Cormac McCarthy
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Cormac McCarthy (1933 – vivente), romanziere statunitense.
- Non era difficile parlare con lui. Mi chiamava sceriffo. Ma io non sapevo cosa dirgli. Cosa si dice a uno che per sua stessa ammissione non ha l'anima? Perché gli si dovrebbe dire qualcosa? Ci ho pensato tanto. Ma lui era niente in confronto a quello che sarebbe venuto dopo. (citato in Alessandro Baricco, I Barbari, I Libri de la Repubblica, 2006)
- Fidati di me, disse Moss. Non sopporto questa frase, disse il tassista. Non l'ho mai sopportata. Tu l'hai mai detta? Sì. L'ho detta. Ecco perché so quanto vale. (da Non è un paese per vecchi, p. 169)
- Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso. (da La strada)
- Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c'è dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e di bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un'origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te. (da La strada)
- Le fece delle promesse e le giurò che le avrebbe mantenute. Che l'avrebbe portata tra le montagne, dove avrebbe trovato altri della sua specie. Lei lo guardò con quei suoi occhi gialli, che tradivano non disperazione, ma soltanto quell'insondabile, profonda solitudine che è l'impronta più tipica di questo mondo. (da Oltre il confine, pp. 90 sg.)
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[modifica] Meridiano di sangue
[modifica] Incipit
Eccolo, il ragazzino. È pallido e magro, indossa una camicia di lino lisa e sbrindellata. Attizza il fuoco nel retrocucina. Fuori si stendono campi arati, scuri e cosparsi di chiazze di neve, e poi boschi più scuri che celano ancora i pochi lupi rimasti. I suoi sono noti come taglialegna e venditori d'acqua, ma in realtà suo padre era maestro di scuola. Sdraiato, ubriaco, cita versi di poeti i cui nomi sono ormai andati perduti. Il ragazzo si rannicchia accanto al fuoco e lo guarda.
[modifica] Citazioni
- Un uomo enorme con un impermeabile di tela cerata era entrato nella tenda e si era levato il cappello. Era calvo come un uovo, non aveva traccia di barba e i suoi occhi non avevano né sopracciglia né ciglia. Era alto più di due metri, fumava un sigaro perfino dentro quella casa di Dio ambulante e sembrava che si fosse levato il cappello solo per farne sgocciolare la pioggia perché se lo rimise subito in testa. (p. 8)
- Di notte il cielo è una fontana di stelle con poco spazio nero, stelle che cadono incessanti tracciando archi dolorosi, ed è così che il loro numero non diminuisce mai. (p. 17)
- Un uomo non riesce a conoscere la propria mente perché la mente è tutto quello che ha per conoscerla. Può conoscere il proprio cuore, ma non vuole. E fa bene. Meglio non guardarci dentro. Non è il cuore di una creatura che sta percorrendo la via che Dio le ha preparato. La cattiveria la puoi trovare anche nell'ultima delle creature, ma quando Dio ha fatto l'uomo doveva avere il diavolo accanto. (vecchio eremita – p. 21)
- L'ira di Dio è ancora assopita. È nascosta da un milione di anni prima che nascessero gli uomini e solo gli uomini hanno il potere di risvegliarla. L'inferno non è pieno neanche per metà. Datemi retta. Voi portate in una terra straniera la guerra concepita da un pazzo. Non sveglierete solo i cani. (vecchio mennonita – p. 43)
- Nella taverna non c'è tanta gioia quanta ce n'è sulla strada che ad essa porta (vecchio mennonita – p. 44)
- Cavalcarono e cavalcarono, e a est il sole accese pallide strisce di luce, poi una colata più marcata di un colore come di sangue che mandò verso l'alto raggi improvvisi allargandosi sulla pianura, e là dove la terra defluiva nel cielo, ai margini del creato, il sole spuntò dal nulla come la testa di un grande fallo rosso fino a uscire completamente dal bordo invisibile per accovacciarsi alle loro spalle, pulsante e ostile. (p. 47)
