Claudio Rendina

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Claudio Rendina (1938 – vivente), storico e scrittore italiano.

Citazioni di Claudio Rendina[modifica]

  • [I tre testi su Justine di Donatien Alphonse François de Sade] si differenziano invece su un piano tecnico in tre fasi di scrittura, più simili nelle prime due, tanto da potersi definire Les infortunes de la vertu come un abbozzo di Les Malheurs, mentre La nouvelle Justine propone un cambiamento sostanziale nella tecnica narrativa.[1]
  • Autobiografia, certo. Justine infatti nasce sulla scia dell'affaire Trillet, che ha causato a Sade la prigionia a Vincennes, con il successivo trasferimento alla Bastiglia. E indiscutibile che quel giugno del 1787 Sade evochi per Les Infortunes de la Vertu la figura della bella Catherine Trillet, cameriera in servizio al castello di La Coste, dove veniva chiamata con il soprannome di Justine e che, vittima consenziente dei desideri morbosi del marchese, aveva rifiutato di tornare dal padre che ne reclamava il ritorno a casa sua.[1]

I peccati del Vaticano[modifica]

Incipit[modifica]

«Non dire falsa testimonianza» è l'ottavo dei dieci comandamenti, ma costituisce il primo peccato del Vaticano, e si manifesta in una lunga serie di falsità. È il peccato che determina prima di tutto l'accreditamento della Chiesa di Roma come «madre e capo di tutte le chiese» in collegamento alla falsificazione della struttura della Chiesa dalla fine del I secolo, che muove dalla mitizzazione, nella capitale dell'antico impero, della figura di Pietro, predestinato da Gesù alla guida della Chiesa secondo la frase riportata nel Vangelo di Matteo (16, 18): «Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa».

Citazioni[modifica]

