Daniel Pennac

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Daniel Pennac

Indice

Daniel Pennac, pseudonimo di Daniel Pennacchioni (1944 – vivente), scrittore francese.

  • È proprio quando si crede che sia tutto finito, che tutto comincia. (da Il giro del cielo) Citazione da controllare da controllare
  • Tornando a casa progettate un bel giallo con tanti omicidi: vi farà bene alla salute.  Senza fonte Senza fonte

[modifica] Il paradiso degli orchi

[modifica] Incipit

La voce femminile si diffonde dall'altoparlante, leggera e piena di promesse come un velo da sposa. – Il signor Malaussène è desiderato all'Ufficio Reclami.
Una voce velata, come se le foto di Hamilton si mettessero a parlare. Eppure, colgo un leggero sorriso dietro la nebbia di Miss Hamilton. Niente affatto tenero, il sorriso. Bene, vado. Arriverò probabilmente la settimana prossima. È il 24 dicembre, sono le 16 e 15, il Grande Magazzino è strapieno. Una fitta folla di clienti gravati dai regali ostruisce i passaggi. Un ghiacciaio che cola impercettibilmente, in un cupo nervosismo. Sorrisi contratti, sudore lucente, ingiurie sorde, sguardi pieni d'odio, urla terrorizzate di bambini acciuffati da Babbi natale idrofili.
– Non aver paura, tesoro, è Babbo Natale!
Rapidi flash.

[modifica] Citazioni

  • A qualsiasi uomo verrebbe duro, se non sapesse che agli altri uomini viene duro.
  • L'umorismo, irriducibile espressione dell'etica.
  • Se davvero volete sognare, svegliatevi...
  • – Tutti i gusti non sono gusti.
    – E non c'è abbastanza disgusto.
  • Toglietemi il mondo dalle orecchie, mi piacerà.
    Tappatemi gli occhi, morirò.
  • "Anch'io ti voglio. Come porta-aerei, Benjamin. Vuoi essere la mia porta-aerei? Verrò a posarmi di tanto in tanto, per rifare il pieno di sensazioni."
    Posati bellezza, e vola via quando vuoi. Io da questo momento navigo nelle tue acque.
  • È un vecchio alto e freddo, che mi trova simpatico, con il pretesto che so leggere. Il nonno che a volte ho sognato, quando l'infanzia si faceva lunga.

[modifica] La fata carabina

[modifica] Incipit

Era inverno a Belleville e c'erano cinque personaggi. Sei contando la lastra di ghiaccio. Sette, anzi, con il cane che aveva accompagnato il Piccolo dal panettiere. Un cane epilettico, con la lingua che gli penzolava da un lato.

[modifica] Citazioni

  • Bisogna pagare una tassa sull'amore, ragazzo mio. La felicità individuale ha il dovere di produrre delle ripercussioni collettive senza le quali la società è soltanto un sogno da predatori.
  • "Invecchiare, che orrore" diceva mio padre "ma è l'unico modo che ho trovato per non morire giovane".
  • La città è il cibo preferito dei cani.
  • Proverbio taoista [...]: "Se domani, dopo la vittoria di stanotte, contemplandoti nudo allo specchio scoprirai un secondo paio di testicoli, che il tuo cuore non si gonfi di orgoglio, figlio mio, vuol semplicemente dire che ti stanno inculando".
  • I giovani amano la morte. A dodici anni si addormentano sentendo racconti di guerra, a vent'anni la fanno. [...] Sognano di dare una morte giusta o di ricevere una morte gloriosa, ma in entrambi i casi è la morte che amano.
  • Siccome nessuno reagisce, il Piccolo si avvicina a me e Stojilkovicz.
    "È vero, zio Stojil, ho visto una fata che ha trasformato un tizio in fiore."
    "Meglio così che il contrario," risponde Stojil senza togliere gli occhi dalla scacchiera.
    "Perché?"
    "Perché il giorno in cui le fate trasformeranno i fiori in tizi, la campagna diventerà infrequentabile." (cap. 2)
  • Uno crede di portare fuori il cane a fare pipì mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione.
  • Se Dio esiste, spero che abbia una scusa valida.
  • Ma così è la vita: se incontri un essere umano nella folla, seguilo... seguilo.
  • Così è la vita: ci sono i conosciuti e gli sconosciuti. I conosciuti ci tengono a farsi riconoscere, gli sconosciuti vorrebbero rimanere tali, e a tutti e due va male.

