Dario Bellezza

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Dario Bellezza, 1971

Dario Bellezza (1944 – 1996), poeta italiano.

  • È un caso letterario Fernanda Romagnoli? Sì, lo è, nel senso più alto, meno effimero... Con Il tredicesimo invitato ha raggiunto una serena eternità da piccolo classico.[1]
  • Essere poeta è faticoso. C'è qualcosa di profondamente masochistico nell'applicarsi delle maschere.[2]
  • Gatti, occhi | che m'accogliete al mio ritorno | velato: occhi perfetti | dove l'universo scioglie | un'ultima canzone d'amore: | parola insensata ormai | alla mia vita distrutta.[3]
  • Il poeta è uno che abusivamente occupa spazi interiori per allargarli, che cattura l'istante per renderlo eterno.[2]
  • La poesia è la strada meno vile che può percorrere chi prova insofferenza per la schiavitù del vivere quotidiano inquadrato nelle regole borghesi.[2]
  • Nella polemica fra natura e cultura la Ortese ci dà in regalo questo essere mostruoso, mezzo umano e mezzo animale, che sa soffrire e piangere come in un'infanzia smarrita la certezza di un bene inarrivabile anche se qualcuno pensasse di attribuirsi il Male.[4]

Note[modifica]

  1. Citato in Donatella Bisutti, Fernanda Romagnoli. L'anima in disparte, Poesia, anno XII, marzo 1999, n. 126, Crocetti Editore.
  2. a b c Dall'introduzione a Fernando Pessoa, L'ora del diavolo, Il Segnale, Roma, 1992.
  3. Da Gatti e altro, Fermenti, Roma, 1993, p. 15.
  4. Da Fra incanto e furore, introduzione ad Anna Maria Ortese, L'Iguana, Rizzoli, 1978.

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