David Gemmell

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David Gemmell (1948 – 2006), scrittore britannico.

Incipit di alcune opere[modifica]

Cuore di corvo[modifica]

Il freddo sole invernale stava tramontando ma la luminosità contro le palpebre chiuse gli procurava una sensazione piacevole, colorando d'oro Lanovar che giaceva seduto a terra con la schiena contro un masso. Lanovar sospirò, aprì gli occhi e vide l'imponente figura di Jaim Grymauch al suo fianco che lo fissava.
«Lascia che ti porti dalla Wyrd, Lan» gli disse. «Userà qualche antico incantesimo di guarigione e te la caverai.»
«Tra un po', amico mio. Rimaniamo qua ancora per qualche minuto, così potrò recuperare le forze.»

Guerrieri d'inverno[modifica]

Quella fredda e dura notte di tardo inverno aveva una bellezza particolare e agghiacciante. Le stelle brillavano come diamanti contro il cielo limpido che sovrastava le montagne. La neve, che ricopriva i pini e i cedri, dominava un paesaggio monocromo e immoto. Il silenzio era turbato solo dall'occasionale e improvviso scricchiolio di un ramo sovraccarico, o dal fruscio del gelido vento del nord che portava con sé l'eco di un blocco di neve caduto a terra.

I cavalieri del Gabala[modifica]

Aveva nove anni e il suo animo era pervaso in pari misura di dolore e di gioia mentre volava sotto le stelle e su una terra ammantata di luce lunare. Si trattava di un sogno... perché perfino i ragazzini di nove anni sanno che le persone non possono volare davvero... e tuttavia in quel momento e indipendentemente dal fatto che si trattasse di un sogno, lui era solo e libero.
Non c'era nessuno a castigarlo per aver rubato un pasticcino al miele, nessuno che lo percuotesse per aver trascurato di vedere una ditata sull'argento che aveva lucidato per ore interminabili.

Il leone di Macedonia[modifica]

Tutto cominciò a causa del morboso desiderio di conoscere il giorno della propria morte. Percorse gli illimitati sentieri del futuro, seguendo la miriade di linee che portavano ai possibili domani, scoprendo che in alcuni futuri era morta di malattia o di una pestilenza, in altri di un attacco cardiaco o di un assassinio. In uno in particolare era caduta da cavallo, anche se cavalcare le riusciva tanto sgradevole che non riusciva a immaginare come avessero potuto persuaderla a montare su quella bestia.
Mentre seguiva senza uno scopo preciso tutte quelle possibili alternative, si accorse però di un'ombra scura al limitare estremo del suo ultimo domani: in qualsiasi modo lei morisse, l'ombra era costantemente presente, e questo aveva cominciato a tormentarla. Con tutte le migliaia di futuri che esistevano, com'era possibile che quell'ombra ci fosse sempre? Con esitazione, si mosse oltre i giorni della sua morte e vide i futuri espandersi e allargarsi. Adesso l'ombra era più forte, la sua malvagità addirittura palpabile, e in un momento che la spinse oltre i confini del terrore lei si rese conto che l'ombra stava a sua volta acquistando consapevolezza della sua presenza.

Il re dei fantasmi[modifica]

Fissando con espressione cupa le fredde mura grigie del castello, il ragazzo si chiese se le segrete potessero essere ancora più inospitali di quella gelida stanza della torre, con l'unica finestra che si apriva come un occhio spalancato proprio nella direzione da cui soffiava il vento del nord. Certo, c'era un fuoco che ardeva nel camino, ma avrebbe potuto essere una delle illusioni di Maedhlyn per il calore che forniva, perché le grandi lastre di pietra grigia lo assorbivano subito senza dare nulla in cambio tranne uno spettrale riflesso che sembrava farsi gioco delle fiamme.