  • Alle origini della prelatura dell'Opus Dei, fondata a Madrid nel 1928 come «società di cooperazione intellettuale», per proporre «un cammino di santità ad ogni tipo di persona», c'è un impegno politico in «una violenta campagna anti-marxista, anti-massonica ed anti-giudaica», come denunceranno i sociologi Tomàs Ortiz e Joan Estruch. Tanto che nel 1938 il fondatore stesso, Josemaría Escrivá de Balaguer insieme con cinque suoi fedeli seguaci, si trasferisce a Burgos, capitale del governo franchista, e molti suoi consociati si impegnano in posti del governo di Franco e si arruolano nel suo esercito. Escrivà, invece, viaggia molto nelle città franchiste in un'opera di propaganda dell'associazione, ma anche alla ricerca di sovvenzioni finanziarie; finché si unisce alla prima colonna dell'esercito franchista. (p. 112)
  • L'omosessualità o sodomia è considerata dalla Chiesa un peccato contro natura condannato da Dio nella Bibbia, ma papi, cardinali e sacerdoti l'hanno praticata e la praticano. (p. 154)
  • Peraltro Giulio II ha il favorito nel bello e corrotto Francesco Alidosi, già suo amante e segretario quando era cardinale nella legazione di Avignone. (p. 155)
  • Infatti incombe il silenzio, che si dovrebbe interrompere nel 1994, quando è indirizzata a Giovanni Paolo II una lettera relativa a innumerevoli e continuati abusi sessuali di pedofilia compiuti, tra gli anni Quaranta e Sessanta, da padre Marcia Maciel Degollado, fondatore e direttore dei Legionari di Cristo, nei confronti di otto legionari, tra i quali Juan Vaca, presidente dei Legionari negli Stati Uniti, e José Barba Martin, professore di filosofia all'Università Itam di Città del Messico. La lettera non ottiene risposta. (p. 165)
  • Pio II (1458 – 1464), prima di esser papa, fu Enea Silvio Piccolonimi, personaggio dell'Umanesimo gaudente, e dobbiamo immaginarlo con un gruppo di amici, dedito a bagordi, cene, benchetti e gozzoviglie, che lo portarono a lapidare in poco tempo 200.000 fiorini, una somma pari a 10 milioni di euro di oggi. Di quella golosità, e lussuria, al papa resta solo la voglia insaziabile di cacio pecorino, che peraltro si fa arrivare a Roma direttamente dai suoi pastori nel Senese. E lo gusta ovviamente con fave, noci e pere, innaffiato dal vino Chianti. (p. 178)
  • Con Leone X il banchetto diventa invece lo specchio del potere pontificio, e la golosità del papa è fuori discussione sia nei pranzi luculliani nel palazzo apostolico che in quelli di caccia alla Magliana. (p. 183)
  • L'ultimo papa a dedicarsi ai banchetti è Pio VI, che pure dovrà patire l'insorgente giacobinismo; fino all'ultimo si fa promotore di grandi abbuffate a fronte delle processioni, in un misto di sacro e profano, con tanto di feste in onore di sovrani stranieri in visita a Roma per l'Anno Santo del 1775. (p. 185)
  • Martino I, deposto dall'imperatore bizantino Costante II ed esiliato nel Cheroneso, il 16 settembre 655 morì di stenti, abbandonato dalla Chiesa di Roma, come indicano le sue lettere, nelle quali si lamenta che non gli venivano inviati neanche i viveri; in pratica fu fatto morire per volere del papa regnate al suo posto, Eugenio I.
  • La pena della condanna a morte è stata abolita da Paolo VI il 21 giugno 1967, ma l'articolo della legge della Città del Vaticano che la contemplava, disciplinato dalla legge fondamentale del 7 giugno 1929, in conseguenza dei Patti Lateranensi, è stato cancellato solo il 22 febbraio 2002 da Giovanni Paolo II. (p. 196)
  • E ancora commette un peccato con l'approvazione della rivolta armata in Polonia contro il regime comunista, indirettamente messa in atto da Giovanni Paolo II. A settembre del 1981 il congresso di Solidarnosc decreta la leadership di Lech Walesa, al quale vengono inviati grossi finanziamenti da parte dello IOR per una insurrezione; parallelamente il capitano della Guardia Svizzera Alois Estermann, membro dell'Opus Dei, si reca più volte a Varsavia e Danzica per coordinare l'arrivo di armi dalla Scandinavia. Tutto questo grazie ad una fitta rete di spionaggio e con il pieno appoggio della prelatura dell'Opus Dei. (p. 203)
  • [Papa Urbano II] lancia la sua esortazione ai sovrani europei a cingere la spada contro i turchi con il prefetico «Deus vult!». E con l'espressione «Dio lo vuole!», si giustifica l'uso delle armi in una sorta di guerra santa, che non rientrerebbe nella morale cristiana, ma che con l'insegna della croce di Cristo diventa una missione santa. (p. 204)
