Dwight D. Eisenhower

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Dwight David Eisenhower

Dwight David Eisenhower (1890 – 1969), militare e uomo politico statunitense, trentaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d'America.

Citazioni di Dwight D. Eisenhower[modifica]

  • Le cose sono più simili a come sono ora che a come sono mai state in precedenza.[1]
  • Un ateo è una persona che guarda la finale del campionato di football e non si preoccupa di sapere chi vincerà.[2]
  • Per essere atei non è necessario possedere un cervello.
It takes no brains to be an atheist.[3]

Che cos'è il comando?[modifica]

Incipit[modifica]

Quando Churchill morì lo scorso gennaio, la spontanea dimostrazione di affetto e ammirazione che giunse da ogni parte del mondo fu un tributo a un uomo grande e nobile. Ma fu anche qualcosa di più: fu un fulgido omaggio alle doti di comando. Il mondo ha sempre attribuito grande valore all'arte del comando e nella persona di Sir Winston Churchill tutti riscontravano un superbo complesso di quelle caratteristiche che elevano e ispirano l'animo umano.[4]

Citazioni[modifica]

  • [...] è impossibile sezionare la mente e l'animo umano, per individuarne le singole parti.[4]
  • Un mio vecchio e stimato comandante soleva dire: «Prendete sempre sul serio il vostro compito e mai voi stesso.»[4]
  • Konrad Adenauer [...] è stato una delle poche figure politiche del suo Paese che ebbe il coraggio di opporsi a Adolf Hitler. Anche dopo che il nazismo ebbe conquistato il potere, egli continuò a propugnare fermamente e apertamente i principi della democrazia, il che lo portò a passare un periodo di tempo in carcere.[4]
  • Il Generale Charles De Gaulle, io lo stimo e lo ammiro. La maggiore delle sue molte e splendide virtù è stata la sua indomabile volontà di ridare alla Francia una posizione di gloria e di prestigio.[4]
  • Strettamente legato alla dedizione è un altro fattore fondamentale dell'arte del comando: la forza d'animo, la capacità di resistere alle avversità, di risollevarsi dalla sconfitta e di dare ancora battaglia, d'imparare dai propri errori e di muovere risolutamente verso la meta finale. Il classico esempio americano di questa virtù è Giorgio Washington. A parte uno o due piccoli successi, Washington non ebbe la soddisfazione di nessuna importante vittoria militare fino alla resa finale del generale inglese Cornwallis, a Yorktown.[4]
  • Sono convinto che un capo debba avere l'umiltà di accettare pubblicamente la responsabilità degli errori dei subordinati che ha scelto e che, del pari, debba riconoscere pubblicamente il merito dei loro successi.[4]
  • Chiunque compia bene il suo lavoro, chiunque abbia una giustificata fiducia in se stesso e non si lasci turbare senza motivo dallo scherno dei cinici e degli scansafatiche, chiunque rimanga fedele al suo onesto proposito e tenga gli altri nella giusta considerazione è essenzialmente un capo.[4]

Note[modifica]

  1. Citato in John D. Barrow, I numeri dell'universo, Mondadori 2004.
  2. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 67. ISBN 88-8598-826-2.
  3. Citato in Ray Comfort , The Bible evidence, Bridge-Logos Publishers, 2002, p. 1. ISBN 978-0-88270-897-3
  4. a b c d e f g h Citato in Selezione dal Reader's Digest, agosto 1965.

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