Edmund Burke

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Edmund Burke

Edmund Burke (1729 – 1797), politico, filosofo e scrittore britannico, di origine irlandese.

  • Gli abitanti delle colonie meridionali sono più fortemente attaccati alla libertà di quelli delle settentrionali. Tali furono tutti gli antichi Stati, tali furono i nostri antenati gotici, tali furono i polacchi della nostra era, e tali saranno tutti i padroni di schiavi che non siano schiavi essi stessi. In questi popoli la superbia dell'imperio si combina con lo spirito di libertà, lo fortifica o lo rende invincibile. (1826, vol. III, p. 54 o 1963, p. 91; citato in Losurdo 2005, p. 130)
  • Più grande è il potere, più pericoloso è il suo abuso.
The greater the power, the more dangerous the abuse. (da un discorso alla Camera dei comuni, Londra, 7 febbraio 1771, in Selected Writings and Speeches, a cura di Peter James Stanlis, Transaction Publishers, 1963)
  • Non è ciò che un avvocato mi dice che potrei fare; ma ciò che umanità, ragione e giustizia mi dicono che dovrei fare. (da The Second Speech on Conciliation with America, 1775)
  • È lenta la marcia della mente umana. (da The Second Speech on Conciliation with America, 1775)
  • Tutti gli uomini che si rovinano, lo fanno dalla parte delle loro inclinazioni naturali. (da Letters On a Regicide Peace, 1796)
  • Fare una rivoluzione significa sovvertire l'antico ordinamento del proprio paese; e non si può ricorrere a ragioni comuni per giustificare un così violento procedimento. […] Passando dai principî che hanno creato e cementato questa costituzione all'Assemblea Nazionale, che deve apparire e agire come potere sovrano, vediamo qui un organismo costituito con ogni possibile potere e senza alcuna possibilità di controllo esterno. Vediamo un organismo senza leggi fondamentali, senza massime stabilite, senza norme di procedure rispettate, che niente può vincolare a un sistema qualsiasi. [...] Se questa mostruosa costituzione continuerà a vivere, la Francia sarà interamente governata da bande di agitatori, da società cittadine composte da manipolatori di assegnati, da fiduciari per la vendita dei beni della Chiesa, procuratori, agenti, speculatori, avventurieri tutti che comporranno una ignobile oligarchia, fondata sulla distruzione della Corona, della Chiesa, della nobiltà e del popolo. Qui finiscono tutti gli ingannevoli sogni e visioni di eguaglianza e di diritti dell'uomo. Nella "palude Serbonia" di questa vile oligarchia tutti saranno assorbiti, soffocati e perduti per sempre. (da Reflection on the Revolution in France, 1790)
  • Per quattrocento anni siamo andati avanti, ma non posso credere che non siamo materialmente cambiati. Grazie alla nostra ostilità verso le innovazioni, grazie alla neghittosità del nostro carattere nazionale, ancora possediamo la tempra dei nostri padri. Noi non abbiamo perduto – come io penso – la liberalità e la dignità di pensiero del quattordicesimo secolo, né però abbiamo fatto di noi stessi dei selvaggi. Noi non siamo i proseliti di Rousseau; noi non siamo i discepoli di Voltaire; Helvétius non ha attecchito tra noi. Gli atei non sono i nostri predicatori; i folli non sono i nostri legislatori. (da Reflection on the Revolution in France, 1790)
  • Per il fatto che una mezza dozzina di grilli sotto una siepe fanno risuonare il campo del loro strepito inopportuno, [...] non figuratevi che quelli che fanno tanto rumore siano i soli abitanti del campo. (da Reflection on the Revolution in France, 1790)
  • Sono ormai passati sedici o diciassette anni da quando scorsi per la prima volta la Regina di Francia, allora la Delfina, a Versailles, e certo mai visione più leggiadra venne a visitare questa terra, ch'essa sembrava appena sfiorare. La vidi al suo primo sorgere all'orizzonte, decorare ed allietare quella sfera elevata in cui aveva appena incominciato a muoversi, fulgida al pari della stella del mattino, piena di vita e di splendore e di gioia. Oh! quale rivoluzione! e quale cuore dovrei aver io per contemplare senza commozione quell'elevatezza e quella caduta! […] Non avrei mai sognato di vivere abbastanza da vedere un disastro del genere abbattersi su di lei in una nazione d'uomini così galanti, in una nazione d'uomini d'onore e di cavalieri. Nella mia immaginazione vedevo diecimila spade levarsi subitamente dalle loro guaine a vendicare foss'anche uno sguardo che la minacciasse d'insulto. Ma l'età della cavalleria è finita. Quella dei sofisti, degli economisti e dei contabili è giunta; e la gloria dell'Europa giace estinta per sempre. (da Reflection on the Revolution in France, 1790)

Attribuite[modifica]

  • Tutto ciò che è necessario per il trionfo del diavolo è che gli uomini buoni non facciano nulla.[1]
    Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all'azione. (citato in Call of Duty 4: Modern Warfare e nei titoli di coda del film L'ultima alba[2])
[Citazione errata] La frase non è presente in nessuna delle opere dello statista; la falsa attribuzione potrebbe essere nata da un celebre libro di citazioni, il Bartlett's Familiar Quotations uscito nel 1905.[1] La citazione potrebbe derivare da una frase simile di John Stuart Mill: «Gli uomini malvagi non hanno bisogno che di una cosa per raggiungere i loro scopi, cioè che gli uomini buoni guardino e non facciano nulla». Mill sembrerebbe essersi ispirato a una citazione dello stesso Burke, contenuta in Pensieri sulle cause dell'attuale malcontento (1770): «Quando i malvagi si uniscono, i buoni devono associarsi. Altrimenti cadranno uno ad uno, un sacrificio spietato in una lotta disprezzabile» («When bad men combine, the good must associate; else they will fall, one by one, an unpitied sacrifice in a contemptible struggle»). La citazione è talvolta attribuita anche a John Fitzgerald Kennedy e Charles F. Aked.[3]

Note[modifica]

  1. a b Cfr. Le dieci regine delle citazioni bufala, Corriere.it, 19 marzo 2009.
  2. GuidaTv. Sky, scheda Morandini
  3. (EN) Cfr. The Only Thing Necessary for the Triumph of Evil is that Good Men Do Nothing, QuoteInvestigator.com, 4 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica]

  • Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
  • Edmund Burke, The Works: A New Edition, 16 voll., Rivington, London, 1826.

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