David Herbert Lawrence
David Herbert Richards Lawrence (1885 – 1930), scrittore britannico.
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[modifica] Citazioni di David Herbert Lawrence
- A guardar giù, al golfo di Salerno, a sud-est, in un giorno turchino, a veder la scura costa del tutto rocciosa, le chiare rocce montane, torna in mente Ulisse, ed è come ricuperare un perduto sé, mediterraneo, anteriore a noi. (citato in Piero Nardi, La vita di D. H. Lawrence, Mondadori, 1947, p. 406)
- E se c'è un cielo, lui è là, e lui mi dormirà accanto in modo che io possa dormire. (da L'amante di Lady Chatterley)
- La coscienza è sinonimo di paura della società oppure, nel migliore dei casi, di paura di se stessi. (da L'amante di Lady Chatterley)
- Sesso e bellezza sono inseparabili, come vita e coscienza. E l'intelligenza che accompagna sesso e bellezza, e da essi deriva, è intuizione. (da Sesso e bellezza)
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- Chi pensa troppo poco, e chi cammina troppo.
- Conosciamo questi nuovi inglesi cattolici. Sono le ultime parole della protesta. Sono Protestanti che protestano contro il protestantesimo.
- Credo che le parentesi siano di gran lunga le parti più importanti di una lettera che non sia d'affari.
- Finché risplenderà il sole, non si potrà dire che è solo una palla di gas infiammabile.
- I moderni panteisti non solo vedono Dio in tutte le cose, ma lo fotografano pure.
- L'Europa è la maionese, ma l'America fornisce la buona vecchia aragosta.
- La colpa nascosta è tradita dal silenzio.
- La coscienza umana in realtà è omogenea. Non c'è oblio completo, nemmeno nella morte.
- La gelosia è la malattia dell'anima.
- La libertà è una grande realtà. Ma significa, soprattutto, libertà dalle menzogne.
- La moralità basata sulle idee o su un ideale è un male non mitigato.
- La morte è l'unica bella, pura conclusione di una grande passione.
- La pornografia è un tentativo per insultare il sesso e coprirlo di fango.
- La vita non fa nessuna affermazione assoluta. E tutta una Chiamata e una Risposta.
- Le città attirano in una palude più spesso di quanto non portino nel grande oceano della vita.
- Mai mi fu dato di vedere un animale in cordoglio di sé. Un uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo senza aver provato mai pena per sé stesso.
- Meglio la sofferenza di uno solo che una nazione intera sia afflitta.
- Molta malizia mescolata a un po' d'intelligenza.
- Nessun ideale assoluto farà sì che il leone giaccia con l'agnello a meno che l'agnello non sia dentro di lui.
- Non dovresti aspettarti più alcuna rivoluzione, perché non c'è nessun nuovo bambino nel grembo della nostra società. La Russia è un collasso, non una rivoluzione.
- Non io, non io, ma il vento che soffia attraverso di me!
- Non occorre che ci vergogniamo di flirtare con lo zodiaco. Lozodiaco ne è ben degno.
- Non posso attribuire al nemico alcun senso, solo il disastro.
- Non serve a niente scacciare i nostri demoni: essi fanno parte di noi; dobbiamo accettarli e vivere in pace con essi.
- Non sono sicuro che una relazione mentale con una donna renda impossibile il fatto di amarla. A conoscere la mente di una donna si finisce per odiarla.
- Non tutti hanno il dono del martirio.
- Non è giusto scacciare i nostri mali. Essi ci appartengono, li dobbiamo accettare ed essere in pace con loro.
- Perché il passato non si seppellisce da solo invece di star lì ad aspettare di essere ammirato dal presente?
- Possiedi la tua anima con pazienza.
- Potrai essere il più liberale dei Liberali inglesi, e già puoi fallire nel distinguere la differenza categoriale fra le classi responsabili e irresponsabili.