  • La santa crociata inizia e il concentramento delle forze militari è su Béziers ai primi di luglio, sotto il comando dell'abate Arnaldo Amaury di Citeaux: alla richiesta fatta agli abitanti, di bandire dalla città i 500 albigesi, si ha un rifiuto e in due giorni i crociati conquistano la città. Una volta dentro, è il massacro di tutti i 20.000 cittadini; il cistercense Cesario di Heisterbach nella sua cronaca scrive che quando i crociati chiedono all'abate Arnaldo Amaury come distinguere gli eretici dai cristiani ortodossi, quello ordina di uccidere tutti gridando «Caedite eos! Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius!», ovvero «Uccideteli! Uccideteli! Dio infatti riconosce i suoi!». (p. 209)
  • Gregorio IX nel 1231 crea l'Inquisizione pontificia per processi sommari con immediate condanne al rogo. (p. 210)
  • Dopo i massacri Pavelic viene a Roma e s'incontra con Mussolini, ma anche con Pio XII, che non risulta faccia alcun cenno ai massacri. Peraltro Stepinac, che sarà beatificato da Giovanni Paolo II nel 1998, in una lettera esprime parere favorevole sulle «conversioni imposte» […]. (p. 218)
  • Infatti la Corte Federale di San Francisco viene chiamata a giudicare su una serie di istanze di risarcimento presentate da ebrei, rom e serbi sopravvissuti alla macchina di sterminio degli Ustascia; e in un'udienza del processo a dicembre 2005, l'agente del controspionaggio americano William Gowen testimonia il ruolo svolto dal cardinale Montini.
    Di tutta questa vergognosa operazione solo il 22 giugno 2003 papa Giovanni Paolo II, in un suo viaggio apostolico a Banja Luka, in Bosnia, riconosce la corresponsabilità dei cattolici nei delitti degli Ustascia croati durante la seconda guerra mondiale e negli orrori della guerra di Bosnia (1992-1995). (p. 218)
  • E sul massacro degli indios ci sono anche note lasciate da missionari, tra i quali il vescovo Bartolomeo de Las Casas, e da alcuni documenti dei conquistadores dai quali si evidenziano le atrocità compiute in nome di Cristo, come quando «costruirono pure larghe forche, in modo tale che i piedi toccassero appena il terreno (onde evitare il soffocamento), ed appesero ad ognuna di esse in onore del Redentore e dei dodici apostoli — gruppi di tredici indios, mettendovi sotto legna e braci e bruciandoli vivi». (p. 219-220)
  • Tutto si definisce nel Concilio di Trento e nella Controriforma, ma la condanna da parte del Vaticano si è sempre più qualificata nei secoli seguenti, avendo una conferma sacrosanta perfino nel vivo dell'Anno Santo del 2000, quando il 5 settembre il cardinale Joseph Ratzinger, come prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede, con la dichiarazione Dominus Jesus approvata da Giovanni Paolo II, ha affermato che la sola Chiesa di Roma è titolare della «pienezza della grazia della verità», e che «gli altri cristiani si trovano in posizione deficitaria per raggiungere la grazia eterna». È una dichiarazione che lascia poco spazio a una riunione delle Chiese cristiane, non essendo aperta a un dialogo di chiarimento tra le stesse, al di fuori dell'indice di supremazia che in ogni caso viene assegnato al cattolicesimo. (p. 235)
  • Tutto ha inizio nel IV Concilio Lateranense del 1215, nel quale Innocenzo III prescrive agli ebrei che vivono nei paesi cristiani di portare una rotella di stoffa gialla cucita sulla parte sinistra del petto come contrassegno; alle donne è imposto un velo giallo, che oltretutto è il contrassegno delle meretrici. (p. 237)
  • Il presbitero scolopio Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, all'indomani del terremoto abbattutosi in Abruzzo il 6 aprile 2009 si è sentito in dovere di annunciare dai microfoni dell'emittente radiofonica cattolica di Como che quell'evento sismico non è altro che «una manifestazione della volontà divina mirata». La spiegazione, nella sua banalità, è peraltro una indicazione esatta del rapporto che la Chiesa ha con la scienza. (p. 249)
  • Assolto Galileo, con tanto di richiesta di "perdono" all'umanità, Giovanni Paolo II personalmente osserva che l'unico torto dello scienziato pisano (perché un torto gli si doveva pure riconoscere) è stato di aver rifiutato il suggerimento del cardinale Bellarmino di presentare come un'ipotesi il sistema copernicano; che è un modo indiretto di salvare la figura stessa del santo porporato. (p. 251)

