e cercò inutilmente di prendere sonno nella speranza che, fingendo di dormire, il suo corpo si lasciasse ingannare.

Il prigioniero del cielo[modifica]

Incipit[modifica]

Barcellona, dicembre 1957
Quell'anno, prima di Natale, ci toccarono soltanto giorni plumbei e ammantati di brina. Una penombra azzurrata avvolgeva la città e la gente camminava in fretta coperta fino alle orecchie, disegnando con il fiato veli di vapore nell'aria gelida. Erano pochi coloro che in quei giorni si fermavano a guardare la vetrina di Sempere e Figli, e ancora meno quelli che si avventuravano a entrare per chiedere di quel libro sperduto che li aveva aspettati per tutta la vita, e la cui vendita, poesie a parte, avrebbe contribuito a rappezzare le precarie finanze della libreria.

Citazioni[modifica]

  • Ci sono epoche e luoghi in cui essere nessuno è più onorevole che essere qualcuno.
  • In questa vita si perdona tutto, tranne dire la verità.
  • Aveva, come altre persone, l'abitudine di sorridere esageratamente quando voleva trattenere il pianto.

L'ombra del vento[modifica]

Incipit[modifica]

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell'estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un'ombra.
«Ma certo» rispose a capo chino. «Per lei non abbiamo segreti.»

Citazioni[modifica]

