Eduardo De Filippo

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Eduardo De Filippo nel costume di Pulcinella

Eduardo De Filippo (1900 – 1984), drammaturgo, attore e regista italiano.

Citazioni di Eduardo De Filippo[modifica]

  • 'A vita è tosta e nisciuno ti aiuta, o meglio ce sta chi t'aiuta ma una vota sola, pe' puté di': «t'aggio aiutato»...[1]
  • «C'aggi' 'a fa'? Tu saie tutto... Saie pure pecchè me trovo int' 'o peccato. C'aggi' 'a fa'?» Ma essa zitto, nun rispunneva. (Eccitata) «E accussì ffaie, è ove'? Cchiù nun parle e cchiù 'a gente te crede?... Sto parlanno cu' te! (Con arroganza vibrante) Rispunne!». (Rifacendo macchinalmente il tono di voce di qualcuno a lei sconosciuto che, in quel momento, parlò da ignota provenienza) «'E figlie so' ffiglie!». Me gelaie. Rummanette accussì, ferma. (S'irrigidisce fissando l'effige immaginaria) Forse si m'avutavo avarria visto o capito 'a do' veneva 'a voce: 'a dint' a na casa c' 'o balcone apierto, d' 'o vico appriesso, 'a copp' a na fenesta... Ma penzaie: «E pecchè proprio a chistu mumento? Che ne sape 'a ggente d' 'e fatte mieie? È stata Essa, allora... È stata 'a Madonna! S'è vista affrontata a tu per tu, e ha vuluto parlà... Ma, allora, 'a Madonna pe' parlà se serve 'e nuie... E quanno m'hanno ditto: "Ti togli il pensiero!", è stata pur'essa ca m' 'ha ditto, pe' me mettere 'a prova!... E nun saccio si fuie io o 'a Madonna d' 'e rrose ca facette c' 'a capa accussì! (Fa un cenno col capo come dire: "Si, hai compreso") 'E figlie so' ffiglie!» E giuraie.[2]
  • Napule è 'nu paese curioso: | è 'nu teatro antico, sempre apierto. | Ce nasce gente ca senza cuncierto[3] | scenne p' 'e strate e sape recita'.[4]
  • Quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare... è stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo. Così si fa il teatro. Così ho fatto![5]
  • Se un'idea non ha significato e utilità sociale non m'interessa lavorarci sopra.[6]
  • Se volete fare qualcosa di buono, fuitevenne[7] 'a Napoli.[8]
  • S'ha da aspettà, Amà. Ha da passà 'a nuttata.[9]
  • Sul becco [della caffettiera napoletana] io ci metto questo "coppitello" (cappuccio) di carta [in modo che] il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pure... prima di colare l'acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno, ...nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, ...in modo che, nel momento della colata, l'acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo.[10]
  • Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male.[11]
  • Voglio dire che tutto ha inizio, sempre da uno stimolo emotivo: reazione a una ingiustizia, sdegno per l'ipocrisia mia ed altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi.[12]
  • Voi sapete che io ho la nomina (non di senatore, per carità) che sono un orso, ho un carattere spinoso, che sfuggo… sono sfuggente. Non è vero. Se io non fossi stato sfuggente, se non fossi stato un orso, se non fossi stato uno che si mette da parte, non avrei potuto scrivere cinquantacinque commedie.[13]
Intervista di Claudio Donat-Cattin
  • Quand'ero piccolo amavo i vecchi, poi a un'età giovanile, non so, frequentavo i vecchi e non i giovani. Perché dai vecchi io apprendevo la saggezza, apprendevo e stavo a sentire quello che mi dicevano. E in quell'epoca i vecchi erano più altruisti. Mi ricordo un particolare: non vedevo l'ora di diventare vecchio.
  • Con la tecnica non si fa il teatro. Si fa il teatro se si ha fantasia.
  • In qualunque mestiere, in qualunque professione è bene tenere conto di questo: chi lavora egoisticamente non arriva a niente. Chi lavora altruisticamente se lo ritrova, il lavoro fatto.

[Eduardo, l'arte di invecchiare (1984), Rai Storia, 24 maggio 2011]

Incipit di alcune opere[modifica]

I morti non fanno paura[modifica]

Giovannino — Cose 'e pazze! Alfre', tu mi devi credere, io sono rimasto talmente scosso che per rimettermi mi ci vorranno un paio di mesi.
Alfredo — Tu... E io? Non più tardi di tre giorni fa siamo rimasti qui a giocare a scopa fino a mezzanotte.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Natale in casa Cupiello[modifica]

Concetta — Lucarie', Lucarie', scétate, songh' 'e nnove.
Luca — (svegliandosi di soprassalto) — Ah... songh' 'e nnove.
Concetta — Pìgliate 'o cafè.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

'O penziero[modifica]