[modifica] La prosivendola

[modifica] Incipit

Prima c'è stata quella frase che mi ha attraversato la mente: "La morte è un processo rettilineo". Il genere di dichiarazione poco sfumata che uno si aspetta piutosto di trovare in inglese: "Death is a straight on process"... o giù di lì.

[modifica] Citazioni

  • Il peggio, nel peggio, è l'attesa del peggio.
  • La vita non è un romanzo, lo so... lo so. Ma solo lo spirito del romanzo può renderla vivibile.
  • La vendetta è il territorio infinito delle conseguenze indesiderate, Julie. Tuo padre governatore non te l'ha spiegato abbastanza? Il trattato di Versailles ha prodotto dei tedeschi vessati che hanno prodotto degli ebrei erranti che fabbricano dei palestinesi erranti che fabbricano delle vedove incinte dei vendicatori di domani.
  • Ma c'è qualcosa di peggio dell'imprevisto, [...] le certezze!
  • Quando la vita è appesa ad un filo, è incredibile il prezzo del filo

[modifica] Signor Malaussène

  • Giovani delle generazioni future, ascoltatemi: non sappiate niente, ma abbiate una risposta a tutto. Dio è nato da questa preferenza! Dio e la Statistica! Dio e la Statistica sono risposte che godono di ottima salute.
  • Quando la vita è quello che è, il romanzo ha il dovere di essere quello che vuole.
  • "Zio Stojil" ho detto stupidamente, "Stojil, Stojil, tu che mi avevi giurato di essere immortale!"
    "È vero, ma non ti ho mai giurato di essere infallibile... Del resto io non muoio, arrocco."
  • Mi piacerebbe conoscere il direttore d'orchestra dei temporali. Maneggia la macchina dell'acqua a una velocità... dal frastuono delle cateratte al mormorio delle fontane...
  • Aveva intenzione di non frequentare più nemmeno se stesso.
  • Non c'è mica solo la felicità nella vita, c'è la vita!

[modifica] Ultime notizie dalla famiglia

  • Ciò che Dio non può più fare, una donna, a volte, lo può fare.
  • Se oggi l'uomo non mangia più l'uomo, è unicamente perché la cucina ha fatto dei progressi!
  • Tanto vale che ti ci abitui subito, sarai esaminato per tutta la vita. Bisogna rendere i conti, dall'inizio alla fine. E che siano giusti! Il medico legale farà il totale dell'addizione.
  • A nascere sono buoni tutti... | Persino io sono nato! | Ma poi bisogna divenire! Divenire! Crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare... | (senza gonfiare), | accettare i mutamenti (ma non le mutazioni), | maturare (senza avvizzire), | evolvere (e valutare), | progredire (senza rimbambire), | durare (senza vegetare), | invecchiare (senza troppo ringiovanire), | e morire senza protestare, per finire! | Un programma enorme! Una vigilanza continua... | Perché a ogni età l'età si ribella contro l'età, sai! | ... | E se fosse solo questione di età... | ... | Ma c'è anche il contesto!

[modifica] La passione secondo Thérèse

  • L'amore uccide, come i giochi d'azzardo: la certezza che non potremo mai rifarci.
  • La conseguenza è infatti l'atterraggio di fortuna di una conclusione tratta male. (cap. 2)
  • Strano, lo sguardo del cane che spinge. È sempre una faccenda che lo assorbe molto. Preferirebbe non essere visto, vorrebbe tanto guardare altrove, ma la cosa richiede tutta la sua concentrazione. Si tratta di ottenere un equilibrio pendolare del treno posteriore, di calcolare un'esatta verticale, di non farsela sulle zampe e di non caderci seduto dentro. Un gran numero di parametri da valutare contemporaneamente. Si vorrebbe fare in fretta e con discrezione, ma l'evento richiede lentezza, esige applicazione. La fronte si corruga, il sopracciglio si aggrotta. Se c'è una circostanza della sua vita in cui il cane sembra pensare, un momento di pura introspezione, è quando spinge.

