Domenico Ciampoli
Domenico Ciampoli (1852 – 1929), scrittore, bibliotecario e slavista italiano.
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Incipit di Fiabe abruzzesi [modifica]
La Rupe della Zita [modifica]
Camminavamo a rilento; io su di un povero cavallo da nolo e il mio vetturino a piedi. Un sentieruzzo scosceso, pieno di ciottoli ci menava al guado del Sinello, le cui acque s'udivano scorrere fra i macigni pel cupo mormorio che brontolava da lontano.
Si faceva sera. Il sole indorava le case di un paesello — Gissi — posto al culmine dell'erta collina al di là del fiume, e ne facevi luccicare i' vetri, i quali splendevano per un poco di luce viva e scintillante, e poi sparivano a mano a mano che il cavallo avanzava.
La Maggiorana [modifica]
La notte dell'ultimo d'Aprile — è costume vecchio quanto l'Orco — tra le nostre montagne si sta a veglia come alla vigilia del Natale; ma su le rupi e su i poggi non si accendono i grandi fuochi che splendono tra la neve il ventiquattro Decembre; sì bene sull'aia, quando il tempo è bello — e lo è quasi sempre di quel giorno — tutti gli abitanti del villaggio fanno a gara per metter fuori le primizie della stagione, e, adornatele di fiori, aspettano che le colga la rugiada dell'alba, accoccolati in giro a raccontar panzane e storielline e favolette da tener desti anche i sordi.
Asilo [modifica]
Una grande meraviglia faceva uscire sulla porta delle capanne gli abitanti della valle di Roccabruna. Vedevano là, in cima al colle dirupato, il castello, il vecchio castello tutto illuminato: un gran fuoco ardeva sulla torre più alta, e di quando in quando, al chiaror delle vampe comparivano sui merli delle persone, come piccoli demoni nelle fiamme. E certo lo stupore di que' poveri contadini doveva accrescersi pensando che — secondo il costume — quelli eran segni di gioia, la quale — anche secondo il costume — non poteva manifestarsi che dopo molti mesi dalla morte del vecchio barone: eppure il vecchio barone era stato seppellito solo da quindici giorni, né l'unico erede, Giovanni di Cordova, a cui s'eran fatti dispacci, su dispacci era giunto in tempo per raccoglierne le ultime volontà.
Il Poema di Corradino [modifica]
Un poema in prosa?
E perché no? Forse il popolo non ha i suoi poemi, che si tramandano di padre in figlio e vivono ignorati nella mente e nel cuore del povero boscaiuolo e dell'alpigiano? Tutto che è forte e gentile, mesto e meraviglioso trova un'eco fedele tra la queta pace dei boschi, tra le rupi ove dominano il montanaro e l'aquila, dove al soffio della tramontana fischiano ancora i merli del bieco castello feudale, e paiono raccontare storie di terrore.
Il Duca zoppo [modifica]
Forse è storia, ed è in voce di leggenda.
Le giovinette che sentono raccontarla si stringono alla mamma facendosi rosse, e poi la notte fanno brutti sogni. E la dimane raccontano il brutto sogno al fidanzato sotto le ombre de' boschi o delle siepi di rovi per affrettare il giorno delle nozze.
Bibliografia [modifica]
- Domenico Ciampoli, Fiabe abruzzesi, Lecce, S. Ammirato, 1880.
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