Carlos Ruiz Zafón
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Carlos Ruiz Zafón (1964 – vivente), scrittore spagnolo.
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[modifica] L'ombra del vento
- «A lei come piacciono le donne, Daniel?» «A dire il vero non sono un grande esperto in materia.» «Nessuno lo è, neanche Freud; le donne per prime non lo sono, ma è come con la corrente elettrica: non c'è bisogno di prendere la scossa per capire come funziona.»
- Se il vero dolore consistesse in uno schiaffo...
- Mi abbandonai a quell'incantesimo fino a quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.
- A volte è più facile confidarsi con un estraneo. Chissà perché. Forse perché un estraneo ci vede come siamo realmente, e non come vogliamo far credere di essere.
- «Cosa ti sei fatto al viso?» «Sono scivolato sul marciapiede bagnato e sono caduto» «Quel marciapiede doveva avere un destro potente. [...]»
- Davanti a un feretro ci ricordiamo solo le cose buone e vediamo solo ciò che ci garba.
- Di solito si ha la fortuna, o la disgrazia, di assistere al lento sfacelo della propria vita senza quasi rendersene conto.
- È facile giudicare gli altri. Ma ci rendiamo conto di quanto è meschino il nostro disprezzo solo quando li abbiamo persi, quando ce li portano via. Sì, perché ci sono appartenuti.
- Esercito, Matrimonio, Chiesa e Banca: i quattro cavalieri dell'apocalisse.
- In genere il destino si apposta dietro l'angolo, come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria, le sue incarnazioni più frequenti. Ma non fa mai visita a domicilio. Bisogna andare a cercarlo.
- Le coincidenze sono le cicatrici del destino. Le coincidenze non esistono, Daniel: siamo solo marionette mosse dalla nostra incoscienza. Per anni mi sono illusa che Juliàn fosse ancora l'uomo di cui ero innamorata, o ciò che ne restava ... Gli esseri umani sono disposti a credere a qualunque cosa tranne che alla verità.
- Le donne, con rare eccezioni, sono più intelligenti di noi, o perlomeno, più sincere con se stesse rispetto a ciò che vogliono. Che poi te lo facciano sapere o meno è un altro paio di maniche. La femmina [...] è un enigma della natura. È una babele, un labirinto. Se lascia il tempo di pensare, non ha più scampo.
- Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall'indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato.
- Le parole che hanno avvelenato il cuore di un figlio, pronunciate per meschinità o per ignoranza, si sedimentano nella memoria e lasciano un marchio indelebile.
- Nel giro di tre o quattro generazioni la gente non sarà più nemmeno in grado di scorreggiare da sola e l'essere umano regredirà all'età della pietra, alle barbarie medievali, ad uno stadio che la lumaca aveva già superato all'epoca del pleistocene. Il mondo non verrà distrutto da una bomba atomica, come dicono i giornali, ma da una risata, da un eccesso di banalità che trasformerà la realtà in una barzelletta di pessimo gusto.
- Nel momento in cui ti soffermi a pensare se ami o no una persona, hai già la risposta.
- Parlare è da stupidi, tacere è da codardi, ascoltare è da saggi.
- Se solo avessi riflettuto, avrei capito che quella dedizione assoluta era un'inesauribile fonte di pena; ma forse era proprio perché soffrivo tanto che la adoravo sempre di più, schiavo dell'eterna stupidaggine di stare dietro a chi ci fa del male.
- Sono poche le ragioni per dire la verità. Mentre quelle per mentire sono infinite.
- Solo allora – le dissi – avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell'anima di uno sconosciuto. (Daniel)
- Miquel Moliner soffriva di una forma acuta di laboriosità e benché rispettasse e addirittura invidiasse l'ozio altrui, lo rifuggiva come la peste. Lungi dal vantarsi della propria etica del lavoro, scherzava su quella coazione a produrre definendola una forma di vigliaccheria. "Quando si lavora non si ha il tempo di guardare la vita negli occhi".
- Non esistono lingue morte ma solo cervelli in letargo.
- Si stavano domandando se il loro destino era stato deciso dalle carte toccate loro in sorte o dal modo in cui le avevano giocate.
- Continuiamo a vivere nel ricordo di chi ci ama. [...] ricordami, Daniel, anche se in segreto, in un angolo del tuo cuore. Non permettere che me ne vada per sempre. (Nuria Monfort)
- Il folle è consapevole di esserlo? O i pazzi sono coloro che vogliono convincerlo della sua follia per salvaguardare la loro esistenza insensata?
- Esistono carceri peggiori delle parole.