  • Chi vede il peccato dappertutto è malato nell'anima, e per parlare fuori dai denti, ha anche problemi intestinali. Tutti i santi iberici, infatti, soffrivano di stitichezza cronica.
  • Il mondo non verrà distrutto da una bomba atomica, come dicono i giornali, ma da una risata, un eccesso di banalità che trasformerà la realtà in una barzelletta di pessimo gusto.
  • L'uomo, da scimmia qual è, è un animale sociale e considera il clientelismo, il nepotismo, gli intrallazzi e il pettegolezzo, modelli intrinseci di comportamento etico.
  • La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L'idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all'istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione.
  • L'ansia è la ruggine dell'anima.
  • Il vero odio è un sentimento che si impara col tempo.
  • «Scrivi» gli disse. «Appena arrivo ti scriverò» rispose Juliàn. «No, non a me. Scrivi dei libri. Scrivili per me. Per Penélope.»
  • «A lei come piacciono le donne, Daniel?» «A dire il vero non sono un grande esperto in materia.» «Nessuno lo è, neanche Freud; le donne per prime non lo sono, ma è come con la corrente elettrica: non c'è bisogno di prendere la scossa per capire come funziona.»
  • Se il vero dolore consistesse in uno schiaffo...
  • Mi abbandonai a quell'incantesimo fino a quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.
  • A volte è più facile confidarsi con un estraneo. Chissà perché. Forse perché un estraneo ci vede come siamo realmente, e non come vogliamo far credere di essere.
  • «Cosa ti sei fatto al viso?» «Sono scivolato sul marciapiede bagnato e sono caduto» «Quel marciapiede doveva avere un destro potente. [...]»
  • Davanti a un feretro ci ricordiamo solo le cose buone e vediamo solo ciò che ci garba.
  • Di solito si ha la fortuna, o la disgrazia, di assistere al lento sfacelo della propria vita senza quasi rendersene conto.
  • È facile giudicare gli altri. Ma ci rendiamo conto di quanto è meschino il nostro disprezzo solo quando li abbiamo persi, quando ce li portano via. Sì, perché ci sono appartenuti.
  • Esercito, matrimonio, Chiesa e banca: i quattro cavalieri dell'apocalisse.
  • In genere il destino si apposta dietro l'angolo, come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria, le sue incarnazioni più frequenti. Ma non fa mai visita a domicilio. Bisogna andare a cercarlo.
  • Le coincidenze sono le cicatrici del destino. Le coincidenze non esistono, Daniel: siamo solo marionette mosse dalla nostra incoscienza. Per anni mi sono illusa che Juliàn fosse ancora l'uomo di cui ero innamorata, o ciò che ne restava ... Gli esseri umani sono disposti a credere a qualunque cosa tranne che alla verità.
  • Le donne, con rare eccezioni, sono più intelligenti di noi, o perlomeno, più sincere con se stesse rispetto a ciò che vogliono. Che poi te lo facciano sapere o meno è un altro paio di maniche. La femmina [...] è un enigma della natura. È una babele, un labirinto. Se lascia il tempo di pensare, non ha più scampo.
  • Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall'indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato.
  • Le parole che hanno avvelenato il cuore di un figlio, pronunciate per meschinità o per ignoranza, si sedimentano nella memoria e lasciano un marchio indelebile.
  • Nel giro di tre o quattro generazioni la gente non sarà più nemmeno in grado di scorreggiare da sola e l'essere umano regredirà all'età della pietra, alle barbarie medievali, ad uno stadio che la lumaca aveva già superato all'epoca del pleistocene. Il mondo non verrà distrutto da una bomba atomica, come dicono i giornali, ma da una risata, da un eccesso di banalità che trasformerà la realtà in una barzelletta di pessimo gusto.
  • Nel momento in cui ti soffermi a pensare se ami o no una persona, hai già la risposta.
  • Parlare è da stupidi, tacere è da codardi, ascoltare è da saggi.
  • Se solo avessi riflettuto, avrei capito che quella dedizione assoluta era un'inesauribile fonte di pena; ma forse era proprio perché soffrivo tanto che la adoravo sempre di più, schiavo dell'eterna stupidaggine di stare dietro a chi ci fa del male.
  • Sono poche le ragioni per dire la verità, mentre quelle per mentire sono infinite.
  • Solo allora – le dissi – avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell'anima di uno sconosciuto. (Daniel)
  • Miquel Moliner soffriva di una forma acuta di laboriosità e benché rispettasse e addirittura invidiasse l'ozio altrui, lo rifuggiva come la peste. Lungi dal vantarsi della propria etica del lavoro, scherzava su quella coazione a produrre definendola una forma di vigliaccheria. "Quando si lavora non si ha il tempo di guardare la vita negli occhi".
  • Non esistono lingue morte ma solo cervelli in letargo.
  • Si stavano domandando se il loro destino era stato deciso dalle carte toccate loro in sorte o dal modo in cui le avevano giocate.
  • Continuiamo a vivere nel ricordo di chi ci ama. [...] ricordami, Daniel, anche se in segreto, in un angolo del tuo cuore. Non permettere che me ne vada per sempre. (Nuria Monfort)
  • Il folle è consapevole di esserlo? O i pazzi sono coloro che vogliono convincerlo della sua follia per salvaguardare la loro esistenza insensata?
  • Esistono carceri peggiori delle parole.
  • I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro.
  • Un racconto [...] è la lettera che un autore scrive a se stesso per mettere a nudo la propria anima.
  • "E conserva i tuoi sogni" disse Miquel. "Non puoi sapere quando ne avrai bisogno".
  • Il cuore della donna è un meccanismo complesso, insensibile ai rozzi ragionamenti del maschio avventuriero. Se si vuole davvero possedere una donna, bisogna imparare a pensare come lei. Tutto il resto, il morbido involucro che ti fa perdere la ragione e l'onore, viene di conseguenza.
  • Il sistema più efficace per rendere inoffensivi i poveri è insegnare loro a imitare i ricchi.
  • Quando morirò tutto quello che è mio sarà tuo... eccetto i sogni.
