Dragonlance

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Dragonlance, saga letteraria fantasy di Margaret Weis e Tracy Hickman.

  • Quelli erano sogni ad occhi aperti, ma del resto i giovani sono fatti di sogni. (da I fratelli in armi)

I draghi del crepuscolo d'autunno[modifica]

  • Usciremo dalla cucina! (Tanis Mezzelfo)
  • "Non ti affliggere, guerriero," disse lei. "Il daino compie il suo scopo nella vita provvedendo al sostentamento del cacciatore, sia esso lupo o uomo. Noi non piangiamo per la perdita di coloro che muoiono compiendo il loro destino." Per un attimo, a Tanis sembrò che gli occhi scuri della Guardiana della Foresta si soffermassero su Sturm mentre parlava, ed essi erano colmi di una così profonda tristezza che il cuore del mezzelfo si riempì di paura.
  • Anche se disprezzato da tutte le altre razze di Krynn, per i kender lo hoopak era più di un semplice attrezzo o un'arma – era il loro simbolo. "Sulle strade nuove ci vuole un hoopak", recitava un detto molto diffuso tra i kender, sempre seguito da un altro detto: "Non esistono strade vecchie".
  • Arrestate quell'albero! Lo accuso di avermi sottratto il sole! (Fizban)
  • Figli miei... (Matafleur)
  • La speranza è la negazione della realtà, è la carota appesa davanti al muso dell'asino per farlo camminare nel vano tentativo di raggiungerla... (Raistlin)
  • Come posso essere certo di qualcosa, mezzelfo? Non sono neppure certo del mio prossimo respiro. La morte è l'unica grande certezza della vita. (Raistlin)

I draghi della notte d'inverno[modifica]

  • E io perché sono diverso? si chiese Sturm. Ma egli conosceva la risposta e il borbottio del nano gli faceva da contrappunto. Era diverso a causa del nano, del kender, del mezzelfo. Gli avevano insegnato a guardare il mondo con altri occhi. Occhi a mandorla, occhietti piccini ed anche occhi a clessidra. I Cavalieri come Derek vedevano il mondo senza sfumature, in bianco e nero. Sturm aveva visto il mondo in tutti i suoi splendidi colori luminosi, in tutto il suo piatto grigiore.
  • Il mago dalle Vesti Bianche aveva chiuso i leggeri cancelli della Torre [di Palanthas] con una chiave d'argento. Il Reggente allungò la mano bramando la chiave quando un mago dalle Vesti Nere apparve alla finestra di uno dei piani superiori. «I cancelli rimarranno chiusi e le sale rimarranno vuote fino al giorno in cui il Signore del Passato e del Presente ritornerà con il suo potere» gridò. Quindi si lanciò dalla finestra buttandosi ed andando a conficcarsi sulle punte del cancello; prima di morire, lanciò una maledizione contro la Torre.
  • «Io pensavo che fosse morto...» disse Tas, senza riuscire a credere ai propri occhi. «E allora non dovrebbe andare in giro a spaventare la gente!» affermò il vecchio arrabbiandosi. «Gliene dirò quattro. Ehi tu!» gridò. Tas allungò una mano tremante e tirò la manica delle veste del vecchio. «Io... io non sono sicuro, m... ma credo che tu sia Fizban.» (Tasslehoff Burrfoot e Fizban)
  • L'atteggiamento disinvolto e distratto dei kender nei confronti degli averi altrui si estendeva anche alle loro stesse proprietà. Non c'era niente che restasse troppo a lungo nella casa di un kender, a meno che non fosse inchiodato al pavimento. C'era sicuramente qualche vicino di casa che entrava, girava per le stanze, ammirava un determinato oggetto e, distrattamente, se ne usciva infilandoselo in tasca. Tra i kender un cimelio di famiglia era, per definizione, ciò che restava in una casa per più di tre settimane.
  • Prima il kender ci procura l'accusa di aver incitato una sommossa e poi sparisce. Adesso, il cavaliere ci fa buttare in prigione. La prossima volta ricordami di andare dietro al mago. Almeno so che quello è pazzo! (Flint)
  • Se rinneghiamo l'amore che ci viene dato, se ci rifiutiamo di donare amore perché temiamo il dolore della sua perdita, allora le nostre vite saranno vuote, la nostra perdita più grande. (Tanis Mezzelfo)
  • Ho preso l'argento fuso dai reconditi anfratti nel cuore del Monumento del Drago d'Argento. Con il braccio d'argento che gli dei mi hanno donato ho forgiato l'arma di cui racconta la leggenda. E ve la porto – La porto a tutte le genti di Krynn – perché possiamo unirci e sconfiggere il grando male che minaccia di avvolgerci per sempre nelle tenebre. Vi porto... La Dragonlance. (Theros Ironfield)
  • Ringrazia il cielo che riusciamo ancora a provare pietà e orrore per la morte di un nemico. Il giorno in cui non ci importerà più niente dei nostri nemici sarà il giorno in cui perderemo questa battaglia. (Laurana)
  • Nessuno gnomo, vivo o morto, finisce mai una frase in vita sua. (Fizban)