L'oro del Vaticano[modifica]

Incipit[modifica]

Oro come denaro. Oro come proprietà immobiliare e territoriale. Oro come fasto di opere d'arte. Oro come proprietà del Vaticano che costituiscono un vero e proprio tesoro. È il frutto di una cattiva amministrazione della Santa Sede, che ha provocato un allontanamento dallo spirito umile e povero raccomandato da Cristo e favorito l'impiego di certe ricchezze in campi ben lontani dallo spirito apostolico.
La gestione di questo patrimonio fa capo ad apposite commissioni cardinalizie con l'assistenza di finanzieri laici, e il denaro è custodito negli istituti bancari dello IOR e dell'APSA, con depositi sotterranei di oro e diramazioni nelle casseforti delle Isole Cayman: un autentico Fort Knox fuori da ogni legge.

Citazioni[modifica]

  • La crescita a dismisura dell'attività bancaria determina, il 10 febbraio 1934, il cambiamento del COR in una nuova struttura bancaria qualficata come AOR, Amministrazione delle Opere di Religione, anche se la sede è sempre nell'edificio del "Buco Nero".
    È così che la Santa Sede riesce a fronteggiare il crack nel quale si trovano coinvolte negli anni Trenta le banche cattoliche, ovvero il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e il Credito Sardo, oltre alle due laiche Comit e Credito Italiano. (p. 21)
  • A dicembre del 1957 si registra un terzo scandalo, che indica il rapporto di servilismo del governo italiano e della Democrazia Cristiana al Vaticano. Il ministro delle Finanze Giulio Andreotti esenta dal pagamento delle tasse Giulio Pacelli, fratello di Pio XII, in virtù del suo "status diplomatico" attribuitogli dalla Santa Sede. È una vergogna. E a nulla vale la denuncia fatta sulla stampa, come quella di Eugenio Scalfari nel marzo del 1958. (p. 27-28)
  • Decisamente più sostanzioso comunque per le finanze vaticane è l'impegno imprenditoriale del Vaticano con la Generale Immobiliare, che si ha sotto i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI, rivelandosi un grande boom, di cui ancora oggi il Vaticano gode gli interessi. (p. 29-30)
  • Le finanze vaticane hanno conosciuto un nuovo periodo di splendore. Attualmente il patrimonio della Santa Sede è costituito dalle entrate di diocesi, missioni, congregazioni e ordini religiosi sparsi in tutto il mondo, dall'Obolo di San Pietro, nonché dai frutti della vendita di monete e francobolli, dalle organizzazioni di pellegrinaggi e servizi turistici, dagli affitti e vendite delle proprietà immobiliari, dalla gestione dei musei, e ancora dai finanziamenti dello Stato italiano. E la sua economia non è finalizzata ovviamente solo alle uscite, ma tende a svilupparsi con investimenti che interessano l'area dell'euro per il 70% e il resto del mondo per il 30%. E gli investimenti riguardano obbligazioni e titoli azionari, concepiti a medio-lungo termine e indirizzati a società legate a una economia reale. Ma va precisato che, venuti meno i depositi saltuari del denaro della gestione Marcinkus-Sindona-Calvi in paradisi fiscali bancari, è ancora oggi in atto il paradiso fiscale delle Isole Cayman. (p. 52)
  • Ma a salvaguardia dei valori etici cristiani che guidano lo IOR nelle attività finanziarie, il Vaticano, a fine aprile del 2010, si è fatto promotore della creazione dello Stoxx Europe Christian Index, un indice di borsa basato sui valori del cristianesimo, al quale hanno aderito 553 società quotate nelle borse europee. (p. 54)
  • E allora basta che all'interno di ospedali, case di cura, alberghi, centri culturali ci sia una cappella perché la destinazione d'uso commerciale risulti santificata e tale da essere esente da ICI. (p. 135)
  • Risale inoltre al 2001 anche una direttiva emanata dal prefetto Joseph Ratzinger di non divulgare abusi sessuali e violenze compiute sui ragazzi del coro I Passeri del Duomo di Ratisbona, diretto dal fratello Georg Ratzinger. Oltretutto questi abusi si erano verificati anche nel collegio Canisius, gestito da Gesuiti, con più di cento vittime, e in una scuola di Benedettini in Baviera. La vicenda di questi abusi è stata resa pubblica dai vescovi tedeschi tra gennaio e marzo 2010, rompendo un muro di silenzio, e rappresenta un reciso atto di accusa contro l'operato del papa Benedetto XVI come prefetto della congregazione in quel 2001. (p. 141)
  • Solo la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, dicastero pontificio che presiede alle missioni orientali, possiede proprietà del valore di circa 53 milioni di euro, quasi tutte in Italia. Tutte queste proprietà immobiliari nel 2007 hanno prodotto circa 56 milioni di euro in canoni di locazioni e altri 950 mila euro di utili da attività agricole. (p. 180)
  • C'è insomma una quantità di denaro accumulata dall'opera e dirottata dai dirigenti in "società ausiliarie", che non figurano ufficialmente come appartenenti all'opera, ma sono comunque affidate a iscritti, tenuti peraltro a uno speciale giuramento. (p. 189)
  • Ma la potenza dell'Opus Dei si rivela anche fuori Roma e dell'Italia con l'istituzione di attività di interesse sociale che vengono qualificate come «opere apostoliche» di avviamento al lavoro, che sono anche centro di istruzione di futuri adepti dell'opera per le quali arrivano contributi di fondazioni private e di imprese. (p. 193)
  • E ancora, dal novembre 2008, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, Gentiluomo di Sua Santità, risulta indagato per reati di abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa aggravata in riferimento a presunti favori per l'affidamento dell'appalto per la ristorazione di un centro di assistenza a una holding di cooperative legata a CL. (p. 199)
  • Sua Ecc.za Mons. Velasio De Paolis ha illustrato il Bilancio Consuntivo Consolidato 2009 della Santa Sede, che registra entrate per 250.182.364 e uscite per 254.284.520, con un disavanzo d'esercizio di 4.102.156. (p. 251)
  • Vi sono poi le offerte pervenute da altre Istituzioni, tra cui lo IOR, che ha donato 50.000.000 per le attività di religione del Santo Padre. (p. 253)