  • Quella donna le ha rifilato più frottole di un editoriale de 'L'Osservatore Romano'. (Fermìn)
  • Come ci insegna Freud, la donna desidera il contrario di ciò che pensa o afferma, il che, a ben vedere, non è affatto un problema, in quanto l'uomo, come tutti sanno, obbedisce invece agli stimoli del proprio apparato genitale o digestivo. (Fermìn)
  • Le ricordo che sta parlando con un professionista della seduzione, e baciarsi al primo incontro è da dilettanti. Le vere donne si conquistano a poco a poco. È una tattica psicologica, come le mosse del torero. (Fermìn)
  • Il fatto è che gli uomini, tornando a Freud e mi si passi la metafora, si scaldano come lampadine: bollenti in un attimo, fredde un istante dopo. Le donne, invece, ed è una verità scientifica, si scaldano come un ferro da stiro, mi capisce? Poco a poco, a fuoco lento, come una buona "escudella", la zuppa di carne con cavolo e ceci. Ma una volta che si sono scaldate, non le ferma più nessuno. Come gli altiforni della Biscaglia. (Fermìn)
  • Quella donna è un vulcano in procinto di eruttare, ha una libido incandescente e il cuore di una santa. (Fermìn)
  • La poesia, per quanto piacevole, è un artificio, mentre le mie parole sono più reali del pane col pomodoro. Non a caso il maestro diceva: mostratemi un dongiovanni e smaschererò il finocchio che è in lui. (Fermìn)
  • Nei miei sogni di adolescente, lei e io saremmo sempre stati due amanti che fuggivano in sella a un libro, pronti a dileguarsi in un mondo immaginario fatto di illusioni di seconda mano.
  • I loro erano i baci appassionati di chi si appartiene e non si cura del resto del mondo.
  • Indossava un abito color avorio e nel suo sguardo c'era tutto il mondo. Ricordo appena le parole del sacerdote e i volti commossi degli invitati che quel mattino di marzo affollavano la chiesa. Rammento solo le nostre labbra che si sfiorarono e il giuramento segreto che feci a me stesso e che avrei rispettato ogni giorno della mia vita.
  • «Gli ho scritto che voglio sposarmi al più presto, possibilmente entro un mese, e che intendo lasciare Barcellona per sempre.»
    Affrontai il suo sguardo impenetrabile quasi tremando.
    «Perché me lo dici?»
    «Perché voglio sapere da te se devo spedirla o no. Per questo ti ho chiesto di venire qui oggi, Daniel.» Fissai la busta che rigirava tra le mani.
    «Guardami» disse. Obbedii, ma non ebbi il coraggio di rispondere. Bea si alzò, andò in fondo al salone e aprì una delle vetrate. La rincorsi, la fermai e le strappai la busta dalle mani. La pioggia le sferzava il viso, lavando via le sue lacrime di rabbia. La presi per mano e la riportai davanti al camino acceso. Lei evitava di guardarmi. Gettai la busta nel fuoco. La lettera si accartocciò tra le fiamme. Bea si inginocchiò accanto a me con occhi pieni di lacrime. La abbracciai e sentii il calore del suo respiro sul collo.
    «Non lasciarmi, Daniel.» sussurrò.
  • Ora che ti ho perso, so di aver perso tutto. Malgrado ciò, non posso permettere che tu scompaia dalla mia vita e mi dimentichi senza sapere che non ti serbo rancore, che fin dall'inizio sentivo che ti avrei perso e che tu non avresti mai visto in me quello che io vedevo in te. Voglio che tu sappia che ti ho amato fin dal primo giorno e che continuo ad amarti, ora più che mai, anche se non voi sentirtelo dire. Mentre ti scrivo, ti immagino su quel treno, con il tuo bagaglio di sogni e col cuore spezzato, in fuga da tutti noi e da te stesso. Sono tante le cose che non posso raccontarti, Juliàn. Cose che entrambi ignoravamo e di cui è meglio che tu rimanga all'oscuro. Il mio desiderio più grande è che tu sia felice, Juliàn, che tutto ciò a cui aspiri diventi realtà e che, anche se mi dimenticherai, un giorno ti possa comprendere quanto ti ho amato.
    Per sempre tua,
    Penélope.
  • Così mi scordai di me stessa, del fatto che stavo invecchiando e che avevo sprecato la mia gioventù amando un relitto, un essere senz'anima, uno spettro.
  • Pensavo al poco che avrei da offrirle e al tanto che avrei potuto ricevere.
  • "Lei non può capire Daniel perché è giovane, ma col tempo si renderà conto ché è più importante cedere che dare. Bernarda e io abbiamo parlato a lungo. È nata per essere madre, lei lo sa bene. La sua gioia più grande, io credo, sarebbe avere dei figli. E a me quella Donna piace più delle pesche sciroppate. Si figuri che per lei sono persino disposto a rimettere piede in una chiesa, dopo trentadue anni di totale astinenza clericale, per recitare i salmi di san Serafino o di qualsiasi altro beato".
    "Come corre, Fermìn, vi conoscete appena..."
    "Alla mia età, Daniel, se non hai le idee chiare sei fottuto. Ci sono due o tre ragioni per cui vale la pena di vivere, tutto il resto è letame. In passato ho fatto molte sciocchezze, ma ora il mio unico desiderio è rendere felice Bernarda e morire tra le sue braccia, quando sarà il momento. Voglio essere di nuovo un uomo rispettabile. Non per me, io me ne infischio del rispetto di quel branco di scimmie che sono gli esseri umani, ma per lei. Perché Bernarda crede negli sceneggiati, nei preti, nella rispettabilità e nella Madonna di Lourdes. È fatta così e io le voglio bene per come è, e non toglierei un solo pelo di quelli che ha sul mento. Per questo desidero che sia fiera di me. Voglio che pensi: Il mio Fermìn è un grand'uomo, come Cary Grant, Hemingway o Manolete".
  • In quel pomeriggio di afa e di pioviggine, Clara Barcelò mi rubò il cuore, il respiro e il sonno. Le sue mani, nella magica penombra di quella loggia, impressero sulla mia pelle il marchio di una maledizione che mi avrebbe perseguitato per anni.
  • Non fidarti mai di chi si fida di tutti.
  • Un segreto conta quanto coloro da cui dobbiamo proteggerlo.
  • I troppo furbi, al pari dei babbei, sono rosi dall'invidia.
  • Esistiamo fintanto che siamo ricordati.
  • Quel libro mi ha insegnato che la lettura può farmi vivere con maggiore intensità,che può restituirmi la vita