[modifica] Abbaiare stanca

[modifica] Incipit

«Innanzitutto quando si è un randagio, non si fanno tante storie!»
È la Spepa che squittisce. Ha una voce terribilmente acuta. Le parole rimbalzano contro i muri, il soffitto e il pavimento della cucina. Si mescolano al tintinnio delle stoviglie. Troppo rumore. Il Cane non ci capisce un'acca. Si limita ad appiattire le orecchie aspettando che passi. E poi ne ha sentite di peggiori. Che gli dia del randagio non lo tocca poi tanto. Sì, è stato un randagio, e allora? Non se n'è mai vergognato. Le cose stanno così. Ma santo cielo, com'è acuta la voce della Spepa. E quanto parla! Se non avesse bisogno delle quattro zampe per reggersi dignitosamente in piedi, il Cane si tapperebbe le orecchie con le zampe davanti. Ma si è sempre rifiutato di scimmiottare gli uomini.

[modifica] Citazioni

  • Abbaiare stanca. La forza non conta niente nella vita. Saper schivare è quello che conta.
  • Il problema con la vita è che, anche quando non cambia mai, cambia continuamente.
  • A forza di riflettere, si finisce per arrivare a una conclusione. A forza di giungere a una conclusione, succede che si prende una decisione. E una volta presa la decisione, succede che si agisce per davvero

[modifica] Come un romanzo

  • Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola.
  • Così procedono i nostri discorsi, eterna vittoria del linguaggio sull'opacità delle cose, silenzi luminosi che dicono più di quel che tacciono.
  • Il diritto di spizzicare. È la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell'istante disponiamo.
  • Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d'altronde, o il tempo per amare.) Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere.
  • Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
  • Il verbo leggere non sopporta l'imperativo avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo "amare"... il verbo "sognare"... Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: "Amami!" "Sogna!" "Leggi!" "Leggi! Ma insomma, leggi diamine, ti ordino di leggere!" "Sali in camera tua e leggi!" Risultato? Niente.
  • L'uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.
  • L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.
  • La lettura è, come l'amore, un modo di essere.
  • La libertà di scrivere non può ammettere il dovere di leggere.
  • Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.
  • Ogni lettura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze.
  • Per sempre senza risposte... E ben presto senza domande.
  • Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara.
  • Il vero piacere del romanzo è tutto nella scoperta di questa intimità paradossale: l'autore e io... La solitudine della scrittura che invoca la resurrezione del testo attraverso la mia voce muta e solitaria.

[modifica] Ecco la storia

[modifica] Incipit

Sarebbe la storia di un dittatore agorafobico. Poco importa il paese. Basta immaginare una di quelle repubbliche delle banane con il sottosuolo abbastanza ricco perché si desideri prendervi il potere e abbastanza aride in superficie per essere fertili di rivoluzioni. Mettiamo che la capitale si chiami Teresina, come la capitale del Piauí, in Brasile. Il Piauí è uno stato troppo povero per poter mai servire da cornice a una favola sul potere, ma Teresina è un nome accettabile per una capitale.
E Manuel Pereira da Ponte Martins sarebbe un nome plausibile per un dittatore.
Sarebbe quindi la storia di Manuel Pereira da Ponte Martins, dittatore agorafobico. Pereira e Martins sono i due cognomi più diffusi nel suo paese. Da ciò la sua vocazione di dittatore; quando ti chiami due volte come tutti, il potere ti spetta di diritto. È quello che lui si dice da quando ha l'età per pensare.