- Il capo batteva leggermente la spada, di piatto, contro il pomo della sella, e sembrava formare le parole nella mente una a una. Si chinò lievemente verso di loro. Quando gli agnelli si perdono sulla montagna, disse. Gridano. Qualche volta arriva la madre. Qualche volta il lupo. (p. 69)
- Presso quel fuoco c'erano uomini i cui occhi riflettevano la luce come carboni ardenti conficcati nel cranio e uomini i cui occhi rimanevano opachi, ma gli occhi del nero si aprivano come corridoi attraverso i quali una notte nuda e primordiale viaggiava da ciò che di essa già si era consumato a ciò che era di là da venire. (p. 110)
- Tutti i passaggi da un ordine superiore a uno inferiore sono marcati da rovine e mistero e da un residuo di furia senza nome. Sì. Ecco i padri morti. Il loro spirito è sepolto nella pietra. Preme su questa terra con lo stesso peso e la stessa ubiquità. Perché chiunque si faccia un riparo di canne e vi si nasconda unisce il proprio spirito al destino comune di tutte le creature e tornerà a sprofondare nel fango primordiale senza neppure un grido. Ma chi costruisce con la pietra aspira ad alterare la struttura dell'universo e così è stato per questi muratori, per quanto primitive possano apparirci le loro opere. (giudice – p. 150)
- Andavano avanti come investiti di una missione dalle origini remote, come legatari uniti da un patto di sangue a un ordine implacabile e antico. Perché sebbene fra loro ogni uomo fosse unico e distinto, la loro unione dava corpo a qualcosa che non era esistito prima, e in quell'anima comune si stendevano plaghe non più esplorabili di quelle regioni bianche sulle vecchie carte geografiche dove davvero vivono mostri e dove non c'è nulla del mondo conosciuto se non venti immaginari. (p. 155)
- La verità riguardo al mondo, disse, è che tutto è possibile. Se voi non lo conosceste fin dalla nascita e pertanto non lo aveste purgato della sua bizzarria, vi apparirebbe per quello che è, un cilindro truccato in uno spettacolo di illusionismo, un sogno febbrile, una trance popolata di chimere senza simili e senza precedenti, un carnevale itinerante, un circo ambulante la cui destinazione finale, dopo molte soste in molti campi fangosi, è ineffabile e imperscrutabilmente rovinosa. (giudice – p. 252)
- Ciò che gli uomini pensano della guerra non ha importanza, disse il giudice. La guerra perdura nel tempo. Tanto varrebbe chiedere agli uomini cosa pensano della pietra. La guerra c'è sempre stata. Prima che nascesse l'uomo, la guerra lo aspettava. Il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza. Così era e così sarà. Così e non diversamente. (p. 255)
- I giochi d'azzardo richiedono una posta per avere senso. I giochi sportivi coinvolgono l'abilità e la forza dei contendenti, e l'umiliazione della sconfitta e l'orgoglio della vittoria sono di per sé una posta sufficiente poiché pertengono al valore degli antagonisti e li definiscono. Ma, sia questione d'azzardo o di valore, tutti i giochi aspirano alla condizione di guerra, perché in essa la posta inghiotte gioco, giocatore, tutto quanto. (giudice – p. 256)
- La legge morale è un'invenzione dell'umanità per deprivare il forte a vantaggio del debole. (giudice – p. 257)
- Un uomo cerca il proprio destino e nessun altro. Volente o nolente. Qualunque uomo avesse la possibilità di scoprire il proprio fato, e pertanto scegliere un percorso opposto, alla fine arriverebbe soltanto alla medesima resa dei conti in quello stesso momento stabilito, perché il destino di ogni uomo è grande come il mondo che abita, e contiene in sé anche tutti gli opposti. Questo deserto sul quale tanti sono stati distrutti è vasto ed esige un grande cuore, ma in fondo è anche vuoto. È aspro, è arido. La sua vera natura è la pietra. (giudice – p. 338)
