Charlotte Brontë

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Charlotte Brontë

Charlotte Brontë (1816 – 1855), scrittrice britannica.

Jane Eyre[modifica]

Incipit[modifica]

In quel giorno era impossibile passeggiare. La mattina avevamo errato per un'ora nel boschetto spogliato di foglie, ma dopo pranzo (quando non vi erano invitati, la signora Reed desinava presto), il vento gelato d'inverno aveva portato seco nubi così scure e una pioggia così penetrante, che non si poteva pensare a nessuna escursione.
Ne ero contenta. Non mi sono mai piaciute le lunghe passeggiate, sopra tutto col freddo, ed era cosa penosa per me di tornar di notte con le mani e i piedi gelati, col cuore amareggiato dalle sgridate di Bessie, la bambinaia, e con lo spirito abbattuto dalla coscienza della mia inferiorità fisica di fronte a Eliza, a John e a Georgiana Reed.

[Charlotte Brontë, Jane Eyre, o Le memorie d'un'istitutrice, Treves, Milano, 1904.]

Citazioni[modifica]

  • Amo questo cielo d'acciaio, amo la durezza e la quiete della terra sotto il gelo. (2011, p. 224)
  • È nella sua natura... e la natura di un uomo non la si può cambiare.
  • Non è un vanto per una donna l'esser lodata da un superiore che non può sposarla.
    E pazzia di lasciare che nel cuore si accenda un amore che deve divorare la sua vita, se non è conosciuto e diviso, e, se è tale, simile a un fuoco fatuo, smarrirla in un labirinto di dolori senza uscita. (Jane: parte I, cap. XVI, 1904)
  • Che cosa strana sono mai i presentimenti, le simpatie e anche i presagi! Tutti insieme formano un mistero di cui l'uomo non ha peranco trovata la chiave.
    Non ho mai riso dei presentimenti in vita mia, perché ne ho avuto certuni stranissimi. Credo che le simpatie esistano e si manifestino fra parenti assenti da lungo tempo ed estranei fra loro, affermando, nonostante la distanza, l'unità della sorgente da cui ognuno di essi deriva.
    I presagi poi potrebbero essere simpatie fra la natura e l'uomo. (Jane: parte II, cap. I, 1904)
  • Io provo talvolta uno strano sentimento, soprattutto quando mi siete vicina come in questo momento.
    Mi par di avere nel cuore una corda invisibile, legata forte forte a un'altra simile, collocata nella corrispondente parte del vostro essere. Se un braccio di mare e duecento miglia di terra debbono separarci, temo che questa corda, che ci unisce, si strappi, e che la ferita sanguini internamente. Voi, però, mi dimenticherete. (sig. Rochester: parte II, cap. III, 1904)
  • Mi portavo sempre nel letto la bambola; gli esseri umani hanno bisogno di amare qualcosa e, in mancanza di un oggetto più degno di tenerezza, mi studiavo di provare piacere amando e vezzeggiando un piccolo idolo sbiadito, malridotto come uno spaventapasseri. (2013; Jane Eyre, cap. IV)

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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Opere[modifica]