- Quanto ha dominato la mente delle prime civiltà il cavallo, specialmente di quelle mediterranee! Si era considerati signori se si possedeva un cavallo. Molto lontano, molto lontano nella nostra anima oscura il cavallo si impenna... Il cavallo, il cavallo! Il simbolo della potenza che sorge e potere di movimento, dell'azione, nell'uomo.
- Solo nei romanzi tutte le situazioni rendono piena rappresentazione.
- Sono un uomo, e vivo... Per questa ragione sono uno scrittore di romanzi. E siccome sono un romanziere, mi considero superiore al santo, allo scienziato, al filosofo, al poeta, che sono tutti grandi autorità nelle diverse attitudini dell'uomo vivo, ma non vanno mai fino in fondo.
- Un re diventa tale solo nel giorno dell'incoronazione.
- Un vento sottile sta soffiando nella nuova direzione del Tempo.
[modifica] Figli e amanti
[modifica] Incipit
Dopo Hell Row ci furono i Bottoms.
Hell Row era un gruppo di tozze casette dal tetto di paglia, amucchiate sulla riva del torrente a Greenhill Lane. Ci vivevano i minatori che lavoravano nei pozzi, due campi più in là. Il torrente correva sotto gli ontani e il poco carbone tirato su dalle cisterne dal lento giro degli asini non arrivava ad annerirne le foglie. Pozzi eguali costellavano tutto il paese; alcuni risalivano addirittura ai tempi di Carlo II. E gli uomini e gli asini scavavano giù nella terra, come formiche, macchiando di cumuli neri i prati e i campi di grano. Erano appunto le capanne di questi minatori che sparse qua e là, a gruppi o isolate, insieme alle case dei contadini e a quelle dei calzettai, formavano il villaggio di Bestwood.
[modifica] Citazioni
- E infatti accade a volte che la vita s'impadronisca di noi, ci trascini, compia sul nostro corpo tutto il ciclo della nostra storia, sino all'ultimo. Eppure è come se non fosse stato nulla, come se le cose ci fossero scivolate sopra, senza che ce ne rendessimo conto. (cap I, p. 45)
- A dispetto degli igienisti, il sonno è più salutare quand'è condiviso da un essere amato. Il calore, la sicurezza, la pace e quell'intimo conforto che derivano dal contatto dell'altro, lo intessono infatti come una specie di dolcissimo velo che avvolge interamente anima e corpo. (cap. IV, p. 124)
- «Essere religioso è una cosa e la religione un'altra» diceva. «Per me anche un corvo è religioso quando rotea nel cielo. Eppure lo fa soltanto perché si sente portato dal vento e non perché si creda eterno.» (Paul Morel: cap. IX, p. 358)
- Così egli lasciò Miriam, e Miriam rimase sola. Poche persone si curavano di lei e lei di poche si curava. Rimase sola con se stessa, aspettando. (cap. XI, p. 423)
- In fondo in fondo credo che tu ti compiaccia di questo senso di colpevolezza. Forse anche Eva se ne compiaceva quando fu cacciata dal Paradiso. (Paul Morel a Clara: cap. XII, p. 439-440)
- Ecco quel che dobbiamo provare tutti. Una vera, autentica pienezza di sentimento. Una volta, una volta almeno, durasse pure tre mesi soli. (Paul Morel: cap XII, p. 444)
[modifica] Explicit
«Mamma!» bisbigliò. «Mamma!»
Era lei il solo essere che potesse sostenerlo. Ed essa se n'era andata, svanendo nel tutto. Avrebbe voluto sentirsi toccare da lei, camminarle ancora a fianco.
Ma no, non doveva arrendersi. Si rivoltò deciso incamminandosi verso la fosforescenza d'oro della città. Teneva i pugni stretti, le labbra serrate. Non avrebbe preso la via delle tenebre, per seguirla. In fretta camminava verso il debole, confuso mormorio della città illuminata.
[modifica] Mare e Sardegna
[modifica] Incipit
Si sente la necessità assoluta di muoversi. E soprattutto di muoversi in una direzione particolare. Una doppia necessità: muoversi e sapere in che direzione.
