Colette

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Colette, 1907

Colette, pseudonimo di Sidonie Gabrielle Claudine Colette (1873 – 1954), scrittrice francese.

Citazioni di Colette[modifica]

  • È saggio applicare l'olio di una raffinata gentilezza ai meccanismi dell'amicizia.[1]
  • Farai delle sciocchezze, ma falle con entusiasmo.[2]
  • Ho visto, l'altro ieri, sui bastioni della città, una bella gatta tigrata che degli esseri ignobili avevano abbandonato nell'acqua e nel freddo con i suoi tre cuccioletti. Ho preso le quattro bestiole e le ho portate a casa, al sicuro. Non potrò mai descrivere fino in fondo la riconoscenza dimostratami dalla gatta! Dinanzi ad uno sguardo simile a quello che mi ha rivolto, si potrebbe perfino arrossire, oppure si potrebbe esclamare: "È troppo, non lo merito!".[3]
  • Niente invecchia una donna quanto vivere in campagna.[4]
  • Non si dovrebbe mai andare a letto con qualcuno che si ama, perché altrimenti si rovina tutto.[1]
  • Una delle cose migliori dell'amore è riconoscere il passo dell'uomo che sale le scale.[5]

Incipit di alcune opere[modifica]

La gatta[modifica]

Erano le dieci e i giocatori del poker familiare cominciavano a dar segni di stanchezza. Camilla lottava contro la fatica di rimaner desta come si lotta a diciannove anni: vale a dire che, a tratti, ritornava chiara e fresca, poi sbadigliava dietro le mani congiunte e ricompariva pallida, col mento bianco, con le guance un po' nere sotto la cipria color d'ocra e una lagrimuccia all'angolo degli occhi.

Sette dialoghi di bestie[modifica]

SENTIMENTALISMI
Una terrazza assolata. Siesta pomeridiana. Toby, cane, e Kiki, gatto, giacciono sulla pietra ardente. Silenzio domenicale. Toby non può dormire, tormentato dalle mosche: poi, ha mangiato troppo. Si trascina sul ventre, appiattendo a guisa di ranocchio il treno posteriore, fino a Kiki, immobile pelliccia tigrata.
Toby: Dormi?
Kiki: Rrr, rrr, rrr.
Toby: Sei vivo? Come sei piatto! Sembri una pelliccia di gatto vuota.
Kiki: con voce morente
Lasciami...
Toby: Non ti senti bene?
Kiki: No... lasciami. Dormo. Non so più nemmeno se ho un corpo... Che tormento vivere con te! Ho mangiato, sono le due... dormiamo.

L'ingenua libertina[modifica]

Incipit[modifica]

«Minnie... Tesoro, hai finito il tema? Minnie, ti rovinerai gli occhi!»
Minnie ha un moto d'impaziemza. Ha già risposto tre volte: «Sì, mamma» alla mamma che sta ricamando dietro lo schienale della grande poltrona...
Minnie mordicchia il cannello d'avorio della penna, è talmente china sul quaderno che le si vedono solo i capelli argentei e la punta del nasino tra due spioventi.
Il fuoco brontola piano, la lampada ad olio scandisce lenta i secondi, la mamma sospira, Sulla tela incerata del ricamo – un grande collo per Minnie – l'ago inciampa ad ogni punto. Fuori, i platani di boulevard Berthier sgrondano di pioggia, e i trams del viale esterno cigolano musicali sulle rotaie.

Citazioni[modifica]

  • Non è la morte l'estrema speranza di una vita cui si è rifiutato un amore? (p. 190)

Note[modifica]

  1. a b Da Le Pur et l'Impur, 1932.
  2. Rivolta a sua figlia; citato da Hope Johnson sul New York World-Telegram & Sun, 28 aprile 1961.
  3. Da una lettera a Francis Jammes, aprile 1906; citato in Jean Prieur, Gli animali hanno un'anima, traduzione di Nerina Spicacci, Edizioni Mediterranee, Roma, 2006, p. 45. ISBN 88-272-0828-3
  4. Da L'Envers du music hall, 1913.
  5. Da Journal à rebours, 1941.

Bibliografia[modifica]

  • Colette, La gatta (La chatte), traduzione di Enrico Piceni, I libri del pavone, Arnoldo Mondadori Editore 1959.
  • Colette, Sette dialoghi di bestie (Sept Dialogues de bétes), traduzione di Enrico Piceni, I libri del pavone, Arnoldo Mondadori Editore 1959.
  • Colette, L'ingenua libertina, (L'ingénue libertine), traduzione di Dianella Selvatico Estense, Edizioni dell'Albero, Torino 1965.

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Opere[modifica]