L'eroe nell'ombra[modifica]

Il capitano mercenario Camran Osir trattenne il cavallo sulla cresta della collina e si girò sulla sella per osservare la pista fra i boschi alle sue spalle. I dodici cavalieri sotto il suo comando uscirono dagli alberi in fila indiana e si fermarono mentre lui osservava l'orizzonte. Togliendosi l'elmo di ferro, Camran si passò le dita nei lunghi capelli biondi, permettendosi per un momento il piacere della brezza tiepida che gli asciugava il sudore dal cuoio capelluto. Gettò un'occhiata alla ragazza prigioniera sul cavallo accanto a lui. Aveva le mani legate, un'espressione di sfida negli occhi scuri. Le sorrise, e la vide impallidire. La ragazza sapeva che l'avrebbe uccisa, di una morte dolorosa. Camran sentì il sangue pulsare caldo nelle reni. Poi la sensazione passò. I suoi occhi azzurri si strinsero percorrendo la vallata in cerca di tracce.

L'ultima spada del potere[modifica]

Con la schiena rivolta alla porta e le mani posate sul davanzale di pietra della stretta finestra, Rivelazione era intento a scrutare con lo sguardo la foresta sottostante, osservando un falco in caccia che volava in cerchio sotto le nubi sempre più fitte.
«È cominciato, mio signore» avvertì l'anziano messaggero, inchinandosi a quell'uomo alto che portava una tonaca monacale di lana marrone.
Rivelazione si girò lentamente e fissò con i suoi occhi grigio fumo l'uomo che aveva davanti, che distolse i propri perché incapace di sopportare l'intensità di quello sguardo.

L'ultimo dei guardiani[modifica]

Ma Shannow non morì. La carne intorno alla ferita da proiettile riportata al fianco si congelò quando la temperatura scese sotto lo zero, i lontani campanili di Gerusalemme persero sostanza e mutarono, trasformandosi in pini ammantati di neve. Con la barba incrostata di ghiaccio e il pesante cappotto che brillava bianco sotto la luce della luna, Shannow ondeggiò sulla sella, cercando di mettere a fuoco la città che aveva cercato per tanto tempo... ma essa era svanita. In quel momento il suo cavallo incespicò, e lui si aggrappò con la mano al pomo della sella, sussultando per la nuova fitta di dolore causata dallo scossone al fianco ferito.
Girò quindi lo stallone nero e lo indirizzò verso la valle sottostante, mentre molteplici immagini venivano ad accalcarsi nella sua mente: Karitas, Ruth e Donna, il pericoloso viaggio attraverso le Terre della Peste, le battaglie contro la Progenie Infernale e la mostruosa nave fantasma naufragata su una montagna. Sparatorie, guerra e morte.

L'ultimo eroe dei Drenai[modifica]

Tre uomini erano a terra, gli altri quattro formavano un semicerchio intorno a un individuo grosso e brutto vestito di pelli d'orso.
— Volete sapere come si sta sulla montagna? — chiese il colosso, con voce indistinta, sputando un po' di sangue che gli macchiò la barba rossa striata d'argento.
I suoi assalitori si scagliarono in avanti e lui accolse il primo con un devastante pugno al mento che lo mandò a crollare sul pavimento coperto di segatura. Ignorando la pioggia di colpi che gli grandinava addosso, l'uomo abbassò la testa calva e si lanciò alla carica contro i tre avversari ancora in piedi, ma scivolò e finì a terra, trascinando un altro uomo con sé. Uno stivale scattò verso il suo volto, ma lui sollevò un braccio e fece cadere l'aggressore all'indietro. Infine il brutto colosso si alzò barcollando e si appoggiò al balcone di legno, socchiudendo gli occhi nel vedere due degli assalitori che estraevano una daga dalla cintura. Abbassato rapidamente il braccio destro, il gigante sfilò dallo stivale un lungo coltello per scuoiare, a doppia lama e terribilmente affilato.

La leggenda dei Drenai[modifica]

L'araldo drenai attendeva nervosamente dall'altra parte delle grandi porte della sala del trono, fiancheggiato da due guardie nadir i cui occhi obliqui tenevano lo sguardo fisso sull'aquila di bronzo raffigurata sul legno scuro. L'araldo si umettò le labbra aride con una lingua ancora più arida ed assestò il mantello color porpora sulle spalle ossute. Si era sentito così sicuro di sé, nella sala del consiglio di Drenan, posta un migliaio di chilometri più a sud, quando Abalayn gli aveva chiesto di intraprendere questa delicata missione: un viaggio fino alla distante Gulgothir per ratificare i trattati stipulati con Ulric, signore delle tribù nadir.

