Christian Jacq

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Christian Jacq (1947 — vivente), scrittore ed egittologo francese. Ha usato anche gli pseudonimi J. B. Livingstone, Christopher Carter e Célestin Valois.

Incipit di alcune opere[modifica]

Claire[modifica]

Il pericolo incombeva, ossessivo.
Dalla morte di Ramses il Grande, dopo sessantasette anni di regno, il Luogo della Verità viveva nell'angoscia. Situato sulla riva occidentale di Tebe, il villaggio segreto e chiuso degli artigiani, il cui compito più importante era quello di scavare e decorare le tombe dei re e delle regine, si interrogava sulla propria sorte.
Allo scadere dei settanta giorni di mummificazione dell'illustre defunto, quali decisioni avrebbe preso il nuovo faraone, Merenptah, che aveva sessantacinque anni? Figlio di Ramses, aveva fama di uomo autoritario, giusto e severo; ma avrebbe saputo sventare gli inevitabili complotti e liberarsi di coloro che brigavano per occupare il "trono dei vivi" e per impadronirsi delle Due Terre, l'Alto e il Basso Egitto?

Il romanzo di Ramses. Il figlio della luce[modifica]

Il toro selvaggio, immobile, fissava il giovane Ramses.
Una bestia mostruosa: zampe grosse come pilastri, lunghe orecchie pendule, una barba dura sulla mandibola inferiore, il mantello bruno e nero. E aveva avvertito la presenza del giovane.
Ramses era affascinato dalle corna del toro, ravvicinate e rigonfie alla base per poi piegarsi all'indietro e quindi volgersi all'insù, sì da formare una sorta di casco concluso da punte acuminate, capaci di squarciare la carne di qualsiasi avversario.
L'adolescente non aveva mai visto un toro tanto enorme.
L'animale apparteneva a una razza temibile, che anche i migliori cacciatori esitavano a sfidare; pacifico nel suo clan, pronto a soccorrere i suoi simili feriti o malati, premuroso nell'educazione dei piccoli, il maschio si trasformava in tremendo guerriero quando se ne turbava la quiete. Infuriato dalla minima provocazione, caricava a velocità stupefacente e non si rabboniva se non dopo aver schiantato l'avversario.
Ramses arretrò d'un passo.

Il romanzo di Ramses. L'ultimo nemico[modifica]

I raggi del sole al tramonto rivestivano d'oro celestiale le facciate dei templi di Pi-Ramses, la capitale che Ramses il grande aveva fatto costruire nel Delta. La città di turchese, così chiamata a causa del colore delle piastrelle verniciate che ornavano la facciata delle dimore, era l'incarnazione della ricchezza, della potenza e della bellezza.
Piacevole vivervi, ma quella sera Serramanna, il gigante sardo, non si godeva né la dolcezza dell'aria né la tenerezza di un cielo che andava tingendosi di rosa. Con in testa un elmo ornato di corna, la spada al fianco, i baffi arricciati, l'ex pirata divenuto il capo della guardia personale di Ramses galoppava, di pessimo umore, verso la villa del principe ittita Uri-Teshup, in domicilio coatto ormai da parecchi anni.

Il romanzo di Ramses. La battaglia di Qadesh[modifica]

Il cavallo di Danio galoppava sulla pista ardente che portava alla Dimora del Leone, una borgata della Siria del Sud fondata dall'illustre Faraone Sethi. Egiziano da parte di padre e siriano da parte materna, Danio aveva fatto proprio l'onorevole mestiere di portalettere e si era specializzato nella consegna di messaggi urgenti. L'amministrazione egiziana gli forniva cavallo, cibo e vestiario; Danio godeva di una dimora da funzionario a Sile, città frontaliera del nordest, e alloggiava gratis nelle stazioni di posta. Insomma, una gran bella vita, continui viaggi e l'incontro con siriane poco scontrose, talvolta desiderose di sposare un funzionario il quale tagliava la corda a grande velocità non appena il legame prendeva una piega troppo seria.

