Dmitrij Dmitrievič Šostakovič

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Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, 1942

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič (1906 – 1975), compositore e pianista russo.

  • Io ho la mia musica, ed è parecchia, ed è in base ad essa che la gente dovrebbe giudicarmi. (da Testimony: The Memoirs of Dmitri Shostakovich, raccolte da Solomon Volkov[1])
Dall'intervento al Congresso dell'Unione dei Compositori Sovietici, 1948

[1]

  • Il primo problema riguarda l'inizio melodico della mia musica. Vedo le mie future composizioni come un pensiero melodico ben definito. (p. 163)
  • Le immagini melodiche possono essere molto varie, come molto varia e ricca è la realtà degli uomini che ci circondano. (p. 163)
  • Secondo me, la melodia non può e non deve essere relaizzata solo in un motivo lirico: può essere invece collegata anche alla sfera intellettuale, esprimere un pensiero e fare appello a un pensiero, può esprimersi in varie forme. (p. 163)
  • Credo che alla base del secondo studio di Chopin ci sia una immagine melodica ben definita, anche se espressa con passaggi cromatici. Un esempio molto chiaro, anche se diverso, è racchiuso nel balletto di Rimskij-Korsakov Il volo del calabrone e nella terza parte della Sesta Sinfonia di Čajkovskij. (p. 163)
  • La melodia deve essere, in primo luogo, il motivo principale, in secondo luogo deve essere collegata con la musica popolare (melos). (p. 163)
  • L'immagine melodica deve definire l'armonia, la polifonia, la strumentazione ecc. Inoltre l'armonia non deve e non può avere funzioni passive, essendo nel suo genere un supplemento alla melodia.
    Il suo compito, ancora più profondo, è di scoprire l'immagine di renderla più chiara, più realistica, più vitale, più ricca. (p. 163)

[Traduzione di M. Molla e A. Guarnieri, da Musica e politica]

Citazioni su Dmitrij Dmitrievič Šostakovič[modifica]

  • Le scelte stilistiche di Šostakovič, l'intensa drammaticità, lo humour corrosivo, le sue lugubri estasi liriche, sono i suoi mezzi di autodifesa artistica in un processo di progressivo rifiuto della realtà contingente per una realtù fantastica che si fa sempre più chiara ed attraente, conducendolo irresistibilmente al cuore della sua ricerca artistica, al suo nodo cruciale: un'esclusiva e continua meditazione sul tema della morte quale atto finale, lucidamente disperato, di sopravvivenza creativa o spirituale. (Gianfranco Vinay)
  • Nei confronti dell'arte musicale di Šostakovič ci si è posti [...], da un unico angolo visuale, con una restrizione del campo critico mai attuata per nessun altro compositore. Se è pur vero che l'arte musicale di Šostakovič fu influenzata dagli eventi politici della storia sovietica e che in regime di controllo estetico la comunicazione musicale soggiace a fortissimi condizionamenti, è altresì vero che essa non è unicamente consacrata all'impegno civile ed all'occultamento, al mascheramento della sfera emotiva e spirituale privata sotto di quello, ma che l'uno e l'altro aspetto, sia pure in modo drammatico e contraddittorio, incidono a livello fantastico più profondamente attraverso una trasformazione delle componenti linguistiche e spirituali che si realizza all'interno del processo creativo. (Gianfranco Vinay)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Gianfranco Vinay, Il Novecento nell'Europa Orientale e negli Stati Uniti, p. 41, E.D.T. Torino 1991.

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