Ciclo dei Robot

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1leftarrow.pngVoce principale: Isaac Asimov.

Il Ciclo dei Robot è un insieme di racconti e romanzi di fantascienza dello scrittore Isaac Asimov.

Incipit[modifica]

Io, robot[modifica]

Avevo riletto i miei appunti e non ne ero soddisfatto. Avevo trascorso tre giorni alla U.S. Robots, ma avrei ottenuto lo stesso risultato se fossi rimasto a casa a consultare l'Enciclopedia Terrestre.
Susan Calvin era nata nel 1982 e quindi aveva settantacinque anni. Questo lo sapevano tutti. Per una coincidenza quasi simbolica, la U.S. Robots & Mechanical Men Corp., era stata fondata esattamente settantacinque anni prima: proprio nell'anno in cui era nata Susan Calvin, Lawrence Robertson aveva fondato quello che doveva diventare il più straordinario colosso industriale della storia dell'umanità. E anche questo lo sapevano tutti.[1]

Abissi d'acciaio[modifica]

Lije Baley era appena arrivato alla sua scrivania quando si accorse che R. Sammy lo fissava, come in attesa.
Le linee severe della sua faccia s'indurirono. "Che cosa vuoi?"
"Il capo ti cerca, Lije. Vuole che tu vada da lui immediatamente."
"D'accordo."
R. Sammy se ne rimase lì senza battere ciglio.
"Ho detto d'accordo!" scattò Baley. "Vattene, adesso![2]"
R. Sammy girò sui tacchi e tornò al solito lavoro. Baley si chiese, irritato, perché lo stesso lavoro non potesse farlo un uomo.

Il sole nudo[modifica]

Lijah[3] Baley combatteva con ostinazione il panico.
Era due settimane che montava. Forse ancora[4] di più. Aveva incominciato a montare fin da quando lo avevano chiamato a Washington per dirgli tranquillamente che i suoi compiti erano cambiati.
La chiamata a Washington era stata di per sé abbastanza sconvolgente. Era giunta senza particolari, una pura e semplice convocazione, e così era già peggio. Conteneva allegato un biglietto d'andata e ritorno per via aerea, e questo era ulteriormente peggio.
In parte dipendeva dal senso d'urgenza implicito nell'ordine di un viaggio aereo. E in parte era il pensiero dell'aereo, semplicemente quello. Eppure quello era solo l'inizio del disagio, ancora facile da soffocare.

I robot dell'alba[modifica]

Elijah Baley si riparò all'ombra di un albero e mormorò fra sé: "Lo sapevo. Sto sudando."[5]
Si fermò, si raddrizzò, si asciugò il sudore dalla fronte con il dorso della mano, poi guardò cupamente il velo d'umidità rimasto.
"Odio sudare" disse rivolto al vuoto, come se fosse una legge cosmica. E ancora una volta si sentì irritato con l'Universo, perché aveva fatto qualcosa di essenziale, e insieme spiacevole.
Nessuno sudava mai (a meno che non lo volesse, si capisce) nella Città, dove la temperatura e l'umidità erano sotto assoluto controllo, e dove non era necessario forzare il corpo in maniera tale da rendere la produzione di calore superiore alla dispersione.
Quella sì era civiltà.

I robot e l'Impero[modifica]

Gladia tastò il divano del prato per accertarsi che non fosse troppo umido, e si sedette. Sfiorando il controllo lo regolò in modo tale da assumere una posizione semisdraiata e attivò il campo diamagnetico che, come sempre, le dava una sensazione di rilassatezza totale. Comprensibile, del resto... visto che in effetti lei fluttuava a un centimetro dal tessuto.
Era una notte calda e piacevole, il tipo di notte in cui il pianeta Aurora offriva il meglio di sé, fragrante e illuminato da miriadi di stelle.

Note[modifica]

  1. In realtà più che l'incipit vero e proprio, questa è l'"introduzione" che precede il primo racconto, "Robbie"; l'introduzione, a sua volta, è preceduta dalle tre leggi della robotica. Nella raccolta "Tutti i miei robot" (Mondadori, 1985), il racconto "Robbie" è privo dell'introduzione.
  2. Nell'edizione Mondadori, 1989 (traduzione di Giuseppe Lippi), la frase di Baley è "Vattene, ora!". Tutti i dialoghi sono privi di virgolette e sono invece racchiusi da trattini.
  3. Nell'edizione Mondadori, 1989 (sempre con la traduzione di Giuseppe Lippi), il nome è Elijah.
  4. Nell'edizione Mondadori, 1989 (sempre con la traduzione di Giuseppe Lippi), la frase è "Forse anche di più".
  5. Nell'edizione Mondadori, 1989 (traduzione di Delio Zinoni), tutti i dialoghi sono privi di virgolette e sono invece racchiusi da trattini.

Bibliografia[modifica]

  • Isaac Asimov, Io, robot, traduzione di Roberta Rambelli, Bompiani.
  • Isaac Asimov, Abissi d'acciaio, traduzione di Giuseppe Lippi, Arnoldo Mondadori Editore.
  • Isaac Asimov, Il sole nudo, traduzione di Giuseppe Lippi, Arnoldo Mondadori Editore.
  • Isaac Asimov, I robot dell'alba, traduzione di Delio Zinoni, Arnoldo Mondadori Editore.
  • Isaac Asimov, I robot e l'Impero, traduzione di Piero Anselmi, Arnoldo Mondadori Editore.

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