[modifica] Citazioni

  • "Esercitazione con proiettili veri," avvertiva, "essere sosia è qualcosa che si desidera! E un sosia si sostituisce! Basta avere fiducia nella somiglianza".
    (Strano, come vanno le cose. Tutto ciò che seguì, fino alla conclusione tragica, è forse racchiuso in quest'unica frase.)
    Il sosia ha quindi imparato ad ascoltare. Per quanto insopportabili gli risultino quei crepuscoli da confessore, in essi ha scoperto la propria vera natura di attore: lui ascolta bene. [...]
    La scoperta del proprio talento lo esalta: non è più un sosia di fortuna, è un attore di genio. (I, 6)
  • Cosa, allora? Necessità romanzesca? Certo, era necessario che Pereira tornasse al suo paese affinché il suo destino si compisse, come l'autore annuncia alla fine del terzo capitolo. Ma non è una ragione sufficiente, le manca quel tanto di libertà che fa sì che il buon Dio, pur dandoci appuntamento a data certa, si diverta molto delle strade che noi crediamo di scegliere, e delle nostre ragioni. (I, 8)
  • È giunto il momento di richiudere la finestra del sosia. A questo stadio del racconto, lo sentiamo, la sua situazione non potrà migliorare. (III, 30)
  • Qui occorre che io apra un piccolo capitolo a parte, in forma di parentesi, poiché intuizioni del genere, che sono certezze (tu, ragazza, che asciughi le lacrime di quel morto e gli chiudi gli occhi nel cinema vuoto), non si impongono per caso alla fantasia di un romanziere.
    È un ricordo, in realtà, una visione che spunta senza preavviso alla superficie di questo racconto; un momento della mia giovinezza, risuscitato dallo sforzo che compio per immaginare la tua. (IV, 2)
  • [...] gli venne l'idea che tutte le lacrime che aveva versato su Valentino fossero in realtà destinate al proiezionista scomparso, tutta la sincerità spesa a piangere la morte di Valentino fosse per ornare la tomba del proiezionista, sotterrata così in profondità nella sua memoria, quella tomba, così poco percepibile nella notte della sua coscienza che, con un gioco di prestigio che non sapeva spiegarsi, qualcosa in lui aveva provato il bisogno di sfogarsi su un lutto di facciata, un dolore alla luce del sole, e aveva scelto di pagare per la morte umiliante di Rodolfo Valentino, si era accusato di questo! La sua reputazione di cazzomolle, era colpa mia! Si era addossato la responsabilità di quella cosiddetta infamia senza che nessuno glielo avesse chiesto, di propria iniziativa: espiazione! [...]
    oh! il senso del ridicolo...
    Un tarlo ben più vorace del rimorso!
    Non ti bastava essere un assassino, dovevi anche essere un assassino ridicolo?
    Per la prima volta, avvertì l'assoluto della propria solitudine, poiché nulla ci rende più soli, più sperduti in noi stessi della convinzione di essere ridicoli.
    Fu sorpreso dall'esplosione della propria risata. (IV, 20)
  • "Essere sosia è qualcosa che si desidera," spiegava Pereira, "te l'ho detto cento volte. La somiglianza è un atto di fede, come avrebbe detto il tuo gesuita. Ho voluto che tu mi assomigliassi, tu hai voluto assomigliarmi, ci siamo assomigliati, ecco tutta la nostra storia... Non c'è il minimo spazio per la tua innocenza, in tutto questo. Il barbiere, invece, non ha mai voluto assomigliare a Hynkel, che io sappia." (IV, 22)
  • Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c'è modo di sfuggire a questa contraddizione. È come se annegassimo urlando: "Guarda, mamma, so nuotare!". Quelli che gridano più forte all'autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d'angelo: "Vedete, sono soltanto io!". Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l'autore e il lettore. (V, 1)
  • Quando ero bambino credevo che mia nonna fosse immortale. La sua età avanzata era per me una garanzia della sua eternità. Non c'era alcuna ragione che si fermasse visto che era durata tanto a lungo! Gli altri, i più giovani, con tutta la loro vitalità, mi sembravano molto più vulnerabili. (V, 2)
  • Diciamolo, nella vita non sono i segni che mancano, quello che manca è il codice!
  • È vero ancora che Yasmina Melaouah, Manuel Serrat Crespo, Evelyne Passet e alcuni altri dei miei amici traduttori dubitano che "la finestra", "a janela", "das Fenster", "the window" o "la fenêtre" indichino esattamente la stessa cosa, poiché nessuna si affaccia sugli stessi rumori né si richiude sulle stesse musiche.
  • Ecco. Sicuro del suo potere all'interno, munito di conti sostanziosi nelle banche straniere, Pereira poté curare la propria agorafobia dedicandosi alla sua seconda passione: l'altrove.
  • Il caso ci offriva orecchie e uno sguardo nuovi, tanto valeva approfittarne. Altra cosa: era fondamentale fuggire dai cretini che cercavano di trattenerci sostenendo che lasciare Parigi equivaleva ad un suicidio sociale. Tagliare una buona volta il cordone, frapporre un oceano tra noi e quel presunto ombelico del mondo era l'igiene del momento. Altrove! Altrove! Rompere gli ormeggi, togliersi di torno e vedere che aspetto aveva da lontano la Francia di Giscard.
  • La questione del tono… Le parole sono soltanto parole, quasi nulla senza il loro intento, che affidiamo al tono e che trascende il significato per sempre prigioniero dei dizionari.
  • Le nuvole tanto attese si ammassano finalmente sopra la tua testa, il cielo nero si apre come un otre squarciato, la pioggia finalmente cade, ma avvicinandosi alla terra troppo bollente le gocce esplodono, esplodono appena sopra le tue mani tese, la tua bocca aperta, le tue labbra spellate, come se la Terra fosse diventata il sole in persona, e risalgono in getti di vapore per ricostituire le nuvole che il vento spinge altrove; allora sì, allora sai cos'è l'inferno...

