Claude-Adrien Helvétius

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Claude-Adrien Helvétius

Claude-Adrien Helvétius (1715 – 1771), filosofo e scrittore francese.

Citazioni[modifica]

  • Gli animali costituiscono una società sempre in fuga dinanzi all'uomo, il quale, col soccorso delle armi che s'è forgiato, s'è reso temibile al più forte tra loro. (da Dello spirito; citato in Ditadi 1994, p. 743)
  • Il potere dei preti dipende dalla superstizione e dalla credulità del popolo. Essi non hanno alcun interesse per la sua formazione superiore; più ignorante è, più docilmente li seguirà... Nella religione, il primo scopo dei preti è quello di reprimere la curiosità degli uomini, impedire l'analisi di tutte quelle dottrine la cui assurdità è troppo evidente perché possa rimanere nascosta... L'uomo viene al mondo ignorante, ma non stupido; se viene reso tale, questo avviene non senza fatica. Si devono impiegare molta arte e astuzia per giungere a questo risultato, per spegnere in lui la scintilla naturale; e l'educazione deve accumulare un errore sopra l'altro... Ma non c'è niente che la violenza dei preti non possa raggiungere con l'aiuto della superstizione; in questo modo essa fa rigare dritto il popolo ... e con ciò si distruggono i veri fondamenti della moralità. (citato in Karlheinz Deschner, Sopra di noi... niente, Ariele, 2008)
  • L'illusione è un effetto necessario delle passioni, la cui forza si misura quasi sempre dal grado di cecità in cui ci gettano. (da Dello spirito)
  • Questo secolo, si dice, è il secolo della filosofia [...]. Tutti sembrano oggi occuparsi della ricerca della verità: ma c'è un solo paese dove la si possa pubblicare impunemente, ed è l'Inghilterra. (citato in Voltaire 1964, X lettera, p. 246; citato in Losurdo 2005, p. 126)

Dell'uomo[modifica]

  • L'esperienza e la storia insegnano che la mente prescinde dalla maggiore o minore acutezza dei sensi e che uomini di diversa costituzione possono avere le stesse passioni e le stesse idee.[1]
  • La mente è soltanto l'insieme delle nostre idee.[1]
  • La proprietà è il dio mortale degli imperi; essa mantiene la pace domestica, vi fa regnare la giustizia; gli uomini non si sono riuniti che per assicurarsi le loro proprietà; la giustizia, che racchiude in sé sola quasi tutte le virtù, consiste nel rendere a ciascuno ciò che gli appartiene, si riduce qundi alla conservazione del diritto di proprietà. (VIII, 1)
  • Lo spirito non è un dono ma una conquista.[1]
  • Non si vive se non il tempo che si ama.[2]

Citazioni su Helvétius[modifica]

  • Cos'è l'intera filosofia morale tedesca, a partire da Kant, con tutti i suoi germogli e le sue secondarie diramazioni francesi, inglesi e italiane? Un attentato semiteologico contro Helvétius, un rifiuto dei liberi orizzonti lentamente e faticosamente conquistati o delle indicazioni della retta via, che egli da ultimo ha ben espresse e riunite. Ancor oggi Helvétius è in Germania il più vilipeso tra tutti i buoni moralisti e tra tutti i buon'uomini. (Friedrich Nietzsche)
  • Il vero punto debole, che portò ad attribuire al pensiero pedagogico di Helvétius un interesse del tutto effimero, fu la sua capacità di svilupparlo logicamente, in quanto trascurò di esporre i metodi adatti a formare l'intelletto nella direzione desiderata. (William Boyd)
  • Nel suo famoso libro De l'Esprit, egli prova a dimostrare che tutte le facoltà mentali traggono origine dai sensi, e giunge alla conclusione che nulla esiste nella natura dell'intelletto che giustifichi le ineguaglianze così profonde esistenti tra gli uomini civili. (William Boyd)

Note[modifica]

  1. a b c Citato in William Boyd, Storia dell'educazione occidentale (The History of western educations), traduzione di Luciana Picone e Trieste Valdi, Armando Armando Editore, Roma, 1966.
  2. Citato in Fernando Palazzi, Silvio Spaventa Filippi, Il libro dei mille savi, Hoepli.

Bibliografia[modifica]

  • Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 2, Isonomia editrice, Este, 1994. ISBN 88-85944-12-4
  • Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
  • Voltaire, Lettere filosofiche (1734), in Scritti politici, a cura di R. Fubini, UTET, Torino, 1964.

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