Marina[modifica]

Incipit[modifica]

Una volta Marina mi disse che ricordiamo solo quello che non è mai accaduto. Sarebbe trascorsa un'infinità di tempo prima che potessi comprendere quelle parole. Ma è meglio che cominci dall'inizio, che in questo caso è la fine.

Citazioni[modifica]

  • Gli domandai come faceva ad essere sicuro che non sarei sparito ancora. Mi guardò a lungo. «Scompare solo la gente che ha qualche posto dove andare.» Rispose secco.
  • Non ho mai rivelato a nessuno quello che era successo davvero. Non sapevo ancora che, prima o poi, l'oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo.
  • Tutti custodiamo un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell'anima. Questo è il mio.
  • Non si capisce niente della vita finché non si comprende la morte.
  • «Dipingere è scrivere con la luce.» sosteneva Salvat. «Innanzitutto devi imparare il suo alfabeto; poi la sua grammatica. Solo allora potrai avere stile e magia.»
  • La bellezza è un soffio rispetto al vento della realtà.
  • Un pessimo inizio. Ma Kolvenik diceva che quello che inizia male non può che migliorare.
  • Avevo sempre pensato che le vecchie stazioni ferroviarie fossero tra i pochi luoghi magici rimasti al mondo. I fantasmi di ricordi e di addii vi si mescolano con l'inizio di centinaia di viaggi per destinazioni lontane, senza ritorno. «Se un giorno dovessi perdermi, che mi cerchino in una stazione ferroviaria,» pensai.
  • «A volte le cose più reali succedono solo nell'immaginazione, Oscar» disse lei. «Ricordiamo solo quello che non è mai accaduto.»
  • «Il tempo fa con il corpo ciò che la stupidità fa con l'anima» disse, indicando sé stesso. «Lo corrompe.»
  • La verità non si trova, ragazzo, è lei che trova noi.
  • L'invidia è un cieco che vuole strapparti gli occhi.
  • «Non so a cosa aspiro, non tutti hanno le idee chiare come te.» [...] – «Chi non sa dov'è diretto non arriva da nessuna parte.» Replicò freddamente.
  • La giovinezza è una fidanzata capricciosa. La comprendiamo e l'apprezziamo solo quando ci lascia per un altro e non torna più.
  • «Che ci fa tante ore nello studio se non dipinge più?» Marina mi prese il polso per sentire le pulsazioni. «Perché è un artista.» Disse. «Gli artisti vivono nel passato o nel futuro; mai nel presente. Germàn vive di ricordi. È tutto quello che ha.»
  • Quella notte Michail mi disse che secondo lui la vita concede a ciascuno di noi rari momenti di pura felicità. A volte, solo pochi giorni o settimane. A volte, anni. Tutto dipende dalla fortuna. Il ricordo di quei momenti non ci abbandona mai e si trasforma in un paese della memoria a cui cerchiamo inutilmente di fare ritorno per il resto della vita.
  • «La meschinità degli uomini» ripeteva, «è una miccia in cerca di fuoco.»
  • Diceva che nessuno merita di possedere un centesimo in più di quanto è disposto a cedere a chi ne ha più bisogno di lui. La notte in cui lo conobbi Michail mi disse che, per qualche motivo, la vita è solita offrirci quello che non abbiamo cercato. A lui aveva concesso ricchezza, fama e potere, mentre desideva soltanto la pace dello spirito e di poter tacitare le ombre che gli tormentavano il cuore.
  • Il tempo non ci rende più saggi, solo più vigliacchi. Per anni sono fuggito senza sapere da cosa. Credevo che, correndo più in fretta dell'orizzonte, le ombre del passato non avrebbero più intralciato il mio cammino che. Credevo che, mettendo tra me e loro una distanza sufficiente, le voci nella mia testa si sarebbero zittite per sempre. Alla fine sono tornato su quella spiaggia segreta di fronte al mediterraneo. [...] D'un tratto ho capito che non potevo né volevo più fuggire. Ero tornato a casa.
  • A volte dubito della mia memoria e mi chiedo se non finirò per ricordare solo quello che non è mai accaduto. Marina, ti sei portata via tutte le risposte.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il principe della nebbia[modifica]