[modifica] Diario di scuola

  • Sì, è la prerogativa dei somari, raccontarsi ininterrottamente la storia della loro somaraggine: faccio schifo, non ce la farò mai, non vale neanche la pena provarci, tanto lo so che vado male, ve l'avevo detto, la scuola non fa per me... La scuola appare loro un club molto esclusivo di cui si vietano da soli l'accesso. Con l'aiuto di alcuni professori, a volte. (I, 4, p. 20)
  • La nascita della delinquenza è l'investimento segreto nella furbizia di tutte le facoltà dell'intelligenza. (I, 9, p. 30)
  • A tutti coloro che oggi imputano la formazione di bande al solo fenomeno delle banlieues, io dico: certo, avete ragione, la disoccupazione, certo, l'emarginazione, certo, i raggruppamenti etnici, certo, la dittatura delle marche, certo, la famiglia monoparentale, certo, lo sviluppo di un'economia parallela e di traffici di ogni genere, certo, certo... Ma guardiamoci bene dal sottovalutare l'unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono. (I, 11, p. 33)
  • A dire il vero tutte provano un po' di vergogna, e tutte sono preoccupate per il futuro del figlio. "Ma che cosa diventerà?" La maggior parte di loro si fa dell'avvenire una rappresentazione che è una proiezione del presente sullo schermo angosciante del futuro. Il futuro come una parete dove sono proiettate le immagini smisuratamente ingrandite di un presente senza speranza, ecco la grande paura delle madri! (II, 2, p. 42)
  • Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti? (II, 4, p. 45)
  • In altri termini, una bugia. dal canto suo, il professore preferisce spesso questa verità ritoccata a una confessione troppo brutale che incrinerebbe la sua autorità. Lo scontro frontale è evitato, lo studente e l'insegnante trovano il loro tornaconto in questo passo a due diplomatico. Quanto al voto, la tariffa è nota: compito non consegnato uguale zero. (II, 15, p. 63)
  • Nel deserto il tentatore non è il diavolo, è il deserto stesso: tentazione naturale di tutti gli abbandoni. (II, 21, p. 83)
  • È la velocità di incarnazione a distinguere cloro che vanno bene da coloro che hanno qualche difficoltà. Questi, come viene rimproverato loro dai professori, sono spesso altrove. Si liberano più faticosamente dell'ora precedente, cincischiano in un ricordo o si proiettano in un qualsiasi desiderio di altro. (III, 5, p. 102)
  • E perché non imparare questi testi a memoria? In nome di che cosa non appropriarsi della letteratura? Forse perché non si fa più da tanto tempo? Vorremmo lasciare volar via pagine simili come foglie morte solo perché non è più stagione? È davvero auspicabile non trattenere simili incontri? Se questi testi fossero persone, se queste pagine eccezionali avessero volti, dimensioni, una voce, un sorriso, un profumo, non passeremmo il resto della vita a morderci la mani per averli lasciati scappare via? Perché condannarci a conservarne solo una traccia che sbiadirà fino a essere solo il ricordo di una traccia... (III, 12, p. 122)
  • Se dovessi definire queste lezioni, direi che i miei presunti i somari e io lottavamo contro il pensiero magico, quello che, come nelle fiabe, ci tiene prigionieri di un eterno presente. [...] Nessuno è condannato a essere per sempre una nullità, come se avesse mangiato una mela avvelenata! Non siamo in una fiaba, vittime di un incantesimo!
    Forse è questo insegnare: farla finita con il pensiero magico, fare in modo che a ogni lezione scocchi l'ora del risveglio. (III, 17; p. 137)
  • La risposta assurda costituisce l'ammissione diplomatica di una ignoranza che, nonostante tutto, cerca di mantenere un rapporto. [...] Rispondendo quello che capita alla domanda posta dall'insegnante, cesso di considerarlo in quanto insegnante, diventa un adulto che io lusingo o elimino mediante l'assurdo. (III, 18, pp. 140 sg.)
  • Sono parole pericolose, i pronomi complemento, mine antiuomo sepolte sotto il significato apparente che ti esplodono in faccia se non le disinneschi. (IV, 2, p. 157)
  • Poiché la sensazione di esclusione non riguarda solo le popolazioni respinte al di là dell'ennesima circonvallazione periferica, minaccia anche noi, maggioranza di potere, appena smettiamo di capire una briciola di ciò che ci circonda, appena il profumo dell'insolito infetta l'aria che tira. Che smarrimento proviamo, allora! E come ci spinge a designare i colpevoli. (IV, 2, p. 159)
