Henry David Thoreau

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David Henry Thoreau

Henry David Thoreau (1817 – 1862), filosofo, scrittore e poeta statunitense.

Citazioni di Henry David Thoreau[modifica]

  • Credo che non esista niente – neppure il crimine – maggiormente contrario alla poesia, alla filosofia e alla vita stessa che questa incessante smania per il business. (citato in Life without principle, in origine What Shall in Profit 1854)
  • Bisogna essere in due perché la verità nasca: uno per dirla e l'altro per ascoltarla. (citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1976)
  • [Su Walt Whitman] Con il suo vigore e con il grande respiro dei suoi versi, mi mette in uno stato mentale di libertà, pronto a vedere meraviglie; mi porta per così dire, in cima a una collina o al centro di una piana; mi scuote e poi mi getta addosso migliaia di mattoni.[1]
  • Il soldato che si rifiuta di servire in una guerra ingiusta è applaudito da coloro che non si rifiutano di appoggiare il governo ingiusto che conduce quella stessa guerra. (da On the duty of civil disobedience, 1849)
  • I sogni sono le pietre di paragone del nostro carattere. (da Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack)
  • La maggioranza dell'umanità vive un'esistenza di tranquilla disperazione.[2][3]
  • La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l'esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v'è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi... nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da Disobbedienza civile)
  • Un uomo saggio non lascia il giusto alla mercé del caso né desidera che esso si affermi attraverso il potere della maggioranza. (da Disobbedienza civile)
  • La percezione della bellezza è un test morale. (dal Diario, 21 giugno 1852)
  • La prigione è l'unico posto che si convenga a un cittadino onesto in uno stato in cui è legalizzata e tutelata la schiavitù. (citato in Lev Tolstoj, Resurrezione, trad. di Emanuela Guercetti, Garzanti 2002, p. 325)
  • L'uomo più ricco è quello i cui piaceri sono più a buon mercato. (dal Diario, 11 marzo 1856)
  • Miratelo, un marine: mera ombra e rimembranza d'un essere umano, uomo tumulato vivo e all'impiedi, sepolto sotto le armi, con accompagnamento di marce funebri... (da Disobbedienza civile; citato in Gustav Hasford, Nato per uccidere, traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, 1989)
  • Quegli estratti dai Veda che ho letto ricadono su di me come la luce di una più alta e pura illuminazione, a descrivere un percorso più elevato attraverso strati più puri. Si erge su di me come la luna piena dopo che le stelle sono scomparse, giungendo da strati lontani nel cielo.
What extracts from the Vedas I have read fall on me like the light of a higher and purer luminary, which describes a loftier course through purer stratum. It rises on me like the full moon after the stars have come out, wading through some far stratum in the sky. (da Sri Chinmoy, Commentaries on the Vedas, The Upanishads & the Bhagavad Gita, Aum Publications, 1996, p 26; citato in A Tribute to Hinduism)

Walden ovvero Vita nei boschi[modifica]