- I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro.
- Un racconto [...] è la lettera che un autore scrive a se stesso per mettere a nudo la propria anima.
- "E conserva i tuoi sogni" disse Miquel. "Non puoi sapere quando ne avrai bisogno".
- Il cuore della donna è un meccanismo complesso, insensibile ai rozzi ragionamenti del maschio avventuriero. Se si vuole davvero possedere una donna, bisogna imparare a pensare come lei. Tutto il resto, il morbido involucro che ti fa perdere la ragione e l'onore, viene di conseguenza.
- Il sistema più efficace per rendere inoffensivi i poveri è insegnare loro a imitare i ricchi.
- Quando morirò tutto quello che è mio sarà tuo... eccetto i sogni.
[Carlos Ruiz Zafón, L'ombra del vento, traduzione di Lia Sezzi, Mondadori, 2004]
[modifica] Il gioco dell'angelo
- Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell'istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.
- A quell'epoca, la morte non viveva ancora nell'anonimato e la si poteva vedere e annusare dappertutto mentre divorava anime che ancora non avevano avuto nemmeno il tempo di peccare.
- Le parole e il il mistero della loro scienza occulta mi affascinavano e mi sembravano una chiave con cui aprire un mondo infinito e al riparo ...
- Tutto il male che uno fa nella vita ritorna, David. E io ne ho fatto tanto. Tanto.
- ... accanto alla sua pistola dell'esercito che ogni notte, quando credeva che io dormissi, tirava fuori e contemplava come se possedesse tutte le risposte, o almeno quelle che servivano a lui.
- Nel mio mondo, le grandi speranze vivevano solo fra le pagine di un libro.
- Erano anni in cui si cresceva in fretta, e quando l'infanzia si sbriciolava tra le loro mani molto bambini avevano già lo sguardo da vecchi.
- Vidal: Non ho più niente da dire, David .
David: Sciocchezze .
Vidal: Sono tutte sciocchezze in questa vita. È semplicemente questione di prospettiva .
- Aprii gli occhi. Colonne di pietra spesse come alberi salivano nella penombra verso una volta spoglia. Aghi di luce polverosa cadevano in diagonale e lasciavano intravedere file interminabili di brande. Piccole gocce d'acqua si staccavano dall'alto come lacrime scure che esplodevano risuonando a terra. La penombra odorava di muffa e di umidità.
«Benvenuto in purgatorio» - Non posso morire, dottore. Non ancora. Ho delle cose da fare. Poi avrò tutta la vita per morire.
- «Ha una brutta faccia» sentenziò.
«Indigestione» replicai.
«Di cosa?»
«Di realtà» - «Ignatius B. Samson, benvenuto nel Cimitero dei Libri Dimenticati.»
- Andreas Corelli: Poesia a parte, una religione è un codice morale che si esprime mediante leggende, miti o qualunque tipo di artefatto letterario al fine di istituire un sistema di credenze, valori e norme con i quali regolare una cultura o una società.
David: Amen .
- Andreas Corelli: L'essere umano crede come respira, per sopravvivere .
- Andreas Corelli:...Nessuno può venire davvero convinto di quello in cui non ha bisogno di credere per un imperativo biologico .
- «Sa qual è il bello dei cuori infranti? [...] Che possono rompersi davvero soltanto una volta. Il resto sono graffi.»
- L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.
- «Come si esce di qui?» «Se ha tanta fretta... Ci sono due modi, quello permanente e quello temporaneo. Quello permanente è dal tetto: un bel salto e si libera per sempre da tutta questa schifezza. L'uscita temporanea è lì in fondo, dove c'è quel rimbambito col pugno alzato a cui cadono i pantaloni e cha fa il saluto rivoluzionario a chiunque passa. Ma se esce di là, prima o poi tornerà qui.» «È stato lei a derubarmi?» «Il dubbio offende. Quando l'hanno portata qui, lei era già pulito come uno specchio e io accetto solo titoli quotati in borsa.»
- Con il desiderio mi capitava come con i fiori: una volta che l'avevo tra le mani, non sapevo dove metterlo.
- La stanchezza, o forse solo il rinculo della disperazione, mi raggiunse...
- Si finisce per diventare ciò che si vede negli occhi di quelli che si desiderano.
- Mi schiarii la voce per vocalizzare con precisione e sorrisi. «Andate tutti affanculo.»
[Carlos Ruiz Zafón, Il gioco dell'angelo, traduzione di Bruno Arpaia, Mondadori, 2008]
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[modifica] Opere
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L'ombra del vento (2001) -
Il gioco dell'angelo (2008)