[modifica] Citazioni
- Così ci fermiamo al Dazio, la casetta della dogana in città, e Vestito di Velluto deve pagare per della carne e del formaggio che porta con sé. Dopo di che scivoliamo via nella fredda strada principale di Nuoro. Penso che questa è la patria di Grazia Deledda, la scrittrice, e vedo una bottega di barbiere: De Ledda. E grazie al cielo siamo alla fine del viaggio. Sono le quattro passate. (cap. 6, p. 209)
- [riferendosi alla Sardegna] Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo.
- La Sardegna è un'altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient'affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime… Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.
- La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia.
- E improvvisamente ecco Cagliari: una città nuda che si alza ripida, ripida, dorata, accatastata nuda verso il cielo dalla pianura all'inizio della profonda baia senza forme. È strana e piuttosto sorprendente, per nulla somigliante all'Italia. La città si ammucchia verso l'alto, quasi in miniatura, e mi fa pensare a Gerusalemme: senza alberi, senza riparo, che si erge spoglia e fiera, remota come se fosse indietro nella storia, come una città nel messale miniato da un monaco. Ci si chiede come abbia fatto ad arrivare là. Sembra la Spagna, o Malta: non l'Italia.
- Fredda Cagliari di pietra: in estate devi essere di un caldo rovente, Cagliari, come una fornace.
- Cagliari è molto ripida. A metà c'è uno strano posto chiamato i bastioni, un ampio spazio pianeggiante simile a una piazza d'armi con alberi, curiosamente sospeso sopra la città, e dal quale parte un piano inclinato, simile a un ampio viadotto di traverso sopra alla strada a chiocciola che si inerpica verso l'alto. Sopra ai bastioni la città continua a salire ripida verso la Cattedrale e la fortezza.
- Ma ancora mi ricorda Malta. Persa tra Europa e Africa, appartiene a nessun luogo. Appartiene a nessun luogo, non essendo mai appartenuta a nessun luogo. Alla Spagna e agli Arabi e ai Fenici, più di tutto. Ma come se non avesse mai veramente avuto un destino. Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia.
- Oh strette, buie, umide strade che salgono verso la Cattedrale, simili a fessure. Per un pelo schivo un enorme secchio di sciacquatura che precipita giù dal cielo. Un ragazzino che stava giocando per la strada, la cui schivata non è cosi netta, guarda in su con quell'ingenuo, impersonale stupore con cui i bambini osservano una stella o un lampione.
[modifica] Incipit di alcune opere
[modifica] L'amante di Lady Chatterley
Abitanti di un'epoca tragica, ci rifiutiamo di prenderla tragicamente. Ci muoviamo tra le rovine di una catastrofe trascorsa accingendoci, ogni volta, alla ricostruzione, al riordino delle nostre tenui speranze.
[modifica] L'uomo che amava le isole
C'era un uomo che amava le isole. Era nato su un'isola, ma non gli si addiceva perché c'era troppa gente oltre a lui. Voleva un'isola per conto proprio: non necessariamente per starci da solo, ma per fame un mondo tutto per sé.
Un'isola, se comincia a essere grandina, non è meglio di un continente. Per la verità deve essere piuttosto piccola, per assumere sembianze di isola; e questa storia mostrerà quanto minuscola debba essere, prima che tu possa ritenerla pronta a riempirla con la tua personalità.
[modifica] Bibliografia
- David Herbert Lawrence, Mare e Sardegna (Sea and Sardinia, New York, 1921), a cura di Luciano Marrocu, traduzione di Tiziana Serra, Ilisso, Nuoro, 2000. ISBN 88-87825-17-3
- David Herbert Lawrence, Figli e amanti, traduzione di Franca Cangogni, Oscar Mondadori, 1988.
- David Herbert Lawrence, L'amante di Lady Chatterley, traduzione di Gian Luca Guerneri, Guaraldi, 1995.
- David Herbert Lawrence, L'uomo che amava le isole, traduzione di Flaviana Sortino, Newton Compton, 1994.
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Opere
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Figli ed amanti (1913) -
L'amante di Lady Chatterley (1928)