Il romanzo di Ramses. La dimora millenaria[modifica]

Ramses era solo, attendeva un segno dall'invisibile.
Solo di fronte al deserto, all'immensità di un paesaggio brullo e arido, solo di fronte al proprio destino la cui chiave gli sfuggiva ancora.
A ventitré anni, il principe Ramses era un atleta di un metro e ottanta, dalla splendida chioma bionda, dal volto allungato, e dotato di una muscolatura sottile e potente. La fronte larga e scoperta, l'arco prominente delle folte sopracciglia, gli occhi piccoli e vivaci, il naso lungo e lievemente arcuato, le orecchie rotonde e delicatamente orlate, le labbra alquanto spesse e la mascella forte contribuivano a dare al suo volto un piglio autoritario e seducente.

Il romanzo di Ramses. La regina di Abu Simbel[modifica]

Massacratore, il leone di Ramses, lanciò un ruggito che inchiodò per la paura gli egiziani al pari dei rivoltosi. L'enorme belva che il Faraone aveva decorato di una sottile collana d'oro per i buoni e leali servigi resi durante la battaglia di Qadesh contro gli ittiti[1] pesava più di trecento chili. Era lunga quattro metri e aveva una criniera folta e fiammeggiante, rigogliosa al punto da coprirle la zona superiore della testa, le gote, il collo, in parte le spalle e il petto. Il pelo, liscio e corto, era di un bruno chiaro e lucente.

Maat[modifica]

Il Luogo della Verità, il villaggio segreto degli artigiani incaricati di scavare e decorare le tombe della Valle dei Re, era sopraffatto dall'angoscia. Dopo l'assassinio del maestro di bottega Nefer il Silenzioso, uomini, donne, bambini e persino gli animali domestici come il cane Nero o Bestiaccia, l'oca guardiana, avevano paura del tramonto.
Quando il sole sprofondava nella montagna per iniziare il suo viaggio notturno nel cuore del mondo sotterraneo, tutti gli abitanti del villaggio si rifugiavano nelle loro casette bianche. Di lì a poco un'ombra malefica sarebbe uscita dal sepolcro di Nefer, alla ricerca di una preda.

Paneb[modifica]

A una sola cosa miravano i cinque uomini che erano riusciti ad avvicinarsi alla zona proibita: introdursi furtivamente nel Luogo della Verità, il villaggio segreto della riva occidentale di Tebe, forzare le porte del tempio e rubarvi un tesoro di inestimabile valore.
L'uomo che guidava il drappello di ladri sorrise pensando all'enorme ricompensa che lo aspettava: nessuno, nemmeno Sobek, il capo della polizia locale, poteva prevedere tutto, e il rischio, per loro, era ancor meno grande se si considerava che godevano della complicità di un membro della confraternita, la quale si credeva perfettamente al sicuro dietro le proprie alte mura.
Il traditore aveva il cuore in gola.

Note[modifica]

  1. I lontani antenati dei turchi.

Bibliografia[modifica]

  • Christian Jacq, Claire, traduzione di Mario Morelli, Mondadori, 2000. ISBN 8804482982
  • Christian Jacq, Il romanzo di Ramses. Il figlio della luce, traduzione di Francesco Saba Sardi, Mondadori, 1997. ISBN 8804430303
  • Christian Jacq, Il romanzo di Ramses. L'ultimo nemico, traduzione di Francesco Saba Sardi, Mondadori, 1998. ISBN 8804448121
  • Christian Jacq, Il romanzo di Ramses. La battaglia di Qadesh, traduzione di Francesco Saba Sardi, Mondadori, 1997. ISBN 880443581X
  • Christian Jacq, Il romanzo di Ramses. La dimora millenaria, traduzione di Maria Pia Tosti Croce, Mondadori, 1997. ISBN 8804432470
  • Christian Jacq, Il romanzo di Ramses. La regina di Abu Simbel, traduzione di Francesco Saba Sardi, Mondadori, 1997. ISBN 8804437952
  • Christian Jacq, Maat, traduzione di Mario Morelli, Mondadori, 2000. ISBN 8804482990
  • Christian Jacq, Paneb, traduzione di Laura Serra, Mondadori, 2000. ISBN 8804482966

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