Cesare Beccaria

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Cesare Beccaria

Cesare Beccaria (1738 – 1794), letterato, filosofo, giurista ed economista italiano.

  • Deggio dirvi che nello scrivere [Dei delitti e delle pene] ebbi innanzi agli occhi gli esempi del Machiavelli, del Galileo e del Giannone; udiva lo strepito delle catene agitate dalla superstizione, e le grida del fanatismo che soffocava i gemiti della verità. L'immagine di questo terribile spettacolo mi ha persuaso ad avviluppare talora la luce nelle nubi. Ho voluto difendere l'umanità senza esserne il martire. L'idea che io doveva essere oscuro, m'ha pure renduto tale alcuna volta senza necessità. (da una lettera all'abate Morellet; citato in Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura, Vol. III, p. 38)
  • Il miglior metodo per la lettura dei libri è quello di seguire la legge del piacere; di non strascinarci dietro le idee dell'autore, altrimenti si sostituisce al nostro spirito quello di lui, e si estingue quella natural divergenza per cui da una infinità di combinazioni nascono le poche felici e vere. (da Pensieri diversi, in Opere)
  • La moglie, i miei figli, i miei amici tutti mi assediano; la mia tiranna, l'immaginazione, non mi lascia gustare né gli spettacoli della natura, né quelli dell'arte, che non mancano in questo viaggio ed in questa bella città [Lione]. (citato in Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura, Vol. III, p. 36)
  • Lo stile consiste nelle idee e sentimenti accessori che si aggiungono ai principali in ogni discorso. (da Ricerca intorno alla natura dello Stile; citato in Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura, Vol. III, p. 39)
  • Quanto maggiore sarà il numero delle idee accessorie, tanto più crescerà la bellezza dello stile. (da Ricerca intorno alla natura dello Stile; citato in Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura, Vol. III, p. 41)

Dei delitti e delle pene[modifica]

Incipit[modifica]

Le leggi sono le condizioni colle quali uomini indipendenti e isolati si unirono in società, stanchi di vivere in continuo stato di guerra.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • [Il diritto di proprietà è un] Terribile, e forse non necessario diritto. (cap. XXII)
  • Non vi è libertà ogni qualvolta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l'uomo cessi di essere persona e diventi cosa. (cap. XX)
  • [A proposito della pena di morte] Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. (cap. XXVIII)
  • L'opinione [...] è forse il solo cemento della società.
  • La storia degli uomini ci dè l'idea di un immenso pelago di errori fra i quali poche e confuse e a grand'intervalli distanti verità soprannuotano.
  • L'intensione della pena di schiavitù perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato.
  • ... il piú sicuro ma piú difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l'educazione ... (cap. XLV)
  • Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l'arbitrio di ucciderlo?
  • La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione, quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. [...] io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri del commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.
  • Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi. (Conclusione)

Citazioni su Cesare Beccaria[modifica]

  • Fu buon amico; modesto, ma tenace della sua opinione. Pensator profondo, era lento e stentato nell'esprimere i suoi concetti; e fra diversi tratti di somiglianza di carattere che aveva coll'illustre Malesherbes, v'era pur quello di un'abituale negligenza nella scrittura e nell'ortografia. (Pietro Custodi)
  • In questo secolo la face della filosofia incominciò a rischiarare le tenebre del foro. Il primo si fu l'autore dello Spirito delle leggi, cioè il celebre Presidente di Montesquieu a gittare lo sguardo filosofico sulla giurisprudenza criminale. Il celebre Marchese Beccaria ex proposito nel libro De' delitti, e delle pene molto famoso in Europa, richiamò ad esame molte dottrine ciecamente seguite nel foro. Una folla di scrittori seguirono le orme di questi valentuomini. Ma a dire il vero, benché molte vedute piene di filosofia e di umanità si scorgano nelle opere loro; tuttavolta non mostrano sempre molta cognizione delle leggi, e del foro, e sovente la di loro analisi non è molto esatta né molto profonda. (Francesco Mario Pagano)
  • Lo stile assoluto e sicuro del libro dei Delitti e delle Pene e l'elegante trattato del Galiani sulle Monete vivranno nobile ed eterno retaggio tra noi. (Ugo Foscolo)
  • Nel paese di Cesare Beccaria dovrebbe rimanere fermo il principio che ogni cittadino viene punito con un'equa commisurazione tra delitto e pena. Se un funzionario ha esorbitato, se un politico ha commesso errori di comportamento, infine, se un cittadino ha commesso reati, ci dovrebbe essere una sostanziale eguaglianza della valutazione dell'amministrazione giudiziaria rispetto a ciascuno. (Fiorentino Sullo)

Voci correlate[modifica]

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Opere[modifica]