  • Il somaro oscilla perennemente tra scusarsi di essere il desiderio di esistere nonostante tutto, di trovare il proprio posto, o addirittura di imporlo, fosse anche con la violenza, che è il suo antidepressivo. (V, 5, p. 183)
  • Se le loro marche fossero medaglie, i ragazzini delle nostre città tintinnerebbero come generali da operetta. (V, 6, p. 188)
  • Un tempo si rappresentava il somaro in piedi, dietro la lavagna, con in testa un cappello da asino. Questa immagine non stigmatizzava alcuna categoria sociale particolare, mostrava un bambino qualsiasi, messo nell'angolo perché non aveva studiato la lezione, non aveva fatto i compiti, oppure aveva fatto cagnara nell'ora di Daudet, alias Cosino. Oggi, e per la prima volta nella nostra storia, un'intera categoria di bambini e di adolescenti è quotidianamente, sistematicamente bollata come fatta da somari emblematici. [...] Non contenti di far loro subire qualcosa di molto simile a un apartheid scolastico, dobbiamo anche considerarli una malattia nazionale: sono tutti i giovani di tutte le 'banlieues. (V, 11, p. 198)
  • L'idea che si possa insegnare senza difficoltà deriva da una rappresentazione idealizzata dello studente. Il buon senso pedagogico dovrebbe rappresentarci il somaro come lo studente più normale che ci sia: quello che giustifica perennemente la funzione di insegnante poiché abbiamo tutto da insegnargli, a cominciare dalla necessità stessa di imparare! (VI, 6, p. 218)
  • Rendendo eccessivamente onore alla scuola, in realtà sotto sotto gratifichi te stesso, ponendoti più o meno consapevolmente come studente ideale. Così facendo, occulti gli innumerevoli parametri che ci fanno tanto ìmpari nell'acquisizione del sapere: circostanze, ambiente, patologie, temperamento... Ah! L'enigma del temperamento! (VI, 6, p. 220)
  • Poiché, a paragone dell'insegnamento gratuito ereditato da Jules Ferry, la scuola pubblica rimane oggi l'ultimo luogo della società di mercato in cui il bambino cliente debba pagare di persona, piegarsi al do ut des: sapere in cambio di studio, conoscenze in cambio di sforzi, accesso all'universalità in cambio dell'esercizio solitario della riflessione, una vaga promessa di futuro in cambio di una piena presenza in classe, ecco ciò che la scuola esige da lui. (VI, 11, p. 232)
  • Leggete! Scrivete! Insegnate!
  • Statisticamente tutto si spiega, personalmente tutto si complica.
  • Per il ragazzo [...] il futuro sta tutto nei pochi giorni a venire. Parlargli dell'avvenire significa chiedergli di misurare l'infinito con un decimetro.
  • Il tempo... non sapevo che avrei dovuto invecchiare per avere una percezione logaritmica del suo scorrere.
  • Quale che sia la materia insegnata, un professore scopre ben presto che, ad ogni domanda posta, lo studente interrogato ha a disposizione tre risposte possibili: quella giusta, quella sbagliata, quella assurda.

[modifica] Bibliografia

  • Daniel Pennac, Il paradiso degli Orchi, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli. ISBN 880781210X
  • Daniel Pennac, La fata carabina, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli. ISBN 8807812576
  • Daniel Pennac, La prosivendola, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli, 2002. ISBN 8807812444
  • Daniel Pennac, Signor Malaussène, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli. ISBN 8807814331
  • Daniel Pennac, La passione secondo Thérèse, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli. ISBN 8807816296
  • Daniel Pennac, Abbaiare stanca, traduzione di Cristina Palomba, Salani Editore, 1998. ISBN 887782607X
  • Daniel Pennac, Come un romanzo, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli, 2000. ISBN 8807816059
  • Daniel Pennac, Ecco la storia, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli, 2003. ISBN 8807016354
  • Daniel Pennac, Ultime notizie dalla famiglia, a cura di Isabella Santacroce, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli, 1997.
  • Daniel Pennac, Diario di scuola, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli, 2008. ISBN 9788807017445

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