Christopher Isherwood

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Christopher Isherwood

Christopher Isherwood (1904 – 1986), scrittore e sceneggiatore britannico, naturalizzato statunitense.

  • [Su Montgomery Clift dopo l'incidente] Fui scioccatto dal suo viso, quasi tutta la sua bellezza era scomparsa. Aveva una terribile espressione sconvolta. [...] Monty fu commovente nel suo tentativo di apparire amichevole. (Montgomery Clift, vincitore e vinto)

Il signor Norris se ne va[modifica]

Incipit[modifica]

La prima impressione che ne ebbi fu che gli occhi dello sconosciuto erano di un insolito colore azzurro chiaro. Quegli occhi incontravano i miei, imbarazzati, per alcuni secondi, ed erano vuoti di espressione, indubbiamente sgomenti. Allarmati soffusi di innocente malizia, mi ricordavano confusamente un incidente che non potevo inquadrare; qualcosa che avesse a che fare coi primi anni di scuola. Erano gli occhi di uno scolaro sorpreso nell'atto di qualche marachella. Non che l'avessi colto, in apparenza, in alcunché di male, salvo che nei suoi pensieri: immaginava forse che potessi leggere anche in quelli. In ogni modo, sembrava non mi avesse udito, né mi avesse veduto attraversare lo scompartimento, dal mio angolo al suo, perché trasalì velocemente, anzi, che il suo sussulto nervoso mi colpì come una ripercussione. Istintivamente, feci un passo indietro.

Citazioni[modifica]

  • «La mentalità legale degli inglesi è spesso disgraziatamente un poco ottusa. Sono incapaci di distinguere tra le sfumature dell'umana condotta.»
  • «L'imperialismo britannico è stato impegnato, in questi ultimi duecento anni, a largire alle sue vittime i dubbi benefici della Bibbia, della Bottiglia e della Bomba. E di queste tre, potrei forse aggiungere che la Bomba è stata, di gran lunga, la meno pericolosa.»

La violetta del Prater[modifica]

Incipit[modifica]

«Parlo col signor Isherwood?»
«In persona.»
«Proprio il signor Christopher Isherwood?»
«Sí, sono io.»
«È da ieri nel pomeriggio, sapete, che cerchiamo di comunicare con voi.»
La voce dall'altro capo del filo aveva una punta di rimprovero.
«Ero fuori.»
«Eravate fuori?»
La voce non sembrava convinta del tutto.
«Sí.»
«Ah... capisco.» Una pausa, come per considerare il fatto. Poi, con improvviso sospetto:
«Eppure, è strano... Il vostro numero era sempre occupato. Continuamente.»
«Ma chi siete?»
E la mia intonazione era quasi asciutta.
«Imperial Buldog.»

Citazioni[modifica]

  • Fu servito il caffè e Chatsworth si trasse di tasca un portasigarette formidabile, di marocchino rosso, di squisita fattura, grosso come una Bibbia tascabile. I sigari contenutivi, ci disse, costavano cinque scellini e sei pence al pezzo. Io rifiutai, ma Bergmann ne prese uno, accendendolo col suo più nero cipiglio.
    «Se farete tanto di pigliarci gusto, non potrete più fumare altro» lo avvertì Chatsworth; e aggiunse graziosamente: «Ve ne manderò una scatola domani.»
    Il sigaro in un certo senso lo completava. Soffiando fuori il fumo, sembrava superare il proprio quadro a grandezza naturale. I suoi pallidi occhi scintillavano d'una luce profetica.
    «Per anni ho avuto una sola grande ambizione. Ridete di me, lo so; come tutti gli altri. Mi danno del pazzo. Ma non me ne importa.»
    Fece una pausa. E infine annunciò solennemente:
    La Tosca. Con la Garbo.
    Bergmann si voltò, per lanciarmi una rapida occhiata enigmatica. Quindi esalò il fumo con una tal forza che quello del sigaro di Chatsworth fu respinto intorno alla testa di questo. Chatsworth parve compiaciuto. Era evidentemente il genere di reazione che s'aspettava. (p. 27)

Incipit di alcune opere[modifica]

Addio a Berlino[modifica]

Dalla mia finestra guardo giù nella strada, profonda e solenne tra gli edifici massicci... Sono come una macchina fotografica dall'obbiettivo aperto: registro passivamente, non penso.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Un uomo solo[modifica]

Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che ci si aspettava di essere; come dire, a casa.
Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un'intera giornata più di ieri, un anno più dell'anno scorso. Ogni ora ha un'etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse — no, non forse, di sicuro — succederà.

Bibliografia[modifica]

  • Christopher Isherwood, Il signor Norris se ne va (The last of Mr. Norris), traduzione di Pietro Leoni, Arnoldo Mondadori Editore, 1948.
  • Christopher Isherwood, La violetta del Prater (Prater Violet), traduzione di Giorgio Monicelli, BMM 1948.
  • Christopher Isherwood, Un uomo solo, traduzione di Dario Villa, Adelphi, 2009. ISBN 9788845924682

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