Dovrà passare molto tempo prima che Max dimentichi l'estate in cui scoprì, quasi per caso, la magia. Correva l'anno 1943 e i venti della Grande Guerra trascinavano il mondo nell'abisso, senza rimedio. A metà giugno, il giorno in cui Max compiva tredici anni, suo padre, orologiaio e inventore a tempo perso, riunì la famiglia nel salone per annunciare che quello sarebbe stato l'ultimo giorno che avrebbero passato nella casa in cui vivevano ormai da dieci anni. La famiglia si trasferiva sulla costa, lontano dalla città e dalla guerra, in una casa sulla spiaggia di un piccolo paesino sulle sponde dell'Atlantico.

Le luci di settembre[modifica]

Parigi, 1936

Quanti ricordano la notte in cui morì Armand Sauvelle giurano che un lampo purpureo attraversò la volta del cielo, tracciando una scia di cenere ardente che si perdeva all'orizzonte; un bagliore che sua figlia Irene non poté mai vedere, ma che avrebbe stregato i suoi sogni per molti anni.

•Non vale la pena perdere tempo cercando di cambiare il mondo. Basta evitare che il mondo cambi noi.

•Il mare ha questa capacità; restituisce tutto dopo un po' di tempo, specialmente i ricordi.

Bibliografia[modifica]

  • Carlos Ruiz Zafón, Il gioco dell'angelo, traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2008. ISBN 9788804592976
  • Carlos Ruiz Zafón, Il Palazzo della Mezzanotte, traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2010. ISBN 9788804600107
  • Carlos Ruiz Zafón, Il principe della nebbia, traduzione di Vincenzo Jacomuzzi, SEI, 2002. ISBN 9788805059324
  • Carlos Ruiz Zafón, L'ombra del vento, traduzione di Lia Sezzi, Mondadori, 2004. ISBN 9788804561309
  • Carlos Ruiz Zafón, Le luci di settembre, traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2011. ISBN 9788804610236
  • Carlos Ruiz Zafón, Marina, traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2009. ISBN 9788804593522
  • Carlos Ruiz Zafón, Il prigioniero del cielo, Mondadori, Milano, giugno 2012. ISBN 9788852027444

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]