Incipit di alcune opere[modifica]

101 misteri e segreti del Vaticano[modifica]

Si nomina il Vaticano tanto per dire il punto di riferimento della Chiesa di Roma, ovvero della Chiesa cattolica, come il centro capitale del cristianesimo di oggi. Il Vaticano o meglio la Città del Vaticano è riconosciuta a livello internazionale come uno Stato nella sua entità territoriale, tra Congregazioni, Uffici amministrativi, Tribunali e Segretariati, che fa capo al papa, il Vicario di Cristo in terra, nelle vesti di sovrano. Dalla Città del Vaticano la Chiesa di Roma si dirama in tutto il mondo con la sua presenza religiosa e finanziaria di vescovadi, prelature, parrocchie, chiese, conventi, università, missioni, immobili, radio-televisioni, giornali e case editrici.
Ma il Vaticano giuridicamente non ha una sua sovranità, che va invece attribuita alla Santa Sede, ovvero quella persona morale di diritto pubblico che esercita appunto la sua sovranità sul Vaticano, definibile come ordinamento giuridico derivato. Peraltro la Santa Sede è inscindibile dalla persona stessa del papa, costituendo così un circolo chiuso di competenze e autorità. Tutto questo dal 1929, anno della firma dei Patti Lateranensi tra l'Italia e la Santa Sede, con i quali si è ricostituito territorialmente lo Stato Pontificio, praticamente in piedi dal 313, anno della donazione dell'imperatore Costantino, con tanto di falso Constitutum Constantini, che avrebbe conferito al papa poteri di sovranità temporale su Roma, le province e le località dell'Italia e dell'Impero d'Occidente.

La santa casta della chiesa[modifica]

In principio è una santa comunità senza fissa dimora nella pagana Roma imperiale, che si raccoglie intorno alla figura del vicario di Cristo, ovvero del vescovo, e nelle catacombe, frutto di donazioni di terreni fatte dai nuovi adepti, specialmente donne, insieme a offerte e lasciti di denaro. Rappresentano il simbolo del martirio, al quale i primi cristiani sono istintivamente votati, certi della prossima fine del mondo. Un martirio per una resurrezione nel paradiso degli eletti. In alternativa al martirio c'è l'esilio in Sardegna o sul mar Nero, come per il quarto vescovo Clemente I (88—97). Che però si mette a convertire i condannati ai lavori forzati nel Chersoneso, viene scoperto in questa illegale missione apostolica e finisce con una pietra in fondo al mare.

Le papesse[modifica]

Fin dalle origini, quando Gesù costituisce una comunità religiosa (interpretata in seguito come Chiesa, in cui Simone è la "pietra angolare", e per questo soprannominato da Gesù stesso Cefa, ovvero "Roccia"), è certa in essa la presenza delle donne, a cominciare dalle mogli dei suoi apostoli e discepoli. La prima a cui si pensa è la moglie di Pietro, per la quale fa testo l'indicazione riportata nel vangelo di Marco (1, 29-31), in cui si dice che un giorno Gesù guarisce «dalla febbre» la suocera dell'apostolo nella città di Cafarnao. L'esistenza della suocera di Pietro ha fatto giustamente ritenere che fosse sposato, e non risulta d'altro canto che Gesù abbia chiesto al suo apostolo di lasciare la moglie; c'è quindi da credere che Pietro l'abbia tenuta con sé.

Note[modifica]

  1. a b Dall'introduzione a Donatien Alphonse François de Sade, Le sventure della virtù, in D.A.F. de Sade, I romanzi maledetti, Newton Compton, 2010.

Bibliografia[modifica]

  • Claudio Rendina, 101 misteri e segreti del Vaticano, Newton Compton, 2011. ISBN 9788854127876
  • Claudio Rendina, I peccati del Vaticano, Newton Compton, 2009.
  • Claudio Rendina, L'oro del Vaticano, Newton Compton, 2010. ISBN 9788854117914
  • Claudio Rendina, La santa casta della chiesa. Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali, Newton Compton, 2009. ISBN 9788854114180
  • Claudio Rendina, Le papesse. Amanti, favorite e mogli, sante, cortigiane e suore al potere nella Chiesa di Roma dalla papessa Giovanna ai giorni nostri, Newton Compton, 2011. ISBN 9788854132061

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