  • Ncopp'a stu munno | n'ata padrona | nun 'a potevo | peggio truvà. (da La canzone della serva)
  • 'E denare vanno e vénneno | quanno ll'ommo vene e va, | quanno tene 'o pparlà facile | e se sape presentà… (da 'E denare)
  • Peggio pe' chi | sti panne | l'ha stracciate, | sapenno ca chi straccia nu vestito | can nun l'ha pavato, | è sempe uno ca straccia | 'a rrobb''e ll'ate! (da Sta pella)
  • E si 'a salute cresce | e si tu crisce | crisce pecché | stu vverde | cresce e pascia. (da 'A zappa)

Citazioni su Eduardo De Filippo[modifica]

  • Eduardo, che odia il Vesuvio, le canzonette, le cartoline, e che ha distrutto con le sue parole spesso acri, con le sue immagini appannate dallo sconforto, la retorica della felice città del sole. (Enzo Biagi)
  • "Natale in casa Cupiello" non aveva nessun bisogno di un terzo atto. Ma Eduardo ama la tragedia e il grand-guignol. (Peppino De Filippo)
  • Num me piace Eduardo, io sto con Peppino. E anche se adesso, Eduardo resta uno dei rari autori italiani, con Pirandello, Goldoni e Fo, a venir rappresentato all'estero, in futuro, chissà. Forse i posteri apprezzeranno più le straordinarie tirate di Pappagone di quelle, seriose, noiosine e piene di "caccole" di Eduardo. Virtù per il nostro Paese, cattolico e fintamente impegnato. (Paolo Villaggio)
  • Si sa, Eduardo non amava gli attori. Ma con Franca e con me scattò subito la simpatia. Forse perché, come noi, era un attore anomalo, mai devoto alle istituzioni, impegnato sul nostro stesso fronte. Così, senza esitare, firmò tutte le petizioni di "Soccorso Rosso" a favore dei detenuti politici. (Dario Fo)
  • Tra le centomila misses che circolano nel nostro e fuori del nostro Paese, c'è anche una «Miss Europa 1950» che si chiama Giovanna Pala. Fa del cinema naturalmente. Tempo fa lavorava ad Ostia e, in un intervallo di lavorazione, questa ragazza va al ristorante con i suoi compagni. Capita in quel luogo Eduardo e, chiamato festeggiato salutato, siede allo stesso tavolo . Lo presentano a Giovanna Pala. Passano dieci minuti e Giovanna domanda a Eduardo:
    – Lei come si chiama?
    – Eduardo De Filippo
    Due secondi di gelo e poi l'animazione dei commensali riprende. Passano altri dieci minuti, e Giovanna ancora rivolta a Eduardo, domanda:
    – Anche lei fa del teatro o del cinema?
    Eduardo la sta guardando ancora. (Lucio Ridenti)
  • Ecco. Eduardo De Filippo ad esempio: non mi piace. Perché? Perché è un vecchio cialtrone napoletano. Un monumento, davanti al quale tutti stanno a occhi in su. Non dice nulla di nuovo, mai. Amo piuttosto il valoroso Carmelo Bene, che pur nella sua confusione geniale tenta un discorso nuovo.[14] (Enrico Maria Salerno)

Note[modifica]

  1. Dalla commedia Questi fantasmi!, in Cantata dei giorni dispari.
  2. Filumena Marturano: da Filumena Marturano, in Rodolfo Di Giammarco, Grandi monologhi del teatro contemporaneo, Gremese Editore, 1999.
  3. Senza preparazione.
  4. Citato in Enzo Biagi, Italia, Rizzoli, Milano, 1975, p. 177. Nel libro: «Napule è un paese curioso | è nu teatro antica... sempre apierto | ce nasce gente ca senza cuncerto | scenne p' strade e sape recità.»
  5. Dall'ultimo discorso pubblico al Teatro di Taormina; citato in Taormina Arte 1984.
  6. Dalla nota introduttiva a I capolavori di Eduardo De Filippo, Einaudi.
  7. Fuggitevene.
  8. Citato in Giuseppe Tortora, Il risveglio della ragione. Quarant'anni di narrativa a Napoli, 1953-1993, Avagliano, 1994.
  9. Dalla commedia Napoli milionaria!.
  10. Dalla commedia Questi fantasmi!.
  11. Citato in Enzo Biagi, Quante storie, Rizzoli, Milano, 1989, p. 184. ISBN 88-17-85322-4
  12. Dalla nota introduttiva a I capolavori di Eduardo De Filippo, Einaudi.
  13. Dall'ultimo discorso pubblico al Teatro di Taormina; citato in Taormina Arte 1984.
  14. Citato in Nevio Boni, Come Salerno impara a vivere il caos, Stampa sera, 1 dicembre 1979.

Bibliografia[modifica]

  • Eduardo De Filippo, Cantata dei giorni dispari, Einaudi, 1976.
  • Eduardo De Filippo, 'O penziero. E altre poesie di Eduardo, Einaudi, 1985.

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]