I draghi dell'alba di primavera[modifica]

  • Io non prevedo il futuro. Vedo soltanto il presente mentre diventa passato. (Astinus di Palanthas)
  • Poi Raistlin si fermò e si guardò intorno.
    "Sono a casa" disse.
    La pace discese su Palanthas, il sole lenì la paura.
  • Ti ho mai raccontato di quella volta che ho trovato un mammuth lanoso dorato? (Tas)
  • E io ho fatto tutta questa strada di corsa, quasi ammazzandomi, per scappare da una Torre! (Flint Fireforge)

La sfida dei gemelli[modifica]

  • Vuoto... vuoto. Non c'era nulla dentro di lui? Sì... c'era qualcosa. Non molto, ma pur sempre qualcosa. La sua anima gli tese la mano. E la sua stessa mano rispose, protendendosi a toccare la pelle coperta di vesciche di Crysania.
  • "Cosa? Stai impallidendo, mago. Il tuo fragile corpo trema, le tue mani sono scosse da un tremito. I tuoi occhi si spalancano per la paura. Pròstrati davanti a me! Implora il mio perdono!..." "Mia Regina..." "Cosa? Non sei ancora in ginocchio?" "Mia Regina... tocca a te muovere." (Raistlin Majere e Takisis)
  • Raistlin liberò lentamente il Bastone, quasi cadde ma si risollevò barcollando, mettendosi dritto senza nessun aiuto, da solo.

L'alba del male[modifica]

  • E perché voglio che un giorno i grassi locandieri si inchinino davanti a me. (Raistlin Majere)
  • «L'anima di un mago viene forgiata nel crogiulo della magia», disse. «Se sceglierai volontariamente di entrare nel fuoco le fiamme ti potrebbero distruggere, ma se sopravviverai ad esse ogni colpo di martello servirà a modellare il tuo essere, ogni goccia d'acqua che ti verrà strappata servirà a temprare e rinforzare la tua anima. Riesci a capirlo?» (Antimodes dalla Veste Bianca)
  • «La magia viene dall'interno», aveva affermato il Maestro Theobald, «Comincia al centro del vostro essere e scorre verso l'esterno. Le parole intercettano la magia che fluisce dal cuore verso il cervello e da lì alla bocca, e nel pronunciarle voi date alla magia forma e sostanza, attivando l'incantesimo. Parole pronunciate da una bocca vuota servono invece soltanto a muovere le labbra»
  • «Noi maghi riconosciamo che nel mondo ci dev'essere un equilibrio», aveva cercato di spiegargli. «L'oscurità segue la luce del giorno, ed entrambe sono necessarie perché noi si continui ad esistere; allo stesso modo il Conclave rispetta sia l'oscurità sia la luce, chiedendo in cambio che tutti i maghi rispettino le sue leggi, che sono state elaborate nel corso dei secoli per proteggere la magia e quanti la praticano. La fedeltà di ogni mago deve andare innanzitutto alla magia, e poi a qualsiasi altra cosa.» (Raistlin)
  • I kender sono i veri innocenti di questo mondo, ci ricordano che consumiamo una quantità di tempo e di energia preoccupandoci di cose che in realtà non sono importanti. (Par-Salian)
  • La magia è nel sangue, scorre dal cuore, e ogni volta che la usi una parte di te se ne va con essa. Soltando quando sarai pronto a donare qualcosa di te senza ricevere nulla in cambio sarai in grado di utilizzarla. (Theobald Beckman)
  • Non ci si può nascondere dal pericolo, la morte fluttua nell'aria, striscia attraverso le finestre, viene trasmessa dalla stretta di mano di uno sconosciuto. Se cessiamo di vivere per paura della morte, allora siamo già morti. (Raistlin)
  • Tu stesso sei sempre stato solito dire che coloro che percorrono i sentieri della notte devono sapere come vedere il buio. (Antimodes della Veste Bianca)
  • Chiudendo il volume su cui aveva stilato le sue preziose annotazioni, Raistlin prese la penna e scrisse sulla copertina:
    Io, Magus
    E con un rapido, deciso tratto sottolineò quelle due parole.

