Edward Lear

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Edward Lear, ritratto di Wilhelm Marstrand, 1840

Edward Lear (1812 – 1888), scrittore nonsense e pittore inglese. Spesso illustrava le sue stesse opere.

  • [Celano, 30 agosto 1843] Ricorderò sempre con particolare piacere ogni momento delle giornate passate a Celano: i mattini, sui freschi prati ai piedi del paese, vagando in mezzo agli alti pioppi, sparsi tra le vigne, fino a che il sole si affacciava sull'alta rupe e obbligava a cercare riparo in luoghi più nascosti; mezzogiorni senza nubi; quando tutto era immobile; le calme serate... il ritorno al paese al tramonto, accompaganto da gruppi di contadini che portavano il loro grano, o da una numerosa comitiva di ragazze, ognuna con la conca piena d'acqua, raccolta alla fresca sorgente ai piedi della roccia. E di notte com'era calmo e lucente il lago, simile a una striscia s'argento, sotto le finestre del palazzo, alla luce della luna piena, mentre il vecchio castello gettava lunghe ombre sul paese addormentato. (Illustrated Excursions in Italy (1846))[1]
  • [Trasacco, 28 Luglio 1843] Ma ciò che mi piacque di più a Trasacco fu la vista che si godeva nei pressi di una vecchia torre bizzarra e pittoresca, quadrata alla base ma tonda alla sommità: essa domina l'ampio lago, con lo sfondo del Velino in lontananza. (Illustrated Excursions in Italy (1846))
  • Rieti l'antica Reate, città dei Sabini, molto antica, sta sul Velino, all'estremità di una pianura ampia e fertile la cui bellezza può essere poco apprezzata solo da un visitatore frettoloso. Dalle numerose ville o dai vigneti sui fianchi delle colline boscose, che circondano dappertutto la campagna, si possono godere magnifiche vedute della città... Penso di aver osservato poche volte una scena più attraente di quella offerta dalle torri di Rieti e dal suo tranquillo mondo di vigneti, così come la vidi l'ultima sera del mio soggiorno. (citato in www.regionieambiente.it)

Indice

[modifica] Diario di un viaggio a piedi

  • Reggio Calabria è un grande giardino, uno dei luoghi più belli che si possano trovare sulla terra.
  • Eravamo quindi diretti a Canolo, che ci era stato descritto dai nostri amici di Gerace come un "luogo tutto orrido, ed al modo vostro pittoresco".
  • A Canolo eravamo obbligati a recarci perché ci era stata descritta dai nostri amici di Gerace come «un luogo tutto orrido, ed al modo vostro pittoresco». (2002, pag. 112)
  • [A Canolo] Il villaggio per se stesso è schiacciato e spinto in un nido di rocce appuntite subito dopo il vasto precipizio che si chiude attorno al Passo del Mercante, e quando da una parte si guarda a questa barriera di pietre, e poi, girando attorno si guarda il mare distante e le colline ondulate, nessun contrasto può essere più rimarchevole. (2002, pag. 113)
  • [A Canolo] All'ora del pranzo, il bravo vecchio Don Giovanni Rosa ci ha divertiti e intrattenuti con la sua amabile semplicità e buona educazione. Lui è stato solo una volta in vita sua (ed ha 82 anni) a Gerace, e mai più in là. «Perché dovrei andare?» ha detto, «Se, quando morirò, come dovrò ben presto, troverò il Paradiso come Canolo, sarò molto felice. Per me «Canolo mio» è sempre stato come un Paradiso — sempre mi sembra Paradiso, niente mi manca». (2002, pag. 114)
  • Lontano, sotto di noi, c'era Casalnuovo, una delle città che sono state ricostruite dai frammenti del fatale periodo di devastazione […]. Situata sopra la piana, questo moderno e poco pittoresco successore della prima città presenta strade lunghe, affiancate da case basse a un piano, con chiare tegole rosse e nessun lato della sua composizione offre qualcosa da ammirare o caratteristiche pittoresche. (2002, pag. 123)
  • […] il pomeriggio è passato girando attorno a Casalnuovo per ottenere delle vedute caratteristiche della sua posizione e della grande pianura dove è situato. Questo non è facile; studi di alti ed eleganti oliveti, e ricchi sfondi alla maniera di Claude, sono innumerevoli, ma la scelta fra queste scene è difficile. (2002, pag. 124)
  • […] siamo saliti a Terranova, una volta la più grande città del distretto, ma completamente distrutta dal terribile disastro del 1783. La vecchia città e completamente distrutta è seppellita negli abissi e sotto spaccature e vallate, e la sua erede è formata da una singola sbandata strada con umili case di apparenza malinconica. Tutta la superficie circostante sembra stravolta e distrutta. (2002, pag. 127)

[modifica] Note

  1. Citato in Renzo Paris, Ultimi dispacci della notte, Fazi Editore, 1999, pag. 110. ISBN 9788881121137

[modifica] Bibliografia

  • Diario di un viaggio a piedi – Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio – 5 settembre 1847), traduzione di Ernesta De Lieto Vollaro e Albert Spencer Mills, Franco Pancallo Editore, Locri (RC), 2002.
  • Diario di un viaggio a piedi – Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio – 5 settembre 1847), Laruffa editore, Reggio Calabria, 2003. ISBN 88-7221-202-2
  • Diari di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli, a cura di Graziella Cappello, Editori Riuniti, 1992. ISBN 8835936578.

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