- Sul palcoscenico c'è posto per un animale, uno solo. Tutti gli altri sono destinati a una notte eterna e senza nome. Uno dopo l'altro si immergeranno nel buio davanti alle luci del palco. Orsi che danzano, orsi che non danzano. (giudice – p. 339)
[modifica] Sunset limited
- BIANCO E comunque, chi è sempre pronto a occuparsi dei perfetti sconosciuti molto spesso non si occupa delle persone di cui dovrebbe occuparsi. Per come la vedo io. Se uno si limita a fare ciò che dovrebbe, non diventa un eroe. (p. 4)
- BIANCO Chi lo sa. Magari i compleanni sono pericolosi. Come il Natale. Decorazioni sugli alberi, ghirlande sulle porte, e cadaveri che penzolano dai soffitti di tutta l'America. (p. 6)
- BIANCO Ma è una questione personale. È proprio questo l'effetto dell'istruzione. Rende il mondo intero qualcosa di personale. NERO Hm BIANCO Cosa, hm? NERO Niente, stavo solo pensando che sono parole belle forti. Non mi viene in mente nessuna risposta, e magari la risposta non c'è per niente. Ma comunque devo proprio chiedertelo: a che servono idee del genere se poi non riescono a farti tenere i piedi incollati per terra quando arriva il Sunset Limited a centotrenta all'ora? (p. 22)
- BIANCO Le cose in cui credevo non esistono più. Sarebbe stupido far finta del contrario. La civiltà occidentale è andata definitivamente in fumo nelle ciminiere di Dachau, ma io ero troppo infatuato per accorgermene. Me ne accorgo adesso. (p. 23)
- NERO Non penso che la tua è una giornata no, professore. Penso che è una vita no. (p. 36)
- BIANCO Ci siamo nati, in un casino del genere. La sofferenza e il destino umano sono la stessa cosa. L'una è la descrizione dell'altro. (p. 45)
- NERO Il punto, professore, è che se nella tua vita non ci fosse la sofferenza, come faresti a capire quando invece sei felice? Felice rispetto a cosa? (p. 46)
- NERO ... Ma il punto, ovviamente, è che la paura più grossa dell'ubriacone non è quella di morire per colpa dell'alcol, cosa che tanto gli capiterà. È restare a corto di alcol prima che gli succede. (p. 48)
- NERO Vuole quello che vogliono tutti. BIANCO E cioè? NERO Essere amato da Dio. (pag. 49)
- BIANCO Mi faccia finire. Io non considero il mio stato mentale una visione pessimistica del mondo. Io lo considero equivalente al mondo così com'è. L'evoluzione non potrà non condurre la vita intelligente alla consapevolezza di una certa cosa sopra tutte le altre, e questa cosa è la futilità. (p. 113)
- BIANCO... La comunanza di cui lei parla è basata solo e soltanto sul dolore. E se quel dolore fosse veramente collettivo invece che soltanto ripetitivo, il suo peso basterebbe a staccare il mondo dalle pareti dell'universo e a farlo precipitare in fiamme in mezzo a quel po' di notte che saprebbe ancora generare prima di ridursi a un nulla che non è neppure cenere. (p. 114)
[modifica] Bibliografia
- Alessandro Baricco, I Barbari, I Libri de la Repubblica, 2006.
- Cormac McCarthy, Meridiano di sangue (Blood Meridian, 1985) traduzione di Raul Montanari, Einaudi, I coralli, Torino 1996. ISBN 8806149393
- Cormac McCarthy, Oltre il confine (The Crossing, 1994) traduzione di Rossella Bernascone e Andrea Carosso, Einaudi, ET, Torino 1995 e 1997. ISBN 880617380-4
- Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, 2005), traduzione di Martina Testa, Einaudi, Super ET, Torino 2006. ISBN 8806179675
- Cormac McCarthy, La strada (The Road, 2006), traduzione di Martina Testa, Einaudi, Torino 2007. ISBN 8806185829
- Cormac McCarthy, Sunset Limited (The Sunset Limited, 2006), traduzione di Martina Testa, Einaudi, Torino 2008. ISBN 9788806192174
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[modifica] Opere
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Meridiano di sangue 1985 -
La strada 2006