  • L'opinione pubblica è una tiranno assai debole, paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina o piuttosto indica il fato di un uomo è l'opinione che egli ha di se stesso. (cap. I, 1988, p. 64)
  • Ogni generazione ride delle mode vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove. (cap. I, 1988, p. 84)
  • A lungo andare gli uomini colpiscono soltanto ciò cui mirano. Pertanto, sebbene in principio falliscano il segno, meglio sarebbe che mirassero a qualcosa di più alto. (cap. I, 1988, p. 85)
  • Non c'è odore più cattivo di quello emanato dalla bontà corrotta: è l'umana e divina carogna che lo produce. Se sapessi con sicurezza che un uomo sta venendo da me per farmi del bene, correrei a mettermi in salvo […]. (cap. I, 1988, p. 135)
  • […] un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno. (cap. II, 1988, p. 143)
  • Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici [...][5] (cap. II, 1988, pp. 152 sg.)
  • Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze […] finché non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'appui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, o uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro […] affinché i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formata nei secoli trascorsi. […] Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. (cap. II, 1988, p. 160)
  • Per quanti uomini la lettura d'un libro è stata l'inizio d'una nuova era nella loro vita! (cap. III, 1988, p. 171)
  • Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra. Un uomo che pensi o lavori è sempre solo – lasciatelo stare dove vuole. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo. (cap. V, 1988, p. 201)
  • La sua persona suggeriva che anche nei gradi più bassi della vita potrebbero esservi uomini di genio, per quanto umili, illetterati e senza prospettive di migliorare questo loro stato essi siano; hanno sempre le loro idee originali, oppure non fingono di averle, e sono senza fondo come si credeva fosse il lago di Walden, sebbene possono essere oscuri e fangosi. (cap. VI, 1988, p. 217)
  • […] se l'uomo è vivo, c'è sempre il pericolo che egli possa morire, sebbene si debba ammettere che il pericolo è minore in proporzione a quanto egli è più morto che vivo, tanto per cominciare. (cap. VI, 1988, p. 220)
  • In me stesso trovavo, e trovo, un istinto verso una vita più alta, o, come si dice, spirituale (come succede a molti uomini), e per un altro verso una vita selvaggia, primitiva ed esuberante: io le accettavo reverentemente ambedue. (cap. XI, 1988, p. 280)
  • In generale, noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per un'infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L'uscirne è due volte difficile. (cap. XVIII, 1988, pp. 403 sg.)
  • La ricchezza superflua può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre danaro. (cap. XVIII, 1988, p. 405)
  • Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L'ospitalità era fredda come i gelati. (cap. XVIII, 1988, p. 407)
Non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità![6]
  • [...] Come se si potesse ammazzare il tempo senza ferire l'eternità.
  • La bontà è l'unico investimento che non fallisce mai.
  • Il vero raccolto della mia vita quotidiana è qualcosa di altrettanto intangibile e indescrivibile dei colori del mattino e della sera. È un po' di polvere di stelle afferrata – un segmento di arcobaleno che abbiamo preso con una mano.
  • Ciò che l'uomo pensa di se stesso – ecco ciò che regola o piuttosto indica il suo destino.[7]
  • Per la mia esperienza io non ho alcun dubbio che fa parte del progresso umano arrivare a smettere di nutrirsi di carne, così come molte tribù di selvaggi hanno smesso il cannibalismo quando sono venuti a contatto di popoli più civili.[8]
Sono fermamente convinto che cessare di nutrirsi di animali rappresenti un momento imprescindibile nella progressiva evoluzione morale della razza umana.[9]

Traduzione non precisata[modifica]

  • Gli uomini ora sono diventati strumenti dei loro strumenti.
  • Il costo di una cosa è l'insieme di quello che chiamerò vita che, subito o a lungo andare, bisogna dare in cambio per ottenere la cosa stessa.
  • Il tempo è soltanto il fiume dove vado pescando.
  • L'uomo che viaggia solo può partire oggi; ma chi viaggia in compagnia deve aspettare che l'altro sia pronto.
  • La vita che gli uomini lodano e considerano coronata di successo è solo una maniera di vita. Perché mai si dovrebbe esagerare un qualsiasi modo di vita a danno di altri?
  • Le opere dei grandi poeti non sono ancor mai state lette dall'umanità, perché solo grandi poeti le sanno leggere.
  • Leggi per primi i libri migliori: potresti non avere l'occasione di leggerli tutti.
  • Non ho alcun rispetto, né per le fatiche, né per il podere di colui che porterebbe al mercato persino il paesaggio e il suo Dio, potesse ricavarne qualcosa; che va al mercato per il suo dio, il guadagno, e sul cui podere non c'è nulla che cresca liberamente; i cui campi non danno messe, i cui prati non danno fiore, i cui alberi non producono frutti ma dollari; colui che non ama la bellezza dei suoi frutti i quali, per lui, sono maturi solamente quando trasformati in denaro.
  • Non parlerei così tanto di me stesso se conoscessi qualcun altro così bene.
  • Per mancanza di intraprendenza e fede gli uomini sono ciò che sono, impegnati a comprare e vendere, e passando la vita come servi.
  • Se un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perché ode un diverso tamburo. Lasciatelo camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana.
  • Tutti gli uomini hanno bisogno non di qualcosa con cui fare, ma di qualcosa da fare, o piuttosto di qualcosa per essere.

