Donald Nicholl

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Donald Nicholl (1923 – 1997), scrittore, storico e teologo britannico.

Il pensiero contemporaneo[modifica]

Incipit[modifica]

Lo scopo di questo libro
È sempre consigliabile, quando si affronta una discussione, tentare di incominciare da qualche fatto sul quale si è d'accordo. Oggi la maggior parte della gente sarebbe concorde nel dire che il mondo nel quale viviamo ha una notevole rassomiglianza con la torre di Babele, poiché ognuno parla con una velocità tale e tanto forte quanto è possibile farlo in una lingua che nessun altro può capire; se possediamo una stazione trasmittente o se pubblichiamo una rivista alla moda godiamo del vantaggio di essere ascoltati, ma abbiamo una probabilità più scarsa di chiunque altro di essere capiti. Su una lunghezza d'onda la lode della «democrazia» significa eliminazione degli avversari, su un'altra lunghezza d'onda «democrazia» significa mentire con così grande successo che gli avversari finiscono con l'accettare le nostre bugie. Su una lunghezza d'onda «libertà» significa fare ciò che ci dice un commissario, su un'altra lunghezza d'onda significa fare ciò che ci dice un funzionario dell'amministrazione civile dello Stato. Sino a tanto che qualcuno di quelli che trasmettono su una di queste lunghezze d'onda non dedica del tempo ad ascoltare quelli che trasmettono sull'altra, le discussioni circa la vera democrazia o la vera libertà non possono essere fruttuose.

Citazioni[modifica]

  • [...] quando una persona lotta per scoprire la luce che esiste nascosta nei pensatori pagani, non dovrebbe confidare nelle sue sole forze per farlo; ma credere in tutta la potente luce di Dio. La gente che camminò nell'oscurità vide infine una gran luce, ma la vide, non la creò. (p. 34)
  • [...] se permettessimo agli errori correnti tra la gente dotta di diventare correnti nella vita di ogni giorno, diventeremmo tutti matti. (p. 37)
  • Chiamate l'errore come volete, purché lo riconosciate per quello che è. (p. 37)
  • La filosofia è divenuta un gioco per il quale i filosofi stessi non provano un grande interesse, dacché non lo giocano più; semplicemente redigono definizioni e passano la loro vita a rivederle. (p. 47)
  • La filosofia [...] quando à valutabile, è buonsenso chiarificato. (p. 48)
  • Il sussurro: «Saremo come dei», è per il marxista la sorgente e la realizzazione di tutte le sue ambizioni; per il cristiano è la peggiore tentazione diabolica e conduce inevitabilmente alla perdizione. (p. 82)
  • Ci sono errori nel modo di giudicare e peccati sulla strada della vita, ma in nessun altro modo e per nessun'altra strada possiamo arrivare alla verità, che giace alla fine del giudicare e del vivere. (p. 99)
  • Gli uomini moderni vivono in uno stato di perpetua tensione prodotta dall'insicurezza, dalla guerra sempre incombente, dall'incessante rumore; essi non possono liberare questa tensione in modo naturale, e così cercano distrazioni; ci sono alcuni uomini, specialmente gli introvertiti, che non possono liberarsi dalla loro tensione, e così tentano di darle un nome, di spiegarla. Che la chiamino nausée con Sartre o Angst con Heidegger non c'è grande differenza. La tensione comunque non si esaurisce. (p. 134-135)
  • Heidegger, per così dire, tenta di scuoterci e di colpirci facendoci constatare la straordinarietà della nostra esistenza. Una volta avvenuto ciò ci troviamo in condizioni di poter raggiungere il significato dell'esistere alla stessa profondità raggiunta dal filosofo presocratico preferito da Heidegger. Tuttavia nemmeno Heidegger è riuscito a rivelarci la sua filosofia dell'essere non realizzata; poiché Sein und Zeit termina con una domanda: «Che cosa è l'essere?». Ed il volume dal quale ci aspettiamo una risposta non è ancora apparso, e probabilmente non apparirà mai.
  • Il punto centrale delle sue riflessioni estremamente complicate sembra essere che la «verità» è stata troppo prontamente accettata come l'adeguarsi della mente al suo soggetto. Ma l'essenza della verità è qualcosa di molto più profondo di questa semplice conformazione della mente al suo soggetto, poiché c'è un punto in cui non siamo noi che giudichiamo la verità, ma la verità che si rivela a noi. La verità non dipende dai nostri giudizi, si svela quasi spontaneamente quando raggiungiamo l'esistenza.
  • La data di nascita sull'esistenzialismo moderno può essere fissata nel momento in cui Søren Kierkegaard uscì dal sistema hegeliano per entrare nell'«esistenza». Sfortunatamente portò con sé un po' di quel sistema.
  • Alcuni fenomenologi riuscirono a mantenere un certo equilibrio, sembrerebbe, in virtù della loro metafisica o di quei presupposti che infine accettarono dopo averne provata la validità. Edith Stein, per esempio, si formò alla metafisica di san Tommaso e continuò ad usare il metodo fenomenologico entro l'ossatura della metafisica tomistica. I suoi risultati sono contenuti in lavori come Usserl und St. Thomas, Endliches und ewiges Sein, Kreuzesvissenschaft. Ella testimoniò in favore dei propri presupposti sacrificando la vita durante la tirannia nazista in Europa. E, alla fine, può ben dimostrare di essere stata la più grande gloria della scuola fenomenologica.

Bibliografia[modifica]

  • Donald Nicholl, Il pensiero contemporaneo (Recent Thought In Focus), traduzione di Bruna De Allegri, Società Editrice Vita e Pensiero, Milano 1956.

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