Il mistero di Mereklar[modifica]

  • "Oh, lascialo venire, Raist", disse il guerriero. "Ci farà compagnia. Lo sai che ci annoiamo, a parlare soltanto fra noi." "Lo so che mi annoio a parlare solo con te, fratello mio, ma non penso che la situazione migliorerà, prendendo con noi un kender." (Raistlin e Caramon a proposito di Earwig)
  • Ma la gente li aveva presi come animali da compagnia, o forse erano stati i gatti a prendere la gente come animali da compagnia, a volte è difficile distinguere le due cose. (Shavas)
  • "Il soldato ne parlava con uno dei suoi colleghi. L'uomo assasinato, non aveva il cuore!" "Beato lui", Disse il mago. (Earwig e Raistlin)

I draghi degli abissi dei nani[modifica]

  • I pensieri di Tasslehoff erano meno facili da esporre in maniera coerente, dato che somigliavano di più al volo di un'ape ubriaca che errasse di fiore in fiore. Essi si articolavano più o meno in questo modo:
    «Non c'è bisogno che Caramon mi tenga tanto stretto (Indignazione) Perché non cadrò di certo fuori. Oh! Guarda là! (Eccitazione) Darò un'occhiata più da vicino. No, credo di no (Rimpianto) Ecco che se ne va. Guarda là! Altri nani! Salve, nani! Mi chiamo Tasslehoff Burrfoot. Quella era una rapa? (Eccitazione) Arman, era una rapa, quella che ti hanno tirato contro? Di certo ha un colore strano, per essere una rapa (Curiosità) Non avevo mai visto una rapa nera, prima d'ora. Ti dispiace se la guardo meglio? Ecco, non c'è bisogno che tu sia così scontroso (Offesa) Non ti ha colpito così forte. Ehi, ragazzi! Guardate quello! (Eccitazione) ...».
  • Alla fine, tormentandosi la barba, Arman chiese loro se avevano qualche domanda da fargli. «Si», rispose Caramon, tenendo sollevata sulla testa una delle pesanti testate di letto che stava mettendo in posizione sul pavimento. «Quando si cena?».
  • Flint sorprese il kender nell'atto di cercare di staccare dal muro una grossa ascia da guerra da orco.
    «Mettila giù!» ordinò con fervore. «Che altro hai ficcato nelle tue sacche...».
    «Non ho sacche» gli fece notare Tas, in tono triste. «Ho dovuto metterle giù per indossare l'armatura da nano».
    «Nelle tasche, allora», farfugliò Flint. «Se scopro che hai rubato qualcosa...»
    «Non ho mai rubato in vita mia!» protestò Tas. «Rubare è sbagliato!».
    «D'accordo», si corresse Flint, con un profondo respiro. «Diciamo che se scopro che hai "preso a prestito" qualcosa, o raccolto qualcosa che qualcuno ha "lasciato cadere"...»
    «Rubare ai morti è estremamente sbagliato» dichiarò Tas, in tono solenne. «Provoca perfino delle maledizioni»
    «Vuoi lasciarmi finire la frase?» ruggì Flint.
    «Si, Flint», annuì sottomesso, «Che cosa volevi dire?»
    «L'ho dimenticato», ringhiò Flint, «Vieni con me».
  • Flint stava per avviarsi di nuovo giù per le scale quando si guardò intorno e si rese conto di essere solo, cosa che destò in lui un senso di panico. Aveva dimenticato le regole base da osservare quando si viaggiava con un kender. Regola numero uno: mai permettere che un kender si sentisse annoiato. Regola numero due: mai perdere di vista un kender annoiato.
  • Si sentiva vagamente in colpa per aver mandato il kender a incontrare quello spettro, o ghoul, o chissà che altro era la cosa che sosteneva di essere Kharas, ma placò in fretta la propria coscienza ricordando a se stesso che il kender aveva un notevole talento per la sopravvivenza. «Riesce soltanto a far ammazzare le altre persone», borbottò. «Semmai, dovrei essere preoccupato per il fantasma». (Flint)
  • «Ho incontrato un mammuth lanoso dorato, Flint! Mi ha mostrato la via per andarcene da qui.», disse.
    «Basta con i mammuth lanosi», ingiunse Flint, fissandolo con irritazione. «Basta adesso e anche in futuro».
    «Cosa?» Tasslehoff era confuso. «Non ho detto mammuth lanoso dorato, perché non esistono i mammuth lanosi dorati. Ho incontrato un... un mammuth lanoso dorato». Si premette le mani sulla bocca.
    «Perché ho detto questo? Non ho visto un mammuth lanoso. si trattava di un mammuth lanoso dorato». Tas si assestò un colpo alla testa, sperando di scrollarsi il cervello.
    «Era grosso, era dorato, aveva le ali e la coda, ed era un... mammuth lanoso». Per quando ci provasse e si sforzasse, non riusciva a dire la parola d... mammuth lanoso.

Bibliografia[modifica]

  • Margaret Weis e Tracy Hickman, I draghi del crepuscolo d'autunno, traduzione di Stefano Negrini, Arnoldo Mondadori, Milano 1994. ISBN 8804380985
  • Margaret Weis e Tracy Hickman, I draghi della notte d'inverno, traduzione di Stefano Negrini, Armenia, Milano 1989. ISBN 8834410165
  • Margaret Weis e Tracy Hickman, I draghi dell'alba di primavera, traduzione di Gian Paolo Cossato e Sandro Sandrelli, Armenia, Milano, 1989. ISBN 8834410173

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