Le spade dei Drenai[modifica]

Gli alberi erano coperti di neve, e la foresta attendeva, sotto di lui, come una sposa riluttante. Per qualche tempo, sostò fra le rocce, scrutando i pendii; la neve si raccolse sul mantello orlato di pelliccia e sull'ampia tesa del cappello, ma lui l'ignorò, così come ignorò il gelo che gli penetrava nella carne fino a intorpidirgli le ossa. Sarebbe anche potuto essere l'ultimo uomo ancora vivo su un pianeta morente.
E quasi desiderava di esserlo.

Un lupo nell'ombra[modifica]

Il Sommo Sacerdote sollevò dal cadavere le mani insanguinate e le immerse in una catinella d'argento piena di acqua profumata, in cui il sangue vorticò intorno ai petali di rosa che galleggiavano sulla superficie e li scurì, brillando sull'acqua come olio.
Nel frattempo, un giovane accolita si inginocchiò dinanzi al re, protendendo le mani su cui il sovrano depose una larga pietra ovale, di un colore fra il rosso e l'oro e solcata da spesse venature nere; l'accolita trasportò la pietra fino al cadavere e la depose sulla larga ferita, nel punto in cui c'era stato il cuore della ragazza sacrificata: la pietra prese a brillare come una lanterna soprannaturale e le venature nere che la solcavano si assottigliarono sempre di più. Infine, l'accolita raccolse la pietra, la pulì con un panno di seta e la restituì al re, indietreggiando poi fino a perdersi nell'ombra.

Waylander dei Drenai[modifica]

Nascosto nell'ombra, il mostro osservò gli uomini armati e muniti di torce che si addentravano nell'oscurità della montagna, poi prese a indietreggiare a mano a mano che essi avanzavano, tenendo lontano il proprio corpo massiccio dal bagliore che li accompagnava.
Gli uomini raggiunsero una camera intagliata rozzamente nella roccia e infilarono le torce negli arrugginiti sostegni infissi nelle pareti di granito.
Al centro del gruppo di venti guerrieri spiccava una figura avvolta in un'armatura di bronzo che rifletteva la luce delle torce e sembrava risplendere come se fosse stata ammantata di fiamme. Mentre due membri del suo seguito erigevano una struttura di legno, l'uomo che indossava l'armatura si sfilò l'elmo alato e lo depose in cima alla struttura, poi si slacciò la corazza e la passò ad un servitore, che la sistemò sulla struttura di legno, affibbiando nuovamente le cinghie.

Bibliografia[modifica]

  • David Gemmell, Cuore di corvo, traduzione di Nicola Gianni, Fanucci, 2003. ISBN 8834709608
  • David Gemmell, Guerrieri d'inverno, traduzione di Nicola Gianni, Fanucci, 2000. ISBN 8834707516
  • David Gemmell, I cavalieri del Gabala, traduzione di Annarita Guarnieri, Nord, 1999. ISBN 8842910708
  • David Gemmell, Il leone di Macedonia, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1993.
  • David Gemmell, Il re dei fantasmi, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1993.
  • David Gemmell, L'eroe nell'ombra, traduzione di Paola Cartoceti, Fanucci, 2002. ISBN 8834708695
  • David Gemmell, L'ultima spada del potere, traduzione di di Annarita Guarnieri, Ed. Nord, 1993.
  • David Gemmell, L'ultimo dei guardiani, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1991.
  • David Gemmell, L'ultimo eroe dei Drenai, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1992.
  • David Gemmell, La leggenda dei Drenai, traduzione di Nicola Gianni, Fanucci, 2003. ISBN 8834709616
  • David Gemmell, Le spade dei Drenai, traduzione di Nicola Gianni, Fanucci, 2003. ISBN 8834709799
  • David Gemmell, Un lupo nell'ombra, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1990.
  • David Gemmell, Waylander, dei Drenai, traduzione di Annarita Guarnieri, Editrice Nord, 1991.

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