Incipit di Disobbedienza civile[modifica]

Manuela Federella[modifica]

Accetto di tutto cuore l'affermazione, – "Il governo migliore è quello che governa meno", e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta infine a quest'altra affermazione, alla quale pure credo, – "Il miglior governo è quello che non governa affatto", e quando gli uomini saranno pronti, sarà proprio quello il tipo di governo che avranno. Il governo è nell'ipotesi migliore solo un espediente; ma la maggior parte dei governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi sono tali di quando in quando. Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esistenza di un esercito permanente, ed esse sono molte, sono consistenti e meriterebbero di prevalere, potrebbero essere sollevate anche contro l'esistenza di un governo permanente.
[Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, traduzione originale di Manuela Federella]

Piero Sanavio[modifica]

È con vero entusiasmo che sottoscrivo il motto: «Il migliore governo è quello che governa meno». Mi piacerebbe che fosse realizzato il più rapidamente e sistematicamente possibile. In realtà si riduce a questo, che il miglior governo «è quello che non governa affatto» e anche in ciò credo fermamente.[10] Riusciremo a ottenerlo quando saremo abbastanza maturi. Nella migliore ipotesi il governo è un espediente, ma il più delle volte la maggior parte dei governi, e talvolta tutti i governi, sono inefficienti. Le stesse obiezioni sollevate contro la decisione di tenere un esercito permanente (e molte e importanti come sono meriterebbero di essere adottate) possono essere portate contro un governo permanente.
[Henry David Thoreau, La disobbedienza civile, traduzione di Piero Sanavio, RCS Quotidiani, 2010]

Note[modifica]

  1. Da A proposito di Whitman; citato nella prefazione «Chi fa tanto caso a un miracolo?». Come leggere la poesia di Walt Whitman di Antonio Spadaro, p. 5 in Walt Whitman, Canto una vita immensa, a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009. ISBN 88-514-0632-4
  2. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, Milano, 1991.
  3. Citato in L'attimo fuggente: Molti uomini hanno vita di quieta disperazione. La frase è parzialmente citata anche dai Pink Floyd nel singolo Time tratto dall'album The Dark Side of the Moon: «Sopravvivere in una quieta disperazione è tipico degli inglesi.» («Hanging on in quite desperation is the english way.»)
  4. Citato in Focus n. 91, p. 188.
  5. Citato in L'attimo fuggente: Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
  6. Citata come parafrasi in Into the Wild - Nelle terre selvagge.
  7. Citato in Emmanuel Davoust, Silenzio al punto d'acqua, traduzione di Girolamo Mancuso, Franco Muzzio Editore, 1991, p. 191.
  8. Citato nell'Introduzione di Plutarco, Perì sarcophagìas, a cura di Alessandra Borgia, Millelire stampa alternativa, 1995.
  9. Citato in Bruna D'Aguì, Creaturismo. Le fondamenta del creato, Nuova Stampa, Roma 2007, p. 209.
  10. Il riferimento è al motto dell'«United States Magazine and Democratic Review» (1837-1859), «Il miglior governo è quello che meno governa», e alla frase di R. W. Emerson, in Politics (1844), falsamente attribuita a Thomas Jefferson, «Meno governo abbiamo e meglio è».

Bibliografia[modifica]

  • Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, traduzione originale di Manuela Federella.
  • Henry David Thoreau, La disobbedienza civile, traduzione di Piero Sanavio, RCS Quotidiani, 2010.
  • Henry D. Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi (Walden; or, Life in the Woods, 1854), introduzione, traduzione e note di Piero Sanavio, BUR, Milano, 198814. ISBN 8817166545

Voci correlate[modifica]

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